Moon of Alabama, 31 gennaio 2019 (trad.ossin)
 
Venezuela - Il tentativo di golpe parte di un progetto più ampio: l'intervento militare potrebbe essere un fiasco
Moon of Alabama
 
L'amministrazione Trump ha lanciato un grande progetto politico per il remake di diversi Stati in America Latina. I titoli del Wall Street Journal :
 
L'obiettivo più ampio dell'amministrazione Trump è quello di guadagnare influenza verso Cuba e frenare le recenti incursioni nella regione da parte di Russia, Iran e Cina
 
Le manifestazioni a sostegno del colpo di Stato di Juan Guaido non sembrano molto affollate
 
Il piano include il cambio di regime in Venezuela, in Nicaragua e infine a Cuba. La rimozione di qualsiasi interesse russo o cinese ne è un altro punto. È un progetto pluriennale che ha un sostegno bipartisan. Probabilmente richiederà l’uso della forza militare.
 
Nel mirino: Raúl Castro di Cuba, Daniel Ortega del Nicaragua, Nicolás Maduro del Venezuela
 
Il progetto sembra riecheggiare il piano "New Middle East", che il Segretario di Stato Condeleeza Rice lanciò nel 2006. Esso è in gran parte fallito a causa dell'incompetenza degli Stati Uniti, ma ha provocato delle gravi crisi in diversi Stati.
 
Il fatto che gli Stati Uniti stiano programmando un piano così ampio nell'emisfero occidentale potrebbe spiegare perché Trump stia premendo per porre fine agli altri progetti militari in Medio Oriente e Afghanistan.
 
Il colpo di partenza del nuovo piano, il tentativo di colpo di Stato guidato dagli Stati Uniti in Venezuela, è già in affanno. Il burattino Juan Guaidó, formato negli Stati Uniti, aveva indetto manifestazioni a sostegno del suo colpo di Stato che avrebbero dovuto svolgersi ieri. Ma perfino il NYT, che fa propaganda a favore di ogni operazione di regime change che gli Stati Uniti intraprendono in America Latina, non è riuscito a trovare grandi argomenti a sostegno:
 
Il sig. Guaidó ha partecipato anche alle proteste di mercoledì all'Università Centrale del Venezuela di Caracas, dove è stato assediato dai giornalisti internazionali. Indossando un camice bianco, ha marciato a braccetto con gli studenti di medicina, prima di allontanarsi sfrecciando a bordo di una moto.
La dimostrazione si è svolta mercoledì in alcune città, e si è mantenuta su scala più ridotta rispetto ad altre precedenti manifestazioni. Alcuni lavoratori hanno scioperato per ore in segno di protesta contro il signor Maduro e il suo governo, radunandosi negli angoli della capitale.
 
I video dal Venezuela mostrano una folla di alcune centinaia di persone nei quartieri migliori di Caracas. Mentre le immagini di diverse manifestazioni pro-Maduro in varie città testimoniano della partecipazione di molta più gente. Nuove manifestazioni si terranno sabato e probabilmente avranno simili percentuali di partecipazione.
 
Il Washington Post sostiene che le proteste anti-governative si sono svolte in due dei quartieri più poveri di Caracas. Ma l’articolo è confuso e pieno di contraddizioni. Inizia:
 
Mentre la campagna dell’opposizione per spodestare il presidente Nicolás Maduro è cresciuta drammaticamente di intensità, l’alveare di strade della baraccopoli di Puerta Caracas si è riempita di dimostranti anti-governativi. Un centro culturale gestito da fedelissimi di Maduro è stato dato alle fiamme. I residenti affamati e picchiati hanno provato un impeto di speranza.
Poi è venuta la notte, e con essa il suono degli scarponi delle forze governative.
Maduro chiamava i piromani "criminali fascisti" e i residenti dell'enclave di Caracas occidentale ne pagavano il prezzo. Le forze speciali dotate di maschere, ha detto la gente del posto, hanno assediato il quartiere la scorsa settimana, aprendo le porte a calci, hanno radunato i giovani e imposto un coprifuoco efficace.
 
