Crisi siriana, marzo 2015 - La guerra civile che prosegue in Siria evolve col passare del tempo. Daech (IS) resta in primo piano, ma non avanza più da mesi, soprattutto a causa degli attacchi aerei della coalizione. Gli Statunitensi si rendono però conto che gli attacchi aerei non saranno sufficienti ad avere ragione di questo movimento salafo-jihadista (nella foto, distruzione di opere d'arte nel museo di Mosul)







C2fR (Centre Français de Recherche sur le Renseignement), 9 marzo 2015 (trad.ossin)


Siria: riorganizzazione dell’opposizione

Alain Rodier


La guerra civile che prosegue in Siria evolve significativamente col passare del tempo. Daech (IS) resta in primo piano, ma non avanza più da mesi, soprattutto a causa degli attacchi aerei della coalizione, cui non partecipa la Francia per non “aiutare” indirettamente il governo di Bachar el Assad (1), tuttora considerato nelle alte sfere come il nemico da abbattere. Gli Statunitensi, meno appesantiti da “remore sociologiche”, si rendono però conto che gli attacchi aerei non saranno sufficienti ad avere ragione di questo movimento salafo-jihadista.

Daech, peraltro, fa di tutto per sollecitare un attacco terrestre da parte delle forze occidentali, o in Siria o in Iraq. La distruzione dei siti archeologici e di antiche opere d’arte rientra in questa strategia: è come agitare un fazzoletto rosso. Abou Bakr al-Bagdadi (il “califfo” di Daech) sa che un intervento diretto dei “crociati” spingerebbe la popolazione sunnita a sostenerlo, addirittura a unirsi a lui, tanto l’odio anti-occidentale è forte tra di loro. D’altronde è questa la differenza che corre tra le tribù sunnite siriane e irachene. Se queste ultime sono ancora, in linea di massima, a lui favorevoli, non è lo stesso in Siria, dove i combattenti di Daech vengono percepiti come degli “stranieri”.



La distruzione delle opere d'arte è il "fazzoletto rosso" che Daech agita dinanzi
al toro USA, per spingerlo a intervenire direttamente


Per aggirare questa difficoltà, gli USA, sostenuti dalla Turchia, l’Arabia saudita, gli Emirati del Golfo persico e la Giordania, forniscono aiuti alla ribellione siriana, sperando nella formazione di brigate di combattenti “moderati”, che fronteggino contemporaneamente sia Daech, che il governo siriano. Tuttavia le difficoltà provengono da due parti.

Prima di tutto i Curdi, sicuramente molto combattivi – lo hanno dimostrato durante la battaglia di Kobané – che non hanno però alcuna intenzione di spingersi più a sud, al di là delle loro zone di insediamento. Il loro obiettivo è noto: fondare a breve uno Stato curdo lungo la frontiera turca (2).  Al di là delle dichiarazioni di circostanza rilasciate da qualche capo locale, è addirittura legittimo interrogarsi sulla loro reale volontà di scacciare Bachar el Assad e il suo governo da Damasco. Peraltro sembra prevalente, a oggi, una sorta di patto di non aggressione tra le due parti. Quel che è certo è che i Curdi non hanno alcun interesse a che si istalli, a Damasco, un regime salafo-jihadista, il cui primo obiettivo sarebbe quello di scacciare tutte le minoranze, compresi i Curdi.

In secondo luogo, i gruppi “moderati” che non si ispirano a ideologie salafo-jihadiste hanno una modestissima forza militare. Per le popolazioni, gli obiettivi politici di queste formazioni sono incomprensibili e la parola “democrazia” non vuol dire molto per loro, con l’eccezione di qualche rarissimo intellettuale, generalmente esiliato in Occidente, dunque tagliato fuori dalla realtà del terreno. Essi godono di scarsissimi consensi popolari, quando non risultano puramente e semplicemente invisi, in quanto molti di essi vengono considerati più come bande di strada, che come resistenti.


