Da Al-Saud a Al-Salman : dove va l'Arabia Saudita ?
Mekkaoui Abderrahmane (*)
 
Numerosi osservatori occidentali seguono con interesse, e talvolta con una certa apprensione, i cambiamenti radicali avviati dal principe ereditario e uomo forte di Riyadh, Mohamed Bin Salman (MBS), perché in Arabia saudita si è prodotta una svolta importantissima nell’ordine di successione al trono, in modo rivoluzionario e rapido. La famiglia Al Saud sta per essere fagocitata dal clan Al-Sudary che si dividerà in due, dando vita ad una nuova dinastia ereditaria chiamata gli Al-Salman. La dottrina angelica è sparita facendo posto ad un sistema politico più aperto alle altre componenti della società saudita, emarginate quando lo Stato venne creato nel 1932. E’ un’evoluzione rischiosissima che si realizza attraverso la radicale epurazione di un sistema arcaico e retrogrado.
 
Il principe ereditario saudita, Mohamed Bin Salman
 
Mohamed Bin Salman è il motore di questo mutamento radicale, ratificato dalle più grandi Potenze – Stati Uniti, Russia e Cina. Da gennaio 2017, il principe ereditario ha avviato tre importantissime riforme: una ristrutturazione del campo religioso; una profonda riforma del sistema politico; una visione economica ambiziosa. E ha riposizionato il suo paese sulla scena geopolitica.
 
Profonde evoluzioni interne
 
In primo luogo, occorre ricordare la riduzione dell’influenza dei religiosi nella vita pubblica. Durante un incontro coi religiosi a Medina, in occasione di un colloquio sugli hadith (singoli aneddoti sulla vita del profeta che costituiscono tutti insieme la Sunna, ndt), Mohamed Bin Salman ha dichiarato che si sarebbe soprattutto ispirato nel suo governo al profeta Maometto. Ha ricordato che quest’ultimo aveva combattuto l’estremismo religioso sotto ogni forma, incoraggiando la tolleranza religiosa verso le confessioni ebraiche, cristiane ecc. Ha ricordato che, secondo lui, all’epoca del profeta Maometto, Medina era un modello di coesistenza pacifica. D’altronde il profeta Maometto affidò all’epoca il dipartimento della giustizia ad una donna.
 
E’ per questo che MBS ha promulgato una legge che autorizza le donne a guidare, ad assistere alle partite di calcio e ad accedere a certe professioni della funzione pubblica fino ad oggi ad esse interdette. Per anticipare la possibile opposizione dei religiosi, il principe ereditario ha messo agli arresti domiciliari diversi eruditi ed un migliaio di imam wahhabiti.
 
Il ridimensionamento del potere dei religiosi è una mossa coraggiosa e molto audace, soprattutto l’iniziativa di rivedere gli hadith del sapiente arabo Al-Bukhari (1). Mohamed Ben Salman ritiene infatti che molti hadith non siano compatibili col Corano e la personalità del profeta Maometto. Attualmente i religiosi sembrano silenziosi e incapaci di reagire di fronte alla rapida evoluzione degli eventi. Alcuni – come gli eruditi Salman Huda, Awad El-Karni e il celebre predicatore Mohamed Al-Arifi – sono stati messi ai margini o collocati agli arresti domiciliari. Ma gli imam wahhabiti, che si ispirano generalmente allo sceicco Mohamed Ibn Abdel Wahhab, si considerano come un partner a pieno titolo del governo. Nel passato hanno giocato un ruolo determinante nella vita politica della monarchia fin dalla sua nascita e hanno accompagnato tutte le successioni dal 1744, data in cui venne firmato lo storico patto tra le due grandi famiglie, gli Al-Saud e gli Al-Chaik, la famiglia di Abdel Wahhab.
 
