Siria, luglio 2012 - Negli anni 1960, la Siria sotto la guida del partito Baath offriva ai sovietici un contrappeso ideale nella regione, dopo che essi avevano perso ogni influenza sullo Stato ebraico. Le relazioni tra i due paesi si rafforzarono progressivamente con l’arrivo al potere del presidente Hafez al-Assad nel 1970, fino a diventare poi strategiche sotto il mandato del presidente Bachar al-Assad. I Russi non sembrano affatto, per nessuna ragione, pronti ad abbandonare il loro alleato strategico in momenti critici come quelli attuali (nella foto, il presidente Putin e il presidente Assad)






Mondialisation.ca, 30 giugno 2012 (trad.ossin)



Che cosa la Siria vuol dire per la Russia
Fida Dakroub


Negli ultimi giorni del summit del G20, i dirigenti atlantici sembravano volere ancora una volta recitare la commedia sulla scena internazionale, comportarsi come se fossero l’unica troupe teatrale della città, organizzare spettacoli solo nei corridoi del summit, a Los Cabos, e presentare così un monologo più burlesco degli sproloqui di Arnolfo (1).


Generalità
Chi non ha seguito le dichiarazioni sulla Siria fatte a margine del summit del G20? Chi non ha letto le analisi che ne sono seguite? Sul Web sono apparse delle analisi di interpretazione delle relazioni Mosca-Damasco, presentando un discorso mediatico condizionato dal suo punto di partenza, oltre che da quello di arrivo.

Alcuni analisti, che pretendono di essere obiettivi, interpretano la posizione di Mosca sulla crisi siriana come una posizione puramente pragmatica, esposta ai prezzi di scambio e di negoziato così come essi si determinano nel bazar degli interessi geopolitici e strategici delle grandi potenze. A maggior ragione, il punto comune che caratterizza le loro analisi è che essi cominciano con la medesima constatazione – i Russi sono pragmatici – e finiscono con la stessa conclusione – i Russi venderanno il presidente siriano Assad quando gli Occidentali e gli Arabi avranno pagato il prezzo richiesto. Così testimoniano le analisi pubblicate sul Web, che diffondono in tal modo, sinistramente, un sentimento lugubre e malinconico tra i lettori, ed attirano conseguentemente  i gufi e i corvi della regione che si stende dal deserto del Sinai, a sud, fino alla pianura dell’Anatolia, a nord.


Interferenza atlantica
Le fonti di informazioni di queste analisi sono sempre le stesse: i dirigenti e i responsabili arabi e atlantici che fanno spesso dichiarazioni sospette, ma intenzionali, a proposito della Siria. D’altronde l’obiettivo di simili dichiarazioni è duplicre: primo, demoralizzare le masse e le forze che sostengono il governo siriano, e che resistono di fronte alla propaganda arabo-atlantica; in secondo luogo, turbare le relazioni diplomatiche Mosca-Damasco.


A titolo die esempio, il ministro francese degli affari esteri, Laurent Fabius, ha dichiarato il 14 giugno che Parigi e Mosca avevano avviato delle discussioni preliminari concernenti il periodo del dopo-Assad (2). Parallelamente il portavoce del dipartimento di Stato USA, Victoria Nuland, ha annunciato da parte sua che Washington e Mosca “continuano i pourparler concernenti il dopo-Assad” (3). Aggiungiamo le dichiarazioni dei capi atlantici al summit del G20, a Los Cabos in Messico. A margine del summit, il presidente francese, François Hollande, ha affermato che Mosca gioca “il suo ruolo per permettere la transizione” in Siria, che comporta l’allontanamento di Bachar al-Assad dal potere (4). Allacciato alla stessa presa elettrica, il primo ministro inglese, David Cameron, non volendo mancare alla festa, ha annunciato che il presidente russo, Vladimir Putin, aveva cambiato posizione e desiderava oramai l’allontanamento del presidente Assad: “La posizione del presidente Putin diventa esplicitamente chiara. Non vuole più Assad al potere” (5), ha affermato.


