L’avventura siriana del presidente Morsi

Ahmed Bensaada


Gli Egittologi ci raccontano che il faraone Amenofi II, figlio del grande Tutmosi III, fu costretto a domare una ribellione ai confini dell’attuale Siria. Schiacciata la rivolta, rientrò trionfalmente con migliaia di prigionieri, tra cui sette principi siriani che aveva personalmente giustiziato con la sua clava. Ne attaccò i corpi alla prua del vascello e li portò fino a Tebe (oggi Luxor), dove sei di essi furono esposti sulle mura del tempio di Karnak. Il corpo del settimo sventurato venne portato fino in Nubia e subì la medesima sorte atroce dei suoi compatrioti “per servire di esempio ai principi etiopi e per insegnar loro a rispettare l’autorità del padrone” (1)


Molti secoli dopo, il presidente Morsi si ritrova in una situazione analoga. Avrebbe ben voluto condurre una spedizione punitiva contro il presidente Bachar, portare il suo cadavere insieme a quello di qualcuno dei suoi familiari, per esibirli come trofeo di guerra in piazza Tahrir. Navigando lungo le anse del suo mitico fiume, sarebbe poi disceso verso sud, portando con sé i resti del presidente siriano, avrebbe attraversato la frontiera e raggiunto le rive lontane del lago Tana, dove nasce il Nilo bleu, per mostrare agli Etiopi chi è il vero padrone delle acque del Nilo.


Ma non è Amenofi. Il presidente Morsi eccelle più nel campo del gesticolare che in quello dell’audacia.

Infatti, dopo la sua elezione, si è applicato a sostenere gli insorti siriani, sperando di avere rapidamente la “testa” del presidente Bachar, che avrebbe tanto voluto “appuntare” sul suo misero bilancio presidenziale e, nello stesso tempo, rendere un servizio ai suoi finanziatori, alla confraternita del Fratelli Mussulmani di cui fa parte e agli islamisti egiziani di diverse sensibilità. Dall’altro lato, tenta di mostrare le “unghie” alla “cattiva” Etiopia, che pretende la sua parte di acque del Nilo, ignorando i vecchi trattati che considera obsoleti. Da questo punto di vista, il discorso esplicitamente guerrafondaio del presidente egiziano e dei suoi sostenitori islamisti è, non solo sorprendente da parte di leader di un paese dell’importanza dell’Egitto, ma non si addice affatto alle regole elementari di una diplomazia responsabile ed efficace.


 

Il presidente Mohamed Morsi durante il dibattito sull’Etiopia


Bassem Youssef fa la parodia di questa riunione scandalosa


A dire il vero, Morsi non ha niente a che vedere con Amenofi, stando alle numerose gaffe politiche che ha commesso durante il suo primo anno di magistratura, tanto che alcuni giornalisti si sono interrogati sulle sue “capacità di uomo di Stato” (2). Senza contare gli indecorosi comportamenti durante le visite ufficiali (3) o altre caratteristiche personali, ancora più imbarazzanti per l’etichetta e l’aura presidenziale, perfino di un paese come l’Egitto (4).



Comportamenti assai sgarbati del presidente Morsi in presenza di Julia Gilard, primo ministro australiano


E’ importante notare, d’altra parte, che tra i paesi della regione che aiutano attivamente la ribellione siriana e che hanno come unica opzione politica l’annientamento del presidente Bachar, la stampa internazionale è solita menzionare il Qatar, l’Arabia Saudita o la Turchia. Molto più raramente viene citato l’Egitto, nonostante che le posizioni dei suoi leader “post-primavera” siano intransigenti quanto quelli degli altri paesi, forse di più.


