Hebdo Al-haram – 26.5.2010


Sull’orlo dell’implosione

di Abir Taleb


Questa settimana si è celebrato il 20° anniversario dell’unificazione, in un clima segnato dal riapparire di forti tensioni secessioniste.

Un conflitto a fuoco tra poliziotti yemeniti e individui armati, che avevano preso due poliziotti in ostaggio, ha provocato almeno un morto domenica in Sud-Yemen. Gli scontri sono scoppiati quando due poliziotti sono entrati in un edificio nella provincia di Abyan, in Sud-Yemen, dove si erano rifugiati dei ricercati. Gli uomini armati sono alla fine fuggiti, lasciando i due poliziotti chiusi nell’edificio.
L’incidente può sembrare senza significato, ma non è così. Interviene infatti mentre le tensioni tra le forze di sicurezza yemenite e i secessionisti del Sud, che protestano contro il governo del presidente Ali Abdallah Saleh, continuano a crescere, con un seguito di arresti e morti nei due campi. Venti anni dopo l’unificazione dello Yemen, il bilancio non è brillante. Molti abitanti del Sud, dove si trova la maggior parte degli impianti petroliferi del paese, accusano i Nordisti di avere approfittato della riunificazione per mettere le mani sulle loro risorse, discriminandoli.

I Sudisti si appellano all’ONU
Mentre si è celebrato sabato scorso il 20° anniversario dell’unificazione, le tensioni separatiste si fanno sempre più forti e serie. L’ex dirigente sud-yemenita Ali Salem Al-Baid ha chiesto all’ONU di inviare una commissione di inchiesta nel Sud-Yemen, dove secondo lui la popolazione aspira a separarsi dal Nord. Baid, principale esponente del separatismo sudista,  ha invitato l’ONU a “inviare una commissione d’inchiesta nel Sud”, al fine di trovare una soluzione fondata “sul diritto degli abitanti all’indipendenza e alla ricostruzione del loro Stato sovrano, con capitale Aden”. Ha messo in guardia i paesi arabi, soprattutto le monarchie del Golfo, contro le “conseguenze catastrofiche” della situazione in Yemen per la “stabilità della regione”, ritenendo che da parte loro sia “urgente un intervento preventivo”.
La questione del separatismo è oramai annosa. Ex vicepresidente al tempo dell’unificazione dello Yemen del Nord e del Sud nel 1990, Baid ha proclamato la secessione del Sud nel maggio 1994, prima di andarsene in esilio quando le truppe nordiste hanno fatto ingresso ad Aden nel luglio dello stesso anno. E intende proseguire la lotta. Il suo comunicato dice: “Ci siamo fissati come obiettivo di fare del prossimo anno quello dell’indipendenza”.
Se le aspirazioni di Baid non sembrano molto realizzabili, è invece assai reale il rischio di un’implosione. Il Sud è in ebollizione da molti mesi con rivendicazioni politiche e sociali, giacché i suoi abitanti si considerano discriminati da parte dei Nordisti e privi di aiuti sufficienti. Il movimento separatista costituisce una vera minaccia di disintegrazione dello Yemen, che già deve fare i conti con le conseguenze di una ribellione al Nord e col rafforzamento di AlQaida.  Secondo gli analisti, il governo del presidente Ali Abdallah Saleh ha di fronte numerose sfide, che deve affrontare “realizzando soprattutto una reale uguaglianza in materia di sviluppo” tra il Nord e il Sud del paese. L’unità dello Yemen “è stata effettiva sul piano geografico e politico, ma non abbastanza sul piano sociale”, afferma il responsabile del Gulf Research Centre, Abdelaziz Sagr, citato dall’AFP. Egli ritiene che il movimento separatista ha possibilità di “crescere”, col rischio di sfociare nella creazione di “uno Stato debole nel Sud e un altro Stato debole al Nord”.  Tanto più considerando che il paese è rimasto assai indebolito dalle conseguenze del conflitto con i ribelli sciiti, che ha provocato molte migliaia di morti e più di 250.000 profughi, oltre che per l’attivismo dei partigiani di AlQaida.

Saleh propone un governo di unione nazionale

Ma il presidente Saleh, artefice dell’unificazione, continua a ribadire ch’egli non tollererà alcuna secessione.  Il governo non permetterà “ai criminali, ai briganti di strada e agli apostoli della sedizione e del separatismo di realizzare i loro disegni”, a dichiarato rivolgendosi a un gruppo di suoi ufficiali, avvertendo: “Il coraggioso esercito nazionale resta mobilitato”. Nello stesso tempo, Ali Abdallah Saleh tenta di calmare gli spiriti. Nel corso di un discorso tenuto in occasione del 20° anniversario dell’unificazione, venerdì ha proposto all’opposizione parlamentare la formazione di un governo di unione nazionale e annunciato un’amnistia generale per quasi 3000 detenuti partigiani del separatismo del Sud e della ribellione sciita. Salh ha invitato tutte le formazioni politiche “all’interno e all’esterno” dello Yemen a un “dialogo nazionale responsabile, nell’ambito del dettato costituzionale”, in vista di “una collaborazione nazionale (..) per il consolidamento dello Stato di diritto”.
Il più importante partito dell’opposizione è il Partito socialista yemenita (PSY), che era al potere ad Aden prima dell’unificazione. I suoi principali dirigenti, per la maggior parte oggi in esilio, propugnano la secessione. C’è poi il Partito islamista Al-Islah, influente soprattutto nelle tribù che formano l’ossatura della società yemenita. Ma nessuno dei partiti di opposizione ha fino ad ora replicato alle proposte del presidente yemenita.
Resta una questione importante: la posizione dei vicini dello Yemen. Secondo gli esperti, la situazione dello Yemen  è fonte di profonda inquietudine per i paesi vicini. “Una disgregazione dello Yemen avrebbe conseguenze anche sulle monarchie petrolifere vicine, raggruppate nel Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), tra cui l’Arabia Saudita che è già intervenuta in novembre contro i ribelli sciiti del Nord dello Yemen, prima della tregua intervenuta in febbraio, dopo sei mesi di combattimenti. Gli Stati del CCG sono favorevoli all’unità dello Yemen. Ma la questione è di capire come possono aiutare questo paese politicamente ed economicamente, fino a giungere ad una parziale integrazione dello Yemen” al loro gruppo, ha dichiarato all’AFP l’esperto inglese per le questioni del Golfo, Neil Partrick.





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