Hong Kong : un virus sotto l’ombrello

Ahmed Bensaada


Il 3 febbraio 2011, tra la caduta di Ben Ali e quella imminente di Mubarak, il senatore statunitense John McCain fece una dichiarazione sbalorditiva, mentre la piazza araba era in piena ebollizione:  « Questo virus si diffonde in tutto il Medio Oriente » [1]. Non parlava del virus Ebola, né di qualche altra malattia contagiosa, ma piuttosto della famosa « primavera » araba. Un simile paragone « epidemiologico » non è, a dire il vero, del tutto gratuito, da parte di questo specialista della « esportazione » della democrazia


Il virus secondo McCain

E’ noto il ruolo svolto da McCain nelle rivoluzioni colorate [2] e nella primavera araba [3]. Infatti, oltre ad essere un senatore statunitense, egli è anche il più alto responsabile dell’International Republican Institute (IRI) che, con il National Democratic Institute (NDI), è uno dei quattro organismi satelliti della National Endowment for Democracy (NED). Ricordiamo che la NED è finanziata da un budget votato dal Congresso e che i suoi fondi sono amministrati da un consiglio di amministrazione, nel quale sono rappresentati il Partito repubblicano, il Partito Democratico, la Camera di Commercio USA e il sindacato American Federation of Labor-Congress of Industrial Organization (AFL-CIO). La NED, attraverso i suoi organismi (specialmente l’IRI e il NDI), forma, mette in rete, sostiene e finanzia gli attivisti per la democrazia (e soprattutto filo-occidentali) in tutto il mondo, nei paesi presi di mira dall’amministrazione statunitense. E’ stato così durante le rivoluzioni colorate (Serbia, Georgia, Ucraina e Kirghizistan), ma anche nella rivoluzione « verde » (Iran) [4] o nella « primavera » araba [5]. La connessione tra la NED e il governo statunitense è stata posta in evidenza, et questo da molto tempo, da Allen Weinstein (uno dei suoi fondatori), che ha dichiarato nel 1991 che la NED fa oggi quello che la CIA faceva in segreto 25 anni fa [6].



McCain definisce i movimenti per la democrazia in Medio oriente un "virus" (video in inglese non sottotitolato)


Ma torniamo alla nozione di «virus» nella definizione della contestazione data da McCain. Il senatore, che si era accontentato di circoscriverne la zona « endemica » al Medio Oriente, l’ha rapidamente estesa ad altri paesi di grande importanza strategica per gli Stati Uniti : la Russia e la Cina. Infatti nel novembre 2011 ha dichiarato: « Questa primavera araba è un virus che contagerà Mosca e Pechino » [7].



Secondo McCain, la promavera araba dovrà investire anche l'Iran, la Russia e la Cina (14 settembre 2011)


Qualche giorno dopo, McCain preciserà il proprio punto di vista sulla Russia, rivolgendosi direttamente a Vladimir Putin, twittando : « Caro Vlad, la primavera araba si avvicina a voi » [8]. Vero che McCain avrebbe potuto dire la stessa cosa qualche anno prima soltanto sostituendo l’espressione « primavera araba » con « rivoluzione colorata ». Non aveva infatti già tentato invano di « esportare » la democrazia nella Russia post-sovietica appoggiando il movimento « Oborona » [9]?




D’altronde è del tutto evidente che gli avvenimenti ucraini di qualche mese fa — conosciuti come Euromaïdan — s’inseriscono nel continuum di azioni che hanno come obiettivo di screditare Putin, destabilizzare la Russia e ridurre il suo campo di influenza geopolitica. Quello che non è stato possibile fare direttamente in Russia, potrebbe ottenersi usando l’Ucraina come un cavallo di Troia.