Come gli “Undici di Atene” che svolgevano al contempo il ruolo di poliziotti e magistrati nell’antica città greca, undici paesi si sono riuniti a Doha il 21 giungo 2013 per “coordinare l’aiuto ai ribelli siriani” (5). Accanto a cinque paesi occidentali membri del G8 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania e Italia), erano presenti: il Qatar, l’Arabia Saudita, la Turchia, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e, ovviamente, l’Egitto. Secondo alcune fonti, solo la Germania e l’Italia non sono stati d’accordo sugli aiuti militari agli insorti siriani (6).


Riunione degli “Undici” a Doha (21 giugno 2013)


Qualche giorno prima di questa riunione dei “veri” Amici della Siria (gli amici “tout court” erano assai più numerosi in occasione degli incontri precedenti), il presidente Morsi ha annunciato la rottura “definitiva” delle relazioni diplomatiche del suo paese con la Siria e ha “esortato la comunità internazionale a istituire una zona di esclusione aerea in Siria per dare aiuto ai ribelli contro le forze governative” (7). Ricordiamo in proposito che perfino l’amministrazione Obama aveva respinto questa idea, giudicandola inadatta alla situazione siriana (8).


Questa decisione, annunciata il 15 giugno 2013 da Morsi in uno stadio del Cairo davanti a un parterre di islamisti suoi sostenitori, è di fatto un ulteriore elemento-chiave della sua politica di appoggio senza riserve agli oppositori siriani.

 

Morsi rompe le relazioni diplomatiche dell’Egitto con la Siria


Il presidente egiziano non ha mai cambiato rotta dopo il suo accesso alla magistratura suprema. Fin dal suo discorso di investitura del 30 giugno 2012 all’Università del Cairo, subito dopo avere prestato giuramento come primo presidente egiziano eletto. Aveva allora dichiarato: “Noi sosteniamo il popolo siriano. Noi vogliamo che cessi lo spargimento di sangue” (9).


Con “popolo siriano” intendeva “ribellione siriana” e la storia ci ha mostrato che mai è stato versato tanto sangue siriano come dopo queste dichiarazioni.


Parlano le cifre: dall’agosto 2012 (vale a dire poche settimane dopo il discorso di investitura di Morsi) ad oggi, il numero delle vittime siriane è cresciuto da 25.000 (10) e 93.000, e quello dei rifugiati da 200.000 a più di 1,6 milioni (11). Come in questo genere di conflitti è la popolazione civile a essere più esposta, va da sé che la politica estera del presidente “fratellista” è catastrofica almeno quanto quella che vanta in politica interna. In un anno Morsi è riuscito a creare un clima di insoddisfazione popolare generalizzato, come dimostrano i milioni di firme raccolte sotto una petizione popolare che invoca le sue dimissioni (12).


Desiderando assumere la leadership del controllo sulla ribellione siriana, Morsi e la sua amministrazione hanno favorito la creazione al Cairo del Consiglio per la rivoluzione siriana (CRS), un nuovo gruppo di costituito da oppositori siriani. Creato solo un mese dopo l’investitura del presidente egiziano, il CRS avrebbe dovuto costituire una alternativa al Consiglio Nazionale Siriano (CNS), che all’epoca era agitato da dissensi interni (13), e formare un governo siriano in esilio al Cairo (14). Fortemente criticata dall’ESL (Esercito Siriano Libero, la milizia dei “ribelli”), questa iniziativa non ha avuto l’effetto sperato e i segreti disegni di Morsi non hanno superato lo stato embrionale.


Morsi ha anche usato tribune internazionali per esporre la sua “politica siriana”. Così, in occasione del 16° summit dei Paesi non Allineati, tenuto a Teheran alla fine di agosto 2012, egli ha provocato un incidente diplomatico, denunciando “il regime oppressivo” siriano davanti ai rappresentanti dei 110 paesi partecipanti. Irritata dal tenore del discorso di Morsi, la delegazione siriana ha abbandonato l’assemblea (15).


