Le Grand Soir, 16 ottobre 2017 (trad. ossin)

 

Elezioni regionali in Venezuela: Maduro stravince

Thierry Deronne

 

Domenica 15 ottobre, più di 18 milioni di Venezuelani erano chiamati a eleggere i 23 governatori dei 23 Stati tra 226 candidati, di destra o bolivaristi (chavisti) - salvo a Caracas che non è uno Stato. A tal fine, il Centro Nazionale Elettorale aveva aperto in tutto il paese 13.559 centri di voto e 30.274 seggi elettorali. Il tasso di partecipazione è stato del 61,4%, elevatissimo per uno scrutinio regionale.

 

I bolivaristi hanno ottenuto un'ampia vittoria, strappando 17 Stati e lasciandone solo 5 all'opposizione. Quest'ultima vince soprattutto negli Stati strategici di Merida, Tachira, Zulia, vicini alla Colombia, zone di violenza paramilitare. I bolivaristi riconquistano tre Stati storicamente governati dalla destra: gli Stati di Amazonas, di Lara e - vittoria carica di significati simbolici - quella del giovane candidato chavista nello Stato di Miranda, a lungo governato dal miliardario ed ex candidato alla presidenza, Henrique Capriles Radonsky.

 

 

 

 

Per comprendere meglio la rinascita bolivarista, basta mettere a paragone due immagini. In alto una destra machista, bianca, legata all'impresa privata, incaricata da Donald Trump, dall'Unione Europea, Emmanuel Macron, Mariano Rajoy, Angela Merkel e dai grandi media internazionali, di "ripristinare la democrazia". In basso, i settori popolari - una popolazione meticcia, maggioritaria, ma invisibile per i media - fanno festa al Petare, uno dei più grandi "barrios" dell'America Latina, dopo la vittoria del candidato bolivarista, Hector Rodriguez (1)

 

 

 

Il candidato bolivarista ha vinto la scommessa di riprendere lo Stato di Miranda alla destra

 

E' la 22° tornata elettorale dopo l'arrivo al governo del chavismo, e il secondo in quest'anno (si possono aggiungere diverse consultazioni - organizzate a livello interno e non previste dalla legge - dai partiti di destra nel 2017). Questa elezione dei governatori sarà seguita da quella dei sindaci poi, nel 2018, dalle elezioni presidenziali.

 

Questi risultati che danno al chavismo il 54% dei voti nazionali, contro il 45% della destra, e sono tanto più interessanti per il contesto difficile in cui sono maturati. Solo due mesi e mezzo fa, una insurrezione armata guidata dall'estrema destra cercava di rovesciare il governo eletto, con un bilancio di quasi 200 morti (2). Questa destabilizzazione è terminata il 30 luglio, quando la popolazione fino ad allora rimasta ai margini delle violenze, si è mobilitata per eleggere una Assemblea Costituente. Sconfessata, la destra si è allora spaccata tra una destra radicale decisa a riprendere il potere senza passare per le urne, e una parte che accetta il gioco elettorale. Per tentare di influenzare il voto a suo favore, la destra, il settore privato (80% dell’economia) e gli Stati Uniti hanno usato l’arma della guerra economica, con la crescita stratosferica dei prezzi di certi prodotti di base per accrescere il malcontento popolare. Come sempre, desiderosa di alimentare lo storytelling internazionale, la destra ha contestato i risultati, parlando di “frodi”. Il presidente Maduro ha risposto chiedendo che il 100% dei voti venisse ricontato.

 

Gli esperti del Collegio di Esperti dell’America Latina (CEELA) hanno seguito tutto il processo elettorale

 

Tra gli osservatori internazionali, tra cui 50 esperti elettorali, il colombiano Guillermo Reyes, portavoce del rispettato Collegio di Esperti Elettorali dell’America Latina (composto da ex presidente di centri nazionali elettorali di numerosi paesi) ha ricordato che il sistema elettronico del Venezuela è il più moderno del continente e che, diversi giorni prima della scadenza elettorale, tutti i partiti di destra e di sinistra hanno partecipato ai saggi tecnici del voto, firmando il rapporto che ne dichiarava l’affidabilità. Già nel 2012, il sistema elettorale automatizzato del Venezuela è stato definito dal Centro Carter come il “migliore del mondo” (3)

 

Con 22 scrutini in 18 anni di processo bolivarista, il Venezuela continua dunque a battere tutti i record in numero di elezioni e, anche se i settori radicali della destra gridano alla frode quando i risultati non li premiano, anch’essi ne hanno vinto diversi, come le legislative del 2015.

 

 

 

 

 

 

 

 

Contrariamente a quello che i media vorrebbero far credere al mondo intero, la destra venezuelana dispone di tutti i mezzi per esprimersi. La maggioranza dei media, privati, e delle reti sociali (compresi i bots…) è ampiamente favorevole ad essa sul piano locale, regionale, nazionale e internazionale (4). Si capisce il silenzio dei media internazionali su questo scrutinio che contraddice, ancora una volta, la più grande  fake news della storia contemporanea: la “dittatura in Venezuela”. Le urne rispondono ai “giornalisti” che non bisogna mai dimenticare l’esistenza di un popolo, e ancor meno sottovalutare la sua coscienza.

 

 

Per Rafael Correa, “il Venezuela sta vivendo una festa democratica (…) con questi risultati, il popolo venezuelano mette a nudo la manipolazione mediatica”. Evo Morales si felicita col Venezuela perché “la democrazia ha vinto sulla cospirazione. Il popolo difende la sua sovranità, la sua dignità, le sue risorse naturali. La pace ha trionfato di fronte alla violenza, il popolo di fronte all’Impero. Luis Almagro (segretario generale dell’OEA- Organizzazione degli Stati Americani, ndt) e il suo capo Trump, hanno perso”.

 

 

Note:

 

1. Legere « On n’a encore rien dit du Venezuela », https://venezuelainfos.wordpress.com/2017/09/25/on-na-encore-rien-dit-du-venezuela-le-journal-de-linsoumission/

2. Per un grafico ed un quadro preciso e completo delle vittime dei settori sociali, dei responsabili e delle persone condannate, vedi https://venezuelanalysis.com/analysis/13081 ; Sugli omicdi razzisti della destra : Sous les Tropiques, les apprentis de l’Etat Islamique – 27 luglio 2017 ; Le Venezuela est attaqué parce que pour lui aussi « la vie des Noirs compte » (Truth Out) – 24 luglio 2017

3. « Former US President Carter : Venezuelan Electoral System “Best in the World” », https://venezuelanalysis.com/news/7272

4. In Venezuela la maggioranza dei media, come l'economia in generale, sono privati e si oppongono alle politiche sociali del governo bolivarista. Vedi: Mensonges médiatiques contre France insoumise, partie I : « Maduro a fermé 49 médias ». – 4 settembre 2017. Si può anche leggere in proposito: Thomas Cluzel ou l’interdiction d’informer sur France Culture

 

 

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