mintpressnews, 23 dicembre 2021 (trad.ossin)
 
L’elezione dell’antisionista Gabriel Boric alla presidenza del Cile fa impazzire Israele
Alan Macleod
 
La vittoria elettorale di Gabriel Boric suscita nuove speranze in tutta l'America Latina. Ma per il governo degli Stati Uniti e per il suo alleato israeliano, questa non è una buona notizia
 
 Il presidente eletto del Cile Gabriel Boric, della coalizione "Approvo la dignità", celebra la sua vittoria al ballottaggio presidenziale, a Santiago, Cile, domenica 19 dicembre 2021. Luis Hidalgo | AP
 
 
SANTIAGO, CILE – Stando a quanto scrivono i suoi media, Israele sta impazzendo per i risultati delle elezioni in Cile. "La vittoria presidenziale dell'antisionista Gabriel Boric preoccupa gli ebrei cileni", titola il Jerusalem Post, spiegando che il presidente eletto di 35 anni ha definito Israele uno "Stato omicida" e ha il fermo sostegno della comunità palestinese del paese. Solo nell’ultima parte dell’articolo, si allude al fatto che l'avversario di estrema destra di Boric, Jose Antonio Kast, è figlio di un criminale di guerra nazista che sfuggì alla giustizia fuggendo in Sud America.
 
The Times of Israel ha reagito allo stesso modo. "Il nuovo presidente del Cile è un aspro critico di Israele, la cui vittoria ha suscitato preoccupazione in molti ebrei locali", si legge nel titolo. Anche questo giornale ha glissato sul background di Kast, limitandosi a descriverlo come un "politico di destra, filo-israeliano", il cui padre era solo "probabilmente" un nazista. In realtà, come lo stesso Times of Israel aveva riportato solo poche settimane prima, l'anziano Kast si era iscritto volontariamente al partito nazista ed era un tenente anziano nella macchina da guerra di Hitler.
 
Haaretz ha dato più spazio al passato di Kast, pur considerando anch’esso l'opposizione di Boric all'apartheid israeliana come un problema, quasi che il sostegno alla Palestina sia una specie di perpetuazione dell'Olocausto. "Nelle elezioni del Cile, gli ebrei devono scegliere tra un sostenitore di Pinochet e un fustigatore di Israele", ha scritto, spiegando che "il padre di Kast era nella Wehrmacht; Gabriel Boric chiede agli ebrei del Cile di criticare le politiche di Israele. In un'elezione caratterizzata più da chi è contro, piuttosto che da chi è per, la comunità ebraica è in un vicolo cieco".
 
Altri media, come Israel Hayom, sono ugualmente preoccupati per la vittoria di Boric. Il governo israeliano non ha rilasciato alcuna dichiarazione.
 
Una chiara posizione filo-palestinese
 
Promettendo di creare un nuovo welfare e smantellare il modello capitalista di libero mercato che ha dominato dai tempi del dittatore militare Augusto Pinochet, Boric si è assicurato un bel 54% dei voti nelle elezioni della scorsa settimana.
 
"La sua politica su diversi fronti è molto progressista e dovrebbe essere apprezzata", ha affermato il dott. Rodrigo Acuña, un accademico cileno-australiano che anima l'Indestructible Podcast, una trasmissione sulla politica contemporanea dell'America Latina, aggiungendo:
 
"Al centro del programma elettorale di Boric ci sono i problemi dell'ambiente, i diritti degli indigeni, i diritti della comunità LGBT e l'attuazione di politiche sociali progressiste come l’abolizione dei regimi pensionistici privati che hanno rubato milioni di dollari, assicurando alla gente pensioni di fame".
 
