ProfileLe guerre dell'impero in declino, 20 febbraio 2022 - È la fine di una storia – storia di una nazione, gli Stati Uniti, che fece sognare tutto il mondo, ma non la fine della Storia, come credeva Francis Fukuyama...   

 

 
Le montature mediatiche sull'Ucraina sono una guerra di diversione
Jean-Luc Basle
 
L’obiettivo? Sviare l’attenzione pubblica dalle proposte di organizzazione dello spazio di sicurezza europeo che la Russia ha trasmetto il 15 dicembre agli Stati Uniti e alla NATO. Le montature hanno raggiunto il punto, che Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, ha chiesto nel corso della conferenza stampa tenuta il 28 gennaio di porvi fine sostenendo che il rincorrersi di voci allarmiste rovina l’economia del paese. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991, dodici nazioni sono entrate nella NATO. Una tale espansione viene percepita come un accerchiamento da parte delle autorità russe, come dimostra la cartina in basso. Vladimir Putin ha deciso che era giunto il tempo di fissare dei paletti e ha trasmesso le summenzionate proposte alle Autorità occidentali. Sono inaccettabili dal punto di vista statunitense perché rimettono in discussione il vantaggio acquisito negli ultimi decenni. Saremmo all’impasse se Emmanuel Macron, nella qualità di presidente della Francia ma anche di presidente di turno dell’Unione Europea, non avesse preso contatto con Vladimir Putin il 28 gennaio, riconoscendo che egli prendeva sul serio le proposte del suo omologo russo e ignorando le montature dei media.
 
 
 
 
Indivisibilità della sicurezza o porta aperta
 
La risposta statunitense, trasmessa a Mosca il 26 gennaio, respinge seccamente il progetto russo, ma contiene nondimeno delle contro-proposte in tema di missili nucleari a medio raggio, e di manovre militari delle due parti – proposte che non soddisfano i Russi. Il ministro degli Affari esteri, Sergueï Lavrov, l’ha fatto sapere. Alla base del loro progetto di organizzazione dello spazio europeo, i Russi pongono il principio della indivisibilità della sicurezza e il concetto che la sicurezza di una nazione non può essere raggiunta a detrimento di un’altra – principio sancito dalle dichiarazioni di Istanbul del 1999 e di Astana del 2010, firmate dai membri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione (OSCE) in Europa, tra cui gli Stati Uniti, la Russia, l’Ucraina, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania ecc. A questo principio, gli Stati Uniti oppongono un altro, quello della « porta aperta », che attribuisce a ciascuna nazione il diritto di allearsi a qualsiasi altra nazione senza doversi preoccupare dell’impatto che una simile alleanza potrebbe avere su una o diverse altre nazioni – principio sancito dall’Atto finale di Helsinki e dalla Charte de Paris per una nuova Europa.
 
L’Ucraina: una pedina nella scacchiera mondiale
 
Mentre l’obiettivo di Vladimir Putin è la costruzione di un nuovo ordine europeo, i leader e i media occidentali concentrano la loro attenzione sull’Ucraina. La Russia sarebbe in procinto di invadere l’Ucraina. Lo si è ripetuto a sazietà e Joe Biden ne ha parlato durante una conferenza stampa il 19 gennaio, minacciando in tal caso la Russia di sanzioni economiche. È diventato un leitmotiv nelle cancellerie e nei media che si fonda sulla presenza di 100 000 soldati russi a cento chilometri dalla frontiera, con tanto di foto truccate [1]. I Russi si sono preoccupati di chiarire a più riprese di non avere alcuna intenzione di invadere l’Ucraina. L’Unica ragione che potrebbe spingerli a fare qualcosa del genere sarebbe un attacco di Kiev contro i russofoni del Donbass, cosa che il presidente Zelenski si guarda bene dal fare, sapendo che le sue forze armate non sono in grado di vincere.
 
