ProfileCrisi siriana, 6 marzo 2018 - Un Telegramma Diplomatico confidenziale rivela la strategia dell'Occidente per la Siria. Impedire che si raggiunga la pace, per mantenere un piede nel territorio attraverso le milizie jihadiste al soldo dei paesi occidentali (nella foto, la Conferenza per la Sicurezza di Monaco)   

 

Prochetmoyen-orient.ch, 19 febbraio 2018 (trad. ossin)
 
Syrieleaks, un cablogramma diplomatico britannico rivela la “Strategia dell’Occidente”
 
In un inglese un po’ familiare ma preciso, Benjamin Norman – diplomatico dell’ambasciata britannica a Washington incaricato del dossier Vicino e Medio Oriente – parla, in un Telegramma diplomatico confidenziale (TD) del 12 gennaio 2018, della prima riunione del « Gruppetto statunitense sulla Siria » (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita e Giordania), tenutasi a Washington l’11 gennaio 2018. 
 
In questo TD di cinque pagine, svela i dettagli della « strategia occidentale » in Siria: divisione del paese, sabotaggio degli accordi di Sotchi, recupero della Turchia e istruzioni trasmesse al rappresentante speciale dell’ONU Staffan de Mistura che guida i negoziati di Ginevra. Un testo non ufficiale (di 8 pagine) accompagna questo TD in previsione della seconda riunione del « Gruppetto ». Che si è tenuta a Parigi il 23 gennaio scorso, soprattutto dedicata all’uso di armi chimiche e alle « consegne » trasmesse dal « Gruppetto statunitense » a Staffan de Mistura.
 
Alla riunione dell’11 gennaio di Washington hanno partecipato: Hugh Cleary (capo del Dipartimento Vicino e Medio Oriente del Foreign Office) ; Jérôme Bonnafont (direttore ANMO/Africa del Nord e Medio Oriente del Quai d’Orsay) ; David Satterfield (Segretario di Stato aggiunto USA con delega al Medio Oriente) ; il giordano Nawaf Tell e il saudita Jamal al-Aqeel. Lo statunitense ha aperto i lavori precisando che la seconda avrebbe avuto luogo a Parigi il 23 gennaio.
 
David Satterfield ha confermato che il presidente Trump aveva deciso di mantenere una importante presenza militare in Siria, nonostante sia oramai stata ottenuta la vittoria contro l’« Organizzazione Stato Islamico » (Daesh); chiarendo che il costo a carico degli USA è di quattro miliardi di dollari all’anno. Ha precisato che questa presenza dovrà impedire qualsiasi re-insorgenza di Daesh, ma soprattutto impedire agli « Iraniani di istallarsi durevolmente (in Siria) e avere un peso nella ricerca di una soluzione politica ». In terzo luogo, ha insistito sul fatto che la prima riunione del « Gruppetto » avrebbe anche dovuto fornire un « sostegno materiale e politico importante a Staffan de Mistura per « consolidare i negoziati di Ginevra ». Tutti i partecipanti hanno accolto molto positivamente questa messa a punto nell’auspicio di « realizzare progressi sostanziali in Siria nel corso dell’anno 2018 » e di « dare una risposta alla propaganda sulla vittoria russa ». Poi i partecipanti hanno insistito sul « desiderio russo di giungere ad una soluzione politica », che occorreva utilizzare per rendere « più operativi » gli obiettivi del « Gruppetto ».
 
Consolidare il processo di Ginevra
 
Gli Stati Uniti hanno fatto notare che non partecipano più di fatto alle riunioni di Astana, avendo ridotto « la loro partecipazione ad un livello molto basso, per sottolineare il prevalente impegno verso i negoziati di Ginevra » ; in termini definitivi, si è deciso di « cancellare concettualmente Astana per tornare a Ginevra ». Hanno poi stimato che fino ad oggi « Ginevra era stata un fallimento, nonostante l’impegno di Staffan de Mistura ». Si sono mostrati prudentissimi quanto all’inserimento del cessate il fuoco nelle discussioni di Ginevra: « perché la verità è semplicemente che non abbiamo la capacità di impedire al regime di rosicchiarsi poco a poco le sacche di opposizione restanti, a Idleb e nella Ghuta orientale ».
 