Così dappertutto nelle capitali della Santa Alleanza arabo-atlantica, dei profeti e dei messia chiaroveggenti si sono precipitati all’altare dei media dell’ordine per annunciare la “buona novella” al popolo siriano e ai Gentili delle nazioni: il presidente russo ha espresso la sua intenzione di abbandonare il Satana di Damasco e di unirsi alla Santa Alleanza. Alleluia!


Come sempre, al seguito di simili profeti, si sono avanzati sulla scena degli analisti, degli esperti strategici e degli zingari chiaroveggenti per prevedere, nella sfera di vetro magica, la “caduta inevitabile” del presidente siriano Bachar al-Assad.


“Cieli ascoltate! Terra presta l’orecchio! Perché l’Eterno parla” (6)


Peraltro le dichiarazioni pettegole dei capi atlantici sono state immediatamente smentite da Mosca. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha considerato che “nessuno ha il diritto di decidere per altri paesi chi debba essere al potere e chi no” (7). Ha aggiunto: “E’ importante che si stabilisca la pace e che un cambiamento di regime sia in grado di fermare il massacro; e se si arriva a un tale cambiamento, dovrà essere portato a termine nel rispetto della Costituzione (…) la maggioranza del popolo siriano non vuole che Assad se ne vada” (8). Da parte sua, il ministro russo degli affari esteri, Sergei Lavrov, ha respinto, da Bagdad, le dichiarazioni atlantiche ed ha confermato che “Mosca non discute di un cambiamento di regime, né approvando azioni unilaterali in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU né partecipando a cospirazioni politiche” (9).


Quale scopo avevano questi giochi infantili realizzati sulla scena internazionale da alcuni capi atlantici? E “di quale frivole cure il mio spirito si preoccupa!” (10)


Le costanti della politica estera russa
E’ vero che il “comportamento” delle nazioni, Russia inclusa, si misura sul loro pragmatismo oltre che sui loro interessi geopolitici; e che nel gioco delle nazioni, i principi e le amicizie perpetue non hanno spazio; tuttavia non è meno vero che questo stesso gioco delle nazioni si determina attraverso delle costanti e delle varianti, che a loro volta dipendono da determinanti geopolitiche, economiche e strategiche.


Detto questo, la posizione di Mosca sulla crisi siriana si deve leggere non interpretando le profezie dei capi atlantici, ma piuttosto partendo dalle costanti della politica estera russa, per arrivare poi alle sue varianti. Precisiamo qui che la questione delle costanti che vi possono essere nella politica estera di questa o quella nazione deve essere posta con grande prudenza, in modo da evitare ogni profezia o chiaroveggenza sull’avvenire. Notiamo in proposito due elementi che stanno alla base della politica di una nazione: “da una parte le sue ambizioni in quanto società, che derivano esse stesse dalla sua composizione sociale e dalle sue concezioni ideologiche; d’altra parte, il rapporto di forze con le potenze che sono concorrenti sul piano regionale o sul piano mondiale. Questo rapporto subisce continui mutamenti in dipendenza delle scoperte tecniche e dell’evoluzione demografica che caratterizza ogni epoca”. (11) Tenendo conto dei punti summenzionati, lo studio delle relazioni Mosca-Damasco abbandona la sfera della chiaroveggenza, per raggiungere il piano dell’analisi obiettiva.


Che cosa la Siria vuole dire per la Russia
Per prima cosa, per ciò che riguarda le ambizioni russe, non è più un segreto che i Russi sognano da secoli di raggiungere i mari caldi, o per lo meno di avervi un accesso sicuro e protetto (12). Vista la sua posizione geografica, la via più breve per raggiungere il Mediterraneo, partendo dalla Russia, passa per la Turchia.

