Egitto, cresce la violenza
Alain Rodier
 
Se le azioni della provincia (Wilaya) Sinai dello « Stato Islamico » sono ben conosciute perché i giornali ne parlano, vi è una situazione di insicurezza anche nella zona ovest dell’Egitto (il deserto libico o deserto della Libia) che rappresenta i due terzi della superficie del paese. Qui operano il gruppo egiziano Al-Mourabitoune, e altre cellule, dipendenti più o meno direttamente da Al Qaeda « canale storico » e da Daesh. Si sono quindi registrati otto importanti attacchi nello spazio di tre anni, che hanno provocato la morte di una sessantina di persone.
 
 
L’ultimo ha avuto luogo il 20 ottobre 2017. Una imboscata realizzata da terroristi non formalmente identificati contro le forze di sicurezza egiziane nei pressi dell’oasi di Al-Wahat el-Bahriya, 135 chilometri a sud-ovest del Cairo, ha provocato la morte di quindici militari e di un poliziotto.
Il presidente Abdel Fatah al-Sissi ha reagito rimuovendo, il 28 ottobre, il capo di stato maggiore delle Forze Armate, il generale Mahmoud Ibrahim Hegazi. Lo ha sostituito col suo omonimo, il generale Mohamed Farid Hegazi (1). Contemporaneamente, il ministro dell’interno, Magdy Abdel-Ghaffar, ha rimosso a sua volta il generale Mahmoud Shaarawy, capo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza (Keta El Amn El Watani), con compiti di servizio informazioni interno (2), nonché i suoi due aggiunti, i generali Hisham El-Iraqi e Ibrahim El-Masry, con delega  per il governatorato di Gizeh. Gli addebiti loro rivolti attengono ad una carenza di coordinamento tra le forze di polizia e l’esercito e, soprattutto, a deficienze del servizio di informazione interno (3). Peraltro le forze di polizia non sono sufficientemente attrezzate per fare fronte a milizie super-armate.
 
Il Gruppo Al-Mourabitoune di Hisham al-Ashmawy
 
Il Cairo considera Hisham al-Ashmawy come l’attivista salafita-jihadista più attivo attualmente nel paese. Nato nel 1978, si diploma all’accademia militare egiziana nel 2000. Subito entra nelle forze speciali, con destinazione Sinai, ma il suo impegno religioso attira rapidamente l’attenzione dei suoi superiori. Viene dunque trasferito nel 2005 al settore amministrativo. Nel 2006 viene arrestato uno dei suoi amici che muore in stato di detenzione. Al-Ashmawy a questo punto si isola completamente e il suo atteggiamento determina la sua messa in congedo dall’esercito nel 2007 (4). Comincia allora un’attività di commercio di pezzi di ricambi per autovetture e vestiti. Durante la primavera araba del 2011, sparisce completamente dai radar dei servizi di sicurezza ed entra nel gruppo Ansar Bait-al-Maqdis (Ansar Gerusalemme), appena costituito da militanti salafiti alleati a tribù beduine del Sinai. L’obiettivo principale di questo gruppo è all’epoca Israele, per quanto compia soprattutto azioni contro delle infrastrutture, specialmente petrolifere.
Quando il presidente Mohamed Morsi viene rovesciato dal suo capo di stato maggiore degli eserciti, il generale Sissi, il 3 luglio 2013, Ansar Bait-al-Maqdis realizza azioni di rappresaglia contro gli elementi delle forze dell’ordine in Sinai. Grazie alla sua esperienza militare, Ashmawy diventa uno dei loro capi operativi, specialmente in materia di tattica e di formazione degli attivisti. La sua prima rimarchevole operazione è del 19 luglio 2014, quando I suoi uomini attaccano un posto di controllo a Qaram Al-Qawadis, nel nord del Sinai. Più di trenta soldati rimangono uccisi e il video dell’assalto viene divulgato in rete. E’ più o meno in questa data che si reca nella città di Derna in Libia, dove intreccia relazioni con Ansar al-Charia, gruppo dipendente da Al Qaeda « canale storico ».
Il 10 novembre 2014, Ansar Baït al-Maqdis dichiara fedeltà ad Abu Bakr al-Bagdadi ; ma Ashmawy resta fedele ad Al Qaeda « canale storico » e crea un suo gruppo che chiama Al-Mourabitoune. Non è certo un caso se prende lo stesso nome della katiba di Mokhtar Belmokhtar, il celebre emiro algerino vicino ad Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI), all’epoca operante nella zona. Ad Ashmawy si uniscono allora altri elementi delle forze dell’ordine egiziane. Parallelamente si serve di un certo  Abdelkader al-Najili – alias Abu-Moaz El-Tikriti – come intermediario per acquistare armi, soprattutto attraverso il porto di Sirte (Libia). Questo individuo è di Daesh, ma gli affari sono affari…
A partire dal dicembre 2014, Ashmawy lancia operazioni oltre confine nell’ovest dell’Egitto. In questa occasione sarebbe rimasto ferito e amputato di una gamba, cosa che gli impedirebbe oramai di dirigere personalmente le operazioni sul campo. Si limiterebbe a pianificarle e a fornire i mezzi logistici necessari a realizzarle. Ciononostante, il 29 giugno 2015, l’assassinio del procuratore generale Hisham Barakat, a Héliopolis, vicino al Cairo, viene attribuito a lui;  ma il governo egiziano ha forse la tendenza ad attribuire a Ashmawy anche azioni che non ha commissionato.
In effetti, Al Qaeda « canale storico » disporrebbe di campi di addestramento in Libia dove sarebbero formate delle cellule chiamate « Al-‘Aedoon ». Esse sarebbero inviate in Egitto perché si istallino nella parte ovest del paese, ma anche in Alto Egitto. E’ verosimile che ciascun gruppo formato in Libia goda di una totale libertà di azione nella zona ad esso assegnata. La frontiera, lunga 1 100 chilometri tra i due paesi, resta porosa in assenza di mezzi sufficienti a controllarla e soprattutto perché l’esercito libico – le forze del maresciallo Khalifa Haftar – sono per il momento occupate altrove. E’ dunque facile per gli attivisti attraversarle e ricevere rifornimenti. Per loro, la minaccia principale viene dal cielo, e il presidente Sissi afferma che 1 200 veicoli dei terroristi sono stati distrutti in tre anni.
 
