Middle East Eye, 5 novembre 2017 (trad. ossin)
 
Un'operazione anticorruzione contro gli oppositori
Middle East Eye 
 
Mentre il giovane principe ereditario Mohammed ben Salman continua a consolidare il suo potere, decine di principi, ministri e uomini d’affari sono stati arrestati nel corso di una operazione anticorruzione definita « decisiva » dalle autorità

 

 
Il principe ereditario saudita Mohammed ben Salman
 
Sabato sera, sono stati arrestati undici principi, quattro ministri e decine di ex ministri sono stati arrestati, e sono stati anche silurati i potenti capi della Guardia nazionale saudita, una forza d’élite per le operazioni interne, e della Marina.
 
Tra le persone arrestate, il comandante della Marina Abdallah Al-Sultan, il ministro dell’Economia Adel Fakih, il capo della Guardia nazionale principe Mitaeb ben Abdallah, un tempo considerato come pretendente al trono, e ancora il principe e miliardario Al-Walid ben Talal. Questo uomo d’affari di 62 anni, considerato uno degli uomini più ricchi del mondo, è il nipote di due storiche figure del mondo arabo: il re Abdelaziz al-Saud, fondatore dell’Arabia saudita, e Riad al-Solh, primo capo del governo della storia del Libano. Il magazine Forbes valuta la fortuna del principe in 18,7 miliardi di dollari (16,1 miliardi di euro), e lo colloca al 45° posto nella classifica dei più ricchi della terra.
 
« L'importanza e l’ampiezza di questi arresti sembra essere senza precedenti nella storia moderna dell’Arabia Saudita » ha dichiarato ad AFP Kristian Ulrichsen, specialista del Golfo all’istituto Baker dell'università Rice, Stati Uniti.
 
 
Questi arresti e licenziamenti sono intervenuti poche ore dopo l’istituzione, per decreto reale, di una commissione anticorruzione presieduta dal principe ereditario e uomo forte del regno ultra conservatore, Mohammed ben Salman, 32 anni. L'agenzia di stampa ufficiale saudita SPA ha chiarito che compito della commissione è di « tutelare il patrimonio dello Stato, punire i corrotti e quelli che approfittano della loro posizione ». Il consiglio dei religiosi ha subito commentato su Twitter, affermando che « la lotta alla corruzione è importante come quella al terrorismo ».
 
Una fonte aeroportuale ha peraltro rivelato ad AFP che le forze di sicurezza avevano tenuto bloccati al suolo alcuni aerei private a Gedda, per impedire che alcune personalità lasciassero il territorio. In seguito il ministero dell’Informazione ha annunciato che i conti bancari delle persone coinvolte sarebbero stati « congelati » e che tutti i beni « frutto di corruzione » saranno « restituiti allo Stato ».
 
Il re Salman ben Abdelaziz il 21 maggio 2017 (AFP)
 
Secondo gli analisti, Mohammed ben Salman, che controlla le principali leve del comando, dalla difesa all’economia, cercherebbe di neutralizzare le contestazioni interne – Mitaeb ben Abdallah è uno dei volti pubblici dell’opposizione al principe ereditario – prima del formale trasferimento del trono da parte di suo padre, il re Salman, di 81 anni.
 
Già a settembre aveva proceduto a una serie di arresti di dissidenti, compresi alcuni religiosi influenti e intellettuali che criticavano la politica estera muscolare del giovane principe ereditario, soprattutto in Yemen o il blocco del Qatar, e anche alcune riforme come la privatizzazione di imprese pubbliche e la riduzione dei sussidi statali.
 
A giugno Mohammed ben Salman era anche riuscito, con l’aiuto del padre, a liberarsi di un cugino più grande, il principe Mohammed ben Nayef, 58 anni, nonostante il suo ruolo di potente ministro dell’interno.
 
 
A fine ottobre, Mohammed ben Salman, appartenente alla più giovane generazione di principi sauditi, ha promesso una Arabia saudita « moderata », in rottura con l’immagine di un paese da molto tempo considerato l’esportatore del wahhabismo, una versione rigorosa dell’islam che ha alimentato l’ideologia di molti islamisti armati in tutto il mondo. 
 
« Non intendiamo passare altri 30 anni della nostra vita ad adeguarci ad idee estremiste e adesso vogliamo distruggerle », aveva assicurato tra gli applausi dei partecipanti a un forum economico battezzato il « Davos nel deserto », che aveva attirato 2 500 decisori di tutto il mondo.
 
Un trader saudita in azione nella sala mercati della Saudi Investment Bank a Riyadh (AFP)
 
Dopo questi arresti, l'indice Tadawul All-Shares (Tasi), la Borsa più importante dei paesi arabi, era in ribasso dell’1,6 %, un minuto solo dopo la sua apertura.
 
Il corso di Kingdom Holding Company  – società che detiene partecipazioni dei giganti statunitensi Citigroup e Apple nonché il parco di attrazioni Euro Disney, di proprietà al 95 % del principe e miliardario arrestato Al-Walid ben Talal – è caduta del 9,9 % all’apertura domenica.
 
Dall’inizio dell’anno, Kingdom Holding Co ha perso circa il 15 % del suo valore, ma la società aveva annunciato prima una crescita di profitti nel terzo trimestre e nei primi nove mesi dell’anno.
 
 
 
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