E’ per questo che McCain si è recato personalmente a Kiev per parlare direttamente ai ribelli di Maïdan il 14 dicembre 2013. « Noi siamo qui per sostenere la vostra giusta causa, il diritto sovrano dell’Ucraina a scegliere il proprio destino liberamente e in assoluta indipendenza. E il destino che desiderate si trova in Europa », ha chiarito [10]. Ricordiamo che il senatore statunitense in Ucraina si muove su un terreno conosciuto. Vi era infatti già stato nel febbraio 2005 [11] per incontrare i suoi « pupilli » della rivoluzione « arancione » che aveva ampiamente finanziato. Ma stavolta vi è stata una rimarchevole novità : non ha avuto remore a mostrarsi in pubblico con il leader di Svoboda, un partito ucraino apertamente ultra nazionalista, xenofobo e di ispirazione neonazista.



McCain sulla scena del Maidan, il 14 dicembre 2013

 
La seconda terra presa di mira dal « virus » primaverile di McCain è la Cina. E, come la Russia, anche questo paese ha un cavallo di Troia : Hong Kong.
 
Come bene spiega Xiao Chen, un giornalista cinese che lavora a Hong Kong, « Nella rivalità tra Stati Uniti e Cina, Hong Kong è una pedina importante (…) Non è facile per gli Stati Uniti provocare disordini in Cina, ma è facilissimo dare fastidio a Hong Kong… » [12].


Il virus a Hong Kong

Le manifestazioni che hanno scosso questa regione amministrativa cinese sono espressione di una campagna di disobbedienza civile molto bene orchestrata, destinata a fare pressione sul governo cinese per ottenere un vero suffragio universale alle prossime elezioni. Essa, a ben vedere, ha tutti i caratteri di un movimento di contestazione del tipo « rivoluzioni colorate ».

Sono quattro gli ingredienti necessari per mettere in movimento una « rivoluzione » di questo tipo : dei giovani attivisti motivati e mobilitati, una ideologia non violenta di opposizione al governo, un idoneo addestramento e dei finanziamenti.

Nel caso di questa ex colonia inglese, i protagonisti del movimento di protesta, inizialmente battezzato « Occupy Central with Love and Peace » (OCLP) sono per lo più giovani studenti hongkonghesi della Federazione degli studenti di Hong Kong (HKFS), insieme a un certo numero di politici dissidenti della vecchia guardia. Il nome del movimento è ispirato a quello di « Occupy Wall Street » con un tocco locale, « Central », che è il più importante quartiere degli affari di Hong Kong [13].


Logo dell'OCLP
 

Il modus operandi adottato nel corso delle manifestazioni corrisponde fedelmente a quello già osservato nei paesi toccati dalle rivoluzioni colorate (Serbia, Georgia, Ucraina e Kirghizistan) e dalla « primavera » araba (soprattutto Tunisia e Egitto). E’ oramai di pubblica notorietà che alcuni attivisti di questi diversi paesi sono stati formati dal Centro di azione e di strategie non violente applicate (Center for Applied Non Violent Action and Strategies – CANVAS). Con sede nella capitale serba, CANVAS è un centro di formazione per attivisti in erba, diretto da Srdja Popovic, egli stesso ex leader del movimento Otpor, che ha giocato un ruolo di massima importanza nella caduta di Slobodan Milosevic nel 2000.
Il Centro è finanziato dall’IRI di McCain, ma anche da altre organizzazioni statunitensi di esportazione della democrazia, come Freedom House o l’Open Society Institute (OSI) del miliardario George Soros, illustre speculatore finanziario statunitense [14]. CANVAS effettua un lavoro di formazione secondo l’ideologia di resistenza individuale non violenta teorizzata dal filosofo e politologo statunitense Gene Sharp. Ha pubblicato un manuale dal titolo « La lotta non violenta in 50 punti » [15] nel quale vengono enumerati i metodi di azione non violenta, quali l’uso di slogan e simboli, la fraternizzazione col nemico, gli atti di preghiera e cerimonie religiose, le veglie e i canti, ecc.



