Cosa ha portato la guerra della NATO? 

Libia: a due anni dalla “liberazione”   
                                                           
Enrico Vigna


A poco più di due anni dalla “liberazione” dal “regime” di Gheddafi,  imposta dalla cosiddetta “coalizione dei volonterosi” occidentale (leggasi, al di la’ di retoriche e demagogie, paesi aggressori e NATO), può essere illuminante, per capire di quante menzogne e falsità mediatiche ci nutrono, fare il punto sulla situazione nel paese e sul livello di violenza e terrore diffuso nella realtà della vita quotidiana del popolo libico                                                                                                                               

Soprattutto può aiutare a riflettere sulle manipolazioni usate per fare le “guerre umanitarie” e per i diritti umani, e comprenderne i veri risultati nel concreto della vita dei popoli.

La Libia di oggi è un territorio senza più alcuna legalità, a detta di osservatori  internazionali, esperti, giornalisti e testimoni sul campo, Ong come Human Right Watch ed anche l’ONU, nell’ultimo rapporto di quest’anno redatto dalla sua missione in Libia (UNSMIL), hanno denunciato l’uso sistematico della tortura, dello stupro, di omicidi, di indicibili e feroci atrocità perpetrate nelle prigioni e nei siti di detenzione a disposizione delle milizie e delle bande criminali che controllano il paese. Un paese teatro di una vera e propria guerra tra bande jiahdiste e criminali che si sono spartite geograficamente il paese e le sue risorse.
                                     


Ogni milizia ha creato una ''giustizia privata'', ogni gruppo di mercenari possiede una prigione privata dove rinchiudere e torturare i propri detenuti.

Tutti conoscono il caso di Saif Al Islam Gaddafi, detenuto illegalmente a Zilten ma altri 8000 detenuti si trovano nelle stesse situazioni. Il dato e’ confermato anche dal Ministero di Giustizia del governo centrale di occupazione, totalmente impotente a contrastare lo strapotere dei battaglioni di mercenari che infestano la Libia.


Parallelo a tutto questo c’è un altro aspetto che non ci dicono ma è documentato: il radicamento sempre più diffuso del Movimento di Liberazione Nazionale, testimoniato da documenti e comunicati, e dal crescere costante delle attività militari e armate contro le strutture e i leader del governo fantasma insediato dalla NATO, ma che in realtà non ha il controllo neanche della capitale.                                                                                                                                      

In una galassia di centinaia di piccole bande e milizie, che gestiscono il potere anche solo su quartieri o piccoli villaggi, le due forze mercenarie piu’ forti sono i salafiti nell’area di Tripoli e le milizie dello “Scudo della Libia” nell’area di Bengasi; questo insieme di bande impone le loro leggi, vessazioni, tassazioni inique, violenze sistematiche. Quotidianamente la cronaca riporta notize di scontri, sparatorie, attentati, assalti, omicidi per sopraffare i reciproci avversari. Se si sommano alle attività di guerriglia delle Forze di liberazione nazionale, si puo’ immaginare quale sia nella quotidianità la vita delle famiglie libiche.                                                                                                                               

L’uccisione lo scorso anno del console USA a Bengasi e’ stato solo il fatto più eclatante e mediatico, ma in questi due anni sono ormai migliaia i morti in uno stillicidio giornaliero e, stando alle statistiche, in crescita costante.                                                                                                

Ormai la Libia è un’area incontrollabile dove, al di là delle apparenze, vi è un vuoto di potere nemmeno più nascosto, e una gestione militare del territorio da parte delle forze fondamentaliste qaediste e di altre semplicemente banditesche; tutto questo e’ confermato dalla CNN, che ha riferito del trasferimento di oltre 250 marines nella base USA di Sigonella ed in quella spagnola di Moron, in vista di un possibile nuovo intervento militare nel paese. Prova ulteriore è la creazione della Missione militare italiana “ Mare Nostrum”, su pressione e richiesta della NATO, per mettere sotto controllo il Mediterraneo, oltre a quella già in atto di addestramento e formazione di una polizia e un esercito regolari. Ci sono da aspettarsi altre morti e bare italiane (come in Afghanistan e Iraq), perché disarmare un numero stimato di 100-150 mila miliziani armati, animati dal fondamentalismo jiahdista piu’ profondo e dal qaedismo organizzato, non sara’ una passeggiata.                                                                  