Il TD fa stato dei grandi progressi « realizzati dall’opposizione nel corso degli ultimi mesi », sottolineando che essa « dovrà dare prova di una flessibilità ancora maggiore per evitare che il regime abbandoni Ginevra (…) mentre gli Statunitensi non sono disposti ad appoggiare in alcun modo un governo di transizione come previsto dalla risoluzione 2254 (del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) ». Il testo aggiunge che « sarebbe comunque utile che l’opposizione cessasse di agitare questa ipotesi ogni cinque minuti … » E’ anche stato convenuto che « l’opposizione debba dimostrare maggiore flessibilità e smetterla di agitare lo spauracchio di un governo di transizione », gli Statunitensi hanno aggiunto che, senza aver cambiato opinione quanto allo smembramento della Siria e alla cacciata di Bachar al-Assad, bisogna prima di tutto continuare a muoversi procedendo ad una « prudente manipolazione » dell’opposizione.
 
Il rappresentante francese – Jérôme Bonnafont – ha sollevato il problema di una eventuale partecipazione di Bachar al-Assad a future elezioni. David Satterfield ha risposto che « l’obiettivo era di creare condizioni e istituzioni che consentissero la tenuta di elezioni che Assad non possa vincere ». Satterfield ha aggiunto « che non ci sono ragioni ‘flagranti’ per impedire ad Assad di essere candidato ». In tali condizioni, si tratta soprattutto di testare le intenzioni della Russia, soprattutto perché accetti che « il Regime venga portato a discutere di una nuova Costituzione, di elezioni libere sotto il controllo delle Nazioni Unite e della realizzazione di un clima suscettibile di favorire questi due processi ». Tutti i membri della riunione del « Gruppetto » si sono trovati incondizionatamente d’accordo sul fatto di « non doversi ritenere più soddisfatti dei discorsi melliflui di Lavrov, per mettere Mosca sotto pressione ». Per Satterfield, occorre spingere i Russi ad abbandonare Assad, « attraverso convocazioni del Consiglio di Sicurezza ed un’ampia campagna di comunicazione pubblica », ritenendo che la ri-elezione annunciata di Vladimir Putin renda positivamente più fragile la posizione russa…
 
Sabotare e strumentalizzare Sotchi
 
Una delle conclusioni di questa prima riunione del « Gruppetto » è assolutamente chiara: « ridare vigore a Ginevra perché Sotchi diventi irrilevante » ; la Francia reclama anche maggiore « trasparenza sulla posizione russa ». Ma bisogna ancora non opporsi « frontalmente » a Sotchi « che ha il vantaggio di tenere insieme una parte non trascurabile della società civile siriana », per riportare gli « apporti più positivi a Ginevra, e così rinnovare e rilanciare il format di Ginevra ». 
 
I Sauditi hanno messo in guardia contro un « rischio di frammentazione dei diversi gruppi dell’opposizione e chiesto un aiuto per mantenere la loro coesione ». Satterfield ha risposto che i loro rappresentanti dovrebbero « impegnarsi maggiormente nella ricerca di una soluzione politica, piuttosto che approfittare dei loro sontuosi salari e dei lunghi soggiorni in gradevoli alberghi ». La Francia è stata d’accordo insistendo sulla « comunicazione ». A questo proposito, il TD britannico contiene il seguente commento : « purtroppo, la Quinta Repubblica francese non ha vocazione a finanziare questo impegno », e i rappresentanti britannici hanno ricordato « che la comunicazione dell’opposizione è stata finanziata in primo luogo dal… Regno Unito ». 
 
David Satterfield ha poi spiegato che l’opposizione turca alle « Unità di protezione del popolo curdo (YPG) » impedisce ai Curdi di partecipare a Ginevra. Pur comprendendo la posizione di Ankara, ha sottolineato « che non si può ignorare questo gruppo che controlla un terzo della Siria (SIC) e ha sostenuto la gran parte della guerra contro Daesh ». Ha spiegato che « gli Stati Uniti cercano di stabilire una leadership multietnica nel nord est della Siria, per limitare l’egemonia delle YPG ». Si tratta quindi di imporre le FDS (Forze Democratiche Siriane, in maggioranza curde e controllate dagli USA) nel processo di Ginevra.
 
Commento dell’autore del TD : « capisco che gli Stati Uniti vogliono nominare William (Bill) Roebuck, il loro ex ambasciatore in Bahrein, come rappresentante speciale delle FDS. Voglio seguirli, ma vale la pena di ricordare – secondo le discussioni separate che abbiamo tenuto, per esempio con Fiona Hill – che le relazioni tra gli Stati Uniti e la Turchia sono già pessime e non sembrano poter migliorare. Di conseguenza gli Statunitensi non sono i meglio messi per fare – in solitaria – il lavoro grosso con le FDS e Ankara ». L’obiettivo è chiaramente definito: « portare Staffan de Mistura ad accettare a Ginevra una struttura tripartite che incorpori l’opposizione, Assad e le FDS ». 
 
