ProfileCrisi siriana, 27 aprile 2018 - L’obiettivo di Mosca in Siria è di istallarvisi per i prossimi 50 anni. Il presidente Vladimir Putin realizza il vecchio sogno della Russia imperiale, e poi sovietica, di accesso ai « mari caldi »...   

 
Il fronte siriano, campo di addestramento per l'esercito russo
Alain Rodier
 
L’obiettivo di Mosca in Siria è di istallarvisi per i prossimi 50 anni. Il presidente Vladimir Putin realizza il vecchio sogno della Russia imperiale, e poi sovietica, di accesso ai « mari caldi ». E’ a tal fine che il porto di Tartus sarà ammodernato e la base aerea di Hmeimim rafforzata. Gli attacchi di droni e razzi che vi sono stati a inizio gennaio hanno dimostrato che la difesa ravvicinata di Tartus e Hmeimim era perfettibile. In futuro, Mosca spera di completare la sua presenza mediterranea negoziando agevolazioni in Egitto e in Libia. Questo fa pensare che, quando il conflitto siriano si sarà ridotto di intensità, la Russia potrebbe impegnarsi militarmente per sostenere il presidente Sissi e il maresciallo Haftar, come ha fatto con Bachar el-Assad.
 
 
Nello stesso tempo, Mosca ha usato la Siria come un gigantesco campo di addestramento, di sperimentazione di materiale e di tattiche, e di acquisizione di esperienza per il suo personale. Il precedente è quello della guerra di Spagna, dove Hitler intervenne per sostenere il generale Franco. Ciò gli permise soprattutto di testare l’indecisione politica dei governi francese e britannico, ma anche di addestrare l’esercito tedesco. Fu infatti in Spagna che vennero sperimentati i bombardamenti in picchiata dei bombardieri Stuka che fecero poi tanto male agli eserciti franco-britannico nel 1940.
 
Un esempio concreto di questo, in Siria, si è avuto il 23 febbraio 2018, quando due caccia bombardiere fantasma Su-57 di quinta generazione sono atterrati alla base aerea di Hmeimim, ufficialmente per testare i loro sistemi radar ed elettronici. Non v’è dubbio che i test abbiano operato in due sensi: gli Statunitensi hanno sorvegliato attentamente le evoluzioni di questi apparecchi e, in cambio, i Russi hanno esaminato le reazioni del loro avversario tradizionale.
 
La durata di ingaggio dei militari russi in Siria è di tre mesi. 48 000 di essi – compresi  cinque generali comandanti in capo – si sono succeduti da settembre 2015. Evidentemente un simile turn over non mira a raggiungere una efficacia operativa massima sul campo, giacché gli ufficiali cominciano ad essere davvero a posto solo quando partono. Ma ciò permette a un massimo di quadri di acquisire una insostituibile esperienza di combattimento, e alla gerarchia di valutare le loro competenze. Un ufficiale brillante nelle esercitazioni può dare risultati scadenti al fuoco. E’ qui che si rivelano le vere personalità. Tutto questo ha un prezzo che, per il momento, è considerato « ragionevole »: a inizio marzo 2018, i Russi riconoscono 84 militari uccisi [1] tra cui tre ufficiali generali – ai quali occorre aggiungere più di un centinaio di contractor. Da notare che le società militari private (SMP) russe in Siria sono impiegate per fare quello che l’esercito regolare non fa: guardie immobili, scorte, formazione iniziale dei fanti siriani, ecc.
 
Sul piano materiale, quando la marina russa utilizza dei costosi missili da crociera, lanciati dal Mediterraneo o dal Mar Caspio, per distruggere qualche veicolo 4×4 nella parte più remota del deserto siriano, non si perseguono finalità di efficacia tattica, ma si testano queste armi moderne. Vengono perfino effettuati lanci da sottomarini in immersione! Lo stesso vale per i missili lanciati dai bombardieri strategici che vengono dalla Russia. Mollano le munizioni sorvolando l’Iran, queste ultime attraversano l’Iraq del nord per andare a distruggere degli edifici a volte completamente vuoti.
 
Quanto all’aviazione di stanza in Siria, effettuerebbe in media – secondo Mosca – da 60 a 70 missioni di bombardamento quotidiane, ma certi giorni possono arrivare fino a 120 o 140. Tutto ciò permette ai Russi di dimostrare agli altri paesi la loro reale capacità militare. Gli alleati occidentali sono rimasti per esempio sbalorditi dalle tecniche sofisticate di guerra elettronica messe in opera dalla base di Hmeimim. Dunque il bersaglio non erano tanto i ribelli, quanto l’aviazione alleata.
 
Il conflitto siriano ha consentito ai Russi di realizzate enormi progressi in materia di appoggio aria-suolo, in particolare per gli elicotteri, nonché nell’uso dei droni. Essi utilizzano più spesso bombe lisce che sono assai meno care di quelle guidate. Tuttavia i Russi hanno fatto progressi considerevoli nella precisione dei lanci, testando diverse tecniche che evitano la necessità di ricorrere a « bombardamenti a tappeto » che presentano il grande svantaggio di accrescere il numero delle vittime collaterali.
 
Il solo cocente fallimento è stata la pessima performance della portaerei Amiral Kouznetsov nel 2016/2017. Dopo avere perso due apparecchi, si è deciso di spostare la sua aviazione imbarcata a terra per limitare il rischio di incidenti. Il presidente Putin si è infuriato e il programma di costruire sei portaerei è stato rinviato alle calende greche !
 
Ciò detto, l’esercito russo non ha ritrovato il suo livello di un tempo, soprattutto per il modesto budget – ricordiamo che nel 2018 Mosca ha destinato poco più di 70 miliardi di dollari alla difesa, mentre gli Stati Uniti spendono nove volte di più. Ma progressivamente il teatro siriano gli permette di migliorare le sue capacità consentendogli di evolvere le sue tattiche e migliorare il suo materiale, che ottiene il marchio « sperimentato in combattimento ». E’ un atout non da niente per promuovere le esportazioni di armi verso paesi che cercano materiale che abbia in buon rapporto qualità/prezzo. Secondo un’analisi dello studio IHS Markit, pubblicato nell’agosto 2017, che ha valutato 40 000 programmi di armamento in 65 paesi, a metà 2017 la Russia aveva venduto armi per 7,2 miliardi di dollari, collocandosi in seconda posizione dopo gli Stati Uniti (26,9 miliardi di dollari). Alla fine del 2017, Mosca ha toccato i 15 miliardi di dollari di esportazione (destinata a 53 paesi), cifra paragonabile a quella del 2016. I Russi si piazzano risolutamente al secondo posto tra gli esportatori di armi, dopo gli irraggiungibili Statunitensi!
 
Note:
 
[1] Il numero delle vittime è considerevolmente cresciuto con l’incidente del 6 marzo 2018 di un aereo An-26 in avvicinamento alla base aerea di Hmeimim (39 morti). E il bilancio è peggiorato ancora col disastro del Tu-5A precipitato nel Mar Nero il 25 dicembre 2016. (92 morti, tra cui molti elementi del coro dell’Armata Rossa). Anche questo aereo militare era diretto alla base di Hmeimim.
 
 
 
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