Sul piano politico, Mohamed Bin Salman ha arrestato e messo in prigione 320 principi e alti funzionari, e collocato in pensione diversi alti funzionari dei ministeri dell’Interno e della Difesa. Ha anche richiamato diversi ambasciatori dall’estero. Tutti costoro costituivano una vera minaccia per il potere degli Al-Salman, soprattutto per il principe ereditario. Per questa ragione, egli ha affidato molte missioni sensibili e strategiche a uomini non provenienti dalla famiglia reale classica, soprattutto in campo militare e di sicurezza. Per esempio, ha nominato il generale Ahmed Asiri coordinatore per la sicurezza del Regno.
 
Ricordiamo che il Principe Mohamed Bin Salman è stato, durante il regno di suo zio Abdallah Ibn Abdelaziz, un uomo emarginato, proscritto e sospettato di un’ambizione illimitata per il potere. La creazione da parte sua della Commissione di lotta contro la corruzione viene considerata come una vendetta dai 3000 principi che avevano fino ad allora regnato con poteri assoluti questo grande paese, ricco e indipendente dal 1932. Ma tutti i ricchissimi principi, come Al-Walid Bin Talal e Mottab Ibn Abdallah – ex capo della Guardia nazionale -, hanno potenti collegamenti all’estero. Ciò rischia di trascinare il paese in un conflitto familiare o di clan per il potere che potrebbe provocarne una implosione o una guerra civile.
 
Sul piano economico, Mohamed Bin Salman ha lanciato un progetto ambizioso,  Vision 2030, che si propone uno sviluppo accelerato dell’Arabia Saudita fondato su risorse diverse dal petrolio, fino ad oggi ignorate, come il turismo sul mar Rosso, le miniere e l’agricoltura (sul modello degli Emirati e di Israele). Ma Vision 2030 è anche un’operazione di pubbliche relazioni rivolta ai giovani Sauditi (il 70% della popolazione ha meno di 30 anni) e alle donne (il 51% della popolazione).
 
I cambiamenti proposti o avviati concernono diversi settori sensibili della vita pubblica dell’Arabia Saudita, ma molte questioni si pongono sulla serietà di queste riforme radicali di una monarchia tradizionalista e conservatrice. Per esempio,  Mohamed Bin Salman, nel suo progetto di sviluppo turistico del mar Rosso, riuscirà a sottrarre questi territori all’influenza della sharia. Ma come farà a realizzare un progetto economico ambizioso in uno Stato che è privo di una Costituzione moderna? Possiamo, per esempio, pensare all’apertura di Disneyland in Francia e alle facilitazioni accordate dalla autorità francesi agli investimenti nella regione dell’Ile-de-France, nelle forme di una certa extraterritorialità nei confronti delle leggi francesi.
 
Il modello degli Emirati e di Dubai costituisce un esempio per il principe ereditario, che conta molto sui 350 000 giovani che studiano all’estero, nelle università statunitensi ed europee. Resta però che la fattibilità delle riforme auspicate da MBS viene considerata irrealistica dagli economisti internazionali.
 
Una nuova ambizione geopolitica
 
A livello regionale, il principe ereditario è il responsabile principale della Guerra contro lo Yemen e della creazione della coalizione araba contro gli Huthi. Ma questa coalizione a guida saudita non è fino ad ora riuscita a battere gli Huthi, alleati degli Iraniani e di Hezbollah libanese. Questo conflitto che non riesce a risolversi è una delle cause delle epurazioni nella famiglia reale. Esso è già costato all’Arabia Saudita 90 miliardi dollari dal suo inizio due anni fa, e l’Arabia Saudita continua a spendere miliardi di dollari ogni mese per questa guerra dimenticata.
 
Riyadh, peraltro, è impegnata su diversi fronti in Medio Oriente. Le operazioni in Siria, in Iraq e in Libia, dove I Sauditi appoggiano organizzazioni armate Sunnite, sono un fardello supplementare per il nuovo leader saudita. Tutti questi conflitti si collocano nel contesto dello scontro regionale con Teheran e dell’odio crescente verso l’Iran e gli sciiti. MBS si è detto determinato a lottare contro l’estremismo religioso. Ma, secondo lui, l’estremismo islamista e il terrorismo sono cominciati nel 1979, con l’arrivo al potere dell‘ayatollah Khomeini a Teheran, e ciò giustificherebbe la mobilitazione di diversi paesi mussulmani contro gli Iraniani, presentati come dei Persiani pagani. La nuova strategia di MBS per contrastare l’Iran si concreta soprattutto in un avvicinamento tra Sauditi e Israeliani, e la nuova alleanza che Mohamed Bin Salman ha concluso con gli USA rinnova la storia di suo nonno, Abdelaziz Al-Saud, creatore della monarchia, che dichiarò nel 1945, ai suoi trentatré figli: « Allah è lassù e gli Statunitensi quaggiù; colui che viola questo accordo viola la legge di Allah » (Patto del Quincy).
 
