Investig'action, 4 ottobre 2017 (trad. ossin)
 
I diritti dell’uomo, l’ultima arma usata contro il Venezuela
Ricardo Vaz
 
I media dominanti hanno un ruolo centrale da giocare nella guerra contro il Venezuela, infatti creano la narrazione deformata e la frenesia costante che sono cruciali in qualsiasi operazione diretta ad rovesciare un governo. Non essendo le manifestazioni violente riuscite a rovesciare il governo né a bloccare la nascita dell’Assemblea Costituente, si è passati ad una strategia di minacce militari e sanzioni economiche. Ma cose di questo tipo non possono realisticamente venire da un’amministrazione statunitense impopolare, c’era bisogno di una figura apparentemente più imparziale. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per I diritti umani, il principe giordano Zeid bin Ra’ad al Hussein, se ne è assunto la paternità dando il suo appoggio a più di 100 ONG. Ci proponiamo di raccontare la manipolazione dei diritti dell’uomo per interessi imperiali, ma prima diremo perché l’espressione “ONG” è tristemente inadatta a descrivere queste organizzazioni
 
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, il principe Zeid bin Ra’ad al Hussein, con Lilian Tintori, moglie del leader dell’opposizione Leopoldo López, condannato a 13 anni di reclusione (arresti domiciliari) per le violenze sanguinarie delle guarimba del 2014
 
Molto più che ONG
 
In occasione della 36° sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU, 116 “ONG” (1) hanno sottoscritto una lettera che pretendeva che il Venezuela fosse una priorità per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo (HCDH). Punta di lancia di questa operazione era Human Rights Watch (HRW). HRW ha una lunga storia documentata di parzialità e menzogne assolute nei suoi rapporti sul Venezuela, cosa che non sorprende per niente dati suoi evidenti collegamenti con il governo USA. Organismi abitualmente sospetti come Provea o Foro Penal, il cui presidente Alfredo Romero ha recentemente tenuto un discorso di “sostegno alla democrazia statunitense ”, sono tra i firmatari.
 
Un’altra organizzazione di questa lista si trova ad essere Transparencia Venezuela, che ha tra le sue fonti di finanziamento l’Unione Europea, diverse ambasciate oltre all’organizzazione parente Transparency International. E anche se Transparency International è molto più opaca di quanto il nome lascerebbe intendere, si può almeno apprezzare la sua trasparenza per quanto concerne i suoi supporter. La lista comprende il Dipartimento di Stato USA, la National Endowment for Democracy (NED) [Fondazione nazionale per la democrazia, NdT], l’Open Society di George Soros, e anche imprese come Shell. Altro importante sostegno regolarmente citato dai media, quello della Commissione internazionale dei giuristi, che ha un’aria assai nobile e indipendente, se solo si ometta il fatto che venne inizialmente fondata dalla  CIA.
 
Il problema qui è l’uso dell’espressione “organizzazioni non governative”, che i media presentano sempre come attori irreprensibili e imparziali. Anche se, in molti casi, le organizzazioni indipendenti possono giocare un ruolo e rendere servizi inestimabili, è raramente il caso dei gruppi fondati dalla NED (o l’USAID, o agenzie dello stesso tipo) per “promuovere la democrazia” o “difendere I diritti umani” in paesi come il Venezuela. Si tratta semplicemente di prolungamenti della struttura della politica estera statunitense e occidentale, che agiscono come una infrastruttura locale necessaria in operazioni di regime change e come una fonte per i media, perché possano costruire le loro narrazioni interessate.
 
Alla fine è l’espressione “organizzazioni non governative” che è del tutto insufficiente a descrivere la natura e le attività di questi gruppi. Se una organizzazione che opera in Venezuela, o in qualsiasi altro posto, viene finanziata dal governo statunitense, come può considerarsi una “organizzazione non governativa” ? Non si può provare che tutte le “ONG” che hanno operato in accordo con HRW siano finanziate dall’occidente, ma difendere gli interessi occidentali spesso significa difendere gli interessi delle multinazionali, ed è assai improbabile che qualcuno lo faccia gratuitamente.
 