Questi stessi media dimenticano di ricordare che la situazione attuale è stata prodotta dalla Rivoluzione Maïdan del febbraio 2014 – un colpo di Stato ordito dagli Stati Uniti. Victoria Nuland, sottosegretario di Stato per l’Europa e l’Eurasia se ne è d’altronde vantata, precisando di avere dispensato cinque miliardi di dollari [2] per tale scopo. Gli Occidentali accusano oggi la Russia di voler riprendere il controllo dell’Ucraina, dopo aver recuperato la Crimea nel marzo 2014. Questa rivoluzione non è piaciuta agli Ucraini russofoni, maggioritari nella provincia del Donbass. L’imposizione dell’ucraino come lingua ufficiale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo le repubbliche di Donetsk e Luhans’k a fare secessione. Per evitare ciò, la Russia, l’Ucraina, la Germania e la Francia formarono un quartetto, subito battezzato « Normandy format ». Nel febbraio 2015, firmarono gli Accordi di Minsk, in base ai quali gli Ucraini si impegnavano a varare una nuova Costituzione che avrebbe accordato una larga autonomia alle repubbliche secessioniste. Sette anni dopo, ancora nessun accordo è intervenuto tra le parti. Gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sulla Russia perché si ingerisse in questo processo, ma la Russia ha rifiutato.
 
L’Ucraina è legata alla Russia. Kiev fu un tempo la capitale della Russia. È a causa di questi stretti legami che il politologo statunitense di origine polacca, Zbigniew Brzezinski, richiamandosi al geografo inglese Halford Mackinder, scrisse ne “La Grande Scacchiera” che il dominio della Russia passa per l’Ucraina. « Senza l’Ucraina, scrisse, la Russia cessa di essere un impero euroasiatico ». Adesso l’obiettivo dei neoconservatori è la instaurazione di un nuovo ordine mondiale che presuppone la sottomissione della Russia. La Storia mostrerà che Brzezinski si sbagliava. Non è stata la Russia a crollare ma l’Ucraina – attualmente in bancarotta.
 
Per ottenere tale risultato, hanno perseguito una politica di accerchiamento della Russia. Ai dodici membri fondatori dell’Alleanza atlantica, creata nell’aprile 1949 per fronteggiare la minaccia sovietica, si sono aggiunti l’Ungheria, la Polonia, la Repubblica Ceca nel 1999, poi nel 2004 sarà il turno della Bulgaria, della Lituania, della Slovacchia, della Slovenia, dell’Estonia e della Lettonia – le ultime due con una frontiera comune con la Russia. Inoltre la dichiarazione di Bucarest dell’aprile 2008 apre le porte della NATO alla Georgia e all’Ucraina – questa dichiarazione provocherà la guerra di Georgia dell’agosto 2008 che si chiuderà col controllo delle Repubbliche dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia da parte della Russia. Questa dichiarazione sorprende, non solo per la minaccia che fa pesare sulla Russia ma anche per l’inclusione di una nazione corrotta, l’Ucraina, [3] nella lista delle nazioni suscettibili di aderire all’Alleanza Atlantica e ai suoi valori democratici. Per realizzare i loro obiettivi, gli Occidentali hanno prestato trentacinque miliardi di dollari all’Ucraina attraverso il Fondo Monetario Internazionale, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, senza contare le forniture di armi che valgono mezzo miliardo di dollari solo da parte degli Stati Uniti – somma che è destinata a crescere, stando alle dichiarazioni di alcuni senatori statunitensi.
 
Le sanzioni
 
Le sanzioni saranno applicate nel caso di un colpo di Stato promosso dalla Russia, di una operazione sotto falsa bandiera, o una invasione pura e semplice dell’Ucraina. Quali saranno ? L’esclusione dal sistema SWIFT [4], riduzione degli acquisti di gas e petrolio russo e l’annullamento di un contratto di approvvigionamento attraverso un gasdotto appena costruito, il Nord Stream II.[5] Si tratta di sanzioni inapplicabili e su di esse non c’è alcuna unanimità, né al Congresso né in Europa. Il 14 gennaio, alcuni senatori democratici sono ricorsi, con l’accordo del presidente Biden, a procedure ostruzioniste [6] da essi disapprovate, per opporsi ad un progetto repubblicano di sanzioni che consideravano eccessive. Gli Europei che usano per i loro acquisti di petrolio e di gas il sistema SWIFT non possono accettare che la Russia ne sia esclusa. Questo li costringerebbe ad adottare un sistema parallelo lento, costoso e meno sicuro per effettuare i pagamenti del gas e del petrolio. Essi dipendono dalla Russia per il 40% del loro approvvigionamento di gas e per il 20% di quello di petrolio. La decisione di Angela Merkel di chiudere le centrali nucleari in tempi assai ridotti ha provocato una maggiore dipendenza sia dell’industria che dei singoli consumatori tedeschi dalla Russia. Il Qatar, contattato dagli Stati Uniti, non può soddisfare i bisogni europei senza penalizzare i suoi clienti asiatici. Ironia della storia, un gasdotto che doveva collegare l’Iran all’Europa nel 2017 è stato annullato dopo le sanzioni statunitensi che hanno colpito questo paese. Un altro gasdotto che doveva collegare il Qatar all’Europa, passando per l’Arabia saudita e la Siria, non ha mai visto la luce. In un recente studio [7], il think-tank Bruegel conclude che l’Europa può sopravvivere ad una breve e forte interruzione delle forniture di gas, ma non può tollerare un arresto prolungato.
 
