ProfileCrisi siriana, 2 maggio 2018 - Il confronto tra le politiche adottate da Washington e quelle di Mosca mostra chiaramente chi è all’origine delle tensioni e chi sta cercando di alleggerirle...    

 

Strategic Culture, 1°maggio 2018 (trad. ossin)
 
Aggressione israeliana contro la Siria del 30 aprile. USA e Israele puntano alla guerra
Arkady Savitsky
 
Il 30 aprile, sono stati lanciati potenti attacchi missilistici contro i siti militari siriani nelle province di Hama e Aleppo, in Siria. Ci sono state vittime, principalmente tra le forze filo-iraniane e il personale iraniano. Nessuno si è assunto la responsabilità dell’operazione, ma è opinione diffusa che essa sia stata condotta dall'Aeronautica israeliana. I funzionari israeliani non hanno fatto commenti, ma il ministro dell'Intelligence Israel Katz ha detto che il suo paese non permetterà all'Iran di avere avamposti militari sul territorio siriano. Il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha promesso di usare la forza in risposta a qualsiasi tentativo da parte dell'Iran di stabilire in Siria un "punto d'appoggio militare". Né Israele permetterà  all'Iran di diventare una potenza nucleare. Il governo israeliano ritiene che l’Iran collabori con la Corea del Nord per acquisire capacità nucleari, nonostante il fatto che l'AIEA affermi invece che Teheran si attiene ai suoi impegni internazionali.
 
 
Israele ha già preso di mira in passato gli avamposti delle milizie sostenute dall'Iran in Siria. Tecnicamente la Siria rimane in guerra con Israele (è operativo solo un accordo di cessate il fuoco, ndt). Il gabinetto israeliano si è riunito per una riunione di emergenza subito dopo gli attacchi. I militari stanno preparando i droni Heron ТР, appena entrati in servizio per colpire qualsiasi sistema di difesa aerea in grado di contrastare l'aviazione israeliana in Siria. Gli F-15,  gli F-16 e gli l'F-35 israeliani possono operare al di fuori della sfera di azione dei sistemi S-300 (150 km), o avvicinarsi ai bersagli terrestri volando ad altitudini inferiori ai 60 m. Sono armati con AGM-142, con missili aria-terra Nap, con una portata di 100 km, e con missili da crociera Delilah per lanciare attacchi a una distanza massima di 250 km. Se la Russia consegnerà i suoi S-300 alla Siria, queste armi saranno utilizzate per neutralizzarle.
 
Il 30 aprile, obiettivi primari sono stati i depositi di armi per i missili. Uno di essi era  presumibilmente una base militare della Brigata 47 vicino alla città di Hama, dove sono acquartierate milizie sciite sostenute dall'Iran. La Siria ha dichiarato che si è trattato di un atto di aggressione. 
 
Il processo di scivolamento verso un conflitto più ampio in Siria, scatenato dagli scontri tra Israele e Iran, sta guadagnando significativamente terreno.
 
Coincidenza o meno, l'operazione è stata realizzata mentre il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, era in visita a Gerusalemme, e pochi giorni dopo l’annuncio della Russia di non sentirsi più vincolata da alcun obbligo morale di evitare di fornire alla Siria i sistemi di difesa aerea S-300. Il segretario di Stato USA  ha espressamente sottolineato il diritto di Israele a difendersi. Ha sottolineato il ruolo dei colloqui di Ginevra, che finora non hanno prodotto nulla per trovare il modo di risolvere il conflitto in Siria, e omesso intenzionalmente di menzionare i colloqui di Astana - il processo di pace che ha prodotto molte cose. Il comandante della US Centcom, il generale Joseph L. Votel, aveva avuto dei colloqui in Israele pochi giorni prima della visita del segretario di Stato.
 
Ci sono altre "coincidenze" molto interessanti per fornire indizi su cosa sta realmente accadendo e perché. L'operazione del 30 aprile avviene nel momento in cui si sono registrati scontri diretti tra l'SDF curdo, appoggiato dagli Stati Uniti, e l'esercito siriano. Questa è una svolta molto pericolosa che minaccia di creare le condizioni per scontri diretti tra i militari USA e le forze siriane e iraniane. In realtà, la battaglia è già in atto su almeno due fronti.
 
Ora diamo un'occhiata a ciò che stanno facendo gli Stati Uniti e la Russia. Washington sostiene la posizione anti-Iraniana di Israele. Approva l'uso della forza ed è coinvolta nel provocare un conflitto militare in Siria. Israele non è solo  mentre si prepara a un conflitto con l'Iran.
 
L'attuale escalation si sta verificando nonostante Mosca si sia impegnata per prevenire il peggio. L'incontro internazionale tra gli alti rappresentanti per le questioni della sicurezza è stata a torto poco seguito dai media, ma anche solo il fatto di averlo organizzato dimostra la natura della politica della Russia in Siria.
 
Il forum si è tenuto il 25 e 26 aprile a Sochi, la famosa località russa del Mar Nero. Organizzato dal Consiglio di sicurezza russo, l’evento ha visto la partecipazione dei responsabili per la sicurezza di 118 paesi. Si è affermato che taluni paesi hanno fatto il gioco degli estremisti in Siria. La partecipazione sarebbe stata anche più ampia, se Washington non avesse fatto pressioni per ridurne il numero. La conferenza si è opposta all'uso unilaterale della forza e alle violazioni del diritto internazionale in Siria. Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza russo, ha tenuto due incontri separati con rappresentanti dell'Iran e di Israele, per discutere dei modi per evitare uno scontro diretto. Come si può vedere, è la Russia, non gli Stati Uniti, che sta impegnandosi a mediare per evitare la guerra.
 
I ministri degli Esteri di Russia, Turchia e Iran si sono incontrati a Mosca il 28 aprile. Si sono trovati in disaccordo con l'opinione dell’inviato dell’ONU in Siria, Staffan de Mistura, che aveva affermato in una dichiarazione che il processo di Astana aveva raggiunto i suoi limiti. Le parti hanno sottolineato l'unità e la necessità di un ruolo più ampio delle Nazioni Unite negli sforzi per risolvere il conflitto in Siria.
 
La Russia è l'unico attore adatto a svolgere un ruolo di mediazione per prevenire una guerra tra Israele e l'Iran, e sta cercando di salvare vite umane. I funzionari degli Stati Uniti parlano del potenziale conflitto come qualcosa di inevitabile. Il confronto tra le politiche adottate da Washington e quelle di Mosca mostra chiaramente chi è all’origine delle tensioni e chi sta cercando di alleggerirle.
 
 
 
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