Tuttavia, sono le posizioni di vecchia data di Boric sulla Palestina che preoccupano i funzionari israeliani. Dopo la sua elezione alla Camera dei Deputati nel 2018, l'ex leader della protesta studentesca ha immediatamente collaborato alla redazione di un disegno di legge che proponeva il boicottaggio delle merci israeliane prodotte nei territori occupati e nelle alture del Golan. È stato un fervente oppositore dell'occupazione, criticandola in diverse dichiarazioni pubbliche. Commentando un messaggio postato dall’ambasciata israeliana sui social media, nel quale si affermava che le imprese israeliane stavano offrendo soluzioni su come migliorare la vita delle persone in tutto il mondo, ha scritto: “Potrebbero iniziare con la Palestina. Ad esempio, lasciare i territori occupati”. Ha anche condiviso la foto di un murale contenente un elenco di bambini palestinesi uccisi, commentando “la violenza dell'occupazione è brutale e si paga con la vita”.
 
 
 
 
Boric ha fermamente criticato la costruzione illegale di insediamenti israeliani. Sulla sua pagina Instagram ufficiale, ha pubblicato una mappa che mostra la graduale annessione della Palestina, descrivendola come una "flagrante violazione delle norme internazionali e dei diritti umani".
 
 
 
 
 
Israele viola impunemente tutte le risoluzioni e gli accordi dell'ONU che lo hanno esortato a smettere di costruire insediamenti sul territorio palestinese. La violenza dell'occupazione – mentre i paesi potenti chiudono gli occhi – è brutale. Dal Cile possiamo contribuire a cambiare questo”.
 
Il nuovo presidente ha anche condannato fermamente le demolizioni di case, che continuano ancora oggi. "Per quanto tempo il mondo permetterà a Israele di umiliare e brutalizzare il popolo palestinese?" si è chiesto.
 
Boric ha visto da vicino queste demolizioni e i loro effetti. Nell'agosto 2018 ha fatto parte di una delegazione ufficiale di 11 parlamentari cileni che si sono recati in Israele e Palestina. Lì ha visitato le città di Hebron, Betlemme, Gerico, Beit Jala, Ramallah e Tel Aviv. Voleva anche andare a Gaza, ma le autorità israeliane gli hanno impedito di entrare.
 
Mentre era in Palestina, ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni per i diritti umani e il presidente Mahmoud Abbas che, secondo quanto riferito, è stato rincuorato dal "sostegno fermo e coraggioso" di Boric alla causa del suo popolo. "Le relazioni storiche tra i nostri due Paesi si stanno rafforzando", ha detto Abbas.
 
Poche settimane dopo il suo rilascio, Boric ha anche deciso di incontrare pubblicamente Ahed Tamimi, una bambina palestinese incarcerata dopo aver schiaffeggiato un soldato israeliano che aveva invaso la sua casa. "Non è un simbolo, è una combattente vivente per la libertà della Palestina", ha detto il cileno. Funzionari israeliani si sono lamentati sostenendo che Tamimi si meritava una pallottola.
 
Boric ha mostrato di essere chiaramente commosso durante il soggiorno in Medio Oriente. “È difficile credere alla realtà dell'occupazione israeliana della Palestina. La violenza, l'umiliazione quotidiana», ha osservato.
 
Un presidente così critico nei confronti delle sue politiche potrebbe costituire una seria sfida diplomatica per Israele, ed è un problema del quale l'amministrazione di Naftali Bennett farebbe volentieri a meno.
 
 
 
 
Forte sostegno popolare
 
Il Cile ha storicamente avuto forti legami con la Palestina. La nazione sudamericana ospita circa 450.000 Palestinesi, la più grande comunità al di fuori del Medio Oriente. L'emigrazione in Cile iniziò nel XIX secolo, con picchi durante la prima guerra mondiale e dopo la Nakba, l'espulsione del 1948 di centinaia di migliaia di Arabi dal nuovo Stato di Israele. La grande maggioranza dei Palestinesi in Cile è di religione cristiana e la maggior parte proviene dalle città di Beit Jala, Betlemme e Beit Sahour.
 
Questa comunità di espatriati ha contribuito in modo significativo alla vita culturale e politica cilena. Una delle squadre di calcio più celebri di Santiago, il Club Deportivo Palestino, fondato nel 1920, è stato un pilastro della serie A e si è classificato terzo nel 2019. Giocando con i colori della bandiera nazionale palestinese, la squadra viene considerata la seconda squadra nazionale della Palestina e gode di un forte seguito. Nel 2016, Palestino ha rotto l'assedio israeliano di Gaza, recandosi lì per partite amichevoli, anche con la nazionale palestinese.
 