Srdja Popovic mostra la edizione serba de « La lotta non violenta in 50 punti »

 
Tutte queste tecniche (e molte altre) sono state utilizzate dai dissidenti di vari paesi che sono stati formati da CANVAS. « La fraternizzazione col nemico » è stata certamente quella che più ha colpito. Per « nemico », si intendono le forze dell’ordine schierate contro i dissidenti. Si sono quindi visti a Kiev, Bichkek, Il Cairo o Tunisi, attivisti che distribuivano fiori o vettovaglie ai poliziotti e ai militari, fraternizzando con loro. Allo stesso modo, a Hong Kong, si sono scorti degli studenti tendere fiori e vettovaglie ai burocrati della città, fin dal primo mattino [16].

Diversi giorni prima dell’inizio della mobilitazione, gli attivisti dell’OCLP hanno pubblicato sul loro sito un « manuale della disobbedienza », dove spiegano tra l’altro la filosofia della disobbedienza civile e le regole della protesta non violenta, oltre a fornire raccomandazioni riguardo al cibo e al modo di vestirsi e a giudiziosi consigli in caso di arresto [17]. Questa lista di istruzioni per il « perfetto manifestante » è abbastanza completa ma per nulla originale. Viene in mente quello assai simile che avevano pubblicato sul loro sito gli attivisti egiziani del « Movimento del 6 aprile » (protagonisti della caduta di Mubarak). Era intitolata « Cosa fare in caso di arresto » [18]. E’ necessario ricordare che molti militanti del Movimento del 6 aprile sono stati formati da CANVAS [19]?

Cosa rara in un contesto di tal genere: Srdja Popovic in persona ha elogiato il movimento OCLP in un articolo pubblicato su Slate, definendo i suoi aderenti come i « manifestanti più educati del mondo » [20]. « Non sono giovani idealisti, sono degli operatori politici avvertiti che conoscono il segreto del successo della resistenza non violenta » ha affermato. Aggiungendo: « Con la sua fedele adesione alla non violenza « Occupy central » ha dimostrato preparazione, formazione e disciplina, una combinazione assai rara in molti movimenti ».

Possibile che Popovic sia coinvolto in questa formazione? Appare plausibile alla luce del suo incondizionato sostegno all’OCLP e dell’amplissima copertura garantita al movimento sulla sua pagina Facebook [22] e su quella di CANVAS [22]. E sembra ancora più evidente, a giudicare dalla meticolosa organizzazione delle manifestazioni e dal modus operandi. Anche il mutamento del nome del movimento da OCLP a una denominazione più « canvassiana » come « rivoluzione degli ombrelli » non è casuale.


Loghi della "rivoluzione degli ombrelli"


Il quarto e fondamentale ingrediente di questo tipo di « rivoluzioni » è sul versante finanziario. Infatti, malgrado le apparenze, queste proteste di massa non sono né spontanee, né intrinsecamente autoctone. Esse sono il frutto di una lunga e minuziosa preparazione e beneficiano di generosi finanziamenti da parte di organizzazioni specializzate nella « esportazione » della democrazia e di una ditirambica copertura mediatica di ampiezza planetaria. Nessuno potrebbe schierarsi contro la virtù, vero? Dei giovani, per la maggior parte studenti, che manifestano « pacificamente » e « amorevolmente » contro la “dittatura”, reclamando giustizia e democrazia. Cosa c’è di più nobile?

Ma, come dice il proverbio, « la virtù è come i denti : più è bianca e più è falsa ».


Il finanziamento del virus

Analizziamo dunque i finanziamenti delle varie organizzazioni che gravitano intorno alla dissidenza hongkonghese e ai loro leader.

