Siria, marzo 2012 - Gli appelli lanciati dagli "Amici della Siria" a Tunisi non hanno avuto alcun impatto; per la semplice ragione che niente può essere fatto senza la presenza di una delle due seguenti condizioni: il consenso del regime siriano – e non è proprio il caso – o altrimenti l’invasione della Siria da parte delle forze della Santa Alleanza – cosa che sembra ancora più ridicola, dato il rapporto di forze nella regione tra il “campo della resistenza” (l’Iran, la Siria, il Libano) e l’Impero, dopo la sconfitta dell’esercito israeliano nella guerra del luglio 2006 (nella foto, Hillary Clinton)






Le Grand Soir, 1 marzo 2012 (trad. Ossin)



La conferenza degli “Amici della Siria” o il fallimento della Santa Alleanza arabo-atlantica
Fida Dakroub (*)


Molto tenacemente, una sessantina di paesi occidentali, più altri arabi, si sono riuniti a Tunisi – diventata La Mecca dei rivoluzionari primaverili – per una conferenza internazionale sulla Siria; con l’obiettivo di esprimere, al popolo siriano preso al collo dal “Vampiro di Damasco”, la loro calorosa amicizia e i loro più cordiali sentimenti


Cenni generali
Tra questi audaci conferenzieri, abbiamo intravisto i fantasmi dei grandi oratori della prima Rivoluzione francese, incarnati nei più celebri difensori dell’umanità e dei diritti delle persone, come il ministro saudita degli affari esteri, Faysal – una figura notevole nel campo della lotta per i diritti della donna, amico di Vergniaud (girondino della Rivoluzione francese, ndt) - ; il ministro tunisino degli affari esteri, Abdul Salam – uno dei più noti rivoluzionari primaverili, amico di Danton -; il primo ministro del Qatar, Hamad – un despota immancabilmente “illuminato”, patron del feuilletton “La primavera nei paesi arabi”, “uno dei più importanti signori della Vestfalia, perché il suo castello aveva una porta e delle finestre” (1); la segretaria di Stato dell’Impero USA, Clinton, oratrice conosciuta per la sua difesa dei diritti dell’uomo arabi, soprattutto in Bahrein, Yemen, in Libia e Palestina, amica di Robespierre -; senza dimenticare certamente il presidente del “Consiglio nazionale siriano”, signor Burhan Ghalioun – un giacobino stagista, postmoderno e burlesco nello stesso tempo, che precipitò nel teatro della Santa Rivoluzione siriana (2), urlando “Liberté, Egalité, Fraternité”, amico di Desmoulins.


Apice della campagna politica contro la Siria
Un’altra cosa che oramai conoscono tutti è che, dopo diversi fallimenti, coloro che si sono impegnati nella congiura contro la Siria, in testa gli emiri e i sultani della penisola arabica, sprovvisti di ogni qualità che possa loro consentire di elevarsi al rango di Arcangeli guardiani dei diritti dell’uomo, cercano di raggrupparsi sulla scena internazionale, la voce e il pugno levato, per proferire nuove minacce al presidente siriano, Bashar al-Assad, e per promettergli una nuova serie di sanzioni e di pressioni perché ceda loro la Siria.


Tuttavia, prima di lasciarsi prendere dal “ballo coi lupi” (3) e gli insulti del Capitano Haddock (4), vediamo quale è stato il percorso che aveva preso la campagna arabo-atlantica al livello politico, diplomatico e militare dopo il 4 ottobre 2011, data del primo progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria.


Premettiamo che la campagna politica contro la Siria ha raggiunto il suo apice il secondo giorno del mese di ottobre, data di nascita del miserabile “Consiglio nazionale siriano” e dell’elezione del suo presidente, signor Burhan Ghalioun. Noi ci ricordiamo molto bene di questo giorno augusto in cui il signor Ghalioun si è precipitato sulla scena degli avvenimenti storici vestendosi da Camille Desmoulins (5), levando con la mano destra il manifesto primaverile del CNS che non era, in effetti, che un amalgama di idee che mettono insieme le dichiarazioni dei filosofi dei Lumi con quelle dei “Fratelli mussulmani”. Tuttavia, all’indomani di questo giorno grandioso, la massa degli oppositori – riunita sotto le bandiere del CNS – si svegliò troppo tardi per poter realizzare tutte le cose urlate il giorno prima, finendo col restare priva di ogni orizzonte politico. Priva di qualsiasi programma, che non siano le ingiurie e le grida di guerra, la massa degli oppositori si è ritrovata al punto di partenza, incapace di fare un solo passo avanti, che le consentisse di spingersi oltre con pressioni politiche contro la Siria. Per contro, per non lasciare questa massa sperduta nel suo labirinto, due giorni dopo, il 4 ottobre, la Santa Alleanza arabo-atlantica è corsa in soccorso del CNS e ha presentato un progetto di risoluzione al Consiglio di Sicurezza, che incriminava il presidente siriano, aprendo la porta ad un intervento militare in Siria. Fortunatamente questo progetto è stato fermato dal doppio veto cinese e russo, che è piombato come una burrasca sulla testa della Santa Alleanza. Per il ministro francese degli affari esteri, Alain Juppé, il fatto che il Consiglio non sia riuscito ad adottare una risoluzione che condannasse Damasco è stato un “triste giorno per il popolo siriano” e per il “Consiglio di sicurezza” (6). Senza alcuna modestia, sia Parigi che Washington promettono di continuare a “sostenere” le “aspirazioni di libertà e di democrazia del popolo siriano” (7). Il signor Juppé ha assicurato che “la lotta dei democratici siriani per la libertà è una giusta lotta” e che la Francia continuerà a sostenerla fermamente “con tutti i paesi che lo desiderino”. (8) Qualche giorno prima, la Francia aveva salutato la formazione del “Consiglio nazionale siriano” e invitato il presidente Bachar al-Assad a lasciare il potere.


