Sputnik International, 25 giugno 2017 (trad. ossin)
 
Il Castello di carte saudita
Pepe Escobar
 
Proprio mentre i professionisti della geopolitica scommettevano su un cambiamento di regime in Qatar – orchestrato da una casa Saud sempre più disperata – il cambio di regime ha finito per prodursi a Riad, orchestrato dal principe bellicoso, distruttore dello Yemen e boicottatore del Qatar, Mohammed bin Salman
 
 
Stante l’impenetrabilità di questa famiglia oligarchica dei petrodollari del deserto che impersona una nazione, spetta allora a qualche straniero che abbia qualche accesso al regno delle sabbie di tentare di comprendere l’ultimo episodio del Game of Thrones arabo. Non aiuta certo il fatto che la “generosità” delle lobbie saudite – e degli Emirati –  di Washington copra praticamente tutti i think tank e le firme mercenarie più in vista, riducendole all’adulazione più abietta.
 
Una fonte bene informata vicina alla casa dei Saud, e di fatto dissidente verso Washington, lo dice chiaramente: «La CIA non è soddisfatta della destituzione dell’ex principe ereditario Mohammed bin Nayef Al Saud. Mohammed bin Salman è considerato come uno sponsor del terrorismo. Ad aprile 2014, tutta la famiglia degli EAU e dell’Arabia Saudita è stata vicina ad essere spodestata dagli USA a causa del terrorismo. Si è trovato un compromesso, secondo cui bin Nayef avrebbe posto fine a tutto questo, appena salito al trono».
 
Prima del colpo di Stato a Riad, è corsa una voce insistente nei circoli esclusivi della geopolitica del Medio Oriente, secondo cui i servizi di informazione USA avevano «indirettamente» stoppato un altro colpo di Stato contro il giovane emiro del Qatar, Cheikh Tamim bin Hamad Al Thani, orchestrato da Mohammed bin Zayed Al Nahyane, il principe ereditario di Abou Dabi, con l’aiuto dell’esercito mercenario degli EAU di Eric Prince, PDG de Blackwater/Academi. Si dà il caso che Bin Zayed sia il mentore di Mohammed bin Salman.
 
La nostra fonte evidenzia che «I fatti sono collegati. Eric Prince è la CIA, ma ha probabilmente disinnescato il tentativo di colpo di Stato in Qatar. La CIA ha bloccato il tentativo di colpo di Stato in Qatar e i Sauditi hanno reagito mollando il personaggio scelto dalla CIA, Mohammed bin Nayef, per la successione al trono. I Sauditi hanno paura. La monarchia è in pericolo, perché la CIA può rivoltare l’esercito saudita contro il re. L’iniziativa da parte di bin Salman era difensiva».
 
La fonte aggiunge: «Mohammed bin Salman sbaglia tutto. Lo Yemen, la Siria, il Qatar, l’Iraq, ecc. sono tutti fallimenti di bin Salman. Anche la Cina è scontenta di lui, perché fomenta disordini nello Xinjiang. La Russia non può non esserne contenta, perché sempre lui fu l’ispiratore della caduta del prezzo del petrolio. Chi sono i suoi alleati? Ne ha solo uno ed è suo padre, che non è affatto competente». Il re Salman è quasi invalido a causa di una demenza senile.
 
La fonte insiste su un fatto, «è molto possibile che la CIA attacchi la monarchia in Arabia Saudita». Ciò porterebbe ad una escalation del conflitto tra il presidente Trump e certi settori dello Stato profondo USA.
 
E, per aggiungere un tocco alla commedia, c’è il fattore Jared d’Arabia. E’ inutile sperare che qualcuno degli attori seri dall’interno confermi qualcosa a proposito del colpo di Stato abortito in Qatar. Ma se questo tentativo di colpo di Stato vi è stato veramente, ed è stato stoppato, Jared Kushner può disporre di informazioni di prima mano, tenuto conto delle sue connessioni.
 
Secondo la fonte, «Jared Kushner sta cercando soprattutto di evitare la bancarotta col suo 666 Fifth Avenue (il grattacelo di Manhattan acquistato ad un prezzo record, ndt), e ha bisogno di un aiuto finanziario saudita. Fa dunque tutto quello che i Sauditi gli dicono. 666 Fifth Avenue si trova in uno stato finanziario così difficile che nemmeno suo suocero è in grado di salvarlo».
 
Operazione arroganza del deserto
 
Questa trama complessa di eventi conferma il famoso memo di dicembre 2015 dei Servizi di informazione tedeschi, il BND, secondo cui la Casa dei Saud aveva adottato una «politica di intervento impulsiva» col ministro della difesa dell’epoca e principe ereditario aggiunto Mohammed bin Salman, un «giocatore d’azzardo», fattore potenziale di disordine.
 
