Cf2R (Centre Français de Recherche sur le Renseignement), 14 febbraio 2015 (trad. Ossin)


Il futuro del Medio Oriente si gioca in Yemen?

Alain Rodier


C’è una guerra civile in Yemen, lontano dai riflettori mediatici. E, tuttavia, è forse il futuro del Medio Oriente che si sta giocando in questo prolungamento del teatro di jihad che sono la Siria e l’Iraq. Infatti questa guerra altro non è se non appunto il prolungamento del “grande gioco” estremamente complesso che si sta svolgendo nelle regioni in cui si contrappongono il mondo sciita e quello sunnita, quest’ultimo a sua volta diviso tra salafiti-jihadisti, Fratelli Mussulmani, wahhabiti sauditi e “moderati”


Le tribù sciite Al-Houthi in azione

Le tribù zaidite (1) Al-Houthi del Nord Yemen hanno conquistato 8 delle 21 province del paese. Quel poco di potere di cui ancora disponeva il presidente Abel Rabbou Hadi Mansour si è ridotto a zero, e all’inizio di febbraio è stato addirittura posto agli arresti domiciliari. Egli ha presentato le proprie dimissioni al Parlamento – che le ha respinte – ma, di fatto, non decide più niente.  In ogni caso, Abdel Malek Al-Houthi, il capo delle tribù zaidite, chiede lo scioglimento del Parlamento per istallare nuove autorità. La questione che si pone è: quali?

Di fronte al peggioramento della situazione, gli Statunitensi, seguiti dai Francesi, dagli Inglesi, dai Tedeschi, dagli Olandesi, dagli Italiani, e infine dai Sauditi, sono stati costretti a chiudere le loro rappresentanze diplomatiche e ad invitare i loro concittadini a evacuare urgentemente il paese.

Gli Al-Houthi sono spalleggiati da membri delle forze di sicurezza fedeli (2) all’ex presidente Ali Abdullah Saleh deposto nel 2003.

Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA) è ripartita all’assalto delle tribù Al-Houthi e di quel che resta del governo centrale, soprattutto moltiplicando le azioni terroriste nella capitale Sanaa. La città di Radaa, nel centro del paese, e i suoi dintorni sono teatro di intensi combattimenti tra le due parti. Le tribù sunnite del centro e del sud, che temono l’avanzata degli sciiti, sono al momento alleate di AQPA, considerandolo come il movimento più in grado di difenderli contro l’offensiva degli Al-Houthi. Anche il partito Al-Islah, ramo yemenita dei Fratelli Mussulmani, tende ad avvicinarsi oramai ai salafiti-jihadisti. Questa convergenza di Fratelli Mussulmani, tribù sunnite e AQPA è estremamente inquietante, giacché le loro forze riunite sono temibili.

Sembra evidente che, dietro gli Al-Houthi, vi sia Teheran, che ha trovato il modo di aprire un nuovo fronte contro la supremazia saudita nella regione. Riyadh si trova oramai in una posizione assai scomoda, giacché la famiglia reale non ha che nemici in questo paese posto alle sue frontiere. Gli Al-Houthi, perché sono gli alleati del vecchio avversario iraniano; ovviamente AQPA, che persegue lo stesso obiettivo della casa madre, Al Qaeda “canale storico”, di rovesciare il regime saudita, considerato come “traditore dell’islam”; e i Fratelli Mussulmani che, non sapendo a chi rivolgersi, si sono alleati coi salafiti-jihadisti. Le tribù che ancora potevano essere fedeli a Riyadh non si aspettano più niente dal Regno, almeno nell’immediato.



Nasir Abdel Karim al-Wuhayshi

 
Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA)

Gli attentati di Parigi del gennaio 2015 (3) hanno portato alla ribalta l’organizzazione AQPA (4), poco conosciuta dai neofiti. Si tratta infatti dell’unico ramo di Al Qaeda “canale storico” ad essere stato creato dal santuario afghano-pachistano. Infatti i movimenti presenti nel Sahel (tra cui Al Qaeda nel Maghreb Islamico – AQMI), gli Shebab somali, il Fronte Al-Nusra in Siria, ecc. sono formazioni che già esistevano prima di Bin Laden, e che poi gli hanno dichiarato fedeltà.

