Quei saltimbanchi dell’Hirak che detestano la causa palestinese
Ahmed Bensaada (11 maggio 2021)
 
Un giovane palestinese imprime sulla sabbia il nome di Ryad Mahrez
 
Ancora una volta, lo Stato ebraico ha mostrato il suo vero volto: quello di uno Stato razzista, genocida e barbaro. In pieno Ramadan e pochi giorni prima dell’Aïd, la violenza del suo esercito ha provocato centinaia di feriti a Gerusalemme, e i suoi bombardamenti su Gaza hanno causato (ad oggi!) la morte di venti Palestinesi, tra cui nove bambini.
 
Una simile barbarie conferma la fondatezza delle recenti accuse relative ai « crimini contro l’umanità di apartheid e di persecuzione » contenute in un rapporto sconvolgente contro l’entità sionista.
 
E, in mezzo a questo bagno di sangue, una voce si è levata per esprimere la sua solidarietà col popolo palestinese: quella della star del football algerino e mondiale, Riyad Mahrez, che ha manifestato il suo incondizionato sostegno in un tweet esplicito:
 
 
Questo messaggio nobile, giusto e coraggioso, è stato molto bene accolto nei media sociali e nella blogsfera, e molti altri sportivi si sono uniti all’iniziativa.
 
Tanta fierezza, offerta al popolo algerino da uno dei suoi più celebri rappresentanti, è stata purtroppo offuscata dalle reazioni abiette di taluni saltimbanchi dell’Hirak.
 
Abbiamo così visto colui che si fa chiamare Amir Dz attaccare frontalmente il calciatore algerino:
 
 
Questo individuo aveva già manifestato pubblicamente la propria avversione alla causa palestinese in una delle sue (troppo) numerose diarree verbali (mi scuso coi lettori per dover loro imporre il suo frasario indecente):
 
 
Guardate i primi due minuti
(Cliccare sull’immagine per vedere il video)
 
Una simile ostilità verso la Palestina e la sua giusta causa è stata espressa anche da un altro « esponente » di questo Hirak farlocco, nella persona di Ghani Mahdi, uno dei candidati all’ultima elezione presidenziale algerina. Nel corso di una sua visita allo Stato ebraico, costui è giunto al punto di pronunciare un patetico discorso sulla normalizzazione dei rapporti coi sionisti, cercando a tutti i costi di trovare una giustificazione per il suo viaggio. Invece di vergognarsi, ha tentato di spacciarsi per un eroe, esperto di questioni religiose, politiche e giuridiche. Nientemeno.
Ghani Mahdi visita lo Stato ebraico
Il discorso sulla normalizzazione : a partire dal minuto 26
(Cliccare sull’immagine per vedere il video)
 
Anche il guru di Rachad, sir Zitout, ha fatto il suo. E come poteva astenersene, se si considera la « guida spirituale » di questa confraternita offshore? Anzi, è stato certamente lui a dare il la.
 
 
E non è tutto. Khaled Drareni, l’« autoproclamato » giornalista dell’Hirak (è una delle sue trovate che mi è stata ironicamente trasmessa attraverso la solforosa Radio M) ha assunto posizioni analoghe, ritwittando il seguente post:
 
 
Ricordiamo che Khaled Drareni è il conduttore del programma dal titolo Café Presse Politique (CPP) su Radio M, una trasmissione nota come piattaforma del clientelismo ideologico. Quanto a Radio M, è stato recentemente dimostrato che si tratta di un media « spia », finanziato dal Quai d’Orsay attraverso Canal France International (CFI). Precisiamo anche che CFI è una filiale del gruppo France Médias Monde, che raggruppa France 24, RFI e Monte Carlo Doualiya e che è uno degli azionisti dell’emittente francofona generalista TV5 Monde. E, come per caso, Khaled Drareni era (è?) il corrispondente di TV5 Monde ed è stato invitato, in pieno Hirak, a un forum organizzato in partenariato con il CFI per discutere, in Francia, delle « trasformazioni nei media in Algeria »!
 
Khaled Drareni è anche corrispondente di Reporters sans frontières (RSF), un’organizzazione assai losca che sostiene di difendere la libertà di stampa. Il giornalista Jacques-Marie Bourget, che conosce bene la faccia nascosta di questa ONG, l’ha definita uno « strumento di propaganda atlantista ». Maxime Vivas, dal canto suo, ha dimostrato in un libro intitolato « La face cachée de Reporters sans frontières » (Ed. Aden, Bruxelles, 2007) che era finanziata dalla National Endowment for Democracy (NED) e dall’Open Society di G. Soros.
 
Non bisogna, in tale contesto, dimenticare che RSF è stata una delle ONG che ha promosso la risoluzione del Parlamento Europeo contro l’Algeria.
 
Un tale coordinamento tra i democratici ONGisti e gli islamisti offshore sarà (ancora una volta) una coincidenza o il risultato di un’alleanza di circostanze, come ho spiegato nel mio ultimo libro?
 
I saltimbanchi dell’Hirak avranno forse capito, a loro spese, di avere sbagliato tutto.
 
Al contrario di loro, noi amiamo Ryad Mahrez, abbiamo la Palestina nel cuore ma aborriamo i sionisti e la loro crudeltà.
 
Al contrario di loro, che hanno criticato Ryad Mahrez ma non hanno condannato la barbarie dello Stato ebraico, continueremo a gridare, non se ne dispiacciano: « Siamo con la Palestina, dhalima aou madhlouma » (che abbia ragione o meno)!
 
 
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