L'Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani stringe la mano all'ex Segretario di Stato John Kerry
 
Trasformare i diritti dell’uomo in arma
 
Anche se l’abito non fa il monaco, sarebbe interessante andare a vedere i precedenti dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, il principe Zeid bin Ra’ad al Hussein. Membro della famiglia reale giordana, proviene da una famiglia hascemita, il cui marchio di fabbrica è stata la docilità nei confronti degli interessi imperiali in Medio oriente. Avendo anche lavorato come ambasciatore negli Stati Uniti e come rappresentante permanente all’ONU, è qualcuno su cui gli Stati Uniti possono contare, proprio come la Giordania.
 
La sua più recente dichiarazione, che avrebbe ben potuto essere opera del Dipartimento di Stato statunitense, risale alla 36° sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU. Essa ha come bersaglio i paesi fastidiosi, dall’Iran alla Corea del Nord, mentre alleati importanti degli Stati Uniti, come il Bahrein o l’Egitto, vengono solo invitati a “collaborare in modo più produttivo” col suo ufficio. Israele viene trattata con le pinze, e la responsabilità della crisi umanitaria a Gaza viene curiosamente ripartita tra le autorità israeliana e palestinese. E non fa in alcun modo menzione dell’Arabia saudita, dove evidentemente non vi è alcun problema di diritti dell’uomo… E perfino quando affronta l’attuale catastrofe in Yemen, c’è solo un passaggio che menziona gli “attacchi aerei della coalizione”.
 
Poi l’Alto Commissario parla del Venezuela, e parla come un qualsiasi leader dell’opposizione, o qualsiasi ufficiale statunitense, di “violazioni dei diritti umani” durante le manifestazioni contro il governo, dello “schiacciamento [delle] istituzioni democratiche”. Suggerisce anche un inchiesta su possibili “crimini contro l’umanità”. Dimenticate la Colombia dove, per anni, l’esercito ha ucciso migliaia di civili facendoli passare per ribelli, per poter raccogliere gli onori. Dimenticate l’Arabia saudita, che ha operato un doppio attacco (2) contro dei funerali in Yemen, o degli USA che hanno “torturato della gente”, o dei soldati israeliani che hanno assassinato dei bambini perché “correvano come dei terroristi”. L’Alto Commissario è inquieto perché potrebbero essere stati commessi dei crimini contro l’umanità in Venezuela !
 
Questa dichiarazione arriva subito dopo un rapporto dello HCDH sul Venezuela che  Joe Emersberger ha descritto come “imbarazzante tanto è raffazzonato e parziale”. Cita appena tutte le violenze provenienti dal campo dell’opposizione, e anche se diffonde cifre sulle vittime asseritamente provocate dalle forze governative e dai temibili colectivos (bande di civili filo-governativi, ndt), e non presenta analisi dettagliate comparabili con quelle diffuse per esempio da Venezuelanalysis. E’ notevole, poi, data l’importanza del problema e il pesante giudizio che lo HCDH si propone di formulare, che nessun investigatore dell’ONU abbia messo piede in Venezuela. Per contro, il rapporto si fonda su testimonianze accuratamente selezionate e sulle testimonianze delle “ONG” di cui si è detto prima.
 
Il ministro degli Affari esteri venezuelano ha condannato la manipolazione dei diritti umani per attaccare il Venezuela , e le menzogne contenute nel recente rapporto dello HCDH
 
Le vere ONG contrattaccano
 
Anche se il devoto Alto Commissario e le malnominate “ONG” si mettono in mostra per cercare di accelerare l’operazione di regime change in Venezuela, altri non hanno accettato la cosa restando a braccia conserte. Alcune vere ONG, cioè delle organizzazioni indipendenti che non sono pedine delle combine imperialiste, e si preoccupano davvero dei diritti dell’uomo, hanno condannato l’ingerenza straniera in Venezuela e anche la politicizzazione dei diritti dell’uomo. L’ONG CETIM, con sede in Svizzera, ne è un esempio e si occupa del sostegno ai movimento sociali nei paesi del Sud. Sul Venezuela, ha diffuso una dichiarazione che dice:
 