La messa in quarantena e l’embargo  contro il Qatar sono conseguenza dell’appoggio dato da Doha ai Fratelli Mussulmani egiziani – considerati una cancrena dai Sauditi – e degli ambigui rapporti dell’emirato con l’Iran e la Turchia. Riyadh e i suoi alleati emirati hanno voluto punire e costringere i Qatariani a rivedere la loro politica estera ed allinearsi sulle posizioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), non tollerando né ambiguità, né multiappartenenza in materia di sicurezza nella regione.
 
Conclusioni 
 
Le pressioni e gli incoraggiamenti dei presidenti Trump e Putin nei confronti di Mohamed Bin Salman, per una evoluzione verso una monarchia moderata, sono stati numerosi. Infatti il regno saudita viene regolarmente accusato di aver generato il terrorismo jihadista e di essere responsabile del tentativo di islamizzazione del mondo. L’apertura della società, le trasformazioni economiche e la normalizzazione politica con Israele, se confermate, potrebbero realizzare l'audace volontà di cambiamento del giovane e futuro re che imita scrupolosamente e intelligentemente le realizzazioni economiche e politiche del suo vicino, il leader degli Emirati arabi uniti, il principe Mohamed Ben Zayed.
 
Il principe ereditario vincerà la sua scommessa di una « Primavera saudita » e riuscirà a trasformare questa società tribale strigliata per decenni da un wahhabismo ortodosso e rigoroso? La sua rivoluzione culturale e religiosa avrà un impatto sul proselitismo islamista avviato dall’Arabia saudita grazie ai soldi del petrolio, in modo da ridurre l’estremismo islamico nel mondo mussulmano?  Quali saranno I risultati delle riforme economiche avviate da Mohamed Bin Salman ?
 
Numerosi osservatori ritengono che i cambiamenti siano superficiali e non toccheranno la società saudita in profondità, e che nonostante le libertà accordate alle donne, il rilancio economico e il contenimento del potere dei religiosi non si realizzeranno. Prevedono che MBS incontrerà molte difficoltà a consolidare il suo regime e a vincere la scommessa economica, che è di rendere l’Arabia Saudita meno dipendente dalla rendita petrolifera. 
 
Noi crediamo che gli attuali avvenimenti in Arabia Saudita restino circoscritti al vertice dello Stato e che la massa popolare e tribale non sia ancora coinvolta dalle « scintille democratiche » di questo hyrak (2). E non è stata ancora mobilitata dai religiosi. Ora, la società saudita è molto religiosa e certamente non è ancora pronta ad accettare questi rivolgimenti politici rapidi che vengono dall’alto. Molti dei Sauditi che invece sono pronti e vorrebbero accompagnare una evoluzione del regime sono inquieti per questo giovane principe ambizioso e riformatore che potrebbe essere « liquidato » da un’alleanza tra religiosi, la sua famiglia e i capi delle tribù. Perché la minaccia esiste, nonostante la sicurezza ravvicinata degli Stati Uniti. 
 
 
Note: 
 
1) L’imam Al-Boukahri (810-870) è autore di una raccolta di hadith, considerata come la più autentica dai religiosi sunniti. 
2) L’espressione hyrak viene spesso utilizzata per indicare I movimenti popolari delle « primavera arabe » del 2011. Ma l’attuale movimento riformatore saudita viene dal vertice dello Stato e non dalla base.
 
(*) Politologo, specialista delle questioni di sicurezza e militari. Membro del Collegio dei consiglieri internazionali del CF2R.
 
 
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