Siria, settembre 2012 -  Le maschere sono cadute… ma l’Occidente non ha ancora deciso di rinunciare alla sua “Teoria del caos costruttivo”, concepito da neoconservatori malati di arroganza, illusi ch’essa avrebbe potuto perpetuare all’infinito la supremazia dell’Occidente e risolverne i problemi, non solo di ordine materiale (energetici e finanziari), ma anche di ordine politico, morale e spirituale (nella foto, il presidente Bachar al-Assad)





Global Research, 19 settembre 2012 (trad. Ossin)



Siria: I segni premonitori dl fallimento dell’Occidente ?!
Amin Hoteit (*)


Le maschere sono cadute… ma l’Occidente non ha ancora deciso di rinunciare alla sua “Teoria del caos costruttivo”, concepito da neoconservatori malati di arroganza, illusi ch’essa avrebbe potuto perpetuare all’infinito la supremazia dell’Occidente e risolverne i problemi, non solo di ordine materiale (energetici e finanziari), ma anche di ordine politico, morale e spirituale. E tuttavia questa famosa teoria si scontra con un’altra teoria, quella ineluttabile “dell’effetto boomerang”, come siamo molto sfortunatamente costretti a constatare dovunque l’Occidente ha seminato questo caos sedicente salvatore: Libia, Tunisia, Egitto… Ammantati delle loro preoccupazioni falsamente umaniste e umanitarie, i nostri leader incapaci di correggere il corso degli eventi, si accaniscono a dimostrarci il contrario. La negazione della realtà è oramai la scelta costante per farci addormentare. L’associazione è composta anche da delinquenti, nel caso di specie i “terroristi takfiristi”, essi sono l’arma fatale cui è affidato il lavoro sporco per economizzare le nostre coscienze e le nostre finanze. Esattamente quello che sta succedendo in Siria… Ma conserviamo la speranza, perché “la fine della speranza è l’inizio della morte”, come disse un certo generale! (Nota redazionale)


Quando l’occidente si è impegnato nella sua aggressione contro la Siria, non si aspettava che si sarebbe ritrovato in una impasse più pericolosa di tutte quelle nelle quali si è già trovato da quando il mondo è diventato unipolare e gli USA hanno deciso di dominarlo. Avendo scelto la Siria per una guerra che lo avrebbe dovuto salvare e vendicare di un “asse della Resistenza” (Iran, Iraq, Siria, Libano, Palestina), che è stato il solo a tenergli testa dopo la fine della guerra fredda ed a rifiutarsi di piegarsi ai diktat degli USA, non si aspettava che la resistenza sarebbe continuata e soprattutto che la Siria potesse uscirne vittoriosa e annunciare un nuovo equilibrio del mondo.


L’Occidente immaginava che, accordandosi con quelli “che indebitamente dichiarano di essere mussulmani”, avrebbe potuto mettere a mal partito la resistenza e l’indipendenza dei veri mussulmani; mentre gli USA li hanno utilizzati nella loro strategia detta del “soft power” dopo aver cercato di ingannare il mondo mussulmano col famoso discorso del Cairo (1) del loro Presidente appena eletto e con radici africane e mussulmane. Discorso definito storico, inframezzato da riferimenti lusinghieri, e destinato ad attenuare la diffidenza provocata dalla crociata annunciata da George W. Bush e dalla sua “guerra contro il terrorismo”! Terrorismo volutamente confuso con l’islam, esattamente come hanno fatto quando hanno assimilato “l’Asse della Resistenza” liberatrice al terrorismo distruttore; la guerra contro la Siria essendo una tappa tra le altre.


Gli USA hanno dunque strumentalizzato partiti, organizzazioni e paesi che si dichiarano islamici ma seguono precetti a questo estranei per combattere il vero islam che resiste, crede nell’uomo, nella sua libertà e nei suoi diritti, parte dal principio che gli uomini siano opera di uno stesso Creatore e fratelli nella fede, invita al rispetto e al riconoscimento dell’altro, consiglia il dialogo per gestire i contrasti, per quanto importanti essi siano… Questa è la religione che loro hanno distorto ed emarginato per favorire il “takfirismo”, che sa solo distruggere, che colpisce la vita, i beni e l’onore degli altri, considerando tutti quelli che non condividono la loro ideologia come degli apostati da eliminare e dunque da assassinare! Hanno reclutato questi deviati perché in loro hanno trovato quello che cercavano: l’arma decisiva per combattere l’islam che resiste!


Usando e abusando di questa ideologia nemica dell’umanità, estranea alla storia e al diritto, gli USA hanno pensato di potere uscire vittoriosi da una guerra universale che permetterà loro di disporre del mondo intero. E perché il Medio Oriente è la via e la riserva dell’energia che garantirebbe la loro perpetua egemonia, essi hanno attaccato e poi protetto gli adepti del takfirismo che rappresenta appena il 2% dei mussulmani (i wahabiti non sono più di quaranta milioni su un totale di circa un miliardo e mezzo), ma che hanno permesso loro di mettere le mani su una formidabile ricchezza petrolifera; ricchezza che avrebbe dovuto essere posta a profitto della comunità dei credenti, che dovrebbero condividere “l’acqua, i pascoli e il fuoco”… Ma l’Occidente ha fatto in modo che i wahabiti ne siano gli unici proprietari (2) e la benedizione si è trasformata in maledizione, perché i suoi proventi servono oramai più che altro a uccidere altri Arabi e Mussulmani e a distruggere i loro beni.