Quando un gruppo di contestazione per la democrazia, che predica peraltro la non violenza, si scontra con un governo autoritario, inevitabilmente compare sulla scena una organizzazione « dirittidelluomista », A Hong Kong questo ruolo spetta a « Hong Kong Human Rights Monitor » (HKHRM). Diretto da Yuk-kai Law, il HKHRM è regolarmente sovvenzionato dalla NED. Infatti i rapporti annuali della NED mostrano che, tra il 2007 e il 2013, quest’organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo ha ricevuto circa un milione di dollari in finanziamenti diretti [23].


Yuk-Kai Law


Oltre ad avere stretti rapporti con la NED, il direttore del HKHRM è in contatti con Freedom House, come dimostra il fatto che quest’ultima ha pagato tutte le spese del suo soggiorno negli Stati Uniti [24]. L’attiva presenza di Freedom House a Hong Kong è stata anche osservata da alcuni specialisti delle relazioni sino-USA [25].

I rapporti della NED di cui si è detto prima menzionano anche somme versate al NDI nel 2009 e 2012 « per favorire la sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni politiche di Hong Kong e il processo di riforma costituzionale e sviluppare la capacità dei cittadini – soprattutto gli studenti universitari – a partecipare in modo più efficace al dibattito pubblico sulle riforme politiche […] ». Le somme totali per questi due anni superano i 700.000 $ [26].

Sul sito del NDI, si può leggere in proposito : « Tra il 1997 e il 2011, il NDI ha organizzato una serie di missioni a Hong Kong per promuovere l’elaborazione del quadro delle elezioni, lo statuto di autonomia, lo Stato di diritto e le libertà civili oltre alle prospettive e le sfide della democratizzazione » [27].

Benny Tai è co-fondatore del movimento OCLP e uno dei suoi leader. Professore aggregato di Diritto all’università di Hong Kong, è anche membro del Consiglio di gestione del « Centre for Comparative and Public Law » (CCPL) della stessa università. Secondo il rapporto di attività 2011-2013, il CCPL è un centro che ha per missione di « diffondere la conoscenza del diritto pubblico e le questioni dei diritti dell’uomo » [28]. La relazione tra questo centro e il NDI viene menzionato nello stesso rapporto : « Il CCPL ha ricevuto un finanziamento del National Democratic Institute (NDI) per ideare e realizzare un sito internet sui modelli di suffragio universale, dove il grande pubblico possa discutere e fornire commenti e idee sul metodo di suffragio universale più appropriato per Hong Kong ».

Questa informazione trova riscontro sul sito del NDI : « Il CCPL dell'Università di Hong Kong, col sostegno del NDI, lavora per dare risalto alla voce dei cittadini in questo processo di consultazione con la creazione di « Design Democracy Hong Kong » (www.designdemocracy.hk), un sito unico e neutrale che fornisce ai cittadini un luogo dove discutere del futuro elettorale di Hong Kong » (29).

Presentato come un « superdotato della rivoluzione » [30], Joshua Wong, uno studente di 17 anni, è indubbiamente la figura più mediatizzata del movimento OLCP. Il suo precoce attivismo ha riempito le pagine dei media « mainstream » che riferiscono della sua « epica » lotta contro l’adozione nelle scuole di Hong Kong di un nuovo programma scolastico mirante a sviluppare il sentimento patriottico cinese. Per opporsi a questo progetto, egli ha co-fondato un movimento studentesco chiamato « Scholarism » e mobilitato migliaia di manifestanti. Il progetto è stato alla fine ritirato nel 2012 : aveva solo 15 anni.



Il giovanissimo leader della protesta studentesca, Joshua Wong

 
Ma questo ritratto è stato recentemente scalfito in un articolo pubblicato da Wen Wei Po, un giornale hongkonghese definito (per screditarlo) come filo-cinese dai media occidentali. Si legge che « ambienti statunitensi hanno scelto Wong tre anni prima e hanno lavorato con lui per trasformarlo in superstar politica» [31]. Secondo l’articolo, Joshua Wong sarebbe stato in stretti rapporti col personale del consolato USA a Hong Kong e avrebbe ricevuto forti somme di denaro [32].
 