“[…] Dunque noi ci pronunciamo per un ritorno immediato alla calma e al dialogo, per il rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano e la prosecuzione del processo di trasformazione democratica che ha liberamente e coraggiosamente avviato da due decenni […]”
 
Un’altra organizzazione che ha reagito alle recenti iniziative dello HCDH è stata l’Associazione Internazionale dei giuristi democratici (IADL), attraverso il suo rappresentante all’ONU, Micòl Savia, durante una delle sessioni plenarie della  36° sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo (intervento n°35 a questo indirizzo)
 
“L’IADL esprime profonda costernazione per il recente rapporto dello HCDH […]. Alla luce della sua severità, siamo particolarmente inquieti per la menzione fatta dall’Alto Commissario a […] crimini contro l’umanità, che manca di qualsivoglia base legale, e anche di senso della misura. […]
 
Il rapporto è selettivo e parziale, e costituisce un nuovo esempio della deplorevole politicizzazione che ha colpito il lavoro dello HCDH, minandone credibilità e reputazione. Utilizzare armi da fuoco, esplosivi, alzare barricate, dare fuoco a persone viventi, attaccare ospedali, […], è questo il modello di “manifestazioni pacifiche” che questo consiglio intende promuovere?”
 
Giudice, giuria e boia
 
In fin dei conti, la parzialità e l’assenza di principi, o più semplicemente il carattere menzognero, di queste dichiarazioni e di questi rapporti importano poco giacché, se il bersaglio è il Venezuela, hanno solo bisogno solo di apparire credibili. I media si occuperanno poi del resto, creando l’atmosfera giusta attraverso la continua ripetizione che il “Venezuela è accusato dall’ONU di violazione dei diritti dell’uomo”, senza curarsi della scadente qualità delle informazioni. Questa sarà poi la base per giustificare le escalation e le aggressioni future, nella misura in cui l’Impero fa tutto il possibile per liberarsi della più importante minaccia nel suo “cortile di casa”. (3)
 
E’ tempo di ricordare che i sistemi legali non sono di per sé morali o giusti, ma riflettono gli equilibri di forza, e ciò è particolarmente vero nel diritto internazionale. Anche se una arena in cui tutti i paesi abbiano lo stesso peso è una necessità, mentiremmo a noi stessi se facessimo affidamento sui tribunali internazionali come giudici imparziali (basta guardare la Palestina). I recenti tribunali internazionali sono serviti solo a rafforzare la narrazione statunitense/occidentale, o giustificando a posteriori conflitti passati come quello della Jugoslavia, o dando ragioni a quelli futuri contro leader turbolenti come Gheddafi.
 
Per essere chiari, quanto detto non è frutto di una qualche forma di relativismo morale, secondo cui un crimine supposto A non dovrebbe essere giudicato prima che sia stata resa giustizia per il (ben più grave) crimine B. Noi affermiamo soltanto che nessuno può essere riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità, fin quando non sarà processato anche Henry Kissinger, anche se è difficile prendere sul serio un qualunque tribunale internazionale, quando i crimini più gravi sono coperti da immunità. Ma quello che è sicuramente assurdo e inaccettabile, è che l’Impero statunitense, direttamente o per procura, sia il magistrato che giudica le altre persone e gli altri paesi.
 
 
Note :
 
(1) La lettera di HRW, e tutti i suoi allegati, menzionano 116 ONG, tuttavia nell’elenco compaiono solo 115…
 
(2) Il doppio attacco comprende uno inziale, seguito da un secondo contro i primi soccorritori.
 
(3) Nel suo articolo, il Guardian menziona un importante leader dell’opposizione oramai in carcere col nome di Leonardo López (si chiama in realtà Leopoldo López). Alla luce del partito preso e della mancanza di rigore dell’articolo, esso servirà ottimamente allo scopo.
 
 
 
 
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