Letempsdz.com, 15 aprile 2012 (trad. Ossin)


Ex responsabili dei servizi segreti occidentali accusano:


“Il Qatar, l’Arabia Saudita, gli USA e i Fratelli Mussulmani, determinati a far crollare l’Algeria”

Le temps d’Algerie


Organizzato su invito della società civile delle wilaya del sud del paese, Tamanrasset, Adrar, Illizi e Ghardaia, da Saida Benhabyles, presidente di associazione, e dalla rivista El-Djazair. com, un incontro sui rapimenti di ostaggi, soprattutto quello del diplomatico algerino a Gao, nel nord del Mali, si è tenuto ieri all’hotel El Aurassi, con la partecipazione di pezzi grossi dei servizi di informazione, degli ambasciatore in Algeria dell’Austria, di Cuba, del Venezuela, di un rappresentante dell’ambasciatore della Repubblica araba del Sahara Occidentale (RASD) e di esperti. Hanno partecipato all’incontro anche le famiglie dei nostri diplomatici rapiti a Gao e dei notabili tuareg, tra cui Akhmoukh.


Immediatamente Saida Benhabyles ha dichiarato che nel Sahel “c’è una situazione che non ispira fiducia, che minaccia la pace, la stabilità e soprattutto la coesione sociale”. Si è voluto e riuscito, con tutti i mezzi, ad ottenere il sostegno dell’opinione pubblica per l’ingerenza straniera nella regione”, secondo lei. “Ringrazio le famiglie dei diplomatici rapiti che sono venute qui per respingere l’ingerenza straniera”, ha aggiunto.


Intervenendo a sua volta, Yves Bonnet, est capo della DST (servizi segreti francesi), spiega “l’evoluzione” del terrorismo nel tempo, ricordando che “il terrorismo non ha mai fatto piegare una regione o le ha fatto mutare la sua linea di condotta”.


“L’Algeria ha fronteggiato, negli anni 1990, il terrorismo coi suoi propri mezzi e con sacrificio dei suoi figli”. “L’Algeria aveva avvertito la comunità internazionale sul carattere transfrontaliero del terrorismo e quando io difendevo la visione algerina mi si accusava di essere uomo dei generali. Il tempo ha finito col dare ragione alla giusta analisi algerina- afferma – Bisogna rendere omaggio a quei generali che hanno difeso l’Algeria quando il paese era isolato”.


Nel corso del suo intervento, Yves Bonnet, ex capo della DST, ricorda di avere, lui ed altre persone, compiuto una missione a Tripoli, poi a Bengasi, in Libia. “era uno stato che funzionava nettamente meglio di quello attuale”, secondo lui, aggiungendo di avere allertato sul fondamentalismo religioso. “Meno le forze occidentali si occupano degli affari degli altri, meglio sarà”, ha detto.  Yves Bonnet prende d’altronde posizione per un riavvicinamento totale tra l’Algeria e la Francia, di fronte alle minacce che pesano sulla regione del Sahel”. “La minaccia non è solo terrorista, ma anche proveniente da altre organizzazioni criminali  e dai narcotrafficanti, soprattutto latino-americani e messicani, che sono presentissimi in Mali e Mauritania”, secondo Yves Bonnet.


“L’Algeria paga per avere combattuto il terrorismo negli anni 1990”
Anna Marie Lisa, presidente onoraria del Senato Belga, accusa dal canto suo apertamente l’Arabia Saudita “di lavorare per destabilizzare volontariamente le frontiere sud dell’Algeria attraverso, soprattutto, finanziamenti a salafisti e a jihadisti”. “L’Algeria, col rapimento dei suoi diplomatici a Gao, paga per avere combattuto il terrorismo durante gli anni 1990”, secondo lei. “Gli autori del ratto, in particolare, se la sono presa con i simboli dell’Algeria, nelle persone dei diplomatici sequestrati”, spiega.


Questo nel momento in cui il denaro, proveniente dal pagamento dei riscatti ed altro, arriva nel modo più illegale possibile ai terroristi che imperversano nella regione”, denuncia. “E’ un’opera di destabilizzazione che ha l’Algeria come obiettivo, alimentata da finanziatori sauditi”, insiste la presidente onoraria del Senato belga.


Prendendo la parola, Eric Denussy, direttore del Centro Francese di ricerche sul terrorismo, ed ex ufficiale dei servizi segreti, dà l’allarme: “La situazione è gravissima. L’Algeria è considerata dal Qatar e l’Arabia Saudita, e dall’alleanza tra USA e Fratelli Mussulmani come la pedina del domino che non è caduta e che deve cadere , costi quel che costi”. Accusa la NATO di avere rilanciato il terrorismo nella regione del Sahel, con l’intervento militare nel paese.


“Alcuni paese hanno anche fornito armi a profitto, di conseguenza, dei terroristi del GIA, diventato GSPC poi AQMI, dopo che i terroristi erano stati disfatti in Algeria e se ne erano scappati verso il sud”, aggiunge. “Non capiscono come l’Algeria non sia crollata con la primavera araba e vogliono destabilizzare questo paese, costi quel che costi”, afferma.


Si chiede: “Come può l’Occidente dare lezioni di democrazia alla Libia e alla Siria alleandosi con l’Arabia Saudita e il Qatar?” E si chiede anche: “Come può il Qatar dare lezioni di democrazia alla Siria, un paese dalla civiltà millenaria?” Richard Labeviere, giornalista, saggista, specializzato in terrorismo, è d’accordo, accusando peraltro le due monarchie del Golfo di tentare di destabilizzare l’Algeria e tutta la regione del Sahel.

 

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