La notizia non è del tutto nuova. Le ambasciate statunitensi dei vari paesi toccati dalle rivoluzioni colorate o dalla « primavera » araba si sono sempre comportate così. Per prima cosa individuano gli attivisti dotati di capacità di leadership; quindi stringono stretti rapporti con loro e li finanziano: viaggi tutto pagato, formazione negli Stati Uniti o all’estero, partecipazione a conferenze o simposi, incontri con personalità USA di alto rango, ecc. E’ il caso di molti attivisti come, per esempio, il serbo Srdja Popovic [33], la yemenita (e Premio Nobel per la Pace) Tawakkol Karman [34], gli egiziani Adel Mohamed e Bassem Samir [35], i tunisini Slim Amamou e Emna Ben Jemaa [36].

L’articolo del Wen Wei Po menziona anche l’intento dell’amministrazione statunitense di infiltrare le scuole di Hong Kong. Di primo acchito, questa accusa sembra iscriversi nelle teorie del complotto. E tuttavia non si tratta di un’affermazione falsa, stando a quanto dice il dottor Shen Benqiu dell’università di Guangzhou (Cina). In un interessantissimo articolo sulle relazioni tra Stati Uniti e Hong Kong, pubblicato nel 2012 (vale a dire più di due anni e mezzo prima di OCLP), egli nota che « Gli USA attribuiscono grande importanza alla giovane generazione di Hong Kong perché sperano di trarre profitto dalla loro scarsa identificazione con la Cina continentale » [37]. Più precisamente, precisa che « due novità si sono registrate dopo il 2007. Prima di tutto le ONG statunitensi hanno ampliato i loro rapporti di collaborazione a Hong Kong includendo, oltre alle fazioni politiche, anche gli istituti di insegnamento superiore (…). La seconda novità è che gli obiettivi delle ONG statunitensi si sono progressivamente estese ai giovani, alle donne e al lavoro, ponendo l’accento sulla gioventù ». Per dimostrare la sua tesi, Shen Benqiu cita diverse attività della NDI e di altre organizzazioni satelliti della NED.

Intervistato dalla CNN, il giovane Wong ha dichiarato : « Il popolo non dovrebbe avere timore del governo. E’ il governo che dovrebbe temere il suo popolo ». Una frase ispirata dal best-seller di Gene Sharp « From Dictatorship to Democracy » (Dalla dittatura alla democrazia) e un principio insegnato da CANVAS.
 
 


Le attività di Yuk-kai Law, Benny Tai e Joshua Wong, tre figure emblematiche della dissidenza hongkonghese, illustrano in modo pedagogico l’ingerenza delle organizzazioni statunitensi di « esportazione » della democrazia. I primi due rappresentano la vecchia guardia, mentre il terzo proviene dai movimenti giovanili hongkonghesi, che, secondo il dottor Shen Benqiu, vengono prioritariamente curati dall’amministrazione USA

In un articolo estremamente dettagliato, Tony Cartalucci cita altri attivisti dell’OCLP, precisandone i rapporti con NED, il NDI o il Dipartimento di Stato USA [38]. Citiamo a titolo di esempio Martin Lee, il presidente fondatore del Partito Democratico di Hong Kong, Audrey Eu Yuet-mee, la presidente del Partito civico o il cardinale Jospeh Zen.

Piccola precisazione a proposito di Martin Lee : il 4 aprile 2014, è stato ricevuto alla Casa Bianca dal vicepresidente Joe Biden e, il giorno precedente, da Nancy Pelosi, la speaker del partito democratico alla Camera dei Rappresentanti.

