Siria, luglio 2013 - La lotta dell’Esercito Arabo Siriano (di Bachar el Assad) è diventata una lotta di liberazione nazionale e popolare, sostenuta dalla mobilitazione dei “Comitati popolari”, le nuove milizie di quartiere. Stanno qui i veri cittadini siriani, il popolo in armi che difende famiglie, case e beni dall’assalto delle orde barbariche venute dall’estero (nella foto, manifestazione popolare di giubilo per la liberazione di Talkalakh)






L’esercito di Bachar el Assad mette in sicurezza Talkalakh e El Qariateyn

Verso la liberazione di Homs

Luc Michel (28.6.2013)



L’esercito Arabo Siriano prosegue metodicamente la sua strategia: ripulire città per città la Siria occupata dagli jihadisti e dai katiba dello pseudo ESL (Esercito Siriano Libero, la
milizia dei “ribelli”), organizzati da Occidente, Turchia e Qatar. Dopo avere liberato El Quseir e chiuso la frontiera col Libano (*), tagliando ai kollabos degli USA e della NATO, i sedicenti “ribelli”, le linee di approvvigionamento, le forze lealiste si dirigono a Homs, dove l’ESL occupa attualmente solo due quartieri. Lungo la strada, libera e mette in sicurezza le città occupate dagli jihadisti tra El Quseir e Homs. Dopo Homs ci sarà la battaglia per liberare Aleppo.


Perché la lotta dell’Esercito Arabo Siriano (di Bachar el Assad) è diventata una lotta di liberazione nazionale e popolare, sostenuta dalla mobilitazione dei “Comitati popolari”, le nuove milizie di quartiere, che ho avuto l’onore e il piacere di incontrare nel quartiere antico di Damasco qualche giorno fa. Stanno qui i veri cittadini siriani, il popolo in armi che difende famiglie, case e beni dall’assalto delle orde barbariche venute dall’estero.


I media della NATO confermano la vittoria strategica di El Quseir
Le Temps (Ginevra) ha appena pubblicato un lungo “patos” in onore degli jihadisti dell’ESL-al-Nosra, con il titolo “Gli ultimi giorni di El Quseir” (sic!). A parte l’empatia vomitevole della sinistra bobo (borghese-bohème, ndt) svizzera nei confronti dei terroristi barbuti (simile a quella del parigino Le Monde, cui il quotidiano ginevrino è legato redazionalmente), si può notare l’ammissione del ruolo strategico di El Quseir, “la disfatta di El Quseir” costituendo “una svolta nel conflitto siriano”.


“La città di El Quseir occupa una posizione strategica a una quindicina di chilometri dalla strada che collega Damasco a Homs e alla costa mediterranea. Conquistata nel 2012 dai ribelli, essa avrebbe potuto permettere di avanzare verso sud e, potenzialmente, di recidere uno dei collegamenti essenziali per il regime, quello tra la capitale e la regione costiera, il bastione alawita dove Bachar el Assad gode di ampio sostegno. E’ per questa ragione che, in maggio, Damasco ha lanciato una forte controffensiva. Vi hanno partecipato le forze di Hezbollah. Il loro capo - Hassan Nasrallah – ha inviato i suoi combattenti all’assalto dei ribelli. Le truppe agguerrite e motivatissime di Hezbollah hanno fatto la differenza. I villaggi sono caduti uno dopo l’altro, e i ribelli, a decine di migliaia, hanno ripiegato su El Quseir, diventata una trappola mortale(…). Lì è cominciato il Calvario”.


Talkalakh liberata. Manifestazione popolare a Talkalakh per festeggiare la messa in sicurezza della città
La città di Talkalakh, nell’ovest del paese, vicina alla frontiera libanese (vedi la carta) è finalmente libera. Dopo la lunga notte dell’occupazione e delle atrocità jihadiste. E’ una nuova località strategica sulla frontiera libanese sottratta all’ESL. “Una città dalla quale passava una delle principali arterie del traffico di armi provenienti dal Libano”, precisa SANA (l’agenzia di stampa siriana).



Gli abitanti della città, tra cui molte donne coi capelli al vento, hanno manifestato giovedì sulla piazza, per esprimere la loro gioia per il ristabilimento dell’ordine e della stabilità, dopo che l’esercito di Assad ha ripulito la città dai gruppi terroristi armati.


I manifestanti hanno espresso la loro soddisfazione per l’espulsione dei terroristi dalla città, affermando l’importanza del dialogo avviato dai servizi competenti a Homs per regolarizzare la situazione di molti cittadini che sono stati ingannati (dai “ribelli” e si sono uniti alla “insurrezione”).


Il World Tribune (Londra) evoca un rapporto della NATO che dice che Assad vincerà la guerra, conquistando il cuore e gli spiriti dei Siriani (“ Assad winning the war for Syrians’ hearts and minds”), quella conquista dei cuori e delle menti nella quale i teorici militari francesi della guerra d’Algeria vedevano il punto chiave della guerra rivoluzionaria e della contro-insurrezione. La popolazione di Talkalakh, dopo quella di El Quseir, danno loro ragione.