Morsi al 16° summit dei Paesi non Allineati

Pochi giorni prima, l’amministrazione semipubblica dell’operatore satellitare di comunicazioni egiziano, Nilesat, aveva deciso di non ritrasmettere i programmi delle televisioni statali siriane, ufficialmente a richiesta della Lega Araba (16). Naturalmente una tanto rapida e severa sanzione non avrebbe potuto farsi senza l’approvazione e l’entusiasmo del governo egiziano.

In proposito occorre riconoscere che gli islamisti egiziani in generale, e i Fratelli Mussulmani in particolare, hanno la memoria corta. Nel 2008, sotto il “regno” di Mubarak, il canale satellitare Al-Hiwar, (assai) vicino alla confraternita, era stato anch’esso oscurato da Nilesat (17). La decisione era stata assunta dai vertici del governo dell’epoca che consideravano l’emittente molto critica nei loro confronti. La misura era stata peraltro presa in coincidenza con le dichiarazioni di Jamal Mubarak (figlio dell’ex presidente), che bollava alcune emittenti come “partigiane e impegnate a arrecare danno all’Egitto” (18).


E quale era stata la reazione dei Fratelli Mussulmani? Sul loro sito è possibile leggere ancora: “L’oscuramento dell’emittente Al-Hiwar da parte di Nilesat contraddice tuti i valori e le logiche professionali” (19). Non vale lo stesso per i canali siriani? Soprattutto se si tenga conto dell’onnipresenza dei dissidenti siriani nei programmi delle televisioni egiziane e del black-out totale sulle informazioni provenienti dal governo siriano.


Dopo il passo un po’ azzardato della creazione del CRS, l’Egitto ha ripreso l’iniziativa durante la conferenza di Doha del novembre 2012.  L’incontro aveva partorito col forcipe una “Coalizione nazionale dell’opposizione siriana”, che avrebbe dovuto raggruppare le diverse fazioni dell’opposizione siriana in un organismo molto più federatore del CNS. Pur esprimendo molte riserve su questa nuova entità (20), l’Egitto si è impegnato a offrirgli ospitalità e accogliere il suo Quartier Generale al Cairo (21). Per restare sempre sulla scena in rapporto al dossier siriano.


Intervistato dalla CNN nel gennaio 2013, Morsi ha accusato Bachar di crimini di guerra contro il suo popolo (22). Occorre ricordare che era stato lo stesso presidente egiziano a inviare, qualche mese prima, delle lettere molto calorose al presidente israeliano Shimon Peres, definendolo “caro e grande amico” e “amico fedele” (23), dopo tutti i massacri perpetrati dallo stato ebraico contro i Palestinesi. E che era stato sempre Morsi a dire che “gli ebrei sono sanguisughe, discendenti da porci e scimmie” nel 2000, quando non era ancora presidente. (24)



Morsi alla CNN



Dichiarazione di Morsi sugli ebrei nel 2010


Nonostante l’inesorabile aggravamento della situazione economica e finanziaria dell’Egitto (25), Morsi e il suo governo si sono impegnati ad aiutare finanziariamente la ribellione siriana (26) durante il recente incontro degli “Undici”.

Questa strategia è stata aspramente criticata in Egitto. Qualcuno è convinto che Morsi utilizzi il dramma siriano per sviare l’attenzione dai problemi economici complessi, mentre altri pensano trattarsi di una vera e propria dichiarazione di guerra (27).


Il giornalista egiziano Moustafa Bakri ha scritto che “questa posizione, che riflette quella della presidenza, costituisce una esplicita ammissione che i leader egiziani sono coinvolti nella guerra contro la Siria e che sostengono ufficialmente l’invio e la presa in carico di combattenti, fornendo loro un salvacondotto per quando rientreranno nel paese” (28).


Da parte sua, il Movimento 6 aprile, punta di lancia della contestazione anti-Mubarak, ha ritenuto che la rottura delle relazioni con la Siria dimostra la mancanza di visione politica da parte del presidente, “dal momento che la situazione in Siria è complicata e richiede prima di tutto delle decisioni che pongano fine al bagno di sangue”(29).