Questa evidente ingerenza statunitense nel dossier di Hong Kong, attraverso le sue organizzazioni di « esportazione » della democrazia, ha fatto dire a Wang Haiyun, vicepresidente dell’Istituto cinese di ricerche sulla storia delle relazioni sino-russe, che il suo paese dovrebbe seguire l’esempio della Russia, che obbliga le ONG finanziate dall’estero a iscriversi come « agenti stranieri ». « Possiamo seguire l’esempio della Russia e varare una ‘legge sul denaro straniero’ onde bloccare l’infiltrazione di forze straniere e sventare il pericolo di una rivoluzione colorata », ha concluso nel suo articolo del luglio 2014 [39].

Secondo le attese, gli Stati uniti hanno fornito il loro sostegno ai manifestanti:  
« Noi seguiamo da vicino la situazione a Hong Kong. Dovunque nel mondo, gli USA sostengono le libertà fondamentali, come quelle di pacifica manifestazione e di espressione riconosciute internazionalmente. Esortiamo le autorità di Hong Kong a dare prova di moderazione e i manifestanti ad esprimere le loro opinioni pacificamente. Gli Stati Uniti sostengono il suffragio universale a Hong Kong in conformità con la Legge fondamentale, ed appoggiamo le aspirazioni del popolo di Hong Kong » [40].

La risposta a questa dichiarazione viene da John Ross, dell’università Renmin  di Cina che ha scritto sulla sua pagina Sina Weibo: « La copertura data dai media occidentali ai fatti di Hong Kong e semplicemente troppo ipocrita. Nei 150 anni in cui i coloni inglesi hanno regnato su Hong Kong, la Gran Bretagna non ha mai permesso alla popolazione di Hong Kong di eleggere il loro governatore, e la cosa non ha mai creato alcun problema agli Stati Uniti. La Cina ha adottato un sistema di governo di Hong Kong assai più democratico di quello della Gran Bretagna, ma gli Stati Uniti hanno vivamente protestato contro il governo cinese» [41].

Il virus preparato dal senatore McCain nel suo laboratorio di « esportazione » della democrazia riuscirà a infettare il « Porto dei Profumi » [42] pe poi contaminare tutta la Cina?

Niente è meno certo. Tutto dipenderà certamente dalla virulenza del ceppo virale, ma anche dalla disponibilità di un efficace vaccino



Riferimenti:

1.    Alex Seitz Wald, « McCain Calls Middle East Pro-Democracy Movement A ‘Virus’ », Think Progress, 3 febbraio 2011,
http://thinkprogress.org/politics/2011/02/03/142130/mccain-egypt-virus/

2.    Manon Loizeau, « États-Unis à la conquête de l’Est », 2005. Un notevole documento sulle rivoluzioni colorate che può essere visto all’indirizzo : http://www.ahmedbensaada.com/index.php?option=com_content&view=article&id=120:arabesque-americaine-chapitre-1&catid=46:qprintemps-arabeq&Itemid=119

3.    Ahmed Bensaada, « Arabesque américaine : Le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe », Éditions Michel Brûlé, Montréal (2011), Éditions Synergie, Alger (2012)

4.    William J. Dobson, « The Dictator's Learning Curve: Inside the Global Battle for Democracy », Random House Canada Limited, Toronto, 2012

5.    Ahmed Bensaada, « Arabesque américaine : Le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe », Op. cit.

6.    F. William Engdahl, « Géopolitique et “révolutions des couleurs” contre la tyrannie », Horizons et débats, n° 33, ottobre 2005, http://www.horizonset-debats.ch/33/33_16.htm

7.    Steve Clemons, « The Arab Spring: 'A Virus That Will Attack Moscow and Beijing' », The Atlantic, 19 novembre 2011, http://www.theatlantic.com/international/archive/2011/11/the-arab-spring-a-virus-that-will-attack-moscow-and-beijing/248762/

8.    John McCain. (5 dicembre 2011). Dear Vlad, The #ArabSpring is coming to a neighborhood near you: http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204770404577077711550134028.html?mod=WSJ_World_LeadStory …[Tweet]. Adresse URL: https://twitter.com/SenJohnMcCain/status/143689929975799809