Quelle stesse forze che, fino a ieri, sono state usate come alleati e compari in quanto “ combattenti della libertâ ” oggi non sono più utili e sono diventate addirittura scomode, quindi da rimettere in riga o colpire. Altroché diritti umani, libertà o democrazia, l’unico obiettivo della NATO era la distruzione della Jamahiriya araba, libica e socialista, e il suo leader, non abbastanza assoggettati agli interessi economici e militari occidentali; forse la loro colpa vera era di cominciare a richiedere il pagamento del petrolio non più in dollari ma in oro, e cercare di fondare una nuova moneta comune africana aurea, chiamata “ Dinaro africano; oppure il finanziamento, coi ricavi  del petrolio libico, di un Fondo Monetario Africano, liberando così i paesi africani e poveri del mondo, dallo strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale? O forse questa continua e intensa campagna gheddafiana per rafforzare e consolidare sotto tutti gli aspetti (politici, economici, militari e culturali) l’Unita’ Africana come strumento fondamentale di difesa e di emancipazione dei paesi africani? 

                                     
Il paese è oggi spartito tra l’area della Cirenaica detta anche Barqa, di fatto ormai autonoma, guidata dallo sceicco Ahmed al Senussi; la provincia di Misurata, che e’ gestita dalle milizie fondamentaliste che ne hanno preso possesso nel 2011 e da allora non permettono a nessuno di entrarvi; vi e’ poi la milizia di Zenten, anch’essa autonoma, e dove tra l’altro e’ prigioniero Saif, il figlio di Gheddafi, di cui e’ stata finora rifiutata la sua consegna a tribunali o corti  libiche o internazionali, lo hanno definito un “loro prigioniero privato”, naturalmente torturato; questa milizia controlla anche di fatto l’aereoporto di Tripoli. Città che è la sede del governo “ufficiale”, in realtà non governa neanche la cittâ stessa, in quanto interi quartieri vivono sotto leggi e regole imposte dalle bande che si sono insediate e li controllano militarmente, con regole e dettami da clan; quotidianamente ci sono scontri armati, incursioni, sequestri, assalti oltre a posti di blocco fissi agli ingressi dei quartieri o improvvisi per imporre vessazioni o vere e proprie rapine ordinarie. Una vera e propria balcanizzazione e parcellizzazione della Libia, senza regole o leggi statali rispettate da alcuno, un paese dove nenache una Costituzione si e’  potuta varare.

Dalle donne alla popolazione nera, dai lealisti della Jamahiriya ai cristiani, dagli stranieri ai non praticanti l’islam più fondamentalista, tutti costoro sono oggi, in Libia, perseguitati, vessati, costituendo un possibile obiettivo di queste bande che hanno in mano la nuova Libia…ma questo ormai non interessa più a nessuno, in primis a coloro che premevano sul governo italiano di allora, sostenendo la assoluta necessità di intervenire per “liberare” il popolo libico come in Afghanistan, in Iraq, in Jugoslavia, in Somalia, oggi in Siria…ma essi da buoni “grilli parlanti”, vivono tranquilli una vita al caldo, con internet, vacanze, crisi personali o psicologiche passeggere, qualche problema di denaro mai abbastanza grave per le loro vite agiate e benestanti….proprio come quei popoli “liberati”, quasi la stessa vita. Come mi disse una vecchia amica jugoslava…: “…ma perche’ si occupano di noi, del nostro paese, dei nostri problemi, dei nostri governi…sono un problema nostro non di intellettuali, giornalisti, politici o pacifisti italiani o occidentali. Forse che da voi non avete problemi e cercano un occupazione?...”.  Giâ…perche se ne occupano? Risposta non semplice.
               

               
Il 17 marzo 2011, il Consiglio di sicurezza, con la risoluzione 1973, ha autorizzato la NATO ad intervenire “per proteggere i civili e le aree civili sotto minaccia di attacco in Libia.”