"Penso che sia giusto dire che in Cile una notevole percentuale della popolazione sostiene convintamente la Palestina e ha chiara consapevolezza dell'atroce situazione dei diritti umani in Israele", ha detto Acuña a MintPress , osservando che la città di Valdivia si è dichiarata "libera dall'apartheid israeliano", rifiutandosi di  fare affari con tutte le aziende legate all'occupazione israeliana. Nel 2015, si racconta che un funzionario dell'immigrazione cileno ha disegnato un cazzo sul passaporto di un turista israeliano, aggiungendo il messaggio "Viva la Palestina".
 
Anche i Palestinesi giocano un ruolo nella politica moderna del Cile. Daniel Jadue, il sindaco comunista di Recoleta, gode di ampia popolarità ed ha conteso a Boric la candidatura per la coalizione di sinistra nelle recenti elezioni. Jadue ha accettato la sconfitta e ha sostenuto Boric, affermando:
 
"Credo che Gabriel avvierà [un] cambio di direzione, in modo che il Cile inizi a muoversi verso una società di giustizia sociale e solidarietà, un paese più femminista, uguale, plurinazionale, interculturale e multilingue, con un focus sui diritti. "
 
Forti legami istituzionali e militari
 
D’altro canto, ci sono solo circa 18.000 ebrei che vivono in Cile. Un'organizzazione locale, la Comunità Ebraica in Cile, si è congratulata con Boric per la sua vittoria. Tuttavia, il gruppo ha storicamente avuto una relazione conflittuale con il nuovo presidente. Nel 2019, Boric li ha ringraziati per avergli inviato un regalo per il capodanno ebraico, ma ha affermato che un regalo migliore sarebbe stato se avessero chiesto a Israele di ritirarsi dai Territori occupati.
 
Tuttavia, come la Palestina, anche Israele ha ampi legami con il Cile. Durante gli anni di Pinochet (1973-1990), le amministrazioni israeliane che si sono succedute contrabbandavano di nascosto armi al regime, contraddicendo le proprie dichiarazioni pubbliche sul desiderio di vedere un ritorno alla democrazia. I rapporti dell'intelligence della CIA mostrano che Washington era a conoscenza del fatto che gli Israeliani vendevano a Pinochet centinaia di missili e carri armati, nonché aerei, nonostante un embargo globale sulle armi. Anche i piloti e gli ufficiali dell'esercito cileno hanno ricevuto un addestramento israeliano. Acuña, la cui famiglia è fuggita dal Cile dopo il colpo di stato di Pinochet, ha detto a MintPress che Israele ha fatto il lavoro sporco degli Stati Uniti, aiutando Pinochet a sopprimere la democrazia e mantenendo le mani degli statunitensi relativamente pulite, affermando:
 
"Quando l'amministrazione Carter alla Casa Bianca iniziò a imporre un embargo sulle armi alla dittatura di Pinochet alla fine degli anni '70, fu allora che intervenne lo Stato di Israele, vendendo allegramente armi al generale, mentre i leader sindacali e i dissidenti di sinistra venivano brutalmente torturati e uccisi nelle carceri di tutto il Paese”.
 
Pinochet era felice di fare affari perché, nelle parole della sua stessa amministrazione, "Tel Aviv non pone vincoli politici alle vendite di armi". Anche se il dittatore se n'è andato da tempo, l'esercito mantiene ancora uno stretto rapporto con Israele. Nel 2018, gli eserciti dei due paesi hanno firmato una nuova serie di accordi di cooperazione in materia di istruzione, formazione, leadership e condivisione delle conoscenze. Le forze cilene usano l'equipaggiamento israeliano - commercializzato come "testato in battaglia", evidentemente contro il popolo palestinese - per reprimere la propria popolazione indigena Mapuche. Inoltre, come ha spiegato Acuña, il Cile ha un rapporto piuttosto conflittuale con i suoi vicini Perù, Bolivia e Argentina. "Dal momento che l'esercito cileno si considera circondato da tre paesi che considera ostili, i generali all'interno del paese ammirano lo Stato di Israele e la sua capacità di fare la guerra", ha detto.
 