Il memo del BND dettagliava il modo in cui la Casa dei Saud, in Siria, aveva finanziato la creazione dell’Esercito della conquista – fondamentalmente una riedizione del Fronte al-Nusra, alias al-Qaeda in Siria – così come pure la sorella ideologica, Ahrar al-Cham. Traduzione: la Casa dei Saud aiuta, sostiene e arma I terroristi salafiti-jihadisti. E tutto questo da parte di un regime che oggi accusa il Qatar di fare la stessa cosa (Doha appoggiava altri gruppi terroristi).
 
In Yemen, il BND si è preoccupato solo dell’aiuto che la guerra di Mohammed bin Salman contro gli Huthi e gli Yemeniti poteva apportare ad al-Qaeda nella penisola arabica. Attualmente, la guerra di bin Salman – fatta con armi statunitensi e britanniche – ha anche provocato una atroce catastrofe umanitaria.
 
Come è possibile che sia stato consentito ad un incolto ignorante e negligente come bin Salman di avvicinarsi al punto di incendiare tutta l’Asia del sud-ovest? E non solo l’Asia del sud-ovest; ondate di disperazione si abbattono sui circoli degli investitori occidentali, perché bin Salman è un pericolo pubblico, e le sue azioni possono distruggere i conti pensione un po’ dappertutto.
 
Una contestualizzazione è necessaria. Quello di oggi è il terzo regno saudita – fondato da Ibn Saud nel 1902, che mantiene le medesime alleanze tossiche con religiosi wahhabiti trogloditi. Ibn Saud regnava all’inizio solo sul Nadj; poi, nel 1913, si è annessa l’Arabia sciita dell’est (è là che si trova il petrolio), e nel 1926 il Hedjaz, sulla costa del Mar Rosso. Il regno «unificato» dell’Arabia saudita è stato proclamato solo nel 1932.
 
Ibn Saud è morto nel 1953. La donna più influente del suo harem era, si dice, Hassa al-Sudairi. Da lei ha avuto 7 figli. Il re (demente) Salman, Nayef e bin Salman sono tutti discendenti di Hassa al-Sudairi. Mohammed bin Salmane è il primo dei nipoti di Ibn Saud a potersi avvicinare al trono.
 
Molti altri principi sono più competenti di bin Salman. Nayef, che ha lavorato per lungo tempo al ministero dell’interno, era lo zar saudita del contro-terrorismo (e, per questo, un cocco della CIA). C’è Mitab bin Abdullah, ministro della Guardia nazionale saudita; il famoso principe Turki, ex capo dei Servizi di informazione, ex ambasciatore negli USA ed ex migliore amico di Osama bin Laden; e Khaled bin Faisal, governatore di La Mecca ed ex ministro dell’Educazione.
 
Bin Salman si gioca tutto sulla sua Vision 2030 – che in teoria dovrebbe permettere all’economia saudita di superare la monocultura petrolifera, ma che richiederebbe un ammodernamento politico virtualmente impossibile; dopo tutto il castello di carte della Casa dei Saud è irriformabile. Guardate per esempio la ridicola lista delle 13 richieste imposte al Qatar – compresa la bellicosa virtuale scomunica dell’Iran e la chiusura di al-Jazeera.
 
Non sorprende che tutti gli importanti osservatori prevedano oggi scenari di guerra – anche se solo i Tedeschi se ne preoccupano pubblicamente. Il Qatar è un osservatore della NATO. Doha mantiene ferme le proprie posizioni; non cederà alle assurde richieste dei Sauditi. E dopo, potrebbe accadere che bin Salman – il «leader» più pericoloso della geopolitica attuale – o perderà la faccia o scatenerà un’altra guerra demenziale, che non potrà mai vincere, questa volta una guerra convulsiva al livello mondiale?
 
 
 
[Aggiunta] Commento di Pepe Escobar su Facebook, scritto il giorno prima della pubblicazione dell’articolo su Sputnik (23 giugno 2017)
 
Di male in peggio. Mohammed bin Salman è veramente il cocco arrogante e troppo viziato di suo padre. Il meno che si possa dire è che non brilli per intelligenza, nemmeno per gli standard della Casa dei Saud. Il suo mentore, Mohammed bin Zayed, degli Emirati Arabi Uniti (EAU), è uno psicopatico pericoloso e ricchissimo. Come tutti sanno, gli EAU dispongono di centri segreti di detenzione e di tortura in Yemen. Gli Emirati sono sempre stati subappaltatori della CIA, e non parliamo di Dubai – una delle capitali mondiali del denaro sporco e del riciclaggio dei profitti della droga. La « vision » di Mohammed bin Salman è stata concepita da McKinsey – e quindi sarà un fallimento. La Casa dei Saud – e il Qatar – hanno attivamente finanziato la conquista delle zone del «Siraq» da parte di Daesh. Oggi bin Salman accusa di questo il Qatar. I leccapiedi di Washington lo adorano. L’intera rete è un bordello ripugnante e pestilenziale.
 
 
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