Il fondatore di AQPA è Yusuf al-Ayeri, una ex guardia del corpo di Bin Laden, che quest’ultimo aveva conosciuto in Afghanistan mentre volgeva al termine il conflitto coi Sovietici. Egli ha accompagnato il creatore di Al Qaeda nel suo esilio sudanese, poi ha preso parte alla prima battaglia di Mogadiscio, nel 1993. In seguito, Bin Laden lo ha ri-spedito nel suo paese di origine, l’Arabia Saudita, perché creasse cinque cellule clandestine che agissero in modo indipendente, ma sottoposte all’autorità di un comando centralizzato. L’obiettivo fissato era di scacciare le forze straniere “empie” dal regno. La prima operazione spettacolare attribuita a AQPA è consistita in tre attacchi, menati in modo quasi simultaneo a Riyadh, il 12 maggio 2003, contro gli interessi occidentali. Nell’occasione rimasero uccise 35 persone. Il regime reagì con estrema durezza aprendo una caccia senza pietà contro gli attivisti. Questi ultimi fecero l’errore di compiere, l’8 novembre dello stesso anno, un attentato che provocò 18 morti nel quartiere popolare di Muhayya. La popolazione che in una certa misura condivideva le rivendicazioni di AQPA non accettò che, per “difendere dei mussulmani, occorresse uccidere altri mussulmani”. Colpiti ripetutamente dalle forze di sicurezza, che non andarono troppo per il sottile, perso una parte del sostegno popolare, gli attivisti si rifugiarono nel vicino Yemen. Ayeri venne ucciso dalle forze dell’ordine il 31 marzo 2003. I successori sfilarono rapidamente, non superando la speranza di vita di qualche mese alla testa del movimento.

Si giunse quindi all’era di Nasir Abdel Karim al-Wuhayshi. E’ anche lui una ex guardia del corpo di Bin Laden. Venne arrestato in Iran nel 2001, dopo essere scappato dall’Afghanistan. Venne consegnato da Teheran alle autorità yemenite nel 2003, ma riuscì ad evadere dalla prigione centrale di Sanaa nel 2006. AQPA riuscì finalmente a rinascere dalle sue ceneri nel 2009. Fu allora che Wuhayshi venne designato come suo emiro da Bin Laden in persona.

Oltre alla guerra locale combattuta contro Sanaa, che gli ha consentito di radicarsi nelle province del sud, col sostegno delle tribù locali e dei movimenti islamisti radicali attivissimi nel paese (5), egli ha esportato la lotta anche all’estero, impegnandosi in operazioni che, nella maggior parte dei casi, sono state un fallimento. Così nel 2009, l’esplosivo nascosto negli indumenti intimi del nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, passeggero sul volo 253 Amsterdam-Detroit, fece cilecca sia in senso proprio che figurato (l’interessato rimase gravemente ustionato). Nello stesso anno, fallì anche il tentativo di attentato contro il vice ministro dell’interno saudita, il principe Mohammed Bin Nayef Bin Abdelaziz. Il kamikaze era addirittura il fratello dell’artificiere capo di AQPA, Ibrahim Hassan al-Asiri (6). Aveva collocato l’esplosivo nella cavità rettale (ricostruzione contestata da alcuni esperti che sostengono si trattasse degli indumenti intimi). Nel 2010, delle fotocopiatrici imbottite di esplosivo vennero intercettate a bordo di voli internazionali con destinazione Stati Uniti. Il 3 settembre, il volo cargo UPS flight 6 Dubai-Colonia si schiantò dopo che a bordo si era sviluppato un incendio. Sembra che la causa sia stato un atto terrorista.