Reagendo alle iniziative anti-apartheid della città di Valdivia e di altri, l'amministrazione di Sebastian Piñera ha messo fuorilegge il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) in Cile nel 2018. Tuttavia, Piñera non è sempre stato nel libro dei buoni di Israele. Un anno dopo, si recò a Gerusalemme e incontrò i funzionari palestinesi al Monte del Tempio, uno dei luoghi più sacri dell'ebraismo, del cristianesimo e dell'islam.
 
“Abituati a trattare con i terroristi”
 
Israele ha svolto un ruolo simile in tutto il Sud America, aiutando i governi conservatori e filostatunitensi a rimanere al potere. Dan Cohen ha recentemente raccontato su MintPress come gli agenti israeliani abbiano aiutato i paramilitari di estrema destra in Colombia a portare a termine un'ondata di violenze politiche che continua fino ad oggi. Carlos Castaño, comandante dell'AUC, forse il più famigerato e spietato di tutti gli squadroni della morte che operano nel paese, si è recato in Israele per studiare ed è stato addestrato dal famigerato mercenario israeliano ed ex tenente colonnello dell'IDF Yair Klein, che afferma di essere stato invitato in Colombia per addestrare la polizia nazionale.
 
Lo Stato colombiano fa affidamento su un gran numero di mercenari israeliani per compiere omicidi politici, assicurandosi in tal modo che la resistenza organizzata al suo governo venga schiacciata, mantenendo un certo livello di negabilità plausibile per i massacri in corso.
 
I soldati israeliani sono diventati una presenza così normale nella società colombiana che, quando era ancora presidente, Juan Manuel Santos è apparso in una pubblicità per la società di mercenari israeliani Global CST. “Sono persone con molta esperienza. Ci hanno aiutato a lavorare meglio", ha affermato. Durante le manifestazioni anti-governative a livello nazionale dell'inizio di quest'anno, è stato possibile vedere veicoli blindati di fabbricazione israeliana trasportare le forze di sicurezza colombiane, la maggior parte delle quali era equipaggiata con armi israeliane ed era assistita dalla tecnologia di riconoscimento facciale di fabbricazione israeliana.
 
Allo stesso modo, in Bolivia, una delle prime cose che il nuovo governo ha fatto dopo il colpo di Stato di estrema destra sostenuto dagli Stati Uniti del 2019 è stato quello di riconoscere formalmente Israele, e persino di portare ufficiali dell'IDF in Bolivia per aiutare a reprimere le proteste in corso a livello nazionale contro il golpe. “Li abbiamo invitati ad aiutarci. Sono abituati a trattare con i terroristi. Sanno come gestirli”, ha detto dei suoi ospiti il nuovo ministro dell'Interno, Arturo Murillo. Il ministro degli Esteri Israel Katz ha espresso la sua soddisfazione per il fatto che un nuovo “governo amico” si fosse insediato in Bolivia. Il precedente presidente boliviano Evo Morales aveva interrotto le relazioni con Israele dieci anni prima, a causa di quello che chiamava un "genocidio" a Gaza.
 
Nel frattempo, in Brasile, il presidente di estrema destra Jair Bolsonaro sembra quasi ossessionato da Israele, tanto che è raro oramai vederlo a una manifestazione senza bandiere israeliane nelle vicinanze. Il 66enne ex ufficiale dell'esercito ha anche aperto un ufficio commerciale a Gerusalemme e ha affermato che presto sarebbe stata aperta l'ambasciata. Altri Stati di destra come l'Honduras hanno promesso di fare lo stesso. I figli di Bolsonaro si sono fatti fotografare indossando magliette dell'IDF e del Mossad. L'allora primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso il suo apprezzamento, affermando che il suo paese non aveva "amici migliori del popolo e del governo del Brasile".
 