 

Il governatore di Homs, Mounir Mohammad, ha affermato che la manifestazione è una vera e propria risposta alle accuse dei media, complici della NATO nello spargimento del sangue siriano e che tentano di provocare la sedizione nel popolo siriano. Ha annunciato che il governo si adopererà per realizzare una cittadella industriale a Talkalakh, per offrire opportunità di lavoro ai suoi cittadini.


Il governatore ha invitato gli abitanti di Talkalakh, costretti dai terroristi ad abbandonare le loro case, a rientravi, soprattutto dopo che la situazione di molti cittadini che avevano combattuto coi “ribelli” è stata oramai regolarizzata.
Da parte sua, Akram Qleicheh, presidente del Consiglio Comunale di Talkalalh, ha dichiarato che sono già cominciati i lavori per riattivare tutti i servizi pubblici.


Anche El Qariateyn liberata…
Lungo la strada, e di fronte a degli jihadisti con il morale a terra, l’esercito regolare di Bachar el Assad ha liberato anche El Qariateyn, nella parte est della provincia di Homs. La televisione di Stato siriana ha assicurato che l’esercito ha “ripristinato la pace e l’ordine” a El Qariateyn.


Si noterà una volta di più che i media della NATO hanno in questa occasione  abbandonato ogni pudore, dimenticando i principi elementari della deontologia. Le puttane dell’AFP (Agenzia France Press) hanno osato titolare “Siria: l’esercito attacca una località del centro” (sic!). Facendo un indecente copia-incolla della propaganda jihadista dell’OSDH (Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo), l’officina di propagandastaffel (in tedesco: squadra di propaganda, era un servizio di controllo della stampa francese da parte delle autorità tedesche di occupazione, ndt) degli MI5 e MI6 inglesi, con sede a Londra. “L’esercito siriano ha lanciato giovedì un assalto contro una località della provincia di Homs (centro), dopo diversi giorni di combattimento contro i ribelli” (resic!), disinformava lo pseudo  “Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo” (OSDH)


Verso la liberazione di Homs
Dopo il rastrellamento di Tallakh, i soldati dell’esercito regolare continuano le loro operazioni nella città di Jabal Ghalyoum. A Al Ghaboun, a Barzé, a Jubar ed a Hajar al Asswad, proseguono violenti combattimenti e i terroristi hanno subito pesanti perdite.


L’esercito arabo siriano di Bachar el Assad ha lanciato nelle ultime settimane una vasta campagna contro i villaggi intorno a Homs, soprannominata dalla propaganda dell’ESL e della NATO la “capitale della rivoluzione” (sic!). “Ma nella quale solo qualche enclave resta oggi nelle mani dei ribelli”, ammette AFP. “Nella stessa città di Homs, i rari quartieri ancora nelle mani degli insorti sono assediati… da più di un anno”.


A inizio giugno, l’esercito regolare ha riportato – grazie all’aiuto dei combattenti di Hezbollah libanese – una importante vittoria riconquistando il bastione jihadista di El Quseir nella medesima provincia.


A nord della capitale provinciale, le truppe hanno moltiplicato negli ultimi giorni le offensive, per tentare di venire a capo di altri feudi jihadisti: Rastane, Talbissé e Hula. Più a est in questa provincia, la più estesa del paese, resistono sacche terroriste sparse, isolate, soprattutto a Palmyre, nel deserto orientale.


Nel nord del paese, a Aleppo, dove l’ESL (le milizie “ribelli”) occupa ancora due quartieri, “combattimenti proseguono nel quartiere Rachidine”, dove gli jihadisti hanno lanciato diversi giorni fa una offensiva disperata contro le zone tenute dai lealisti.


Ancora più a nord, sulla frontiera turca (**), gli jihadisti dell’ESL, di fatto dei katiba del Fronte al-Nosra (al-Qaida in Siria), appoggiati da forze speciali turche motorizzate, fronteggiano in violenti combattimenti le milizie curde del PYD (il PKK in Siria). Cosa che non impedisce ai media della NATO (una mediamensogna in più o in meno non conta) di parlare di un fantomatico asse ESL-PYD. Come Le Temps (Ginevra) del 27 giugno che parlava di fantomatici “combattenti curdi che proteggono una posizione dei ribelli ad Aleppo” (sic!). “Le milizie curde si sono da poco alleate coi ribelli siriani per difendere questa città-chiave del nord del paese” (resic!), scriveva in spregio ad ogni verità il fan club svizzero degli jihadisti…



http://www.syria-committees.org/syria-committees-vers-la-liberation-de-homs-larme-arabe-syrienne-securise-talkalakh-et-al-qariateyn/



Riferimenti :


(*) Cfr. Luc Michel, Al Qousseir : la mère de toutes les batailles syriennes
 
http://www.lucmichel.net/2013/05/26/syria-committees-al-qousseir-la-mere-de-toutes-les-batailles-syriennes/


(**) Cfr. Syria Committes / The FSA – al-Nusra dirty war in north Kurdistan, tahat western medias do not want to see
 
http://www.syria-committees.org/syria-committees-the-fsa-al-nusra-dirty-war-in-north-kurdistan-that-western-medias-do-not-want-to-see/

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