Bisogna riconoscere che la linea adottata da Morsi e dal suo governo non è per niente ispirata all’interesse dell’Egitto, ma piuttosto a quello della Confraternita dei Fratelli Mussulmani. I loro agganci ideologici con i ribelli siriani sunniti, la loro sete di vendetta nei confronti delle atrocità commesse da Assad padre contro i Fratelli Mussulmani siriani, le loro relazioni privilegiate con il Qatar, gran “tesoriere” dei movimenti islamisti, i loro legami fraterni con lo sceicco Youssef Al-Qardaoui, redattore capo delle fatwa per la jihad in Siria e predicatore-vedette dell’emirato del Qatar e, infine, il loro desiderio di piacere ad ogni costo all’amministrazione statunitense per potersi mantenere al potere, sono queste le grandi linee che spiegano la loro strategia nel dossier siriano.


Ma dov’è allora questa volontà di lavorare  affinché cessi lo spargimento di sangue siriano? E chi si ricorda che ai tempi del presidente Nasser, considerato dai Fratelli Mussulmani come uno dei loro peggiori nemici, l’Egitto e la Siria formavano un solo paese?


Lo stesso è nella politica interna. Morsi e il suo governo mettono in primo piano la loro appartenenza alla confraternita e il loro desiderio di “fratellizzare” la vita politica del paese li ha spinti a fare nomine controverse. Dei 27 governatorati egiziani, dieci sono attualmente guidati da Fratelli Mussulmani (30). A Luxor, la mitica Tebe, perla del turismo egiziano, è Adel Mohamed Al-Khayat, ex capo del gruppo islamista radicale Jamaa el-Islamiya, ad essere stato nominato governatore. Nel 1997 questa organizzazione terrorista aveva rivendicato un attentato perpetrato a Luxor. Bilancio: 62 morti (58 turisti e 4 Egiziani), alcuni dei quali selvaggiamente finiti all’arma bianca. L’incontenibile protesta suscitata da una simile nomina ha costretto il governatore di fresca nomina (ed ex terrorista) alle dimissioni (31).


Graffiti che accusano il governatore di Luxor di essere un terrorista


Attualmente l’opposizione egiziana sembra galvanizzata dalla gigantesca manifestazione che sta organizzando per il 30 giugno 2013, per chiedere le dimissioni del presidente Morsi ed elezioni anticipate. Inizialmente presa alla leggera dalla confraternita, tale avvenimento, che coincide col primo anniversario della presidenza Morsi, comincia ora a preoccuparla seriamente. Potrà resistere a questo ultimo colpo?


Campagna “Tamarrod” (Ribellione)

Trascrizione: “Tamarrod anticipa i tempi per impedire a Morsi di cominciare il suo secondo anno di presidenza"


Frutto del leggendario senso dell’humor egiziano, una battuta ha imperversato in rete dopo la controversa decisione del presidente Morsi: “Felicitazioni al popolo siriano! Morsi ha rotto le relazioni diplomatiche con voi. Speriamo che il 30 giugno le rompa anche con noi!”


In questo caso particolare, e a cagione del fatto che non assomiglia affatto ad Amenofi II, Morsi seguirà le orme di Amenhotep VII, il cui regno durò un solo anno. Nonostante ciò si può leggere sulla stele eretta nel tempio di Karnak: “Io sono il re a Tebe” (32).