Israele sta scivolando da tempo sempre più a destra, tendendo a diventare un etnostato. L'ex primo ministro Ehud Barak ha persino avvertito che il Paese è stato contagiato dal fascismo. Un sondaggio del 2016 ha rilevato che il 48% degli ebrei israeliani vuole una pulizia etnica della popolazione araba.
 
Questa svolta ha isolato Israele da gran parte del mondo e persino da settori della società civile degli Stati Uniti. Tuttavia, gli ha guadagnato nuovi alleati tra l'estrema destra globale. Ironia della sorte, molti dei più forti sostenitori di Israele oggi sono fascisti antisemiti, che vedono il paese come un modello per il tipo di etnostato che desiderano creare in patria. Il terrorista neonazista norvegese Anders Brevik, per esempio, è innamorato dello Stato israeliano e dei suoi risultati, anche se il suo manifesto è disseminato di teorie cospirative antisemite senza senso sugli stessi ebrei. Nel frattempo, l'attivista inglese di estrema destra Tommy Robinson afferma di amare Israele e di essere un appassionato sionista.
 
Più Bernie Sanders che Che Guevara
 
A soli 35 anni, Boric è il secondo capo di Stato più giovane al mondo. Questo millennium tatuato ha sicuramente coltivato un'immagine giovanilistica, di controcultura. È facile vederlo indossare una t-shirt dei Nirvana piuttosto che un abito con giacca, mentre porta con sé le foto dei suoi gruppi pop coreani preferiti. Boric è estremamente popolare online, in particolare presso la grande e spesso troppo zelante comunità K-pop, tanto che l'amministrazione Piñera avrebbe indagato sul loro ruolo nel rendere popolari le proteste contro il suo governo.
 
Tuttavia, non è questo brand a rivelarci i programmi di Boric per il governo. La sua agenda dichiarata prevede la creazione di un sistema sanitario nazionale, diritti di contrattazione collettiva più forti e leggi contro la discriminazione, nonché il rilascio di centinaia di manifestanti anti-Piñera incarcerati. Anche le questioni di identità sono state al centro del suo messaggio, con Boric che spera di far valere i diritti per le minoranze LGBT e indigene, oltre a promettere la parità di genere nel suo gabinetto.
 
Soprattutto, ha promesso di invertire la direzione economica verso cui si è mosso il Paese dai tempi di Pinochet. “Il Cile è stato la culla del neoliberismo; sarà anche la sua tomba", ha detto dopo essere stato selezionato per guidare il blocco di sinistra all'inizio di quest'anno.
 
Boric si è anche presentato come l'erede di Salvador Allende, il presidente marxista democraticamente eletto, che Pinochet rovesciò con un sanguinoso colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti nel 1973. “I sogni [di Allende] per un Cile migliore sono ciò che continueremo a costruire insieme a voi tutti”, ha detto all'inizio di questa settimana, condividendo una sua foto accanto al busto di Allende nel palazzo presidenziale.
 
Il nuovo presidente del Cile, tuttavia, è tutt'altro che un radicale e ha fatto di tutto per prendere le distanze dagli altri governi socialisti attualmente sotto attacco statunitense. È stato a lungo un critico del Venezuela e dell'amministrazione di Nicolas Maduro. A novembre ha anche liquidato le elezioni in Nicaragua (vinte dal presidente di sinistra Daniel Ortega) come una “farsa”, arrivando addirittura a estendere la sua “solidarietà” a Cristina Chamorro Barrios, leader di un partito ultraconservatore e membro di spicco della famiglia più potente del Nicaragua.
 