Evidentemente questa realtà geografica non nasconde una certa reciprocità: la via più breve per raggiungere la Russia, partendo dal Mediterraneo, passa sempre per la Turchia; ciò da cui consegue che la collocazione della Turchia nella NATO dopo la Seconda Guerra mondiale costituisce una minaccia strategica per la Russia, che si trova costretta a cercare un contrappeso sulla costa del Mediterraneo, perché non accada che possa essere bloccata, poi assediata, infine invasa dalla NATO attraverso la Turchia; e perché possa infine, se necessario, infiltrarsi al di là della “fibbia” turca e contrattaccare ogni probabile minaccia da parte della NATO. Notiamo qui che, alla fine degli anni 1940, l’Unione Sovietica si trovava “assediata” da uno sbarramento di paesi atlantici e di regimi dispotici filo-USA che bloccava la sua parte sud. Questo sbarramento si stendeva dalla Francia, a ovest, fino alla Cina, ad est. In Medio oriente lo sbarramento USA comportava delle dittature militari, come in Turchia e in Pakistan, e delle monarchie dispotiche imposte dall’occupazione franco-britannica all’indomani dello smembramento dell’impero ottomano nel 1918; come il regno di Iraq, gli emirati e i sultanati arabi, l’impero persiano e il regno di Afghanistan. In Asia, la Cina di Chiang Kai-Shek era un satellite USA. Per contro, nel 1947, i Sovietici hanno trovato nello Stato ebraico la loro “terra promessa”! Ciò che spiega l’approvazione da parte dell’URSS del piano di divisione della Palestina del 1947 all’ONU e poi il riconoscimento quasi immediata dello Stato di Israele, nel maggio 1948. Inoltre l’Unione Sovietica ha anche permesso al giovane Stato ebraico “di imporsi ai vicini arabi fornendogli importanti armamenti durante la guerra del 1948-1949” (13). Peraltro l’avvicinamento sovietico allo Stato ebraico ha suscitato tra gli Arabi diffidenze e rancori nei confronti dei Sovietici.


Tuttavia la luna di miele tra il paese dei kolkhoz e quello dei kibbutz era destinata a finire. Il riavvicinamento di Israele agli Stati Uniti e il peggioramento dei rapporti tra sovietici e Israeliani spinsero finalmente Mosca, qualche anno più tardi, a “ripensare profondamente la sua politica medio-orientale, intessendo rapporti con i regimi nazionalisti arabi” (14). Negli anni 1960, la Siria sotto la guida del partito Baath (15) offriva ai sovietici un contrappeso ideale nella regione, dopo che essi avevano perso ogni influenza sullo Stato ebraico. Le relazioni di cooperazione economica e militare tra i due paesi si rafforzarono progressivamente con l’arrivo al potere del presidente Hafez al-Assad nel 1970 (16), fino a diventare poi strategiche sotto il mandato del presidente Bachar al-Assad; di modo che i Russi non sembrano affatto, per nessuna ragione, pronti ad abbandonare il loro alleato strategico in momenti così critici come quelli presenti a causa della guerra arabo-atlantica contro la Siria. Prova ne sia che, dopo sedici mesi di pressioni e “proposte” arabo-atlantiche verso Mosca, i Russi sono più che mai determinati a opporsi, con tutti i mezzi possibili, a qualsiasi tentativo arabo-atlantico diretto a rovesciare il regime di Assad con la forza militare; che questa forza sia eterna o interna. A maggior ragione, ogni volta che gli Atlantici minacciano di intervenire militarmente in Siria, navi da guerra russe si dirigono verso le coste siriane.  Ricordiamo che, secondo una fonte dello stato maggiore della marina russa, due grandi navi da sbarco, la Nikolai Filtchenkov, la Cesar Kounikov ed un rimorchiatore SB-15 (17), si dirigono verso il porto di Tartus in Siria. Si tratta in effetti di due navi da guerra anfibie con migliaia di marinai, ha riferito l’agenzia Interfax (18). In poche parole, anche se la Russia e la Siria non hanno annunciato la creazione di un fronte unito, sul modello del blocco socialista all’epoca della guerra fredda, comunque la collaborazione tra i due paesi, a proposito del conflitto in Medio oriente, ha assunto effettivamente un carattere strategico.


Vale la pena notare qui che i Russi hanno già conosciuto situazioni simili nelle quali dovevano allearsi a paesi non confinanti. L’esempio più pertinente è l’alleanza franco-russa (1892-1917) contrapposta alla Triplice alleanza (19). I Russi miravano con questa alleanza ad evitare, a qualsiasi prezzo, di essere colpiti dalle ambizioni espansioniste del nuovo kaiser prussiano, Guglielmo II (20), che aveva posto fine all’alleanza dei tre imperatori (21).


