Middle east eye, 26 novembre 2017 (trad.ossin)
 
Yemen, operazione Zappa sui Piedi 
David Hearst
 
Dopo più di due anni dall'inizio di una guerra disastrosa, la coalizione di forze terrestri messa insieme dai Sauditi mostra segni di sfaldamento
 
 
Vi ricordate come i Sauditi battezzarono la loro operazione in Yemen, quando cominciò il 25 marzo 2015? Operazione : Tempesta decisiva.
 
Fin dal 21 aprile, la tempesta è poi ufficialmente terminata. Gli attacchi aerei sono continuati, certo, ma quelli che si abbattevano su ospedali, scuole e, in occasione di un famoso incidente, su di una cerimonia di nozze a Sanaa, da quel momento erano parte di un'operazione ribattezzata « Restaurare la speranza ».
 
Due anni e mezzo dopo, la disgrazia collettiva abbattutasi sugli Yemeniti di tutte le tribù continua, ma la coalizione di forze terrestri messa insieme dai Sauditi mostra segni di sfaldamento.
 
Si manifestano crepe tra le forze terrestri yemenite e straniere che combattono contro gli Huthi, e minacciano il futuro della coalizione a guida saudita.
 
Sudan
 
Le forze sudanesi - la gran parte dei 10 000 combattenti della coalizione guidata dai Sauditi – subiscono perdite importanti. Una fonte di alto rango, vicina alla presidenza di Khartum, ha dichiarato a Middle East Eye che le sue truppe avrebbero perduto più di 500 uomini in Yemen.
 
Solo due mesi fa, il comandante della forza di appoggio rapido dell'esercito sudanese, il tenente generale Mohammed Hamdan Hamidati, ha fornito al giornale sudanese  Al Akhbar le cifra di 412 soldati uccisi, tra cui quattordici ufficiali.
 
« Molti premono per un ritiro dalla guerra », ha dichiarato la fonte sudanese a MEE.
 
Una forza di 8 000 soldati sudanesi è in parte al comando di ufficiali degli Emirati. Sono schierati nel sud dello Yemen e anche a sud e a ovest di Ta’izz à Al Makha.
 
Soldati degli Emirati in Yemen
 
Nel suo paese, anche il presidente sudanese Omar el-Béchir è in preda al dubbio. Ha ben presente il salvagente lanciatogli da Riyadh, depositando 1 miliardo di dollari nella Banca centrale del Sudan due anni fa – seguiti da 1,22 miliardi di dollari del Qatar, che non ha voluto essere da meno.
 
Però non gradisce affatto essere chiamato il « presidente dei mercenari », e ha anche altre relazioni da considerare.
 
Giovedì, Béchir si è unito alla processione di leader arabi che sgomitano per bussare alla porta di Vladimir Putin. Ha confidato al presidente russo di aver bisogno di essere protetto nei confronti degli Stati Uniti, di essere contrario al conflitto con l'Iran e di essere favorevole al mantenimento al potere del presidente siriano Bachar al-Assad.
 
Tutto ciò segue un incidente domestico, variamente descritto come un tentativo di spionaggio e di colpo di Stato. Taha Osman Ahmed al-Hussein è stato dimissionato dall'incarico di direttore del Gabinetto del presidente sudanese, perché si è scoperto che possedeva un passaporto saudita e un permesso di soggiorno negli Emirati arabi uniti. Lo hanno beccato a intrattenere rapporti segreti con entrambi.
 
Islah
 
Si registrano ammutinamenti anche tra i ranghi degli Yemeniti che, solo due anni e mezzo fa, avevano acclamato i Sauditi perché avevano respinto gli Huthi che tentavano di impadronirsi di tutto il paese.
 
Le relazioni saudite con Islah – il gruppo più importante di combattenti yemeniti che fanno parte delle forze terrestri schierate dalla coalizione – si sono mostrate, nella migliore delle ipotesi, ambigue. L'alleato in Yemen più vicino al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman – Mohammed ben Zayed, principe ereditario di Abu Dabi – è apertamente ostile a questo partito yemenita affiliato ai Fratelli mussulmani.
 
Con l'aiuto delle truppe sudanesi, gli Emirati hanno imposto il blocco a Ta’izz, roccaforte di Islah, nel sud e a ovest, e combattuto gli Huthi a nord.
 
Tuttavia gli stessi Sauditi ospitano la leadership nazionale di Islah a Riyadh, dove si trova il presidente dello Yemen, Abd Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale.
 
In questi giorni, a Riyadh, è difficile distinguere tra hotel e prigioni, e gli ospiti, tanto yemeniti che libanesi, ne pagano lo scotto.
 
Una fonte vicina ad Hadi ha definito le condizioni di questa “ospitalità” come « confortevoli e cortesi, ma non di libertà ». Stando alle sue parole, Hadi è stato effettivamente trattenuto in una « gabbia dorata » : impedito a recarsi in Yemen o di parlare in pubblico, anche se gli sarà permesso di sottoporsi a cure mediche negli Stati Uniti.
 
Ma i dirigenti regionali di Islah nello Yemen sono liberi e danno segni di volere agire di propria iniziativa.
 
Avvertono il prezzo politico che stanno pagando per avere sostenuto una campagna che, agli occhi degli Yemeniti, è una guerra di liberazione che si è trasformata in occupazione.
 
Stanno anche pagando con la loro vita. Un certo numero di sceicchi e di religiosi islamici, e anche di salafiti, che hanno respinto la leadership degli Emirati è stato ucciso o è stato oggetto di tentativi di assassinio.
 
