Asia Times, 7 dicembre 2019 (trad. ossin)
 
Che cosa davvero succede in Iran?
Pepe Escobar
 
Un aumento delle imposte sul carburante ha dato alle fiamme il paese e scatenato una reazione sociale
 
Una stazione di servizio incendiata dai manifestanti durante una manifestazione contro l'aumento dei prezzi della benzina a Eslamshahr, vicino Teheran. Foto AFP
 
Il 15 novembre, un'ondata di proteste ha coinvolto oltre 100 città iraniane, dopo che il governo aveva adottato una misura estremamente impopolare: un aumento delle imposte sul carburante fino al 300%, senza vi fosse stata alcuna campagna di pubbliche relazioni per spiegarne i motivi.
 
Dopotutto gli iraniani si ribellano da anni, per riflesso condizionato, a qualsiasi soppressione delle sovvenzioni, soprattutto quando si tratta della benzina a basso costo. Se sei disoccupato o sottoccupato in Iran, soprattutto nelle grandi città, il Piano A è sempre quello di fare un secondo lavoro come tassista.
 
Le proteste sono iniziate in modo assolutamente pacifico. Ma in alcuni casi, soprattutto a Teheran, Shiraz, Sirjan e Shahriar, un sobborgo della capitale, sono rapidamente degenerate in scontri armati – con atti vandalici contro beni pubblici, attacchi alla polizia e l’incendio di 700 bancomat. Un po’ quel che accade a Hong Kong da giugno.
 
Il presidente Rouhani, consapevole del contraccolpo sociale, ha discretamente suggerito che i civili non armati e innocenti, arrestati durante le proteste, dovrebbero essere rilasciati. Non ci sono cifre precise, ma i diplomatici iraniani ammettono, ufficiosamente, che potrebbero essere state arrestate fino a 7000 persone. Le autorità giudiziarie di Teheran lo negano.
 
Secondo il ministro degli Interni iraniano Abdolreza Rahmani Fazli, ben 200.000 persone hanno preso parte alle proteste a livello nazionale. Secondo il ministero dell'intelligence, 79 persone sono state arrestate nel corso dei disordini solo nella provincia del Khuzestan - tra cui tre gruppi, sostenuti da «uno stato del Golfo Persico», che avrebbe coordinato attacchi contro centri governativi e forze di sicurezza / polizia.
 
Il ministero dell'intelligence ha dichiarato di aver arrestato otto "agenti della CIA", accusati di aver giocato un ruolo nella promozione delle rivolte.
 
Adesso vediamo la posizione ufficiale dell'IRGC. Il comandante in capo dell'IRGC, il maggiore generale Hossein Salami, ha detto che le rivolte sono state promosse da "delinquenti comuni" legati all’organizzazione dei Mujahedin-e Khalq (MKO) sostenuta dagli Stati Uniti, che ha un’influenza inferiore a zero all'interno dell'Iran, aggiungendo che si sono registrate influenze ulteriori da parte degli Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita.
 
Salami ha anche inquadrato i disordini nell’ambito della "pressione psicologica" esercitata dall’incessante campagna di "massima pressione" praticata dall’ amministrazione Trump contro Teheran. Ha sostenuto vi sia un filo rosso che collega le proteste degenerate in rivolta in Iran alle interferenze straniere nelle proteste in Libano e Iraq.
 
Elijah Magnier ha segnalato che Moqtada al-Sadr aveva negato ogni responsabilità per l'incendio del consolato iraniano a Najaf, incendiato tre volte a novembre durante le proteste nel sud dell'Iraq.
 
Teheran, tramite il portavoce del governo Ali Rabiei, è categorica: "Secondo le nostre informazioni, l'attacco al consolato non è stato perpetrato dal popolo iracheno, ma è stato un attacco organizzato".
 
Com'era prevedibile, la propaganda statunitense ha descritto il Libano e l'Iraq - dove le proteste erano in stragrande maggioranza contro la corruzione e l'incompetenza del governo locale, l'elevata disoccupazione e gli spaventosi standard di vita - come un'insurrezione a livello regionale contro l’Iran.
 
Soleimani presidente?
 
L'analista Sharmine Narwani, basandosi sui più recenti e seri sondaggi in Iran, ha completamente smentito la propaganda statunitense.
 
È un quadro complesso. Il cinquantacinque percento degli iraniani considera la corruzione e la cattiva gestione del governo quale causa del terribile stato dell'economia, mentre il 38% incolpa le sanzioni illegali statunitensi. Allo stesso tempo, il 70% degli iraniani è favorevole all'autosufficienza nazionale - patrocinata dal leader supremo, l’Ayatollah Khamenei – piuttosto che un più intenso commercio estero.
 