La sconfitta dei gruppi sostenuti dagli Statunitensi

Harakat Hazm era uno dei movimenti sui quali gli Statunitensi puntavano molto (3), fino alla sua auto-dissoluzione nel marzo 2015. Essa è seguita alla recente sconfitta subita per mano del Fronte Al-Nusra, il braccio armato ufficiale di Al Qaeda “storica” in Siria. I due movimenti hanno coabitato – perfino cooperato – fino al febbraio del 2015, quando lo sceicco Abou Issa al-Taqba – un leader di Al-Nusra – e tre suoi luogotenenti sarebbero stati rapiti e assassinati da elementi di Hazm. Già un mese prima, Al-Nusra aveva accusato Hazm di massacrare i civili e di torturare i prigionieri. Vi erano state allora delle scaramucce nel campo cheikh Salman, a nord di Aleppo. Hazm aveva allora accusato Al-Nusra di essere una banda di “takfir” (miscredenti). Era intervenuta una fragile tregua, solo grazie alla mediazione del Fronte Islamico (FI), una importante coalizione legata all’Arabia Saudita. Ma la sparizione successiva dei suoi leader, attribuita a Hazm, è stata considerata come una vera e propria dichiarazione di guerra da parte di Al-Nusra, che ha assalito le postazioni avversarie a nord di Aleppo, tra il 28 febbraio e il 1° marzo. 80 vittime – tra cui 50 elementi di Hazm – sarebbero da lamentare.

Dopo la dissoluzione di questo movimento, i suoi attivisti dovrebbero integrarsi nel Jabbat al-Shamiyah (Fronte del Levante), una coalizione che raggruppa Ahrar al Sham – alleato di Al-Nusra – lo Jaish al-Mujahiddin e Harakat Nour al-Din al-Zenki – due gruppi vicini agli Stati Uniti. Tuttavia il Consiglio consultivo di Al-Nusra (l’organismo di comando) esige che i capi di Hazm, un movimento che considera come una “gang criminale”, vengano processati per i loro crimini dinanzi a tribunali islamici.

Questa sconfitta tradisce la debolezza tattica del gruppo, ma dimostra anche che le unità addestrate dagli Stati Uniti non godono di buona stampa all’interno della ribellione siriana. Prova ne sia che nessun altro gruppo è intervenuto in aiuto di Hazm, quando è stato attaccato.



Abou Hammam al-Chami, capo militare di Al-Nusra, morto in circostanze non chiare


Già a novembre 2014, il Fronte Al-Nusra e i suoi alleati del Jund al-Aqsa avevano cacciato il Fronte rivoluzionario siriano (FRS), anch’esso sostenuto da Washington, dalla provincia di Idib, e costretto il suo leader, Jamaal Maarouf, ad allontanrsi precipitosamente dal suo covo di Jabal al-Zawiya per rifugiarsi, insieme a qualche fedelissimo, in Turchia. Da allora tutta la provincia di Idib è nelle mani di Al-Nusra, alla quale hanno aderito gran parte delle truppe del FRS. Si dimostra quindi che attivisti considerati “moderati” possono unirsi con facilità ai gruppi radicali, quando i rapporti di forza pendono a loro sfavore.

La sparizione di queste due unità, create e sostenute dalla divisione per le operazioni speciali della CIA, accresce la sfiducia di Washington che ha anche visto le armi cha aveva loro fornito – in particolare, da 60 a 90 missili anticarro TOW – passare nelle mani dei salafo-jihadisti. Teoricamente, per consentire un controllo sull’uso di queste armi, i ribelli avrebbero dovuto filmarne l’utilizzo! Continua tuttavia il programma di formazione e di equipaggiamento di altre forze ribelli in Turchia e in Giordania. Molti capi ribelli, però, della cui lealtà non ci si fida, non vengono più invitati alle riunioni di coordinamento organizzate segretamente dalla CIA nei paesi confinanti con la Siria. Inoltre, più nessuna arma di provenienza statunitense viene inviata nella regione di Idib, interamente passata sotto il controllo di Al-Nusra.


Che cosa sta diventando al-Nusra?

Il capo militare di al-Nusra, Abou Hammam al-Chami – alias Farouq al-Suri – sarebbe morto il 27 febbraio nel villaggio di Hobait, a sud di Idib, insieme a tre suoi aiutanti. Anche se le circostanze della sua morte – che è stata confermata – non sono chiare (4), l’importanza della sua scomparsa appare cruciale. Questo ex combattente dell’Afghanistan e dell’Iraq, che ha giurato personalmente fedeltà a Osama Bin Laden e che ha conosciuto Abou Moussab Al-Zarqaoui, possedeva capacità operative superiori a quelle di Abou Mohammad al-Juliani, l’emiro di Al-Nusra.

