Belalloufi, il RAJ e l’importazione della democrazia
Ahmed Bensaada 2 maggio 2019
 
Le rivolte di strada della sedicente «primavera» araba hanno fatto dell’ “andatevene” il principio ultimo della rivolta stessa. In Algeria si è raggiunto lo stadio estremo del dogma assoluto con il «yetnahaw gaa» (andatevene tutti), scandito a voce spiegata o scritto a caratteri cubitali sui cartelli
 
 
Questo invito a sgombrare era soprattutto indirizzato agli odiati simboli del potere, vale a dire ai politici disonesti e ai loro ricchi compari, la cui ricchezza si misura solo in termini di corruzione e di depravazione.
 
Per ragioni di sicurezza pubblica, tuttavia, anche un’altra categoria dovrebbe sgombrare il campo, quasi alla stessa velocità delle due precedenti: quella degli pseudo-analisti politici.
 
Diverse specie tassonomiche compongono la fauna di questi falsari dell’informazione. Ci sono quelli che hanno allegramente collaborato col governo e che rivendicano, tardivamente, una verginità da tempo perduta. Ci sono quelli che, impregnati di un neocolonialismo «genetico», vorrebbero vedere gli Statunitensi sbarcare a Arzew o i Francesi a Sidi-Fredj. Ci sono quelli che hanno provato un fremito di piacere agli esordi di una «primavera» mortifera e hanno applaudito gli attacchi della NATO contro la Libia e che, adesso, versano lacrime di coccodrillo sulle sanguinose ferite dei paesi arabi colpiti. Ci sono quelli che usano e abusano della menzogna per omissione e che gettano fango pregiudizialmente su qualsiasi ragionamento che metta in dubbio le loro affermazioni sbagliate e interessate.
 
Questa lista è certamente non esaustiva, tanto è vario il bestiario degli pseudo-analisti, ma consente comunque di dare un’idea onesta di una categoria disonesta.
 
Come esempio concreto e pedagogico, citiamo il caso di Hocine Belalloufi. In un’intervista al giornale L’Expression [1], ha liquidato la mia analisi sulla primaverizzazione dell’Algeria. In realtà, piuttosto che criticare in termini seri il mio recente articolo [2] come impone l’etica giornalistica, l’ha unilateralmente bandita dal dibattito nazionale in corso, dichiarando in modo roboante: «Questi testi finiranno per dimostrarsi di una patetica povertà».
 
Questa sentenza pomposa si accompagnava a qualche argomentazione?
 
Per niente! Poggia solo sulla sua fama di «guru» della sinistra algerina, che egli considera più che sufficiente!
 
«Andate, circolate, non c’è più niente da dire: Belalloufi ha parlato!»
 
Ma come si può pretendere di non conoscere i nuovi metodi di destabilizzazione dei paesi, quando ci sono stati così tanti esempi recenti?
 
Serve forse solo a gettare fango su tutto quanto non gli conviene o mette in discussione i suoi «amici» e «protetti»?
 
Se così fosse, potremmo suggergli di discuterne coi suoi amici, partner e collaboratori del RAJ (Rassemblement Actions Jeunesse). Come ho scritto nel mio articolo, questi ultimi hanno ricevuto sussidi dalla NED (National Endowment for Democracy), la vetrina pubblica della CIA [3].
 
Logo della radio RAJ (Nota il pugno vigoroso che tiene le onde: non lo abbiamo visto altrove?)
 
Potrebbe forse anche rivolgere qualche domanda al presidente del RAJ, Fersaoui Abdelouahab, che incontra spesso quando partecipano alle stesse conferenze?
 
Hocine Belalloufi e Abdelouahab Fersaoui a Radio RAJ
 
Una domanda a caso: «Che cosa faceva a Dakar, nel maggio 2018? ».
 
Per i lettori, ecco la risposta.
 
Dal 6 al 9 maggio 2018, si è tenuta all’hotel King Fahd Palace di Dakar (Senegal) la Nona Assemblea mondiale del Movimento Mondiale per la democrazia (World Movement for Democracy, WMD). Il tema di questo evento era «Costruire partenariati strategici per il rinnovamento democratico».
 