Riferimenti:


1. Gaston Maspero, « Histoire ancienne des peuples de l’Orient », Hachette, Paris, (1876),
 
http://remacle.org/bloodwolf/livres/maspero/invasions.htm#_ftnref250
 
2. Aliaa Al-Korachi, «Crise politique: Les agissements problématiques de Morsi », Al-Ahram Hebdo, 12 dicembre 2012,
 
http://hebdo.ahram.org.eg/NewsContent/952/10/124/1045/Crise-politique-Les-agissements-probl%C3%A9matiques-de-.aspx


3. Blottr, « Egyptian President filmed rearranging himself on live TV [VIDEO] »,27 settembre 2012,
http://www.blottr.com/breaking-news/egyptian-president-filmed-rearranging-himself-live-tv-video
 
4. Rania Massoud, « Morsi, la charia et le savon », L’Orient le jour, 24 aprile 2013,
http://www.lorientlejour.com/article/811556/morsi-la-charia-et-le-savon.html

 
5. AFP, « Syrie: 11 pays samedi à Doha pour coordonner l'aide aux rebelles », Le Nouvel Observateur, 21 giugno 2013,
 
http://tempsreel.nouvelobs.com/topnews/20130621.AFP7138/syrie-11-pays-samedi-a-doha-pour-coordonner-l-aide-aux-rebelles.html
 
6. AFP, « Les «Amis de la Syrie » vont renforcer l’aide à l’opposition », Libération, 22 giugno 2013,
http://www.liberation.fr/monde/2013/06/22/les-amis-de-la-syrie-vont-renforcer-l-aide-a-l-opposition_912999
 
7. Alexandre Buccianti, « Morsi rompt les liens diplomatiques entre l'Égypte et la Syrie », RFI, 16 giugno 2013,
http://www.rfi.fr/afrique/20130616-le-president-morsi-rompt-liens-diplomatiques-entre-egypte-syrie

 
8. AFP et Reuters, « Washington rejette l'idée d'une zone d'exclusion aérienne en Syrie », Le Monde, 15 giugno 2013,
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2013/06/15/washington-rejette-l-idee-d-une-zone-d-exclusion-aerienne-en-syrie_3430667_3218.html
 
9. AFP, « L'Égypte soutient le peuple syrien, veut que l'effusion de sang cesse (Morsi) », L’Orient le jour,  30 giugno 2012,
http://www.lorientlejour.com/category/Derni%C3%A8res+Infos/article/766269/LEgypte_soutient_le_peuple_syrien%2C_veut_que_leffusion_de_sang_cesse_%28Morsi%29.html
 
10.  AFP, « L'opposition syrienne crie au massacre à Daraya », La Presse, 26 agosto 2012,
http://www.lapresse.ca/international/dossiers/crise-dans-le-monde-arabe/syrie/201208/26/01-4568225-lopposition-syrienne-crie-au-massacre-a-daraya.php
 
11. AFP, « Angelina Jolie réclame de l'aide pour les réfugiés syriens », La Presse, 19 giugno 2013,
 
http://www.lapresse.ca/cinema/nouvelles/celebrites/201306/19/01-4662839-angelina-jolie-reclame-de-laide-pour-les-refugies-syriens.php
 
12. AFP, « EGYPTE. Morsi appelle au dialogue », Le Nouvel Observateur, 22 giugno 2013,
http://tempsreel.nouvelobs.com/monde/20130622.OBS4236/egypte-morsi-appelle-au-dialogue.html
 
13. Reuters, « Égypte: Un nouveau groupe d'opposition syrien créé au Caire », 20 Minutes, 31 luglio 2012,
http://www.20minutes.fr/ledirect/979735/egypte-nouveau-groupe-opposition-syrien-cree-caire


14. RTBF, « Syrie: un gouvernement en exil au Caire va être formé », 31 luglio 2012,
http://www.rtbf.be/info/monde/detail_syrie-combats-pres-du-siege-des-renseignements-aeriens-a-alep?id=7813539
 
15. AFP, « Sommet des non-alignés : premier incident diplomatique entre l'Égypte et la Syrie », Le Monde, 30 agosto 2012,
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2012/08/30/ouverture-du-sommet-des-non-alignes-a-teheran_1753031_3218.html

 
16. AFP, « Nilesat arrête la diffusion des chaînes satellitaires syriennes », Huffington Post Québec, 5 settembre 2012,
http://quebec.huffingtonpost.ca/2012/09/05/nilesat-arrte-la-diffusi_n_1858038.html
 
