Middle East Eye, 17 aprile 2020 (trad.ossin)
 
Arabia Saudita. L’uccisione dell’attivista che si opponeva ai progetti di bin Salman
Nadda Osman, Mustafa Abu Sneineh
 
Mentre si procede con le espulsioni forzate di abitanti per permettere la costruzione di «Neom», il conflitto ha assunto una piega sanguinosa questa settimana con l’uccisione di un attivista tribale che si opponeva al progetto
 
Secondo quanto riferito, Howeiti è stato ucciso per essersi rifiutato di rinunciare alla sua casa per il progetto di megalopoli saudita NEOM (Screengrab / Twitter)
 
L’uccisione di un attivista tribale saudita, che protestava contro le espulsioni forzate finalizzate alla costruzione della megalopoli futurista “Neom”, ha fatto salire le tensioni locali nei confronti del progetto e alimentato ulteriori rimostranze.
 
Mercoledì, le autorità saudite hanno ammesso che le forze di sicurezza avevano abbattuto Abdul-Rahim al-Howeiti, a al-Khuraybah, nel nord-ovest del paese. Il comunicato precisava che Howeiti si era rifiutato di arrendersi alle forze di sicurezza e aveva aperto il fuoco, perdendo la vita a causa dei colpi d’arma da fuoco seguiti al suo gesto.
 
Negli ultimi giorni circolano sulla rete, tuttavia, immagini sedicenti dell’incidente e dei fatti che lo hanno preceduto – soprattutto una testimonianza dello stesso Howeiti che parla male del progetto Neom.
 
Questa città futurista sulla costa del mar Rosso, nella provincia di Tabuk, nel nord-ovest del Regno, costerà diversi miliardi di dollari e dovrebbe essere completata nel 2025. La megalopoli, definita come «il progetto più ambizioso del mondo» dai responsabili sauditi, dovrebbe essere 33 volte più grande di New York.
 
Secondo i messaggi postati sulle reti sociali e i video pubblicati dallo stesso Howeiti, l’attivista si sarebbe rifiutato di lasciare la sua casa posta in una zona nota per essere stata occupata dalla tribù degli Howeitat da centinaia d’anni. Questa importante tribù è presente nel sud-ovest della Giordania, nel Sinai egiziano e nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. 
 
In un video pubblicato sulle reti sociali, Howeiti sembra documentare i suoi ultimi istanti prima di essere ucciso, mostrando la zona che i suoi vicini erano stati costretti ad abbandonare. 
 
Howeiti ha filmato le immagini dal tetto della sua abitazione, mostrando decine di agenti delle forze di sicurezza saudite e commentando: «Chiunque rifiuta di farsi espellere, ecco che cosa succede». Si sente anche uno degli agenti sauditi dire: «Nessuno ti costringe a firmare». 
 
In un altro video postato, sembra che la casa di Howeiti sia bersagliata da colpi d’arma da fuoco, che si odono chiaramente mentre i militari pattugliano la zona.
 
Middle East Eye è riuscita a geolocalizzare il domicilio di Howeiti e il luogo dove il video è stato girato. Tuttavia MEE non è in grado di confermare l’autenticità delle immagini, né se i colpi siano stati sparati nel momento in cui Howeiti parla nel video precedente.
 
La geolocalizzazione dell'area mostra la casa di Al-Howeiti e il luogo da dove è stato girato il video (Google Maps)
 
 
Howeiti postava regolarmente video sulla sua pagina YouTube, criticando il progetto di costruzione della megalopoli e le espulsioni forzate subite dai residenti. 
 
In uno dei suoi video più recenti, pubblicato sabato, Howeiti dichiara che il principe ereditario Mohammed bin Salman ha già avviato la realizzazione del progetto e che comporta l’espulsione degli abitanti dalla regione.
 
Nel video, della durata di dodici minuti, Howeiti parla del trasferimento forzato della popolazione dalla regione. Un trasferimento di ampia portata, secondo lui. 
 
«La gente viene cacciata dalle loro case e non è affatto d’accordo ad andarsene. Ma il modo in cui lo Stato sta gestendo la situazione può essere definita solo come terrorismo… terrorismo di Stato», diceva.
 
«Io sono contrario alle espulsioni forzate. Io non voglio andarmene, voglio restare a casa mia. Non voglio indennizzi, non voglio niente. Voglio solo casa mia».   
 
«La sensazione generale qui è che la gente vi si opponga, e nessuna compensazione servirà a cambiare le cose, fosse pure di 100 milioni di rial», aggiungeva. 
 
«Non sarei affatto sorpreso se venissero a uccidermi a casa mia adesso, come fanno in Egitto, nascondendo delle armi a casa mia e accusandomi di terrorismo… ma si tratta della mia casa e io la proteggerò».
 
Alcune immagini dei luoghi dopo la sparatoria sono state condivise nei social media (Screengrab / Twitter)
 
Sebbene i media sauditi non abbiano quasi per niente parlato di espulsioni di persone dal loro domicilio per consentire la realizzazione del nuovo progetto, il giornale filo-governativo Sabq ha pubblicato la dichiarazione di un uomo presentato come capo tribù che affermava che Howeiti agiva da solo e non rappresentava la tribù. 
 