Nel comunicato stampa pubblicato sul sito del WMD, si legge: «Il Movimento mondiale è stato fondato nel 1999 per "rafforzare la democrazia dove è debole, riformarla e rinvigorirla anche se esiste da tempo, e rafforzare i gruppi pro-democrazia nei paesi che non hanno ancora avviato un processo di transizione democratica ". […] Il Movimento Mondiale è guidato da un illustre comitato direttivo internazionale; il National Endowment for Democracy (NED), con sede a Washington, svolge funzioni di segretariato». [4]
 
Il comitato conta tra i suoi membri (molto) illustri niente di meno che Carl Gershman e Basma Kodmani. Per chi non lo sapesse ancora, il primo è presidente della NED mentre la seconda è la co-fondatrice del Consiglio nazionale siriano (CNS), organizzazione che ha dato il via alla distruzione della Siria.
 
Oltre a Carl Gershman, tra i partecipanti alla questa grande messa senegalese della democrazia statunitense figurano i nomi di illustri personaggi: Stephen McInerney, direttore esecutivo del Project on Middle East Democracy  (POMED), Kenneth Wollack [5], presidente del National Democratic Institute (NDI), Scott Mastic, vice-presidente per i programmi dell’International Republican Institute (IRI), Andrew Wilson, direttore esecutivo del Center for International Private Enterprise (CIPE) e Shawna Bader-Blau, direttrice esecutiva del Solidarity Center.
 
Ricordiamo che il NDI, l’IRI, il CIPE e il Solidarity Center sono le quattro organizzazioni satelliti della NED [6].
 
Come dice il suo sito Internet, POMED è «un’organizzazione non di parte e senza scopo di lucro la cui mission è l’analisi di come possano svilupparsi vere democrazie in Medio oriente e i modi in cui gli Stati Uniti possano meglio sostenere questo processo» [7]. In realtà è facile verificare che il POMED lavora di concerto con Freedom House [8] ed è sostenuto finanziariamente dall’Open Society Institute (OSI) di George Soros [9] e la NED [10]. Per tentare di «chiarire» il ruolo avuto da POMED nella «primavera» araba, il suo direttore esecutivo, Stephen McInerney, ha dichiarato al New York Times: «Noi non li finanziamo perché comincino le proteste, ma li abbiamo aiutati a sviluppare le loro competenze e a ristrutturarsi». Aggiungendo: «Questa formazione ha giocato un ruolo in quel che alla fine è successo, ma era la loro rivoluzione. Non l’abbiamo fatta noi» [11]. Il signor McInerney è una delle rare persone che si occupano di «esportazione» della democrazia che ne parla in termini così chiari.
 
Carl Gershman allla "Serata in Dakar" a margine del 9 ° Incontro Mondiale delle ADM (Dakar, maggio 2018)
 
Da notare che questi alti responsabili statunitensi non sono venuti da soli a Dakar, ma erano accompagnati da imponenti delegazioni.
 
Oltre a tale prestigioso panel di «big boss» che valgono milioni di dollari per il finanziamento della «esportazione della democrazia» in tutto il mondo e, soprattutto, nella regione MENA (Middle East and North Africa), colpisce l’attenzione la presenza di celebri attivisti.
 
Quindi tra i partecipanti figurano i nomi di Radwan Ziadeh, membro influente del Consiglio Nazionale Siriano (CNS), dell’attivista giordano Oraib Al-Rantawi, direttore generale dell’ONG Al Quds Center for Political Studies (Centro Al Quds per gli studi politici) e di Amine Ghali, direttore del Kawakibi Democracy Transition Center (Centro Kawakibi per la transizione democratica - KADEM).
 
Radwan Ziadeh è un attivista siriano assai prolifico, il cui CV rivela i suoi tanti rapporti con l’amministrazione statunitense [12]. E’ apparso sulla scena mediatica quale membro influente del Consiglio Nazionale Siriano (CNS). Nel 2005, aveva fondato a Damasco il «Damascus Center for Human Rights Studies» (DCHRS), un centro che, secondo Jeffrey Blankfort, ha stretti legami con la NED che lo usava come «copertura per le sue attività» in Siria [13]. Tra le sue innumerevoli attività, Ziadeh è stato membro emerito dell’ « US Institute of Peace », un think tank finanziato dal governo USA [14].
 