9.    Manon Loizeau, « États-Unis à la conquête de l’Est », 2005. Vedi l’ultima parte del documentario. Op. cit.

10.    Richard Balmforth et Gabriela Baczynska, « Nouvelle manifestation à Kiev, l'UE suspend les négociations », Le Point, 15 dicembre 2013, http://www.lepoint.fr/fil-info-reuters/nouvelle-manifestation-a-kiev-l-ue-suspend-les-negociations-15-12-2013-1769842_240.php

11.    Archives du Gouvernement ukrainien, « Orange Revolution Democracy Emerging in Ukraine », http://www.archives.gov.ua/Sections/Ukraineomni/ukrelection030905a.htm

12.    Laura He, « Hong Kong protests, as seen by Chinese mainlanders », Market Watch, 2 ottobre 2014, http://www.marketwatch.com/story/hong-kong-protests-as-seen-by-chinese-mainlanders-2014-10-02

13.    Peter Beinart, « The Americans Who Inspired Hong Kong's Protesters », The Atlantic, 3 ottobre 2014, http://www.theatlantic.com/international/archive/2014/10/the-americans-who-inspired-hong-kongs-protesters/381095/

14.    Ahmed Bensaada, « Il ruolo degli Stati Uniti nelle rivolte arabe : il caso dell’Egitto », www.ossin.org, febbraio 2011,
 http://www.ossin.org/analisi-e-interventi/otpor-canvas-wael-ghonim-george-soros.html

15.    Ahmed Bensaada, « "Printemps" arabe : le rôle des États-Unis », in « La face cachée des révolutions arabes », Éditions Ellipses (Paris), 2012, p.359

16.    Sébastien Falletti, « À Hongkong, la "révolution des parapluies" s'accroche », Le Figaro, 6 ottobre 2014, http://www.lefigaro.fr/international/2014/10/06/01003-20141006ARTFIG00302--hongkong-la-revolution-des-parapluies-s-accroche.php

17.    Occupy Central with Love and Peace, « Manual of Disobedience », http://oclp.hk/index.php?route=occupy/eng_detail&eng_id=28

18.    Mouvement de la jeunesse du 6 avril, « Que vas-tu faire si tu es arrêté? »,  http://shabab6april.wordpress.com/%D9%85%D9%86-%D9%86%D8%AD%D9%86-%D9%88-%D9%84%D9%85%D8%A7%D8%B0%D8%A7-%D9%86%D8%AD%D9%86-%D9%87%D9%86%D8%A7-%D9%88-%D9%83%D9%8A%D9%81%D8%9F%D8%9F/%D9%87%D8%A7%D8%AA%D8%B9%D9%85%D9%84-%D8%A7%D9%8A%D9%87-%D9%84%D9%88-%D8%A7%D8%AA%D9%82%D8%A8%D8%B6-%D8%B9%D9%84%D9%8A%D9%83/

19. Ahmed Bensaada, « Arabesque américaine : Le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe », Op. cit.

20.    Srdja Popovic and Tori Porell, « The World’s Politest Protesters », Slate, 1er ottobre 2014, http://www.slate.com/articles/news_and_politics/foreigners/2014/10/occupy_central_s_polite_protesters_the_hong_kong_demonstrators_are_disciplined.html

21.    Srdja Popovic, « Page Facebook », https://www.facebook.com/SrdjaPopovicPage

22.    CANVAS, « Page Facebook », https://www.facebook.com/Power.to.the.People.CANVAS?fref=nf

23.    Per consultare i rapporti della NED: http://www.ned.org/publications. Quello relativo all’anno 2013 è all’indirizzo URL : http://www.ned.org/where-we-work/asia/china-hong-kong

24.    Ravina Shamdasani, « We will bad-mouth Article 23 but not HK, says Martin Lee », South China Morning Post, 30 maggio 2003, http://www.scmp.com/article/417069/we-will-bad-mouth-article-23-not-hk-says-martin-lee