“In prigione, fino al giorno in cui la legge e il calendario ordinario delle sessioni di giustizia ti chiameranno a rispondere!" Urlò Brabanzio a Otello (9).


Declino della congiura arabo-atlantica contro la Siria

Dopo questo primo fallimento della diplomazia arabo-atlantica, la Lega araba, il cui ruolo e peso sono stati ridotti ad un semplice consiglio Loya Jirga (assemblea del popolo afghano, ndt) che riunisce gli emiri e i sultani del “Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), è riuscita il 19 dicembre a spingere il regime siriano a sottoscrivere un nuovo protocollo di cessate il fuoco, a ritirare l’esercito dalle città ed a favorire l’ingresso di osservatori arabi nelle zone degli scontri (10).


Questa vittoria “blitzkrieg” (guerra lampo, ndt) della Lega araba era in realtà solo un’impressione imprecisa dello svolgimento della campagna contro la Siria; perché il trasferimento del dossier siriano alla Lega era in effetti il risultato del fallimento diplomatico nell’ambito del Consiglio di sicurezza. Non è più un segreto che il dossier siriano è stato trasferito da una organizzazione internazionale – il Consiglio di sicurezza -  ad una organizzazione regionale spaccata dai conflitti tra gli emiri e i sultani – la Lega araba.


Peraltro, la campagna militare vedeva un’accelerazione e cominciava a tracciare una traiettoria ascendente, parallela a quella discendente che aveva seguito la campagna diplomatica contro la Siria dopo il primo fallimento. Il 23 dicembre 2011, delle istallazioni dei servizi di sicurezza siriani a Damasco furono oggetto di due attacchi terroristici. 44 persone furono uccise e 166 altre ferite. “La mano di AlQaida era dietro” questi attentati, secondo un comunicato del ministero dell’interno (11).

Due settimane più tardi, il 6 gennaio, Damasco fu di nuovo il bersaglio di un attentato suicida che ha provocato 26 morti e 63 feriti.


La capitale degli Omayyadi non ha fatto attendere la propria risposta all’ingerenza degli emiri e dei sultani della penisola arabica. Così, nel corso di un discorso pronunciato il 10 gennaio nell’anfiteatro dell’università di Damasco, il presidente siriano ha annunciato l’avvio di una contro-offensiva: “Noi abbiamo dato prova di pazienza e resistenza in una lotta senza precedenti nella storia moderna della Siria e questo ci ha reso più solidi, e nonostante che questa lotta comporti grandi rischi e sfide fatidiche, la vittoria è vicinissima se solo ci manteniamo capaci di resistere, sfruttando i nostri punti di forza che sono numerosi e riconoscendo i punti deboli dei nostri avversari, che sono ancora più numerosi, ha dichiarato (12).


Affianco a questi attacchi terroristici contro i civili e gli edifici governativi, il gruppi wahabiti armati e le milizie del sedicente “Esercito siriano libero”, appoggiate da migliaia di mercenari arabi e atlantici (13) sono riusciti ad assumere il controllo della città di Homs ed a trasformarla in un bastione dei ribelli wahabiti. Inoltre anche la città di Idlib al Nord e il Rif di Damasco sono cadute nelle mani dei gruppi armati.