Secondo questo articolo, il capo tribù, identificato come lo sceicco Alyan Ayed al-Zumhri, ribadisce che la tribù è fedele alla Casa dei Saud e appoggia il progetto Neom, pietra miliare dell’ambizioso progetto economico Vision 2030 di Mohammed bin Salman.
 
Eppure da mesi vengono lanciati appelli per la protezione delle abitazioni, mentre alcuni abitanti esprimono la loro opposizione al progetto e si lamentano che le autorità non li abbiano consultati.
 
«Non ce ne andremo»
 
In gennaio alcuni abitanti hanno pubblicato un video su YouTube che mostrava taluni di loro mentre protestavano contro le espulsioni forzate, con sovraimpressione della legenda «Non ce ne andremo».
 
In un altro video pubblicato il mese scorso, un abitante della tribù racconta che loro vivono nella regione da secoli e che le espulsioni forzate violano la legislazione sui diritti umani. 
 
Questo stesso abitante fa i nomi di alcuni membri della sua famiglia che sono stati cacciati dalla regione e afferma che i suoi parenti, ivi comprese delle donne, sono stati picchiati e costretti ad abbandonare la loro casa.
 
«Mi sono recato al comitato di espropriazione e ho esposto la mia opposizione al progetto Neom, e ho detto loro che non avevano il diritto di cacciare la gente, né dal punto di vista religioso né giuridico, secondo il diritto internazionale», racconta.
 
«Il diritto internazionale dovrebbe punirli per il trasferimento forzato di persone», prosegue.
 
«Ho detto loro che avevano riconosciuto queste leggi, ma che non le applicavano. Quando sono tornato, due giorni dopo, hanno preso d’assalto la mia casa e hanno sparato colpi d’arma da fuoco, poi hanno attaccato anche la casa di mio padre. Tutto questo perché ho dichiarato che non lasceremo le nostre case».
 
Campagna sui social media
 
Dolo la morte di Howeiti, è stata lanciata una campagna sulle reti sociali e molti militanti condividono i suoi video.
 
L’ hashtag arabo #الحويطات_ضد_ترحيل_نيوم (al-Howeitat contro i trasferimenti forzati Neom) ha accompagnato le immagini del militante, e di quella che sembra essere la sua casa con tracce di sangue dopo lo scontro a fuoco.
 
 
Traduzione: «Foto della casa di al-Howeiti, che Dio abbia pietà della sua anima».
 
Gli attivisti che utilizzano questo hastag criticano la decisione del governo saudita di trasferire forzatamente gli abitanti della regione, e molti lo invitano a riconsiderare i suoi piani.
 
 
Traduzione: «Il governo è responsabile di quanto è accaduto e di avere esacerbato la situazione. Deve smetterla con le aggressioni, perché non vogliamo perdere più nemmeno un altro solo dei nostri figli, che si tratti di civili o militari, e deve smetterla di tentare di allontanare con la forza le persone dalle loro case, se non vogliono farlo spontaneamente»
 
Howeiti è oramai considerato un martire nelle reti sociali. Molti condividono l’hastag #استشهاد_عبدالرحيم_الحويطي (Il martirio di Abdel-Rahman al-Howeiti) e sostituiscono le loro foto sul profilo con una sua immagine accompagnata dalla parola «martire». 
 
La diffusione del video e delle foto on line ha provocato un vivo dibattito e molte persone accusano il principe ereditario di aver commesso atti brutali solo per realizzare un complesso turistico e che la compensazione monetaria accordata agli abitanti è inaccettabile. 
 
Altri, però, affermano che è stato Howeiti a prendere le armi e a rifiutare qualsiasi compensazione.
 
 
Traduzione: «Chiunque abbia guardato i video e seguito la sequenza di incitamento, contrapposizione, […] rifiuto di ogni compensazione e ricorso alle armi, può essere certo che si tratti di una messa in scena alle spalle della gente, […] e realizzata con la collaborazione di questo folle».
 
Marc Owen Jones, professore aggiunto di studi sul Medio Oriente e di scienze umane digitali all’Università Hamad ben Khalifa in Qatar, ha espresso però dei dubbi sugli utenti di Twitter che calunniano al-Howeiti, presentandolo come un terrorista. 
 
 
Traduzione: «Circola un hastag a proposito dell’uccisione del saudita Abdul-Rahim al-Howeiti, a causa – sembra - del fatto che si sia rifiutato di lasciare la sua casa nell’ambito del progetto Neom. I dettagli non sono precisi (certamente) ma i troll sauditi lo infangano già come un terrorista».
 
Neom, concepita per attirare gli investitori internazionali, è stata oggetto di minuziose analisi a partire dal suo annuncio del 2017, suscitando numerose critiche che definivano il progetto come dispendioso e inadeguato ad affrontare i problemi dell’economia saudita, soprattutto la disoccupazione e la dipendenza dal petrolio. 
 
L’anno scorso, la divulgazione dei dettagli del progetto ha generato una raffica di reazioni sarcastiche e confuse sulle reti sociali, e sono stati posti in ridicolo gli aspetti più eccentrici del piano, accusando Mohammed bin Salman di servirsi delle tecnologie in modo stravagante per nascondere la violazione dei diritti umani nel Regno.
 
 
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