25.    Shen Benqiu, « An Unwelcome Presence: U.S. Interference in Hong Kong Since 2007 », China International Studies, gennaio-febbraio 2012, p. 108, http://www.dragon-report.com/Dragon_Report/HOME/HOME_files/US%20Interference%20in%20Hong%20Kong%20Since%202007.pdf

26.    Vedi riferimento 22

27.    The National Democratic Institute, « Where we Work: Hong Kong », https://www.ndi.org/hong-kong?quicktabs_country_page_tabs=0#quicktabs-country_page_tabs

28.    Centre for Comparative and Public Law, « Annual Report: July 2011-June 2013 », Faculty of Law, University of Hong Kong, http://www.law.hku.hk/ccpl/Docs/Annual%20Report%202011%20-%202013.pdf

29.    The National Democratic Institute, « Designing Democracy in Hong Kong », 29 gennaio 2014, https://www.ndi.org/hong-kong-designing%20democracy

30.    Philippe Grangerau, «  Joshua Wong, le surdoué de la révolution », 1° ottobre 2014, http://www.liberation.fr/monde/2014/10/01/joshua-wong-le-surdoue-de-la-revolution_1112812

31.    Isabella Steger, « Pro-Beijing Media Accuses Hong Kong Student Leader of U.S. Government Ties », The Wall Street Journal, 25 settembre 2014, http://blogs.wsj.com/chinarealtime/2014/09/25/pro-beijing-media-accuses-hong-kong-student-leader-of-u-s-government-ties/?mod=djemChinaRTR_h

32.    Tom Parfitt, « Russian state television says Britain and US provoked Hong Kong protests », 30 settembre 2014, http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/hongkong/11131070/Russian-state-television-says-Britain-and-US-provoked-Hong-Kong-protests.html

33.    William J. Dobson, « The Dictator's Learning Curve: Inside the Global Battle for Democracy », Op. cit.

34.    Ahmed Bensaada, « Mais qui est donc Tawakkol Karman, la première femme arabe nobélisée?». A. Bensaada, Le Quotidien d'Oran, 13 ottobre 2011, http://www.ahmedbensaada.com/index.php?option=com_content&view=article&id=141:mais-qui-est-donc-tawakkol-karman-la-premiere-femme-arabe-nobelisee&catid=46:qprintemps-arabeq&Itemid=119

35.    Ahmed Bensaada, « Arabesque américaine : Le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe », Op. cit.

36.    Ahmed Bensaada, « Le printemps arabe : une saison aux couleurs américaine », Éditions Synergie (Alger), in via di pubblicazione.

37.    Shen Benqiu, « An Unwelcome Presence: U.S. Interference in Hong Kong since 2007 », Op. cit.

38.    Tony Cartalucci, « Hong Kong’s “Occupy Central” is US-backed Sedition », New Eastern Outlook, 1° ottobre 2014, http://journal-neo.org/2014/10/01/hong-kong-s-occupy-central-is-us-backed-sedition/

39    Wang Haiyun, « Remain on alert for dangers of Western-backed ‘color revolutions’ », Global Times, 21 luglio 2014, http://www.globaltimes.cn/content/873666.shtml

40.    Reuters, « White House Shows Support For Aspirations Of Hong Kong People », The Huffington Post, 29 settembre 2014, http://www.huffingtonpost.com/2014/09/29/white-house-hong-kong_n_5901782.html

41.    Laura He, « Hong Kong protests, as seen by Chinese mainlanders », Market watch, 2 ottobre 2014, http://www.marketwatch.com/story/hong-kong-protests-as-seen-by-chinese-mainlanders-2014-10-02

42.    Traduzione letterale di « Hong Kong »


Torna alla home
Dichiarazione per la Privacy - Condizioni d'Uso - P.I. 95086110632 - Copyright (c) 2000-2017
credits: salernodev