Per soprammercato, l’aggravamento della situazione militare sul campo è stato accompagnato da un nuovo tentativo da parte della Santa Alleanza arabo-atlantica di far passare, il 4 gennaio, un nuovo progetto di risoluzione al Consiglio di Sicurezza. Il progetto è stato di nuovo bloccato da un doppio veto cino-russo. Dopo questo nuovo fallimento, una pioggia di rabbia colpì le capitali occidentali, e anche la penisola arabica che pure ha un clima desertico. Dovunque ai quattro angoli del mondo, ascoltiamo i dirigenti e i responsabili della Santa Alleanza proferire minacce e ingiurie. Mai nella storia della diplomazia lo scambio di dichiarazioni sulla scena internazionale ha raggiunto un livello così avanzato di prosaicità e volgarità. L’ambasciatrice USA al Consiglio di Sicurezza, Susan Rice, si è sentita “disgustata” dalla posizione russa e cinese (14); da parte sua il ministro francese della difesa, Gerard Longuet, ha descritto la Russia e la Cina come paesi che meritano di essere presi a “calci nel culo” (15). Più in là verso Oriente, gli emiri e i sultani arabi, oltre ai califfi ottomani, si sono risvegliati bruscamente da un lungo sonno “centenario”, per accorgersi della necessità di riformare il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza. Tragicamente, 200 veti USA contro progetti di risoluzione diretti a proteggere il popolo palestinese dall’atrocità della soldatesca israeliana non sono stati sufficienti per i coccodrilli turchi e arabi a versare le loro lacrime sul Prometeo palestinese incatenato (16).


Menzogne, volgarità, prosaicità, ingiurie, minacce, lacrime di coccodrillo, queste sono state le risposte arabe al secondo veto cinese e russo. Comunque la Siria ha vinto di nuovo la battaglia del Consiglio di Sicurezza.


“Vecchiaia ingrata, siamo vissuti tanto, miserabili vecchi, solo per apprendere questa inattesa catastrofe!” (17)


Precipitazione all’Assemblea generale
Dodici giorni dopo il veto russo-cinese, il 16 febbraio, il gruppo arabo nell’Assemblea generale dell’ONU ha proposto una risoluzione di condanna della Siria. L’Assemblea Generale la ha approvata a stragrande maggioranza, nonostante l’opposizione di Mosca e Pechino. Dovunque sulla scena internazionale, i “rivoluzionari primaverili” e i loro padrini arabo-atlantici hanno applaudito la “decisiva vittoria” contro il “Vampiro di Damasco”. Senza nemmeno riprendere fiato, la macchina mediatica della Santa Alleanza ha cominciato a parlare della inevitabile caduta del presidente siriano e a prevedere la nuova era del dopo-Assad. La risoluzione esigeva dal governo siriano che “ponesse fine agli attacchi contro la popolazione civile” (18) e sostenesse l’impegno della Lega araba “per assicurare una transizione democratica” (19).


Tuttavia anche questa “vittoria” si è dimostrata illusoria, avendo essa un valore esclusivamente simbolico. Il gruppo arabo ne era consapevole, specialmente alla luce del fatto che i cassetti dell’Assemblea generale sono pieni, fin dal 1947, di analoghi testi denuncianti l’atrocità israeliana contro il popolo palestinese.


In effetti l’utilità di una simile risoluzione – l’unica che potrebbe avere – era solo quella di fornire una certa “copertura morale” ai gruppi armati, che perdevano terreno nei combattimenti feroci con l’esercito siriano a Homas, Idlib e nel Rif di Damasco.


Conferenza degli “amici” a Tunisi: fine di partita
E’ prima di tutto un fatto molto costante che, dopo il doppio veto russo-cinese al progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, l’indignazione araba e occidentale, diretta contro Mosca e Pechino, abbia riconosciuto il “Consiglio nazionale siriano” quale unico rappresentante legittimo del popolo siriano, sia che questi oratori “mondati” di ogni peccato si facessero beffe della Storia umana, sia che questa Storia non fosse, in verità, altro che una scena di teatro sulla quale si giocassero le grandi farse dell’umanità.


Così si ritrovarono insieme i rivoluzionari primaverili e i loro padrini arabo-atlantici, “amici della Siria”, in una sala da conferenza a Tunisi, il 24 febbraio.


Nella dichiarazione finale, i conferenzieri hanno invitato la Siria a “cessare immediatamente ogni forma di violenza” (20) e si sono impegnati ad assumere “delle misure per applicare e rafforzare le sanzioni contro il regime” (21). Il gruppo di “amici” ha anche riaffermato la propria posizione favorevole alla “sovranità, indipendenza e integrità territoriale della Siria” ed ha sottolineato la necessità di una “soluzione politica” (22) alla crisi.


Il minimo che si possa dire a proposito di queste “riaffermazioni” e di queste “sottolineature” è che sono ridicole, burlesche e carnevalesche. I popoli della regione lo sanno bene. In effetti durante i quindici anni di atroce guerra civile che ha distrutto il loro paese tra il 1975 e il 1990, i Libanesi hanno ricevuto dagli emiri e dai sultani della penisola arabica solo inviti a cessare il fuoco, “riaffermazioni” della sovranità del Libano e “sottolineature” di una soluzione politica. E tuttavia più di centomila persone sono state uccise; e il Libano venne spaccato in mille e qualche cantone. Parallelamente al supplizio del popolo libanese, “le Mille e una risoluzione” della Lega araba sulla Palestina non sono riuscite a fermare le atrocità della soldataglia israeliana né porre fine al calvario del popolo palestinese.