E’ dunque questa la strategia molto “soft” che l’Occidente ha scelto per far attaccare dei Mussulmani da parte di altri Mussulmani e gli Arabi da parte di altri Arabi per annientarli tutti, ed è in questo spirito che ha condotto la sua guerra contro la Siria sperando di raggiungere i propri obiettivi nella regione. Si è servito di gruppi wahabiti takfiristi ricchi e potenti per realizzare la transazione del secolo: “a noi occidentali il potere, a voi takfiristi l’autorità locale a condizione che voi iniettate il vostro denaro nelle nostre economie, dal momento che noi vi trasferiamo quello che il vassallo può attendersi dal suo padrone!” E’ così che il buon popolo è stato ingannato e che alcuni regimi sono cambiati con le elezioni, applicando l’intesa preliminare tra gli USA e i governi occidentali, da una parte, e tra gli USA e i sedicenti mussulmani, dall’altra.


I movimenti takfiristi che operano sotto diverse denominazioni, allo stesso modo dei pianificatori USA-sionisti, hanno pensato che la Siria non avrebbe potuto far fronte alle loro intimidazioni, alla loro demagogia e al loro terrorismo, e che l’Occidente avrebbe fatto tutto il necessario per distruggerla, a qualsiasi prezzo. Ma dopo diciotto mesi di terrore, di distruzioni e di crimini commessi contro il suo popolo, la Siria non è caduta… Per contro gli aggressori hanno subito tante di quelle perdite che oramai i loro slogan fanno ridere e l’Occidente, dopo molte esitazioni, comincia a esprimere dubbi, delusione, impotenza, addirittura un fallimento i cui segni sono i seguenti:


1. La certezza che è oramai impossibile rovesciare il governo siriano del presidente Bachar el-Assad, dopo aver giocato contro di lui tutte le carte; una certezza espressa dall’ambasciatore francese in Libano durante un simposio tenuto la settimana scorsa a Beirut (l’11 settembre 2012) quando ha detto in sostanza: “Non sappiamo dove va la Siria. E non possiamo offrirle niente di concreto perché è impossibile per noi imporre zone di sicurezza, corridoi umanitari o zone di esclusione aerea. Noi siamo convinti che al-Assad debba lasciare il potere, ma non sappiamo come!” Una dichiarazione che testimonia chiaramente l’impotenza e il fallimento dell’Occidente. Poi è stato il turno della consigliera della Casa Bianca di esporre i diversi scenari possibili e di finire col dire che il più probabile è che il presidente al-Assad rimanga al potere… perché ne ha i mezzi! Altra dichiarazione che fa intendere chiaramente la delusione degli USA che, dopo avere abusivamente decretato la sedicente illegittimità e l’imminenza della sua caduta, sono costretti ad ammettere questa forte probabilità!


2. Il forte appello di papa Benedetto XVI (3), la più alta autorità spirituale cristiana cattolica e l’autorità morale per eccellenza, a porre fine alle violenze, al traffico di armi e a lavorare per una soluzione pacifica in Siria attraverso il dialogo sincero tra tutte le componenti della società siriana e senza ingerenze esterne. Un appello che il Papa non avrebbe mai pronunciato senza avere una chiara conoscenza dell’esatta situazione in Siria e se non avesse pensato che aveva grandi possibilità di essere ascoltato, soprattutto dalla Francia e l’Unione Europea che dichiarano oggi di “non armare l’opposizione siriana” (4).


3. La fretta con la quale il nuovo emissario dell’ONU, signor Lakhdar Brahimi, si è dichiarato libero da ogni pressione esercitata dai “rovinosi” wahabiti e la sua volontà di divulgare ciò che aveva detto ai leader del Qatar e ad Hamad Ben Jassem, il ministro degli affari esteri, sulla necessità che essi si tenessero oramai in disparte dalla sua missione, che dovrebbe fondare le basi di quella soluzione pacifica che il Qatar e la Lega araba hanno sempre silurato. A ciò si aggiunga che l’Occidente ha bisogno di lui per salvare la faccia. Senza dimenticare le sue prese di posizione dopo l’incontro col presidente siriano che gli ha permesso di sgombrare ogni dubbio sulla solidità della governance siriana, e di avvertire indirettamente coloro che vorrebbero ostacolare la sua missione che le conseguenze della crisi non si arresterebbero alle frontiere siriane, la quale crisi “rappresenta una minaccia per il popolo siriano, per la regione e per il mondo”; cosa che lascia pensare che il signor Brahimi non sarà un signor Annan bis!