Misuriamo il successo della missione della NATO consultando i seguenti dati:

Nel 2010, sotto il “regime di Muammar al-Gaddafi” c’erano in Libia:
  3.800.000 libici
  2,5 milioni di lavoratori stranieri
6,3 milioni di abitanti.

Oggi 2013,
  1.600.000 di libici sono in esilio mentre ,
  2,5 milioni di immigrati hanno lasciato il paese per sfuggire alle aggressioni razziste.
Sono rimaste circa 2,2 milioni di persone.   ( da SibiaLiria)

Secondo il  Rapporto annuale Mondiale sulla schiavitu’ “ Slavery Global Index “, nel 2012 in Libia sono stati  documentati  i casi di 17.693 persone che vivono come schiavi moderni nel paese, secondo questo Rapporto OGGI la Libia e’ è classificata come il paese dove si ha la maggiore presenza di " schiavitù" di tutto il  Nord Africa. Ma si ipotizza che la cifra reale, potrebbe essere più alta ed arrivare a 19.000 persone stimate che vivono in condizioni di schiavitù nel paese. Questo rapporto annuale e’ prodotto dalla “Walk Free Foundation” una fondazione antischiavista, che ha collocato la Libia al 78° posto in una lista di 162 paesi inclusi nello studio, che definisce anche la figura delle moderne figure di schiavitù di una popolazione. Essa assume molte forme ed è conosciuta con molti nomi, spiegano i responsabili del rapporto. " …Sia che si tratti di traffico di esseri umani o di lavoro forzato, di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, le vittime della schiavitù moderna hanno la loro libertà negata, e sono usati, controllati e sfruttati da un'altra persona o organizzazione a scopo di lucro, di sesso  o per l’esercizio del dominio o del potere… ".

 

 

 

Zanotelli, Dario Fo, Raniero La Valle ed altri  sullo scempio umanitario della Libia
                       

Appello al Procuratore della Corte Penale Internazionale dell’Aia   

“…L’intervento militare della Nato in Libia è stato definito da qualcuno “un fulgido esempio di riuscito intervento umanitario”. Solo la disinformazione che ha imperato in molti media può avvalorare un simile giudizio. In realtà l’intervento militare ha causato in Libia un’autentica catastrofe umanitaria. Le vittime seguite all’intervento si contano in parecchie migliaia, forse decine di migliaia, senza considerare i feriti, i senzatetto, i profughi, le distruzioni e le aberrazioni commesse su larga scala….… il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la sua Risoluzione 2016, abbia deferito espressamente alla Corte Penale Internazionale, in aggiunta ai crimini imputabili al regime di Gheddafi, anche le violazioni compiute dagli insorti, esprimendo in particolare “grave preoccupazione per le persistenti notizie di rappresaglie, detenzioni arbitrarie, incarcerazioni ingiustificate ed esecuzioni stragiudiziali in Libia” ed esortando "al rispetto per i diritti umani di tutte le persone in Libia, compresi gli ex-funzionari e i detenuti”. Meno esplicitamente, si evinceva dalla stessa risoluzione che anche le eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario compiute dalla Nato andavano esaminate dalla Corte dell’Aia…. 

…Quanto agli insorti, essi si sono resi responsabili di attacchi indiscriminati contro località popolate da civili, fra cui il più massiccio e sanguinoso di tutto il conflitto, quello sulla città di Sirte nell’ottobre 2011; di torture e sevizie su detenuti; di numerosissime detenzioni arbitrarie e sequestri; di almeno un grave caso di pulizia etnica contro i neri libici della città di Tawargha presso Misurata; di aggressioni mirate ad intere comunità locali, anche etnicamente definite, come gli arabi di Tiji, Badr e AbuKammesh, o gli abitanti di vari centri nell’area di Mashashiya; di saccheggi su larga scala; di un gran numero di esecuzioni stragiudiziali, fra cui quelle di Muammar Gheddafi e di suo figlio Mutassim il 20 ottobre 2011. Tali atti comprendono, oltre a violazioni dei diritti umani, anche crimini di guerra e crimini contro l’umanità….”

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