A più forte ragione, qualsiasi cosa voglia significare il libero accesso delle agenzie umanitarie, se il riconoscimento del CNS come rappresentante legittimo del popolo siriano, o la creazione di una forza araba; nessun appello della conferenza di Tunisi ha avuto alcun impatto sul campo; per la semplice ragione che niente può essere realizzato senza la presenza di una delle due seguenti condizioni: il consenso del regime siriano – e non è proprio il caso – o altrimenti l’invasione della Siria da parte delle forze della Santa Alleanza – cosa che sembra ancora più ridicola, dato il rapporto di forze nella regione tra il “campo della resistenza” (l’Iran, la Siria, il Libano) e l’Impero dopo la sconfitta dell’esercito israeliano nella guerra del luglio 2006. In più, le recenti vittorie militari dell’esercito siriano sui gruppi armati rendono improponibili entrambe le opzioni.

In tal senso, gli effetti di una simile dichiarazione sulla situazione interna siriana resta nulle, pur conservando esse una grande efficacia nel suk internazionale di accuse e ingiurie contro il regime siriano.


Resta da dire che, in mancanza di una via di uscita “apoteosi” dall’impasse politica e diplomatica in cui si sono cacciati, i conferenzieri di Tunisi, non trovando altro da dire se non il riconoscimento del CNS come “rappresentante legittimo” del popolo siriano, hanno annunciato agli spettatori la fine della partita nel Vicino oriente (23).


“Nessun’altra ragione, nessun’altra ragione, anima mia!” (24)



Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul sito del Centre de recherche sur la mondialisation.

 

(*) Dottore in Studi Francesi (UWO, 2010), Fida Dakroub é componente del « Groupe de recherche et d’études sur les littératures et cultures de l’espace francophone » (GRELCEF) all’Università Western Ontario. E’ autrice di « L’Orient d’Amin Maalouf, Écriture et construction identitaire dans les romans historiques d’Amin Maalouf » (2011).
Fida Dakroub é collaboratrice di Mondialisation.ca.



(1) Candide, Voltaire – capitolo I


[2]
http://www.legrandsoir.info/le-11-vendemiaire-de-la-sainte-r...


[3] « Balla coi lupi » (Dances with Wolves) é un film statunitense diretto da Kevin Costner nel 1990.


[4] Archibald Haddock è un capitano di fiction e uno dei personaggi principali della serie di strisce « Les Aventures de Tintin », create da Hergé.


[5]
http://www.legrandsoir.info/le-11-vendemiaire-de-la-sainte-r...


[6]
http://www.lepoint.fr/societe/veto-sino-russe-triste-jour-po...


[7]
http://www.lepoint.fr/societe/veto-sino-russe-triste-jour-po...


[8]
http://www.lepoint.fr/societe/veto-sino-russe-triste-jour-po...


[9] in “Otello” di Shakespeare.


[10]
http://www.lepoint.fr/monde/syrie-les-monarchies-du-golfe-ex...


[11]
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2011/12/23/atten...


[12]
http://www.sana.sy/fra/51/2012/01/10/pr-393414.htm


[13]
http://rt.com/news/britain-qatar-troops-syria-893/


[14]
http://www.lepoint.fr/monde/pluie-de-critiques-apres-le-doub...


[15]
http://mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=29208


[16] Nella mitologia greca, Prometeo è un Titano. E’ conosciuto per il suo intervento in diversi miti antropogenici: creazione dell’uomo con argilla e acqua e furto del «sapere divino» (il fuoco sacro dell’Olimpo) per offrirlo agli umani. Irritato dai suoi eccessi, Zeus, il re degli dei, lo condannò a finire incatenato e torturato sul Monte Caucaso. Gli inflisse anche un supplizio. Efesto lo incatenò nudo ad una roccia sulle montagne del Caucaso, dove un’aquila gli divorava il fegato ogni giorno. La sua sofferenza era così infinita, perché ogni notte il suo fegato si riformava.


[17] In « Persiani » di Eschilo.


[18]
http://www.ledevoir.com/international/actualites-internation...


[19]
http://www.ledevoir.com/international/actualites-internation...


[20]
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2012/02/24/les-a...


[21]
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2012/02/24/les-a...


[22]
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2012/02/24/les-a...


[23]
http://www.voltairenet.org/Fin-de-partie-au-Proche-Orient


[24] In "Otello" di Shakespeare.

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