Counterpunch, 11 marzo 2015 (trad.ossin)



La Libia, ISIS e il lusso impagabile della saggezza retrospettiva

Gheddafi aveva previsto tutto

Ahmad Barqawi



“Ma voi chi siete?”, chiese un giorno, oramai al limitare del suo regno, il fu Muammar Gheddafi in un celebre discorso nel quale poneva (giustamente) in dubbio la legittimità di coloro che cercavano allora di rovesciare il suo governo, e si rispose che erano estremisti, agenti stranieri, ratti e tossicomani. Lo si è preso in giro per questo, lo si è messo alla berlina, ridicolizzato e demonizzato; un ignobile video parodistico, derisorio del leader libico, ha fatto il giro dei social network; l’autore, un Israeliano, ha evidentemente trovato talmente buffa l’espressione libica in arabo dialettale “Zenga” (che vuol dire vicolo), da estrapolarla da un discorso di Gheddafi, inserendone una registrazione su un motivetto hip-hop e voilà … ne ha fatto un successo che si è ampiamente (e vergognosamente) diffuso nel mondo arabo. Noi l’abbiamo condiviso, noi abbiamo riso, lui è morto (1).



Zenga zenga song


La raccapricciante risata di Hillary Clinton alla notizia dell'uccisione di Gheddafi
E la frase pronunciata parafrasando Giulio Cesare: We came, we saw, he died (Siamo andati, Abbiamo visto, Lui è morto)


Ma siamo noi a pagare oggi il prezzo di questa farsa sanguinaria; Gheddafi sapeva quello che diceva. Fin dal primo momento ha accusato i sedicenti ribelli libici di essere legati ad Al Qaeda e a Bin Laden; nessuno gli ha creduto, nemmeno un poco. E perché poi avremmo dovuto credergli? Dopo tutto era solo un vile dittatore, ossessionato dal sesso e determinato a massacrare la metà del suo popolo, sottoponendo l’altra metà a stupri collettivi con l’aiuto dei suoi mercenari sub sahariani, fatti di viagra.
Almeno è quanto quel cancro audiovisivo di Al Jazeera ci ficcava in testa, come anche la sua collega saudita, ancora più carica d’odio se possibile, di Al Arabya, nei servizi particolarmente disonesti, che mandavano in onda sulla brutale conquista della Libia da parte della NATO. E’ vero che Gheddafi si vestiva in modo bizzarro; e come ci si potrebbe mai fidare di un despota eccentrico, capriccioso, abbigliato come un arlecchino, quando dall'altro lato ci sono dei sionisti pulitini pulitini, come Bernanrd Henri Levy, John McCain e Hillary Clinton, che sorridono facendo il segno di vittoria sulle foto, ma perché mai?

Gheddafi definiva i ribelli drogati, fondamentalisti islamici; noi, noi li chiamiamo ISIS… Questa cosa, oggi, non ci appare più strana, è vero? E ISIS è quel che portavamo appeso al naso fin dall’inizio: il linciaggio rivoluzionario e la sodomizzazione di Muammar Gheffadi, al grido frenetico di “Allahu Akbar”, salutati da molti, all’epoca, come una sorta di trionfo perverso del bene, incarnato dalla volontà popolare (leggi: legge della plebaglia sponsorizzata dalla NATO), sul male, incarnato dalla dittatura (leggi: Stato sovrano), mentre non erano altro che i primi segni di quello che si sarebbe abbattuto sul paese e sulla religione; vale a dire il linciaggio di massa di intere popolazioni in Libia, Siria, Iraq e lo spezzettamento di Stati arabi-chiave in mini-Stati in conflitto tra loro. L’orribile video dell’assassinio del colonnello Gheddafi, che supera quelli dell’ISIS quanto a folle brutalità e sanguinosa volgarità, non ha sollevato alcuna critica all’epoca. Anzi, tutti sembravano assolutamente soddisfatti perché il tiranno libico era finito in modo grottesco… Salvo che si trattava solo dell’inizio di un nuovo regno del terrore senza precedenti, che dobbiamo ai mercenari della NATO e ai ribelli islamici sostenuti dal Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) (2).



Il linciaggio di Gheddafi

 

La rapida proliferazione, in Libia, di gruppi terroristi dal grilletto facile e di fazioni jihadiste innaffiate a petrodollari non è dipesa da un qualche fallimento dei servizi segreti dei governi occidentali, né semplicemente dal vuoto di potere lasciato dalla morte di Gheddafi: no, era un calcolo politico deliberato, una strategia volontariamente messa in campo dalla NATO e dai suoi alleati del Golfo, accomunati dal sinistro soprannome di “Amici della Libia” (Coalizione Internazionale contro l’ISIS), per fare di questo paese dell’Africa del Nord il più grande e incontrollabile deposito di armi, di militanti di Al Qaeda e di commercio illegale di idrocarburi del mondo.