L’unico successo di AQPA, che in qualche modo assomiglia alla strage di Charlie Hebdo, è stata l’azione del maggiore Nidal Malik Hasan a Fort Hood, il 5 novembre 2009. Riuscì ad uccidere a colpi d’arma da fuoco 13 militari statunitensi e a ferirne più di trenta. Egli era stato fortemente influenzato da Anwar Al-Alawaki, un imam statunitense di origine yemenita col quale intratteneva una corrispondenza via net.

Rientrato in Yemen nel 2003, è stato questo predicatore a fondare la rivista Inspire, il cui numero 10, pubblicato nella primavera del 2013, già minacciava il vignettista francese Charb, ispirando l’azione dei fratelli Kouachi, autori della strage di Charlie Hebdo.

Nel 2013, Al-Zawahiri, ha designato Wuhayshi come suo vice, e responsabile delle operazioni estere di Al Qaeda. Sarà lui il futuro capo di Al Qaeda “canale storico”, se il dottor Zawahiri venisse a mancare.




 
L’imbroglio yemenita è al culmine. Era l’unico luogo dove esisteva una cooperazione discreta tra gli Statunitensi, i Russi, gli Europei, gli Iraniani e i Sauditi per combattere Al Qaeda “canale storico”. Washington non si faceva d’altronde scrupolo di realizzare degli omicidi mirati con droni contro i capi di AQPA. Se adesso non possono più farlo, non è per difficoltà tecniche, ma per il venir meno delle informazioni che provenivano dal regime yemenita, per definire gli obiettivi precisi.

Al momento, su piazza, restano solo i Russi e gli Iraniani che, sia detto per inciso, possono controllare, tramite gli Al-Houthi, il porto di Al-Hudaidah (7), che si trova sul mar Rosso. Teheran è in grado – se ne avesse l’interesse – di chiudere lo Stretto di Ormuz e il mar Rosso, dunque il Canale di Suez.

E’ probabile che si vada dritti verso una nuova divisione del paese, e alcune tribù sunnite hanno da tempo proclamato uno Stato Islamico al centro del paese. I rapporti di forza stanno rapidamente cambiando in questa regione, senza che nessuno sia in grado di esercitare alcun controllo. Per il momento, apparentemente, si registra un’assenza importante sul teatro: il Qatar.


Note:

(1)    Lo zaidismo è un ramo dello sciismo
(2)    Tra cui diverse divisioni di fanteria
(3)    Rivendicazione ufficiale degli attentati di Parigi da parte di AQPA. Uno dei suoi dirigenti, Nasser Ben Ali al-Anassi ha dichiarato: “degli eroi sono stati reclutati ed essi hanno agito. Essi hanno promesso e sono passati all’azione, con grande soddisfazione dei mussulmani”. “Noi, Al Qaeda nella Penisola Arabica, rivendichiamo questa operazione come una vendetta (…) teniamo a precisare a beneficio della nazione mussulmana che siamo stati noi a scegliere l’obiettivo, a finanziare l’operazione e reclutare il suo capo (…) L’operazione è stata ordinata dal nostro emiro generale Ayman Al-Zawahiri, in conformità con la volontà postuma di Osama Bin Laden”.
(4)    Anche conosciuta nella regione come Ansar al-Charia.
(5)    Gli attentati perpetrati contro le navi USS COLE (2000) e Limburg (2002) sono stati attribuiti ad Al Qaeda. Ma, all’epoca, AQPA non era ancora presente come organizzazione sul suolo yemenita. D’altronde è il governo sudanese ad esserne coinvolto, almeno nell’operazione contro USS Cole. I responsabili di questi attentati sono tutti evasi da una prigione yemenita nel 2006 insieme a al-Wuhayshi, diventato poi emiro di AQPA.
(6)    Questo personaggio, noto per la sua creatività in materia di esplosivi, è oggi sparito dalla circolazione. Alcune fonti lo danno per morto. Ma conviene essere prudenti, in quanto diversi jihadisti dichiarati morti nel passato sono improvvisamente resuscitati.
(7)    Non sarebbe molto difficile per i pasdaran di dislocare qualche batteria di missili suolo-mare, in grado di impedire il transito lungo lo stretto di Bab el-Mandeb.         

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