A inizio 2015, emissari del Qatar avrebbero preso contatti con Juliani per chiedergli di rompere il suo vincolo di fedeltà ad Al Qaeda ”canale storico”, onde poter assumere la direzione delle operazioni contro Daech e il regime siriano. Infatti al-Nusra, coi suoi 5-6.000 combattenti, si afferma progressivamente come l’unica forza militarmente sufficientemente potente e sufficientemente motivata ideologicamente (5), per sbarrare la strada a Daech, potendo perfino creare un proprio califfato nella provincia di Idib. Inoltre i suoi attivisti ottengono qualche successo contro il governo siriano, essendo riusciti per esempio ad attaccare, a inizio marzo 2015, la sede dei servizi segreti dell’aviazione siriana ad Aleppo (6). Sono anche molto attivi nel sud ovest del paese, nel triangolo Damasco, Quneitra, Deraa. Diversamente che a nord ovest, qui collaborano con l’opposizione “moderata”, rappresentata dall’Esercito Siriano Libero (ESL), nei combattimenti impegnati contro l’alleanza tra l’esercito regolare siriano, i pasdaran iraniani e Hezbollah. Per spiegare come ciò sia possibile, occorre tenere presente che la gerarchia di al-Nusra non è di tipo piramidale come quella di Daech. Si tratta piuttosto di un agglomerato di gruppi relativamente indipendenti che, ufficialmente, sono agli ordini della Chura (Consiglio consultivo). D’altronde molti esponenti di questo organismo di comando non accetterebbero una eventuale rottura con Al Qaeda “canale storico”, che considererebbero come un tradimento. La morte di Al-Chami, che si opponeva a questa ipotesi, deve forse inquadrarsi nel contesto di questa lotta di influenza che si gioca ai più alti livelli del movimento.



Abou Mohammad al-Juliani, emiro di Al-Nusra


Il Qatar e gli Emirati del Golfo Persico riporrebbero tutte le loro speranze nella nascita di una nuova entità che ripudiasse il nome al-Nusra e tagliasse il cordone ombelicale che la lega a Al-Zawahiri, in modo da renderla più presentabile. Costituisce peraltro un grande problema, per la realizzazione di questo progetto, che Al-Nusra sia menzionata nella lista dei movimenti terroristi dagli Stati Uniti e sia condannata dalle Nazioni Unite. Ciò senza peraltro contare che il suo obiettivo finale resta la creazione di un califfato islamico in Siria (per cominciare), dove si applichi la charia pura e dura. Con tutta evidenza, questo movimento è ostile agli Occidentali e alle minoranze siriane (Alauiti, Curdi, cristiani, ecc).

Infine Al-Nusra non è l’unica ad essere attiva nel nord della Siria. Recentemente si è formata Jabhat Ansar al-Dine (Fronte dei difensori della religione), una coalizione di quattro movimenti di opposizione al governo di Bachar el-Assad. Vi fanno parte Jaish al-Muhajireen al-Ansar (JMA), Harakat Sham al-Islam (Movimento islamico per il Levante) – due movimenti già iscritti nella lista nera degli Stati Uniti – Khatibat al-Khadra e Fajr al-Sham. La particolarità di questa coalizione è che essa è composta maggioritariamente da combattenti stranieri. In JMA militano molti Caucasici; Harakat Sham al-Islam, fondata da tre ex detenuti marocchini di Guantanamo, accoglie Maghrebini e Khatibat al Khadra dei Sauditi. Questa coalizione si sforza di apparire “neutrale” nel conflitto che oppone Al-Nusra a Daech. Si sarebbe perfino proposta – senza successo – come mediatrice. Non è impossibile che si allei, un giorno, coi vincitori.


Note:

(1)    Gli aerei francesi che partecipano agli attacchi contro Daech in Iraq hanno ricevuto l’ordine formale di non sorvolare lo spazio aereo siriano. Ciò complica le manovre dei piloti quando le missioni si svolgono nel nord ovest del paese

(2)    Cosa che spiega le reticenze di Ankara, che non ne vuole sapere

(3)    Leggi: Note d’actualité n. 370 dell’ottobre 2014 “Etats-Unis: soutien aux rebelles syriens”

(4)    Sarebbe rimasto ucciso durante un bombardamento aereo. Gli insorti affermano che si trattava di aerei della coalizione, ma gli USA assicurano che non vi sono stati bombardamenti in quella zona. Potrebbe trattarsi dell’aviazione siriana, ma noni si può essere sicuri di niente

(5)    E tuttavia le ideologie di Al-Nusra e di Daech sono molto simili, perché entrambe derivano dal salafismo. Lo scontro tra i due movimenti ha natura soprattutto personale. Se al-Bagdadi (capo di Daech), che ha rinnegato al-Zawahiri (capo di Al Qaeda), dovesse mancare, non è impossibile che Daech si allei con Al-Nusra

(6)    20 militari e 14 ribelli sarebbero rimasti uccisi durante l’assalto seguito all’esplosione di una carica collocata nel sottosuolo di un edificio vicino          


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