Gli indigeni spiegano: "La gente associa la coca con la cocaina, noi invece vogliamo convincerli che non è la stessa cosa della droga che corrode i loro Paesi. È ben altro. E siamo orgogliosi di questa foglia". Il loro progetto di farne un uso corretto, infatti, ha radici lontane ed è una vera e propria battaglia alla cocaina. Con le foglie di coca si fanno infusi, medicinali, bevande, che sono tutt'altro che una sostanza stupefacente. È solo l'un percento della hoja che, estratta e trattata chimicamente conduce alla famigerata polverina bianca. "Per noi è una coltivazione tradizionale, sulla quale si basa da sempre la nostra alimentazione. Per questo vorremmo che per tutti bere la Coca del Sole diventasse un gesto quotidiano. E poi è buona. La gente che l'ha assaggiata ne è rimasta affascinata".

La Coca Sek, creata nella riserva indigena Calderas de Inzá, nella valle del Cauca, è imbottigliata nella vicina Popoyán. Come ogni prodotto che si rispetti, è stata testata da decine e decine di assaggiatori, che l'hanno definita un ottimo dissetante, specialmente "quando il dio Sole brilla in tutto il suo splendore". Per produrla viene usata esclusivamente la foglia di coca più pregiata, la più saporita, conosciuta come neogranadense, che cresce solo nelle terre del Cauca, bagnate dalle fresche acque montane.
Arrivare alla formula definitiva è costato fatica e tempo. Anni di prove, durante i quali i Nasa si sono impegnati a testare i gusti di indigeni e meticci, di bianchi e neri. "Non potevamo basarci solo su di noi, che siamo abituati al sapore della coca. Dovevamo indagare, studiare, aprirci al mondo esterno, perché il nostro intento è creare una bevanda universalmente buona". E il risultato è una "simbiosi fra i vari mondi", senza zucchero aggiunto, tutto naturale, frutto della terra e della sapienza indigena, tanto che i paeces non intendono neppure depositare la formula: "Appartiene alla cultura dei popoli latinoamericani, non vale la pena registrarla". Ed è proprio questa cultura che i nasa vogliono diffondere, partendo dalla divulgazione degli infiniti bottiglie di coca sekmodi di usare in maniera sana e legale la foglia di coca. Oltre alla bibita, infatti, producono pan di coca, torte, vino e acqua aromatica, prodotti artigianali, un mercato interno che aiuta a far fronte alle dure regole del Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, rinnovato dal governo Uribe.

Successo straordinario

Messa sul mercato nel dicembre del 2005, ha avuto un successo straordinario, pur essendo in vendita nella sola Colombia. I responsabili commerciali, Fabiola Pinacue e David Curtidor erano molto soddisfatti e già speravano di poterla commercializzare nel resto del mondo e farne l’anti Coca Cola.

E  puntavano davvero in alto. "E' la risposta fai da te al colosso Coca Cola", precisavano, non nascondendo l'intenzione di arrivare a sfidare l'affollato mercato delle bevande e di riuscire piano piano a distribuirla e consumarla in tutte le maggiori città della Colombia. All’estero non si poteva andare; fuori dai confini colombiani la foglia di coca crea scompiglio, è sulla lista nera degli Stati Uniti, che l'hanno dichiarata 'sostanza pericolosa', tanto da limitarne severamente il commercio.

E scontava l’ostilità della potente Coca Cola. In Colombia la Coca Cola, al pari della Chiquita Brands (delle famose Chiquita 10 e lode), della Oxy e della mineraria Drummonds, è una delle mandanti della strage di sindacalisti che da anni insanguina il paese, per mano delle squadracce paramilitari di Carlos Castano e Salvatore Mancuso. Recentemente un Tribunale di Washington ha riconosciuto la responsabilità della Chiquita Brands in questi eccidi.

Decisamente la Coca Cola è abituata a usare le maniere forti.

Sequestro

Sarà per questo, ma soprattutto per la situazione di totale sottomissione del governo Uribe al potente vicino del Nord, che si è arrivati alla decisione di impedire la commercializzazione della Coca sek. Lo ha deciso l’INVIMA (Istituto Nazionale di vigilanza sulle medicine e gli alimenti), su sollecitazione della Direzione Nazionale degli stupefacenti, a sua volta sollecitata dal Dipartimento di Stato nordamericano.

L’INVIMA ha deciso che il thè alla coca e le bevande a base di foglia di coca prodotte nelle comunità etniche possano essere vendute solo nell’ambito della stessa comunità, con divieto di commercializzazione e di vendita nei negozi, supermercati etc.

La disposizione non vale per la Coca  Cola che pure, secondo l’opinione di molti, nella sua segretissima ricetta contiene anche estratti dalle foglie di coca.

Alberto Rueda
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