Sei Chamorro sono stati presidenti, compresa la madre di Cristina, Violetta, che è stata messa lì dopo anni di sporche guerre genocide, per cui gli Stati Uniti hanno finanziato, armato e addestrato squadre della morte Contra per costringere il paese alla sottomissione. Alcuni dei familiari più stretti di Cristina erano leader di quegli squadroni della morte. La famiglia Chamorro possiede anche gran parte dei media del Paese (Cristina è vicepresidente di La Prensa, il quotidiano più influente della nazione). Il cugino Carlos Pellas Chamorro è l'uomo più ricco del Nicaragua. Boric ha definito Cristina con approvazione come una "resistente", considerando allo stesso tempo gli Ortega “un'autocrazia familiare di rango inferiore”. In tal modo, egli ha già segnalato che non costituirà una rilevante minaccia per il potere degli Stati Uniti nella regione, suggerendo che il suo marchio di socialismo sarà molto più Bernie Sanders che Che Guevara.
 
Altri hanno sollevato preoccupazioni sulla decisione di Boric di partecipare a un evento del 2018 al Council of the Americas a New York City. “Il Council of the Americas è stato un attore chiave nel colpo di Stato contro Salvador Allende ed ha curato per anni le pubbliche relazioni del giudice corrotto di Lava Jato, Sergio Moro. Perché Gabriel Boric conversa con loro? Perché questi soggetti lo sostengono?" si domanda preoccupato il giornalista brasiliano Brian Mier.
 
Acuña ha anche osservato che il nuovo presidente sarà limitato da un Congresso conservatore, rendendo molto difficile per l'amministrazione approvare una legislazione di cambiamento. Boric avrà probabilmente bisogno di costruire alleanze con altre forze politiche, le quali avranno tutte la loro influenza sulla politica.
 
Una nuova tendenza e una nuova speranza
 
Tuttavia, il trionfo elettorale di Boric non è stato probabilmente il risultato preferito a Washington, e potrebbe comunque essere parte di un più ampio aumento di politiche anti-establishment in tutta la regione. Le recenti elezioni in Venezuela, Perù, Bolivia e Honduras hanno premiato la sinistra politica, mentre il Brasile, la nazione più grande e importante dell'America Latina, sceglierà un nuovo presidente nel 2022. Il candidato del Partito dei Lavoratori, Lula da Silva, che è stata incarcerato (con l'aiuto degli Stati Uniti) a seguito dello scandalo Lava Jato, è nettamente preferito nei sondaggi.
 
Nel corso degli anni 2000, un'ondata di radicalismo ha attraversato l'America Latina, mentre un paese dopo l'altro eleggeva governi anti-establishment critici nei confronti degli Stati Uniti. Mentre le amministrazioni Bush e Obama si concentravano sul Medio Oriente, questa alleanza ribelle diventava più forte e più esplicita. Un esempio è proprio la questione della Palestina, con le nazioni sudamericane che diventano le più impegnate sostenitrici di uno Stato palestinese. In tutta la regione si possono vedere murales che manifestano solidarietà con la causa palestinese. E mentre il resto del mondo è rimasto in silenzio, i leader latinoamericani hanno parlato dei crimini israeliani. Dopo l'attacco del 2010 alla Gaza Freedom Flotilla, l'allora presidente venezuelano Hugo Chavez pronunciò un discorso pubblico, dichiarando Israele uno "Stato genocida": "Colgo questa opportunità ancora una volta, dal profondo della mia anima, dannazione a te, Stato di Israele! E lunga vita al popolo palestinese!” ruggì.
 
 
 
 
È un esempio di una tendenza che investe in modo ampio tutta la regione. Nel 2005, non una sola nazione sudamericana riconosceva la Palestina come Stato indipendente. Oggi lo fanno tutti. L'impero statunitense ha reagito negli anni 2010, organizzando o sostenendo colpi di Stato in tutta la regione e sperimentando nuovi sistemi, utilizzando mezzi (apparentemente) legali per far cadere i governi, come è successo a Lula in Brasile. Sembra, tuttavia, che una nuova speranza possa sorgere in tutta l'America Latina. Sia per il governo degli Stati Uniti che per il suo alleato israeliano, questa non è una buona notizia, poiché minaccia sia i loro interessi economici che geopolitici. Non c'è da stupirsi che i media israeliani siano così turbati dalla vittoria di Boric.
 
 
Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura

 

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