Venti paragrafi di propaganda più sotto, riusciamo finalmente a capire che l’incendio del centro culturale di cui si è detto era avvenuto prima del tentativo di colpo di Stato e che probabilmente non ha nulla a che fare con esso:
 
Le insurrezioni iniziarono la notte del 22 gennaio, con gli abitanti di Puerta Caracas che sbattevano pentole e davano fuoco ai cassonetti. Intorno a mezzanotte, dicono i testimoni, un gruppo di ragazzi incappucciati ha lanciato bottiglie molotov contro il centro culturale.
La mattina di mercoledì, persone della sua famiglia hanno raccontato che Abel Pernia, 19 anni, si stava recando ad un appuntamento con un medico quando gli agenti di polizia dell'intelligence armata lo hanno afferrato, lo hanno spinto contro un muro e lo hanno ammanettato. 
... 
... [altro] le proteste sono scoppiate a Petare lo scorso mercoledì e sono proseguite fino all'alba. Un gruppo ha dato fuoco alle barricate, lanciato pietre e attaccato un avamposto della Guardia Nazionale. Le forze di sicurezza l’hanno respinto coi gas lacrimogeni mentre i residenti scandivano: "non vogliamo scatole di cibo! Quello che vogliamo è che Nicolas se ne vada! "
Testi oculari hanno detto che bande criminali si erano mescolate alla folla e hanno provocato il caos scontrandosi violentemente con la polizia. La risposta è stata immediata.
 
Il tentativo di colpo di stato è iniziato il 23 gennaio. L'incendio è stato appiccato il 22 gennaio. Il giorno seguente la polizia ha arrestato le persone indiziate. Sono seguiti altri scontri tra bande.
 
L'intera storia non ha nulla a che fare con il tentativo di colpo di Stato o con le proteste generali contro Maduro. Si tratta di criminalità comune che opera in alcuni quartieri poveri. La guerra tra bande è stata a lungo un problema a Caracas. Una speciale forza di polizia, la FAES, è stata istituita nel 2017 per tenerla sotto controllo.
 
Che il Washington Post debba usare un incidente non correlato per proclamare che i poveri sostengono il tentativo di colpo di Stato dimostra quanto siano carenti gli argomenti a sostegno della sua propaganda.
 
Evidentemente il popolo del Venezuela non appoggia il tentativo di colpo di Stato ordito all’estero. Un recente sondaggio mostra che oltre l'80% delle persone è contraria alle sanzioni e ad altri interventi internazionali per rimuovere il presidente Maduro. L'80% è anche favorevole all’avvio di colloqui tra il governo e l'opposizione, che Maduro ha ripetutamente proposto ma che i golpisti respingono.
 
 
È molto improbabile che la disobbedienza civile o le dimostrazioni siano in grado di rimuovere il governo del Venezuela. L'opposizione semplicemente non ha abbastanza sostenitori per riuscire a creare il caos.
 
D’altronde non è questo il piano.
 
È evidente che gli Stati Uniti vogliono un conflitto violento. O l'esercito venezuelano dovrà realizzare un colpo di Stato, o la violenza dovrà essere portata dall'estero.
 
Per ora i militari hanno dichiarato di non essere disposti a fare nulla contro il governo. Altre misure dovranno essere prese. Che l'amministrazione Trump abbia scelto Elliott Abrams, "Assistant Secretary of Dirty Wars" di Ronald Reagan, come inviato speciale per i suoi burattini lo dimostra:
 
La scelta di Abrams invia un chiaro messaggio al Venezuela e al mondo: l'amministrazione Trump intende intervenire brutalmente in Venezuela, mentre produce un flusso di retorica untuosa sull'amore degli Stati Uniti per la democrazia e i diritti umani. La combinazione di questi due fattori - la brutalità e l'untuosità - è la competenza principale di Abrams.
 
Il burattino degli Stati Uniti, creato dalla macchina di regime change degli Stati Uniti, ha dichiarato oggi al New York Times:
 
 
Per porre fine al regime di Maduro con il minimo di spargimento di sangue, abbiamo bisogno del sostegno di governi, istituzioni e individui filo-democratici in tutto il mondo.
 
 
 
Si noti il "minimo di spargimento di sangue"? Ci si chiede quante migliaia di morti prevedono.
 
Guaido spiega le oscure basi legali della sua pretesa presidenziale:
 
Vorrei essere chiaro riguardo alla situazione in Venezuela: la rielezione di Maduro il 20 maggio 2018 è stata illegittima, come è stato riconosciuto da gran parte della comunità internazionale. Il suo mandato originale di sei anni terminerà il 10 gennaio. Continuando a rimanere in carica, Nicolás Maduro sta usurpando la presidenza.
La mia ascesa come presidente ad interim si basa sull'articolo 233 della Costituzione venezuelana, secondo cui, se all'inizio di un nuovo mandato non vi è un capo di Stato eletto, il potere è conferito al presidente dell'Assemblea nazionale fino a elezioni libere e trasparenti. Questo è il motivo per cui il giuramento che ho assunto il 23 gennaio non può essere considerato un "auto-proclamazione". Non è stato una mia decisione discrezionale quella di assumere le funzioni di presidente quel giorno, ma un dettato costituzionale.
 