17. The global Muslim Brotherhood, « U.K. Muslim Brotherhood TV Channel Suspended », 27 aprile 2008,
http://globalmbreport.org/?p=809

 
18. Reporters sans frontières, « La diffusion de la chaîne de télévision Al-Hiwar interrompue sur le satellite Nilesat », 3 aprile 2008,
http://archives.rsf.org/imprimer.php3?id_article=26445
 
19. Ikhwanweb, « The Egyptian government bans the Al Hiwar space channel on Nile Sat », 4 aprile 2008,
 
http://www.ikhwanmisr.com/~ikhwan/article.php?id=16556
 
20. Dedefensa, « Les dessous coquins de l’accord de Doha », 14 novembre 2012,
http://www.dedefensa.org/article-les_dessous_coquins_de_l_accord_de_doha_14_11_2012.html
 
21. Reuters, « L'opposition syrienne basée au Caire », 19 novembre 2012,
http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2012/11/19/97001-20121119FILWWW00548-opposition-syrienne-basee-au-caire.php

 
22. CNN, « Morsy backs Syrian calls for al-Assad to face war crimes trial », 7 gennaio 2013,
http://www.cnn.com/2013/01/06/world/meast/egypt-morsy-interview
 
23. May Al-Maghrabi et Noha Ayman, « Morsi joue la realpolitik », Al Ahram Hebdo, 24 ottobre 2012,
 
http://hebdo.ahram.org.eg/NewsContent/0/1/130/532/Morsi-joue-la--realpolitik.aspx
 
24. Roger Astier, « Vidéo: Morsi: "Les juifs sont des suceurs de sang, les descendants des porcs et des singes!" », JSSNews, 5 gennaio 2013,
http://jssnews.com/2013/01/05/video-morsi-les-juifs-sont-des-suceurs-de-sang-les-descendants-des-porcs-et-des-singes/


25. Direction générale du Trésor français, « Situation économique et financière de l'Égypte », 4 giugno 2013,
 
http://www.tresor.economie.gouv.fr/7458_situation-economique-et-financiere-de-legypte-avril2013
 
26. Manar Mohsen, « Egypt to aid Syrian rebels », Daily News Egypt, 15 giugno 2013,
http://www.dailynewsegypt.com/2013/06/15/egypt-to-aid-syrian-rebels/
 
27. La voix de la Russie, « Égypte-Syrie : rupture des relations », 16 giugno 2013,
http://french.ruvr.ru/2013_06_16/L-Egypte-la-rupture-avec-la-Syrie-6373/

 
28. Karim Chaabane, « Mostafa Bakri: Morsi appuie les opérations terroristes en Syrie », El Fagr,  14 giugno 2013,
 
http://new.elfagr.org/Detail.aspx?nwsId=361442&secid=1&vid=2#
 
29. Sybille De Larocque, « La stratégie syrienne du président Morsi vivement critiquée en Égypte », JOL Press,  18 giugno 2013,
 
http://www.jolpress.com/egypte-diplomatie-syrie-strategie-syrienne-president-mohamed-morsi-vivement-critiquee-article-820206.html
 
30. The Big Story, « Egypt appoints 17 governors, including 8 islamists », 16 giugno 2013,
http://bigstory.ap.org/article/egypt-appoints-17-governors-including-8-islamists
 
31. AFP, « Égypte : le nouveau gouverneur controversé de Louxor démissionne », Le Monde, 23 giugno 2013,
 
http://www.lemonde.fr/afrique/article/2013/06/23/egypte-le-nouveau-gouverneur-controverse-de-louxor-demissionne_3435051_3212.html#xtor=RSS-3208
 
32. Kim Ryholt, « The Political Situation in Egypt during the Second Intermediate Period c.1800-1550 B.C. », Museum Tusculanum Press, (1997), p.160.

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