Possiamo dunque affermare, senza timore di sbagliare, che la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha consentito alla NATO di bombardare la Libia fino a ridurla in briciole, ha alla fine prodotto i suoi frutti… ed è un frutto completamente marcio, del quale l’ultimo orribile assassinio dei 21 pescatori e lavoratori egiziani da parte del ramo libico dello Stato Islamico è in qualche modo la prova a carico n.1, senza ovviamente parlare della miriade di uccisioni quotidiane, dei bombardamenti e delle mini guerre civili che costituiscono l’infornata quotidiana in tutto il paese, da quando l’Occidente ha fomentato il colpo di Stato contro il governo di Gheddafi. La Libia è diventata oggi sinonimo di anarchia e di morte. Liberandola, la NATO le ha fatto dono di un lungo avvenire di instabilità e di caos.

In una intervista rilasciata a quei media occidentali di disinformazione di massa che sono la BBC, ABC e il Sunday Times, nel febbraio 2011, il fu Muammar Gheddafi disse ai suoi arroganti intervistatori: “Avete visto gli agenti di Al Qaeda? Avete ascoltato tutte queste trasmissioni jihadiste? E’ Al Qaeda che controlla le città di Al Baida e di Derna, sono ex detenuti di Guantanamo ed estremisti lasciati andare dagli Statunitensi per terrorizzare il popolo libico…” Derna è oggi il principale bastione dell’ISIS in Libia.

Per una strana coincidenza (o una qualche ironia cosmica), la data che ISIS ha scelto per divulgare il video della decapitazione dei prigionieri egiziani, rendendo così ufficiale la propria presenza nel paese dilaniato dalla guerra e con tre campi petroliferi sotto il suo controllo, è stata quella (molto appropriata) del 4° anniversario dell’inizio della sedicente rivoluzione libica, il 15 febbraio 2011: nessun omaggio sarebbe stato più adatto alla commemorazione del disastro provocato dal colpo di Stato dell’Occidente in Libia.

Ma prima ancora che l’ISIS si organizzasse, subito dopo la caduta del vecchio regime, la natura atroce della Libia “rivoluzionaria” si era già mostrata in tutto il suo spaventoso splendore, quando i sedicenti ribelli hanno commesso, con una perfezione che provoca la pelle d’oca, tutti i crimini di cui Gheddafi era stato falsamente accusato: massacri, bombardamenti indiscriminati di zone residenziali, auto imbottite di esplosivo, arresti in massa, torture, furto di petrolio e delle risorse nazionali… tutta la panoplia. Nel 2013, due militanti britanniche filo palestinesi, in viaggio verso la striscia di Gaza con un convoglio di aiuti umanitari, hanno fatto l’esperienza personale del frutto avvelenato del capitolo libico della sedicente primavera araba, quando sono state rapite da una banda di rivoluzionari libici – diventati signori della guerra- nella città di Bengasi e stuprate davanti al loro padre.

I partigiani dell’intervento umanitario devono darsi grandi manate sulle spalle di soddisfazione, adesso che la Libia ha completato la sua transizione democratica, da un paese che godeva del più alto livello di vita dell’Africa, quando c’era Gheddafi, al modello tipico dello Stato fallito: una zona senza fede né legge di fanatismo religioso, di scontri sanguinosi e un mercato all’ingrosso di teste mozzate; di fatto la Libia è diventata così democratica che addirittura dispone oggi di due parlamenti e di due governi (in guerra), ognuno col proprio esercito (di criminali) e sostenuto dal denaro e dalle armi fornite di nascosto da potenze straniere in concorrenza tra loro. Senza parlare della miriade di movimenti e di milizie secessioniste, che il colpo di Stato anti-Gheddafi ha fatto nascere in tutto il paese, mentre il sistema sanitario gratuito, il sistema scolastico e le linee elettriche che erano un conquista acquisita sotto Gheddafi, non sono più oramai che una reliquia del passato; ecco l’operazione Odyssey Dawn (3) che era stata promessa ai Libici, una versione disinfettata dell’Iraq senza l’indignazione pubblica, accuratamente ribattezzata “responsabilità di proteggere” e condotta a mezzo di bombardamenti aerei grazie ai quali lo zelantissimo Club dei Co-cospiratori del Golfo (CCG) dell’Occidente, guidato solo dai suoi meschini desideri di vendetta contro Gheddafi, ha potuto testare l’efficacia omicida degli aerei da guerra arrugginiti made in USA e di quelli della NATO, sul popolo di Tripoli e di Sirte.