Insomma le sanzioni dividono più che unire sotto la bandiera neocon. Esse sono una minaccia più virtuale che reale, nei fatti inapplicabile, che fa altrettanti, se non più, danni all’Europa che alla Russia, come in passato si è dimostrato.
 
Cosa vuole Vladimir Putin e perché adesso? 
 
La sicurezza per il suo paese. Lo ha detto in molti discorsi e conferenze stampa. In quella del 17 giugno 2016, ha rilevato come i missili statunitensi installati in Romania e diretti contro l’Iran, potrebbero ben essere usati anche contro la Russia. E ha aggiunto che questi missili Tomahawk la cui portata consentirebbe loro di raggiungere Mosca in pochi minuti, possono indifferentemente essere armati con testate convenzionali o nucleari. Rivolgendosi ai giornalisti occidentali, ha chiesto loro: « Come potrei sapere quale tipo di testate trasportano, mentre si stanno dirigendo verso di noi? ». Poi ha aggiunto un po’ adirato : « In quale altro modo potrei convincervi del clima di insicurezza in cui viviamo ? »
 
Putin auspica la creazione di un’area di sicurezza intorno alla Russia, senza missili – un’area simile a quella di cui dispongono gli Stati Uniti. I media hanno deformato le sue parole, parlando di « sfera di influenza » e lasciando intendere che il suo vero obiettivo è la dominazione dell’Europa – dimenticando o ignorando che gli Stati Uniti dispongono di un’area simile fin dai tempi della dottrina Monroe [8] – area che hanno continuato ad allargare. L’obiettivo di Putin è legittimo. Il comandante della Marina tedesca, l’ammiraglio Kay-Achim Schönbach, lo ha riconosciuto. E le sue parole franche lo hanno costretto alle dimissioni. Capi di Stato prestigiosi come Bismarck, Metternich o il cardinale de Richelieu, artefici dell’equilibrio di forze in presenza, sarebbero d’accordo. E’ dunque in questo senso che occorre capire le considerazioni di Putin quando dice che il crollo dell’Unione Sovietica fu la peggiore catastrofe del XX secolo perché ha rotto l’equilibrio di forze che assicurava la pace, mettendo fine alla prospettiva della distruzione reciproca – pilastro della Guerra Fredda. Nelle sue considerazioni non c’è niente della bizza ideologica o puerile, come fanno intendere i media occidentali – atteggiamenti peraltro estranei al carattere di questo leader ultra razionale e poco soggetto ai mutamenti di umore.
 
Putin ha scelto bene il momento di agire. Gli Stati Uniti escono indeboliti dalla guerra in Afghanistan. Lo slogan di Joe Biden, « l’America è tornata », non ha per niente convinto. Il suo programma di rilancio e riequilibrio dell’economia s’è perso nei meandri del Congresso, e non ha speranza di approvazione. Il dollaro – uno dei pilastri della potenza statunitense – è stato indebolito dalla politica degli Stati Uniti. Il suo valore è in parte dovuto alla buona salute dell’economia statunitense. Tuttavia, non solo il debito pubblico viene finanziato per il 40% con la creazione di nuova moneta e dagli investitori stranieri, ma la posizione netta sull’estero [9] degli Stati Uniti è negativa. Raggiunge i 15 420 miliardi, vale a dire il 67% del prodotto nazionale lordo, e rende il dollaro potenzialmente vulnerabile alle alee della politica mondiale.
 
Nel suo discorso del 1° marzo 2018, Putin ha deplorato di non essere ascoltato. Adesso lo sarà, perché si è posto nella posizione giusta. L’economia russa ha superato la depressione del periodo di Eltsin. È poco indebitata e dispone di importanti riserve valutarie. Spendendo pochissimo – il bilancio della difesa è un decimo di quello USA – Putin ha costruito una difesa moderna [10] all’avanguardia della tecnologia. I legami che intrattiene con la Cina e l’India ne accrescono la statura internazionale, e la sua appartenenza all’Organizzazione della cooperazione di Shanghai – un’alleanza economica, politica e militare che raggruppa nove Stati, tra cui la Cina, l’India e l’Iran, vale a dire il 40% della popolazione mondiale con un prodotto interno loro pari al 30% del totale mondiale – lo colloca al riparo da qualsiasi possibile isolamento.
 