La lista si allunga: per cominciare, Khaled Ali al-Armani, dirigente del partito Islah, lo scorso 7 dicembre; Abdaat al-Kathri, il 23 novembre 2017 a Hadhramaout; Abdelmajeed Batees (legato a Saleh Batees), dirigente del partito Islah, il 5 gennaio  2017 a Hadhramaout; Mohammed Bin Lashgam, direttore aggiunto dello stato civile, il 17 gennaio 2017; e infine Khaled Ali al-Armani, uno dei leader del partito Islah, il 7 dicembre 2016.
 
Senza dimenticare Cheikh Mohammed Ali al-Naashri, imam della moschea al-Rahman e uno dei capi del partito Islah; Faraj Naaji Ben Taleb, sindaco della città di Shibam a Hadhramaout; Khaled al-Jamaa’ee, Abdelhafiz al-Fagee, presidente dell'ufficio esecutivo dell'assemblea di Islah a Ta’izz, e Arafat al-Halami, capo della milizia a Al Dhali – entrambi sfuggiti a un tentativo di omicidio.
 
Carri armati sauditi in Yemen nel 2015, anno di inizio della guerra
 
La misura è colma. I dirigenti regionali di Islah parlano adesso di avviare negoziati diretti con gli Huthi, ha confidato a MEE una fonte di alto rango di Islah.
 
« Gli Emirati non nascondono la loro ostilità verso Islah. Alcuni sceicchi e religiosi  islahiti corrono il pericolo di essere assassinati nell'ambito di un'operazione coordinata dalla milizia filo-emirati. Inoltre gli Emirati arabi uniti stanno chiaramente rafforzando il blocco di Ta’izz e non vogliono appoggiare i nostri combattenti in città », ha dichiarato questa fonte.
 
« Di conseguenza, molti militanti di base e dirigenti regionali di Islah cominciano a considerare che il prezzo da dover pagare per questa coalizione sia troppo costoso, tanto più che la popolarità della coalizione saudita, tra gli Yemeniti che hanno sostenuto l'intervento due anni fa, è molto calata ».
 
Il calcolo di Islah è triplice: Islah ha ancora un nucleo completamente equipaggiato di circa 20 000 combattenti, che tiene in riserva; ritiene in tal modo che, se dovesse avviare negoziati con gli Huthi, si troverebbe militarmente in posizione di forza.
 
In secondo luogo, i dirigenti regionali hanno già cominciato a schierare forze a Marib e à al-Jawf, senza preoccuparsi dell'opinione del resto della coalizione a guida saudita.
 
« Islah ha sacrificato molto per fare parte della coalizione, ma non abbiamo ricevuto nulla in cambio. Infatti uno dei membri della coalizione – gli Emirati arabi uniti – cospira adesso contro di noi », dice la fonte.
 
« Ecco perché i dirigenti regionali di Islah stanno cominciando a prendere decisioni da soli, consolidando la loro presenza a Marib e à al-Jawf, indipendentemente dalle decisioni della coalizione ». 
 
In terzo luogo, Islah ritiene che anche gli Huthi potrebbero avere interesse a discutere. Gli Huthi considerano un tentativo di colpo di Stato un recente raduno di massa a  Sanaa, organizzato dal loro ex alleato, lo yemenita Ali Abdallah Saleh.
 
Nonostante i dinieghi di Saleh, gli Huthi affermano che egli ha oltrepassato una linea rossa e spinto le due parti sull'orlo della guerra. Da allora Saleh è stato tranquillo ed è oramai emarginato. Ma gli Huthi conservano a tutt'oggi la sgradevole sensazione di essere stati traditi.
 
Oman
 
I Sauditi hanno tentato di prevenire un possibile ammutinamento nei loro ranghi, prestando maggiore attenzione ai dirigenti di Islah à Riyadh. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha recentemente incontrato il capo del partito Islah, Mohammed al-Yidumi.
 
Ciò ha scatenato una sequela di commenti sarcastici nelle reti sociali giacché, come altri nella regione, il principe considera « terroristi » i Fratelli mussulmani.
 
Inoltre, senza tenere conto delle obiezioni di Abu Dabi, i Sauditi hanno autorizzato il vicepresidente di Hadi, il tenete generale Ali Mohsen al-Ahmar, a tornare in prima linea nei pressi della capitale Sanaa. Questo generale viene considerato vicino alle forze islamiste che sono venute alla ribalta in Yemen con la primavera araba del 2011.
 
Queste mosse vengono considerate dalla base del partito Islah come modeste e troppo tardive.
 
Come se l'equilibrio delle forze esterne che concorrono in Yemen non fosse già abbastanza complicato, ecco che anche il sultanato di Oman entra in gioco.
 
Anche Oman considera il sud dello Yemen come il suo cortile di casa. E' particolarmente inquieto per il controllo da parte degli Emirati di una serie di porti e isole strategiche al largo dello Yemen. Una fonte diplomatica del Qatar ha chiamato questo l’« impero marittimo » degli Emirati, e la cosa turba gli Omaniani.
 
Si sostiene che gli Omaniani stiano discretamente contattando i capi tribali del sud dello Yemen, alcuni dei quali militano nel campo separatista, per organizzare una risposta più « orchestrata » alle milizie pagate e controllate da Abu Dabi.
 
Tutto sommato, la prima avventura militare lanciata dal principe saudita di 32 anni come ministro della Difesa, è un caos tattico e strategico.
 
Il principe, elogiato negli ambienti occidentali come un giovane riformatore che guiderà la lotta contro l'Iran, è riuscito a unire gli Yemeniti contro di lui – risultato inconsueto in un mondo polarizzato. Si è effettivamente dato, ripetutamente, la zappa sui piedi.
 
 
 
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