E’ quello che Gheddafi aveva predetto fin dall’inizio e ancora oltre; l’effimera euforia delle rivoluzioni tunisina e egiziana era semplicemente troppo potente e troppo esaltante perché noi ci preoccupassimo di leggere tra le righe; è stato un complotto, o un vero spirito rivoluzionario che è poi degenerato? Non ha più importanza, oggi che l’ISIS è diventato la vera eredità di piazza Tahrir. “Trasformeranno la Libia in un altro Afghanistan, un’altra Somalia, un altro Iraq… le vostre donne non saranno più autorizzate a uscire di casa; vogliono trasformare la Libia in un emirato islamico e gli Stati Uniti bombarderanno il paese col pretesto di lottare contro il terrorismo”, aveva detto il dirigente libico assassinato, al termine di un discorso televisivo il 22 febbraio 2011, e mai si sono intese parole più profetiche.

Il prototipo libico di “guerra pulita” statunitense si è dimostrato un tale successo, che lo si è voluto riprodurre con la più totale incoscienza in Siria; gli squadroni della morte Blackwater (4) di Paul Bremer del tempo passato, che spandevano il terrore dovunque in Iraq, sono tornati… con un tocco islamico: barbuti, vestiti di nero, pieni di esplosivo dalla testa ai piedi, a bordo di convogli di Toyota Land Cruiser e con l’idea fissa di erigere un califfato islamico senza frontiere e in costante espansione (che si guarda bene, stranamente, di disturbare il regime sionista nella sua occupazione della Palestina).

Ogni giorno, al risveglio, il mondo arabo scopre una nuova atrocità registrata in video; un festival di scene sanguinose e terrificanti offerto da ISIS (o IS o ISIL), e innumerevoli altri youtube, con - per esempio - i crimini ancora più odiosi offertici dagli Stati Uniti con la loro guerra unilaterale di droni sterminatori; tutta la regione ondeggia al ritmo delle decapitazioni col machete e degli incenerimenti coi missili Helfire. La morte è dappertutto, essa cade dal cielo… e sale dalla terra; la guerra contro il terrorismo leva ancora una volta la sua orribile testa; per far rientrare nei ranghi i cattivi terroristi che l’Occidente stesso ha finanziato e incaricato, in nome della democrazia, di destabilizzare i regimi poco raccomandabili, un implacabile rituale ciclico (5) che comincia con la “responsabilità di proteggere” e si conclude con la guerra contro il terrorismo, con migliaia di vite innocenti, in genere definite danni collaterali, schiacciate dalla transizione.

E’ esattamente quanto Gheddafi aveva previsto: una Libia sommersa nel caos totale, la guerra civile e i diktat occidentali; un terreno fertile per il fondamentalismo jihadista e gli estremisti – peccato che, invece di ascoltare i suoi ammonimenti, abbiamo preferito prenderci gioco di lui, al suono di una parodia israeliana.    


Note:

(1)    Come si può vedere nel video postato più sopra, l’allora sottosegretaria di Stato Hillary Clinton commentò – tra le risate – l’uccisione di Gheddafi, parafrasando Giulio Cesare: “Veni, vidi, vici”. Disse infatti: “We came, we saw, he died” (“Siamo venuti, abbiamo visto, lui (Gheddafi) è morto”)… e giù altre risate…

(2)    Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Persico) è l’organizzazione che raggruppa le monarchie della penisola arabica, egemonizzata dall’Arabia Saudita.

(3)    L’operazione “Odyssey Dawn” è il nome del contributo statunitense all’intervento militare del 2011 in Libia.

(4)    Compagnia militare (di mercenari) statunitense, di cui si è molto servito ilo governo USA durante l’occupazione dell’Iraq.

(5)    Groundhog Day. Il giorno della marmotta è un avvenimento celebrato negli Stati Uniti il giorno della Candelora, vale a dire il 2 febbraio. Secondo la tradizione, quel giorno bisogna osservare l’ingresso della tana di una marmotta. Se esce e non vede la sua ombra perché è nuvoloso, vuol dire che l’inverno finirà presto. Al contrario, se vede la sua ombra perché il tempo è luminoso e chiaro, si spaventerà e si rifugerà di nuovo nella tana, e l’inverno proseguirà per sei settimane supplementari. L’espressione indica anche una situazione nella quale gli avvenimenti si ripetono o sembrano ripetersi all’infinito.

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