Per quanto riguarda le sanzioni, non meno dell'83% ammette che hanno esercitato un grave impatto sulla loro vita. Principalmente a causa delle sanzioni, secondo i dati della Banca mondiale, il PIL pro capite iraniano si è ridotto a circa $ 6.000.
 
La cattiva notizia per l'amministrazione Rouhani è che il 58% degli iraniani incolpa il suo governo di corruzione e mala gestione - e ha ragione. Le promesse del Team Rouhani di una vita migliore dopo il JCPOA ovviamente non si sono concretizzate. A breve termine i vincitori politici sono certamente i principlist (blocco conservatore di Mahmoud Ahmadinejad, ndt) – che insistono sull’impossibilità di un’intesa cordiale con Washington a nessun livello.
 
I sondaggi rivelano inoltre, in modo significativo, un massiccio sostegno popolare alla politica estera e militare di Teheran, specialmente in Siria e Iraq. I leader più popolari in Iran sono il leggendario comandante della Forza al-Quds, il generale Soleimani (un enorme 82%), seguito dal ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif (67%) e dal capo della magistratura Ebrahim Raisi (64%).
 
La cosa più rilevante è che almeno la metà (e su alcuni temi, i due terzi) dell'opinione pubblica iraniana sostiene sostanzialmente il governo di Teheran - non tanto sul piano economico, ma certamente su quello politico. Come riassume Narwani, "finora gli iraniani hanno sempre preferito la sicurezza e la stabilità ai rivolgimenti".
 
'Contro-pressione'
 
Quel che è certo è che Teheran non si discosterà da una strategia che può essere definita come "massima contropressione" su più fronti. Gli Stati Uniti hanno tagliato fuori le banche iraniane dallo SWIFT fin dal 2018. Si moltiplicano quindi gli sforzi per collegare il sistema SEPAM dell'Iran alla SPFS russa e al CIPS cinese - sistemi di pagamento interbancario alternativi.
 
Teheran continua a vendere petrolio - come i commercianti del Golfo Persico mi hanno ripetutamente confermato nella scorsa estate. L'agenzia di localizzazione digitale Tankertrackers.com conferma. Le due destinazioni principali sono Cina e Siria. I volumi si aggirano intorno ai 700.000 barili al giorno. Pechino ha solennemente ignorato ogni minaccia di sanzioni da parte di Washington in merito al commercio di petrolio con l'Iran.
 
Khamenei, all'inizio di questo mese, era irremovibile: “La politica statunitense di massima pressione è fallita. Gli USA presumevano di poter costringere l'Iran a fare concessioni e di poterlo mettere in ginocchio attraverso una pressione massima, specialmente in ambito economico, ma si sono sbagliati”.
 
Infatti, la "massima contropressione" tocca un livello del tutto nuovo.
 
Il comandante della Marina iraniana, il contrammiraglio Hossein Khanzadi, ha confermato che l'Iran terrà esercitazioni navali congiunte con la Russia e la Cina nell'Oceano Indiano a fine dicembre.
 
Una decisione presa nel corso di un incontro piuttosto significativo a Teheran, tra Khanzadi e il vicecapo dello stato maggiore congiunto cinese, il maggiore generale Shao Yuanming.
 
Benvenuti, quindi, nella cintura di sicurezza marittima. Operativa dal 27 dicembre.  Un colpo sull'Oceano Indiano - il presunto territorio privilegiato della politica indo-pacifica di Washington. Che unisce i tre nodi chiave dell'integrazione dell'Eurasia: Russia, Cina e Iran.
 
Khanzadi ha affermato che "gli obiettivi strategici sono stati definiti a livello di amministrazione e a livello di forze armate, i problemi sono stati definiti nella forma di sforzi congiunti". Il generale Yuanming ha elogiato la Marina iraniana come "una forza internazionale e strategica".
 
Ma geopoliticamente, questo ha un significato rivoluzionario molto più ampio. La Russia ha forse già effettuato delle esercitazioni navali congiunte con l'Iran nel Mar Caspio, ma esercitazioni complesse che comprendono anche la Cina, nell'Oceano Indiano, sono qualcosa di completamente nuovo.
 
Yuanming lo ha detto in termini che qualsiasi studente di Mahan, Spykman e Brzezinski possa comprendere facilmente: "I mari, che devono essere usati come una piattaforma per il commercio globale, non possono essere utili esclusivamente ad alcune potenze". Cominciate quindi a prestare attenzione a quel che la Russia, la Cina e L'Iran saranno capaci di fare, non solo nell'Heartland, ma anche nel Rimland.
 
 
 
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