Del resto il segretario di Stato aggiunto dice che un « Testo confidenziale – Reviving the Syrian Political Track in Geneva– sarà trasmesso a Staffan de Mistura prima della riunione del 23 gennaio a Parigi, « per mettere i Russi con le spalle al muro ». Questo documento prevede : « una Road Map politica, elementi di una riforma costituzionale, la struttura dell’ONU per la supervisione delle elezioni e direttive per creare un ambiente pacificato ». 
 
Da parte loro, i Giordani hanno definito la sessione del « Gruppetto » come la « riunione pubblica più segreta di tutti i tempi ». E il redattore del TD conclude: « occorre, al momento, che il gruppo resti composto solo dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dall’Arabia Saudita e dalla Giordania. I prossimi ad essere invitati dovranno essere l’Egitto e la Germania (cosa che abbiamo chiesto). Anche la Turchia dovrebbe entrare a far parte del gruppo, ma la discussione con essa rischia di essere avvelenata dalla questione curda, e questo renderà più difficile la neutralizzazione di Astana. Non c’è dunque urgenza ad inserire questi tre paesi ».
 
Commenti bellicisti
 
I commenti riportati a conclusione del TD sono molto eloquenti per quanto concerne l’avvenire della strategia occidentale in Siria. Le tre conclusioni essenziali sottolineano « una vera riaffermazione della leadership degli Stati Uniti dietro le quinte … ». La seconda prospettiva consiste nel « mantenere la pressione sulla Russia, anche se non dovesse riuscire a convincere Mosca ad abbandonare il regime, come speriamo ». Su questo punto, « dobbiamo continuare – cosa che già facciamo – a denunciare l’orribile situazione umanitaria e anche la complicità russa nella campagna di bombardamenti con obiettivi civili ». Infine, conclude il redattore del TD, « gli Statunitensi mi hanno detto quanto hanno apprezzato il nostro contributo e il nostro appoggio nei mesi scorsi, mentre stavano ancora ultimando la loro strategia ».
 
Ecco che non può prevedersi una imminente uscita dalla crisi in Siria, in un contesto segnato da quattro evoluzioni importanti tra le più preoccupanti. 1) Gli Stati Uniti hanno deciso di rafforzare e diversificare il loro arsenale nucleare. Il Pentagono ha appena annunciato che svilupperà delle armi nucleari tattiche miniaturizzate « per adattarsi alle nuove minacce internazionali ». Il presidente iraniano Hassan Rohani ha risposto: « come si può parlare di pace mondiale e, nello stesso tempo, annunciare lo sviluppo di nuove armi nucleari destinate ai principali nemici? »
 
2) I ministri della Difesa della NATO si sono accordati il 14 e 15 febbraio scorsi a Bruxelles sulle grandi linee di una nuova riforma delle strutture di comando dell’Alleanza Atlantica. Questa « riforma – la più importante dalla fine della Guerra Fredda », secondo il generale Jens Stoltenberg, viene proposta dagli USA. Mira a rendere l’Alleanza più efficace in caso di crisi ad alta intensità. In pratica si tratta di « meglio dissuadere e rispondere alle nuove minacce che provengono da certi Stati, primo tra tutti la Russia ».
 
3) All’indomani dell’abbattimento di un caccia israeliano nello spazio aereo siriano e, mentre la polizia israeliana chiede l’incriminazione del primo ministro Benjamin Netanyahu per corruzione, Tel-Aviv accusa l’Iran di impiantarsi in Siria e minaccia ulteriori operazioni militari. Non è la prima volta che il primo ministro israeliano – che non vuole dimettersi – utilizza la ripresa della tensione regionale per consolidare il suo potere personale e l’alleanza con l’estrema destra del paese.
 
4) Infine il sostegno militare di Washington ai Curdi di Siria continua a provocare l’ira di Ankara. La crisi di fiducia è consumata e l’asse turco-statunitense è al limite della rottura. Secondo contingente della NATO, l’esercito turco ha dovuto adattarsi alla svolta conservatrice e anti-occidentale seguita al golpe fallito di luglio 2016. Un generale di tendenze conservatrici e islamiste è stato appena in caricato di ristrutturare l’esercito turco sguarnito dalle purghe.
 
La Conferenza sulla sicurezza di Monaco, 17 febbraio 2018
 
Prochetmoyen-orient.ch, 26 febbraio 2018
 
Syrieleaks, seguito, propaganda e dividenti…
 
A richiesta di diversi lettori e ascoltatori, torniamo sulla « notizia esclusiva » della settimana scorsa (19 febbraio 2018), pubblicata da prochetmoyen-orient.ch (numero 166) : « Syrieleaks : un cablogramma diplomatico svela la strategia occidentale ». 
 