Le elezioni anticipate nel maggio 2018 sono state tenute su richiesta dei partiti di opposizione, alcuni dei quali, sollecitati dagli Stati Uniti, non vi hanno preso parte. Non vi è alcuna prova di frode che permetta di dubitare dei risultati. Maduro ha vinto tra diversi candidati con oltre il 60% dei voti. Si potrebbe sostenere che ha più legittimità di altri eletti.
 
 
Non gradirne l'esito non è un buon motivo per dichiarare illegittima un'elezione.
 
Se il primo mandato di Maduro si è concluso il 10 gennaio, perché Guaido, a capo dell'Assemblea nazionale, ci ha messo tredici giorni per scoprire che il secondo mandato di Maduro era "illegittimo"? Inoltre, se l'articolo 233 viene usato come giustificazione per usurpare temporaneamente la presidenza, Guaido ha il dovere di tenere nuove elezioni entro 30 giorni. Finora non le ha nemmeno indette. Il suo ragionamento non è affatto convincente.
 
Guaido continua dicendo che ha bisogno del sostegno dell'esercito. Ma questo non è in sintonia con lui:
 
La transizione richiederà il sostegno di importanti forze militari. Abbiamo avuto incontri clandestini con membri delle forze armate e delle forze di sicurezza. Abbiamo offerto l'amnistia a tutti coloro che non sono stati riconosciuti colpevoli di crimini contro l'umanità. Il ritiro del sostegno militare da parte di Maduro è cruciale per consentire un cambiamento nel governo, e la maggioranza di quelli in servizio concorda sul fatto che i recenti travagli del paese siano insostenibili.
 
Inoltre sostiene, come il Washington Post più sopra, che la violenza delle bande di criminalità comune sviluppatasi prima del tentativo di colpo di Stato dimostra che Maduro ha perso ogni sostegno:
 
Il signor Maduro non ha più il sostegno della gente. La settimana scorsa, a Caracas, i cittadini dei quartieri più poveri che erano stati roccaforti chaviste in passato sono scesi in piazza in proteste senza precedenti. Hanno manifestato di nuovo il 23 gennaio pur consapevoli che sarebbero stati brutalmente repressi
 
Guaido termina chiedendo supporto esterno per il suo sforzo.
 
Ciò di cui ha bisogno sono miliardi di dollari per costruire un esercito mercenario che lo aiuterà a rovesciare il governo.
 
Gli Stati Uniti hanno sequestrato beni venezuelani ma avranno problemi a consegnarli a Guaido. L'asset principale è CITGO, che possiede raffinerie e distributori di benzina negli Stati Uniti. Ma CITGO è profondamente indebitata. Le sue raffinerie dipendono dal petrolio pesante dal Venezuela. Se si arrivasse alla bancarotta, saranno i creditori a prenderne il controllo. Almeno il 49,5% andrà alla compagnia russa Rosneft. Il processo legale richiederà anni.
 
Quindi quanti soldi statunitensi Trump vuole investire nel suo piano?
 
Il Venezuela avrà difficoltà a difendersi da un attacco militare straniero. Il governo di Maduro non è il più competente, l'esercito è piuttosto corrotto e il denaro scarseggia. La Cina e la Russia potrebbero sostenerlo con alcuni prestiti aggiuntivi, ma è improbabile che accorrano in suo aiuto. Cuba e il Nicaragua potrebbero essere disposti a inviare truppe ma non hanno altro da offrire.
 
Ma il movimento bolivariano in Venezuela ha milioni di sostenitori. La maggior parte poveri che soffrirebbero molto con un nuovo governo della destra. Mentre le forze armate venezuelane possono essere corrotte e non molto disposte a combattere, molte persone sicuramente prenderanno le armi per difendere le conquiste ottenute con Maduro e Chavez.
 
Potrebbe essere relativamente facile invadere il Venezuela e sconfiggere i suoi militari regolari. Ma mantenere l’occupazione sarebbe molto difficile. Il Pentagono ha già visto come è andata in Iraq. Probabilmente ammonirà a non inviare truppe statunitensi in Venezuela. Allo stesso modo, altri paesi faranno attenzione a non entrare in questo caos.
 
La CIA e i golpisti possono ingaggiare migliaia di teppisti per fare del male estremo al Venezuela. Ma hanno poche possibilità di ottenere qualcosa di più che di distruggerlo completamente.
 
Potrebbe essere questo il vero scopo? Il progetto per il New (Middle East) Latin America è di distruggerlo completamente?
 
 
 
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