Daesh continua ad essere presente in Egitto
 
Dopo un 2016 relativamente calmo nell’ovest egiziano, nel 2017 si è registrata una ripresa delle attività terroriste. Esse però non sono tutte attribuibili al gruppo Al-Mourabitoune né alle cellule « Al-‘Aedoon ». Questi gruppi subiscono infatti la concorrenza di un gruppo chiamato « I Soldati del Califfato » che sarebbe responsabile dell’attacco contro un bus diretto al Monastero di San Samuele il Confessore, nel governatorato di Al-Minya, il 26 maggio 2017. Durante questa azione sono stati massacrati ventotto cristiani. Questo gruppo sarebbe al commando di Izzat Ahmed e Amro Saad, due attivisti di Daesh ben conosciuti dalle autorità egiziane. Avrebbero reclutato una dozzina di giovani nella regione di Al-Minya, compresi i due kamikaze – Mamdouh Amin e Mahmoud Hassan Moubarak – autori degli attacchi del 9 aprile 2017 contro le chiese di Alessandria (17 uccisi – 5) di Tanta (28 uccisi).
Il nord del Sinai continua ad essere la più importante zona di operazione dei terroristi di Daesh, non riuscendo le autorità egiziane a controllare questa regione semidesertica e scarsamente popolata. Gli uomini di Daesh beneficiano della cooperazione più o meno forzata (a titolo di avvertimento, vengono regolarmente rese pubbliche le esecuzioni di « spie » ) delle tribù beduine locali, che sono tradizionalmente all’opposizione del governo centrale del Cairo. Per il momento le autorità non hanno notato l’arrivo di jihadisti provenienti dall’estero, soprattutto dal fronte siro-iracheno dove Dash si trova in difficoltà.
 
Conclusioni
 
La situazione della sicurezza in Egitto resta assai preoccupante. Se gli attivisti salafito-jihadisti non sono numerosissimi, essi beneficiano tuttavia di una serie di condizioni particolari che permettono loro di resistere e realizzare azioni spettacolari:
– retrovie in Libia e verosimilmente a Gaza, che permettono loro di approvvigionarsi in armi  munizioni e costituiscono zone di sicure zone di riposo;
– una popolazione formata alla dottrina dei Fratelli mussulmani che, se non appaiono in prima fila per timore della repressione, conservano però un’importante influenza dottrinaria e sociale, contro la quale le autorità hanno difficoltà a lottare;
– forze dell’ordine poco motivate e male addestrate, anche se la disciplina è di buon livello… quando non c’è corruzione;
– mezzi che restano limitati nonostante gli aiuti dell’Arabia Saudita e il sostegno discreto della Russia e di Israele, che non bastano però a compensare la cessazione dei finanziamenti USA, che hanno congelato il loro aiuto militare a causa del non rispetto dei diritti dell’uomo da parte del Cairo.
Se gli islamisti radicali non sono capaci di rovesciare il regime egiziano, quest’ultimo, da parte sua, non è in grado di garantire la sicurezza su tutto il territorio, e la cosa aggrava peraltro la crisi economica foriera di un ulteriore malcontento popolare, le cui conseguenze sono imprevedibili nel medio periodo.
 
Note:
 
1) Che si trova ad avere l’incarico di negoziare la riconciliazione tra le diverse fazioni libiche. Il fatto che non sia stato collocato a riposo si spiega forse col fatto che uno dei figli del maresciallo Sissi (Hassan) ha sposato una delle sue figlie
2) E’ stato sostituito dal generale Mahmoud Tawfiq
3) Un esempio drammatico è quanto è accaduto nel settembre 2015, quando le forze armate egiziane hanno ucciso dodici turisti messicani che viaggiavano a bordo di quattro veicoli nella regione di Al-Wahat. Erano stati presi per terroristi
4) Sarà escluso del tutto – sul piano amministrativo – solo nel 2012
5) Questa cattedrale era già stata oggetto di un attacco terrorista il 1° gennaio 2011, che aveva provocato la morte di 21 persone
 
 
 
 
 
 
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