E’ il leggendario Pierre Lazareff che diceva che « per un giornalista, pubblicare uno scoop è sempre una prova, se non un dolore ». E il patron di France-Soir non conosceva ancora le reti digitali (abusivamente chiamate « reti sociali »), le Fake News e le future leggi sulle Fake News… 
 
Ci sono prima di tutto quelli che vi ingiungono di mostrare il documento. Ci sono anche quelli che vi dicono che i « media seri non ne parlano ». Ci sono anche quelli che vi chiedono come se niente fosse di svelare le vostre fonti. Altri infine si stupiscono della « vostra discrezione in rete », non comprendendo come si possa vivere senza riportare immediatamente fatti, gesti, emozioni nelle reti sociali! 
 
Non riescono nemmeno a immaginare che uno non abbia alcun profilo face o tweet o altro, né che abbia superato l’età in cui ci si precipita negli studi televisivi, al fianco di esperti autoproclamati in questo e in quello… In realtà, che cosa è successo veramente?
 
Epistemologia di uno scoop
 
Datato 12 gennaio 2018, il telegramma diplomatico britannico (TD) – firmato da  Benjamin Norman (che segue i dossier del Vicino Oriente all’ambasciata della Gran Bretagna a Washington) – è circolato molto nei corridoi della Wehrkunde, l’ultima conferenza sulla sicurezza di Monaco (dal 16 al 18 febbraio scorsi). Perché? Perché questo documento – abbastanza eccezionale – rivela il contenuto di una riunione (del « Gruppetto sulla Siria », che riunisce diplomatici di alto rango statunitensi, britannici, francesi, sauditi e giordani), che avrebbe dovuto restare strettamente confidenziale. 
 
Perché ? Perché rivela, per filo e per segno, la « strategia occidentale » concernente la Guerra in Siria : alimentare e moltiplicare le ostilità con tutti I mezzi pur di impedire una Pax Russa; proseguire una intensa campagna di comunicazione sui bombardamenti russi e siriani che uccidono civili;  manovrare il rappresentante speciale della Nazioni Unite per la Siria – Staffan de Mistura – con una road map vincolante; sabotare la conferenza di pace di Sotchi per rilanciare Ginevra in un format tripartito: opposizione siriana, governo siriano e Forze democratiche siriane (FDS – principalmente costituite da ausiliari curdi agli ordini del Pentagono).
 
Tra le righe, il TD britannico descrive i due principali obiettivi politici perseguiti: sabotare la conferenza di Sotchi e mettere in campo una campagna di demonizzazione di Assad e dei Russi, simile a quella che accompagnò la liberazione di Aleppo nel dicembre 2016, per enfatizzare la portata distruttrice della riconquista, da parte dell’esercito del governo siriano, della Ghuta orientale (banlieue di Damasco) strappandola a vari gruppi terroristi. Leggendo il documento, si capisce che questa strategia occidentale (non vuole che la guerra abbia termine con la sconfitta dei terroristi, ma) opti per una « guerra senza fine » in Siria, denunciando all’opinione pubblica internazionale una nuova « catastrofe umanitaria ». In conclusione, il TD si rallegra della leadership statunitense, realizzata attraverso la messa in opera effettiva e la divulgazione mediatica – la più larga possibile – di questa strategia.
 
Volendo prima di tutto proteggere la propria fonte, prochetmoyen-orient.ch ha deciso di non pubblicare tutto il TD e ne ha trasmesso una copia agli amici della redazione di L’Humanité-Dimanche, perché ne pubblicassero degli estratti giovedì 22 febbraio. Sempre nei corridoi della riunione di Monaco, un'altra copia è stata data a diversi giornalisti arabi. E’ per questo che il quotidiano Al-Akhbar di Beirut ne ha fatto la prima pagina lo stesso giovedì di febbraio, riproducendo ampi stralci del documento in un dossier speciale di diverse pagine. A eccezione della stampa francese, i media del mondo intero l’hanno largamente ripresa …
 
Precisazione importante: sempre a Monaco, il documento in questione è stato fatto oggetto di verifiche scrupolose da parte di due esperti di servizi europei di intelligence, e anche dal capo delle forze di sicurezza di uno dei paesi arabi che partecipavano alla riunione bavarese! Ecco per i malpensanti, gli imprecatori delle Fake News, dei complotti globali, cospiratori e nouvelle cuisine.
 