Hillary Clinton e Radwan Ziadeh
 
Oraib Al-Rantawi, il cui centro è finanziato dal NDI [15], dichiarò – durante la «primavera» araba -, di essersi recato due volte in Yemen per dare una mano ai dissidenti yemeniti. Secondo lui «tutto questo impegno, da parte di organizzazioni locali e internazionali, ha aperto la strada a quel che accade oggi. Questi giovani non vengono dal nulla per fare una rivoluzione».
 
Anna Kompanek (Direttore dei programmi al CIPE) e Oraib Al-Rantawi
 
Amine Ghali è un attivista tunisino della prima ora che lavora per KADEM dal 2008. Notiamo, en passant, che KADEM è un centro finanziato dal programma POMED. Come detto prima, POMED riceve sovvenzioni dall’OSI di G. Soros, oltre che dalla NED, e lavora di concerto con Freedom House. E’ d’altronde per Freedom House che Amine Ghali aveva lavorato in precedenza [16].
 
Amine Ghali invitata a una conferenza organizzata da POMED e New America Foundation (Washington, 29 giugno 2012)
 
E in mezzo a tutto questo bel mondo, tra pasticcini e discorsi solenni, troviamo l’unico rappresentante algerino: Abdelouahab Fersaoui.
 
E’ certo che la sua presenza non è solo dovuta al fatto che la Radio del RAJ aderisca al Movimento mondiale per la democrazia [17], proprio come l’ONG dell’attivista yemenita Tawakkol Karman « Women Journalists Without Chains » [18], anch’essa finanziata dalla NED [19].

 

Tawakkol Karman e Hillary Clinton
 
Ma su questi dettagli, e altri probabilmente più gustosi, attendiamo la risposta del signor Belalloufi. Magari in una trasmissione sulle onde di Radio RAJ?
 
 
Riferimenti
 
[1] Kamel Lakhdar-Chaouche, « L'Occident préfère un régime soumis à ses intérêts», L’Expression, 17 aprile 2019,
 
[2] Ahmed Bensaada, «Otto anni dopo: la «primaverizzazione» dell’Algeria», www.ossin.org, 19 aprile 2019,
 
[3] Vedi riferimento 2
 
[4] World Movement for Democracy, « Press Release: Ninth Global Assembly », 23 marzo 2018,
 
[5] Kenneth Wollack è andato in pensione dal NDI nel giugno 2018
 
[6] Per maggiori dettagli, vedi riferimento 2
 
[7] POMED, http://pomed.org/
 
[8] Atlantic Council, « Negotiating Libya’s Constitution », 22 gennaio 2014,
 
[9] Carnegie Endowment for International Peace, « Egypt’s Upcoming Elections : Boycotts, Campaigns, and Monitors », 19 ottobre 2010,
 
[10] NED, « 2009 Annual report : Egypt »,
 
[11] Ron Nixon, « U.S. Groups Helped Nurture Arab Uprisings », New York Times, 14 aprile 2011,
 
[12] Arbeitsgemeinschaft Israel an der Johannes Gutenberg-Universität Main, « Dr. Radwan Ziadeh »,
 
[13] Jeffrey Blankfort, Registrazione audio (a partire dal minuto 3), « Takes on the World », Radio4all, 12 febbraio 2012
 
[14] Charlie Skelton, « The Syrian opposition: who's doing the talking? », The Guardian, 12 luglio 2012,
 
[15] Charles J. Hanley, « US training quietly nurtured young Arab democrats », Washington Post, 13 marzo 2011,
 
[16] MENA Regional Facilitators Forum, « Amine Ghali », http://www.menaff.org/team/amine-ghali/
 
[17] World Movement for Democracy, « Radio RAJ », https://www.movedemocracy.org/participant/radio-raj-algeria/radio-raj
 
[18] World Movement for Democracy, « Women Journalists Without Chains », https://www.movedemocracy.org/networking/directory
 
[19] Ahmed Bensaada, « « Mais qui est donc Tawakkol Karman, la première femme arabe nobélisée? », Le Quotidien d’Oran, 13 ottobre 2011,
 
 
 
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