4. La rimessa in discussione delle strategie occidentali di sostegno al terrorismo attraverso numerosi interventi che dichiarano pubblicamente che la prosecuzione di una simile politica minaccia i loro stessi interessi, in Europa e più particolarmente negli USA (6). Come le reazioni agli estratti del film blasfemo (L’innocenza dei mussulmani) che dovrebbe spingere gli USA a smetterla con l’arroganza, a capire che è venuto il tempo di smetterla di manipolare i popoli (7), e a prendere coscienza del fatto che anche i nuovi governi  costituitisi dopo l’accomodamento “potere mondiale contro autorità locale” non sono necessariamente loro alleati! Non è stato dunque senza ragioni che Obama ha dichiarato che l’Egitto non era “né un alleato né un nemico”!


Qualcuno dirà che sul campo la realtà non riproduce ancora questo fallimento, tenuto conto dell’esorbitante quantità di armi che vengono continuamente inviate ai terroristi, provenendo dal Libano o dalla Libia o dalla Turchia… l’ultima consegna essendo stata di circa 400 tonnellate (8)! Ma tutto questo non contraddice per niente i successi dell’Esercito regolare siriano che, attraverso la sua strategia di “accerchiamento prima della pulizia” ha spazzato via un buon numero di questi terroristi e ha liberato le regioni che ne erano infestate, una dopo l’altra.


Di conseguenza, diciamo che la Siria è entrata in una nuova fase che possiamo così sintetizzare:


1. Gli aggressori cercano una via d’uscita e, anche se alcuni continuano a voler raggiungere i propri obiettivi primari con le minacce e il terrorismo, sono tuttavia costretti a tener conto che in tal modo appiccano un incendio che rischia di bruciare anche loro e di nuocere agli interessi dei paesi occidentali.


2. Il dialogo nazionale per una soluzione pacifica è la sola strada capace di riportare la stabilità. Deve essere garantito dalle forze regionali e internazionali coinvolte nella crisi, senza dimenticare che la Siria, dopo avere resistito all’aggressione, è capace di una contro-offensiva.


3. Le maschere sono cadute: l’Occidente non può ingannare nessuno… l’ideologia takfirista distruttrice ha rivelato i suoi caratteri dannosi e quelli dei suoi adepti!

     

Articolo originale : Al-thawra
http://thawra.alwehda.gov.sy/_kuttab.asp?FileName=68849384520120917002710

Articolo tradotto dall’arabo da Mouna  Alno-Nakhal  per Mondialisation.ca


Note :
[1] Video : Discorso di Barack Obama al Cairo, in Egitto
http://www.buzzmoica.fr/video/video-discours-obama-egypte-8018


[2] Arabie saoudite : Le Pacte de Quincy, une relation spéciale, mais de vassalité. [di René Naba]
http://www.mondialisation.ca/arabie-saoudite-le-pacte-de-quincy-une-relation-sp-ciale-mais-de-vassalit/


[3] L’appello di Benedetto XVI per la pace in Siria
http://www.leral.net/L-appel-de-Benoit-XVI-pour-la-paix-en-Syrie_a55871.html


[4] Le Drian: pas de livraison d’armes à l’opposition syrienne
http://www.20minutes.fr/tv/afp-actus/45014-le-drian-pas-de-livraison-d-armes-a-l-opposition-syrienne


[5] Sur Brahimi et son approche du dossier syrien [di Louis Denghien]
http://www.infosyrie.fr/actualite/sur-brahimi-et-son-approche-du-dossier-syrien/


[6] Ron Paul : L’obsession des États-Unis pour la guerre (Iran,Syrie)
http://www.dailymotion.com/video/xsotjj_ron-paul-l-obsession-des-etats-unis-pour-la-guerre-iran-syrie_news


[7] La fonction du film islamophobe: provoquer une discorde entre chrétiens et musulmans [di Ghaleb Kandil]
http://www.neworientnews.com/news/fullnews.php?news_id=72243


Estratti :
« La volonté de provoquer des affrontements entre musulmans et chrétiens intervient après l’échec du plan visant à allumer une discorde entre les sunnites et les chiites, surtout que les développements en Syrie ne vont pas dans ce sens malgré tout ce qui est fait pour cela, de même qu’au Liban, où les feux de la fitna sont éteints à chaque fois que les fauteurs de troubles les allument.
La diffusion de ce film en ce timing vise aussi à faire échec à la visite du pape Benoit XVI au Liban, qui vise à promouvoir et à renforcer l’idée de la convivialité et du partenariat entre chrétiens et musulmans en Orient. Ce qui, évidemment, ne s’inscrit pas dans la logique des Etats religieux (juif et salafistes), pour lesquels plaident et militent Israël, les pétromonarchies du Golfe et leur mentor américain. »


[8] Syrian rebels squabble over weapons as biggest shipload arrives from Libya [di Sheera Frenkel]
http://www.thetimes.co.uk/tto/public/sitesearch.do?querystring=+Libyan+Weapons+&p=tto&pf=all&bl=on


A Libyan ship carrying the largest consignment of weapons for Syria since the uprising began has docked in Turkey and most of its cargo is making its way to rebels on the front lines, The Times has learnt. Among more than 400 tonnes of cargo the vessel was carrying were SAM-7 surface-to-air.


(*) Il dottor Amin Hoteit è libanese, analista politico, esperto in strategia militare e Generale di Brigata a riposo.   

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