L’opzione di una guerra senza fine
 
Più seriamente, questo TD annunciava perfettamente quello che è successo poi e quello che ancora sta accadendo sul piano operativo in Siria: aggiungere nuove guerre alla guerra in corso. Da diversi anni, prochetmoyen-orient.ch definisce il conflitto siriano come una « guerra civile-globale », precisando che occorre tener conto di quattro principali dinamiche : 1) Stati Uniti contro Russia ; 2) Arabia Saudita contro Iran ; 3) Turchia contro Curdi ; 4) infine jihadisti globali (Al-Qaeda) contro jihadisti locali (soprattutto Daesh).
 
Sul piano operativo, il contenuto del TD di Benjamin Norman si è rivelato perfettamente pertinente. Annunciando la formazione di un corpo di ausiliari di 30 000 combattenti (pochi giorni prima del summit di Sotchi), il Pentagono ha deliberatamente premuto il bottone rosso di un nuovo intervento militare turco. Non solo Washington ha dato implicitamente il via libera ad Ankara, ma in aggiunta, gli strateghi USA hanno creato una inestricabile zizzania tra fazioni curde per consolidare i loro alleati delle FDS, la cui presenza intendono imporre a Ginevra… 
 
Altrimenti preoccupante è la quinta e nuova dimensione di questa « guerra civile-globale », vale a dire l’ampliamento e l’ufficializzazione di una massiccia ingerenza israeliana. Sempre a Monaco, Benjamin Netanyahu ha esibito, alla tribuna ufficiale della conferenza, un pezzo di lamiera affermando trattarsi del rottame di un drone iraniano abbattuto nello spazio aereo israeliano. Questa sceneggiata gli ha consentito di minacciare l’Iran, martellando ancora e ancora che le sue « forze del male » cercherebbero di istallarsi durevolmente alle frontiere dello Stato ebraico e che questa eventualità giustificherebbe oramai azioni militari « preventive ».
 
Detto questo, Tel-Aviv era soprattutto furiosa del fatto che uno suo caccia era stato abbattuto in Siria da un missile dell’esercito governativo. Fatto sta che – da molto tempo e ogni giorno che Dio ci manda – si vedono caccia e navi da guerra israeliane violare « preventivamente » gli spazi aerei e marittimi libanesi, senza che questo allarmi la « comunità internazionale », a cominciare dagli Stati Uniti e i loro alleati europei… A proposito di questa minaccia ricorrente, non sapremmo fare altro che consigliare la lettura o la rilettura del libro magistrale del politologo franco-libanese Frédéric Domont e di Walid Charara : Le Hezbollah, un mouvement islamo-nationaliste (1). 
 
In definitiva, alle quattro dinamiche della « guerra civile-globale » di Siria, se ne aggiunge oramai una quinta – quella delle ingerenze militari israeliane -, nello stesso momento in cui Donald Trump annuncia la messa in cantiere di « Mini-Nucs », armi nucleari di teatro! Questo annuncio è doppiamente preoccupante: perché rompe con la dottrina nucleare classica di dissuasione che si fonda sull’esistenza di « armi di non-impiego » ; in un contesto che vede un’alleanza, non solo di Stati Uniti e Israele, ma anche dell’Arabia Saudita, tre degli attori della « guerra civile-globale » che vogliono venire alle mani con Teheran!
 
Bombardamenti, menzogne e video
 
Nel frattempo, in centro e nei nostri strani abbaini, si assiste alla stessa irruzione propagandistica che abbiamo visto durante la liberazione di Aleppo nel secondo semestre del 2016. In proposito l’ultimo libro di Maria Khodynskaya-Golenishcheva (2) ricostruisce molto accuratamente le logiche di comunicazione e di propaganda messe all’epoca in opera dai media USA e occidentali. Oggi per la Ghuta è in azione lo stesso macchinario, in termini identici. 
 
Per contro, nemmeno una parola sulle decine di obici di mortaio (lanciati dai terroristi della Ghuta) che si abbattono ogni giorno sulla piazza degli Abasidi (nord-est di Damasco), o sui quartieri cristiani (come per caso) – Bab Touma e Bab Cherki – del centro cittadino. Mentre scriviamo, si calcolano più di un centinaio di vittime e molti feriti, ma questi morti non interessano la stampa occidentale ! 
 
 
Note:
 
1 Frédéric Domont et Walid Charara : Le Hezbollah, un mouvement islamo-nationaliste. Editions Fayard, 2004.
2 Maria Khodynskaya-Golenishcheva : Alep, la guerre et la diplomatie. Editions Pierre-Guillaume de Roux, ottobre 2017
 
 
 
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