“Messaggio” balistico Topol-M
In secondo luogo, è vero che la Russia, durante il mandato del presidente Boris Eltsin, ha vissuto un periodo di debolezza e involgarimento all’americana (22), ma questo periodo costituisce solo una variante, limitata ad un preciso momento storico, quello della caduta dell’Unione Sovietica. Per contro, con la presidenza di Vladimir Putin e di Dimitri Medvedev, il rapporto di forza tra la Russia e i suoi concorrenti sul piano regionale e sul piano mondiale ha subito cambiamenti costanti in favore di Mosca, ciò in funzione delle nuove scoperte ed invenzioni tecniche sul piano militare. Come testimonia il “messaggio” balistico intercontinentale inviato recentemente da Mosca alle capitali occidentali.


Per soprammercato, dopo diversi fallimenti, l’esercito russo è riuscito, il 23 maggio, a lanciare con successo il prototipo di un nuovo missile balistico intercontinentale, secondo il portavoce delle Truppe balistiche strategiche russe (RVSN), Vadim Koval: “L’ogiva di prova ha raggiunto gli obiettivi situati nella penisola di Kamchatka”. (23) Dopo due settimane, il 7 giugno, le truppe RVSN hanno effettuato un altro tiro di prova riuscito di un missile balistico intercontinentale RS-12M Topol. Il portavoce ha anche dichiarato ai giornalisti che il missile aveva raggiunto l’obiettivo con la precisione richiesta.


D’altronde, quello che caratterizza il nuovo missile sono le nuove tecnologie sviluppate durante la riproduzione dei missili di quinta generazione; cosa che riduce considerevolmente le spese di realizzazione. Questo missile di 45 tonnellate, a testata unica e a tre stadi, ha una portata massima di 10.000 km e può trasportare una ogiva nucleare di 550 chilotoni (24). L’accelerazione rapida della velocita, elevatissima al momento del lancio, gli permette di raggiungere una velocità di 7320 m/s ed a percorrere una traiettoria piana fino a 10.000 km; cosa che lo rende impercettibile dai radar ed elimina quindi l’efficacia del sistema antimissilistico USA (ABM) (25), installato in Europa e in Turchia. Il missile è anche “blindato” contro tutte le radiazioni, impulsi elettromagnetici (IEM) (26) o esplosioni nucleari ad una distanza superiore ai 500 metri; in effetti il missile è stato costruito secondo una tecnologia precisa che gli consente di essere immune ad ogni attacco laser (23).


E’ evidente che il lancio di missili balistici intercontinentali russi ha seminato il caos tra i capi della Santa Alleanza, che hanno ben decodificato il messaggio balistico di Mosca e ne hanno tratto la seguente conclusione: la posizione di Mosca sulla crisi siriana, che sia in seno al Consiglio di sicurezza o sul campo di battaglia, è una posizione ferma e seria, che riposa su costanti storiche e strategiche ben determinate, sostenute a loro volta da una potenza militare reale; e non su “bargaining” al bazar degli interessi provvisori. In effetti il lancio di missili balistici ha fatto venire meno ogni dubbio e dissipato le farneticazioni a proposito della potenza militare russa.


Così, dopo due decenni di egemonia atlantica seguita allo smembramento dell’Unione Sovietica e al periodo di debolezza e di involgarimento sotto la presidenza di Eltsin, ecco la Russia uscire dal cortile e chiedere il suo posto all’interno del tempio, coronato dagli dei del Panteon di Agrippa (28).



Note:


[1] Nella « Scuola delle donne » di Molière, Arnolfo impegna, nei suoi numerosi sproloqui, il campo lessicale dell’amore – « amoroso ardore » - con una aspirazione alla nobiltà dei sentimenti che, nello stesso tempo, si volge in ridicolo a causa delle meschinità delle sue preoccupazioni – la donna non è altro che un oggetto « sposato a metà ».


[2] Press TV. (15 giugno 2012). Russia denies entering talks on political transition in Syria.  


[3] loc. cit.


[4] L’Orient Le Jour. (21 giugno 2012). Les forces syriennes essuient de lourdes pertes sans cesser la répression.


[5] Russia Today. (20 giugno 2012).  Putin on Syria: No state can decide another's government. 
http://www.rt.com/news/putin-g20-syria-assad-252/
 
[6] Isaia, 1 :2. 


