Siria, novembre 2012 - I giorni passano, ma si assomigliano tutti all’Agenzia France Presse (AFP), che si sforza di assicurare una prestazione minima di due o tre vittorie o avanzate dei ribelli siriani alla settimana, solo per alimentare la finzione di una insurrezione trionfante e irresistibile. Alla quale però il governo resiste da più di venti mesi (nella foto, la Agence France Presse)






Infosyrie, 26 novembre 2012 (trad. ossin)



Le parole dell’AFP e quelle di Medvedev
Louis Denghien


I giorni passano, ma si assomigliano tutti all’Agenzia France Presse (AFP), che si sforza di assicurare una prestazione minima di due o tre vittorie o avanzate dei ribelli siriani alla settimana, solo per alimentare la finzione di una insurrezione trionfante e irresistibile. Alla quale però il governo resiste da più di venti mesi.


Dunque ieri l’agenzia francese, riprendendo l’agenzia anglo-qatariana  OSDH, offriva ai suoi lettori la conquista di una base di elicotteri a est di Damasco, precisando subito tuttavia che i ribelli ne controllavano di fatto solo una “gran parte”, dopo essere riusciti a distruggere due elicotteri. E l’ AFP/OSDH, fatto rarissimo, forniva un bilancio di questi combattimenti molto negativo per gli insorti, che avrebbero perduto 31 dei loro contro 16 soldati.


Si deve anche rilevare il titolo del principale articolo dell’AFP di domenica sera o notte, disponibile questo lunedì mattina: “Bombardamenti attorno a Damasco, oramai al centro della battaglia”. Nessuna parola è innocente nel piccolo lessico della disinformazione. Utilizzare l’avverbio “oramai” lascia intendere che questi combattimenti nei pressi della capitale siriana rappresentino un fatto nuovo e dunque una avanzata “decisiva” (per ricorrere ad un’altra espressione cara a AFP). Ora, tutti quelli che si interessano della crisi siriana sanno che vi sono scontri nei pressi di (molto più che in) Damasco, fin dallo scorso luglio. Niente di nuovo sotto questo sole. E nessun progresso notevole dei ribelli, dei quali si può tutt’al più dire che, nonostante le ripetute sconfitte e le pesanti perdite, riescono a tenersi nelle periferie e nella zona sud della città.


“Strategico”
Sempre questo lunedì mattina, il consorzio di stampa AFP/OSDH annuncia in grassetto la conquista da parte dei ribelli, stanotte, del posto di controllo di Techrine sull’Eufrate, tra Aleppo e ar-Raqqah. E’ ben possibile: un video degli oppositori sembra provarlo. E si può anche immaginare il modus operandi: una banda sufficientemente numerosa che attacca un semplice posto di controllo di una decina o una ventina di soldati. In questa guerra i ribelli fanno i Napoleone senza saperlo (anche se in miniatura), concentrando le loro forze contro un punto debole del nemico. Ma anche in questo caso ammiriamo il titolo scelto dagli scribacchini dell’AFP: “I ribelli conquistano un posto di controllo strategico nel nord”. Evidentemente la parola-chiave è “strategico”, che in termini militari vuol dire “importante”, perfino “fondamentale”. In cosa questo posto di controllo sarebbe strategico, o più strategico di altri? L’AFP non sei degna di spiegarcelo. E’ vero che si tratta di una parola che essa ama molto: non si contano più, nella cronaca (AFP/OSDH) degli avvenimenti militari o paramilitari siriani, i casi di  fatti “strategici”: a leggerla, gli insorti continuano, da un anno e mezzo, a conquistare città e quartieri, posti di frontiera e strade, tutti uno più strategico dell’altro.


A costo peraltro di perderli: chi può dire se gli attivisti controlleranno ancora tra una settimana, in tutto o in parte, questo posto di controllo, o la base di elicotteri di Marj el-Soltane? Parlando di basi militari, ancora il titolo di un articolo AFP che ci capita sotto gli occhi: “I ribelli preparano l’assalto finale della base di Cheikh Souleimane”. L’articolo, pubblicato sabato, si deve al talento di Hervé Bar, corrispondente dell’AFP e portavoce di fatto dei ribelli, secondo la deontologia in vigore all’agenzia.

Tutto, fin dal titolo, è fatto per convincere che la conquista da parte degli islamisti – perché, anche se l’AFP è pudica su questo dettaglio, i ribelli in Siria sono soprattutto islamisti – di questo importante campo militare situato a ovest di Aleppo non è che “questione di giorni” (stando alla vanteria del capetto dell’Esercito Siriano Libero che apre l’articolo). Diciamo solo che anche la conquista della base di Wadi Deif, a Maarat al-Numan, era una questione di giorni, un mese o un mese e mezzo fa. Senza parlare peraltro della conquista di Aleppo quattro mesi fa…


I nostri lettori ci scuseranno di questa nuova critica semantica dell’AFP, la seconda in 48 ore, ma è importante che essi si convincano di questa evidenza: non si può giudicare la realtà di ciò che accade sul campo, affidandosi agli “infos” dell’OSDH e alle parole dell’AFP. A proposito, il suo  PDG (Presidente-Direttore Generale), Emmanuel Hoog, è stato collaboratore di Laurent Fabius (incaricato dei media), quando questi era ministro dell’economia e delle finanze, nel 2000: ciò crea dei legami durevoli, e una certa identità di vedute.


Per concludere – provvisoriamente – sul tema, diciamo che la disinformazione dei “giornalisti” dell’AFP sulla Siria è sicuramente un’arma “strategica”, ma decisamente non “decisiva”.


Medvedev contro Hollande & Fabius
In ogni caso la nostra agenzia è molto discreta, questo lunedì, su una dichiarazione purtuttavia importante – e rilasciata a Le Figaro – del Primo Ministro russo Dimitri Medvedev, che considera il sostegno della Francia alla nuova coalizione dell’opposizione radicale siriana, “assolutamente inaccettabile secondo il diritto internazionale”,  e la richiesta di Parigi di togliere l’embargo sulla fornitura di armi all’opposizione, “assai discutibile”. E Medveded ricorda ai lettori di Le Figaro (e quindi a Hollande e a Fabius) alcuni principi del diritto internazionale: “Ricordo che, secondo i principi di diritto internazionale approvati dall’ONU nel 1970, nessuno Stato deve intraprendere azioni dirette a rovesciare con la forza un governo in carica in un paese terzo”. Il capo del governo russo, e presidente del partito di maggioranza Russia unita, non cede alla cattiveria di citare il caso dell’Iraq, o quello più recente della Libia. Ma alla fine i lettori de Le Figaro, se non sono troppo lobotomizzati dall’ammirazione per Sarkozy e di Juppé, ci avranno pensato da soli.


Una cosa è certa, Medveded, che viene spesso presentato in Francia come più sensibile di Putin alle sirene occidentali, non è meno fermo di lui su questo tema. Si suppone che terrà lo stesso discorso di fermezza e di principio a Hollande, che deve incontrare stasera a Parigi.   

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