[7] loc.cit.


[8] loc. cit.


[9] al-Akhbar. (14 giugno 2012). Russia denies discussing post-Assad Syria.


[10] Racine, Jean. Ifigenia, atto IV, scena VIII.


[11] Beloff, Max. (1953). Les constantes de la politique extérieure russe. In : Annales. Économies, Sociétés, Civilisations. 8° anno, N. 4, 1953. pp. 493-497.


[12] Per secoli gli zar russi hanno sognato un accesso marittimo al mar Mediterraneo. La Francia, la Gran Bretagna e l’Impero ottomano temevano che una tale espansione mettesse in pericolo i loro interessi nella regione. Il conflitto ha raggiunto ilo suo culmine con la guerra di Crimea del 1853-1856. Circa 300 000 Russi sono morti nei combattimenti accaniti che si sono conclusi con una sconfitta militare russa.


[13] Romeo, Lisa. (16 febbraio 2012). Syrie et Russie : historique des relations de 1946 à 2012. Les clés du Moyen-Orient.  


[14] loc.cit.


[15] L’assistenza economica dell’URSS si è intensificata con l’arrivo al potere del pertito Baath nel 1963. Il nuovo regime instaura il “socialismo arabo” e avvia una importante riforma agraria e una imponente politica di nazionalizzazioni.


[16] Il 13 novembre 1970, Hafez al-Assad (1930-2000) assume il potere in Siria. Il nuovo uomo forte del paese si affida all’URSS per consolidare il suo potere e controllare le fazioni socialiste e comuniste siriane ma respinge ogni forma di ingerenza negli affari interni del paese.


[17] Russia Today. (18 giugno 2012). Russian warships 'ready to sail for Syria'. 


[18] L’Express. (18 giugno 2012). Syrie: Moscou envoie deux navires de guerre vers sa base militaire de Tartous. 

[19] L’alleanza franco-russa era prima di tutto un accordo di cooperazione militare firmato tra la Francia e l’Impero russo, che rimase in vigore dal 1892 al 1917. Esso stabiliva che i due paesi dovevano reciprocamente sostenersi se fossero stati attaccati da uno dei paesi della Triplice Alleanza (detta anche Triplice : l'Impero tedesco, l’Austria-Ungheria e il Regno d’Italia). In senso ampio si trattava di una cooperazione militare, economica e finanziaria tra le due potenze.


[20] Il nuovo kaiser Guglielmo II intendeva mantenersi le mani libere e non volle rinnovare il trattato di riassicurazione con la Russia imperiale, ponendo fine all’intesa  dei tre imperatori che Bismarck aveva sempre difeso, per evitare una guerra tra le grandi potenze.


[21] L'intesa dei tre imperatori costituisce il primo sistema di alleanza di Bismarck tra il 1871 e il 1875, tendente a isolare diplomaticamente la Francia. Il cancelliere Bismarck cercò quindi di avvicinare l’impero tedesco all’Austria-Ungheria e alla Russia.


[22] Il mandato del presidente Eltsin è stato macchiato da una diffusa corruzione al livello nazionale, da ripetute crisi politiche e una malattia che lo consumava.


[23] RIA Novosti. (23 maggio 2012). La Russie teste un nouveau missile intercontinental. 


[24] Le Courrier du Vietnam.(8 giugno 2012). La Russie teste avec succès un missile balistique intercontinental RS-12M Topol. 


[25] USA Today. (27 maggio 2008). General says Russia will counter U.S. missile defense plans.


[26] L'impulso elettromagnetico (IEM), più conosciuto col nome di EMP dall’inglese «Electromagnetic pulse» design auna emissione di onde elettromagnetiche breve e di grande ampiezza.


[27] Missile Threat. (n.d). SS-27.


[28] Il Panteon di Roma è un antico edificio religioso sul Campo di Marte, edificato per ordine di Agrippa nel 1° secolo a.C., danneggiato da diversi incendi e interamente ricostruito durante l’impero di Adriano (2° secolo dopo Cristo). In origine il Panteon era un tempio dedicato a tutte le divinità della religione antica. Venne convertito in chiesa cristiana nel 7° secolo.

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