Fine di partita
 
In un articolo recente,[11] Ross Douthat, giornalista del New York Times, nota che, dopo « una generazione di pessime decisioni, è giunto il tempo [per gli Stati Uniti] di avviare un ritiro dignitoso e decente (dalla scena mondiale). » Due giornalisti di Politico [12] vanno più in là raccomandando la creazione di una zona di sicurezza pan-europea priva di missili balistici, la limitazione delle truppe dispiegate lungo le frontiere, l’impegno a non ammettere l’Ucraina e la Georgia nella NATO nei prossimi 20 o 25 anni, e la neutralità dell’Ucraina.
 
Quando si è costretti a chieder aiuto al concorrente, addirittura al nemico, come ha fatto Anthony Blinken che ha chiamato il suo omologo cinese Wang Yi il 27 gennaio per chiedergli aiuto nel conflitto che lo oppone alla Russia, e quando lo stesso giorno il suo vice nella persona di Victoria Nuland si permette di minacciare questo stesso concorrente nel caso non accettasse di venire in loro aiuto, è chiaro - o dovrebbe essere chiaro - che la partita è persa.
 
Con suo progetto di organizzazione dello spazio europeo, Vladimir Putin ha fischiato la fine della partita cominciata nel dicembre 1991. Egli pone gli Stati uniti di fronte a un dilemma. Se accettano la sua proposta, rinunciano alla loro egemonia. Se la rifiutano, si espongono alle misure di ritorsione tecnico-militari annunciate da Putin, che non ne ha precisato la natura. In questo modo, anche il leader russo si è chiuso in un dilemma, giacché dovrà reagire fermamente se gli Stati Uniti rifiuteranno di aderire alle sue proposte, col rischio di perdere ogni credibilità sulla scena internazionale. Essendo un giocatore di scacchi, avrà previsto la mossa successiva. Quale sarà? Nessuno lo sa, ma dovrà essere dissuasivo per convincere gli Stati Uniti della propria determinazione, senza essere eccessivo per evitare escalation che potrebbero rivelarsi tragiche.
 
È la fine di una storia – storia di una nazione, gli Stati Uniti, che fece sognare tutto il mondo, ma non la fine della Storia, come credeva Francis Fukuyama. Il mondo non è unipolare, come vorrebbero i neoconservatori, ma multipolare, come auspicano la Russia, la Cina, l’India e molte altre nazioni. Spetta ai leader statunitensi di capirlo e accettarlo … Le montature mediatiche non sono che una diversione destinata a stornare l’attenzione del pubblico, a screditare un leader russo, ed a sabotare il suo progetto presentandolo come l’assalitore di una nazione indifesa, così tentando di mantenere lo status quo. 
 
Emmanuel Macron sembra aver capito quale è il gioco degli USA. Attendiamo di vedere quale esito avranno i suoi contatti con Vladimir Putin, e di quale autorità potrà giovarsi nei confronti dei suoi colleghi europei nelle prossime settimane a causa dell’imminenza delle elezioni presidenziali in Francia. Se all’iniziativa della Francia si aggiungeranno ulteriori progressi nei negoziati che avranno luogo prossimamente a Berlino tra i quattro componenti del « Normandy format », sarà lecito sperare in una soluzione pacifica della crisi, una soluzione paneuropea se non globale. L’approccio francese non piace certo a Washington, ma tenendo conto di come la Francia è stata trattata nella vicenda AUKUS [13], la cosa non dovrebbe per nulla inquietare Parigi.
 
 
Note:
 
[1] E’ stato provato che le foto utilizzate per dimostrare la mobilitazione delle truppe russe sono truccate: « A ‘Pathogenetic’ Conflict – There is no Russian Invasion Threat to Ukraine », 25 gennaio 2022.
 
[2] Ucraina : Intervistare Victoria Nuland o come non capire nulla della crisi.
 
[3] Transparency International l’ha collocata al 117° posto nel 2020 (su 180 nazioni analizzate).
 
[4] Servizio di corriere estremamente efficace che certifica gli ordini interbancari di trasferimento di fondi.
 
[5] Qualcuno va più in là, come il senatore Roger Wicker che auspica l’utilizzo di armi nucleari, o Evelyn Farkas, sottosegretario di Stato aggiunto alla Difesa dal 2012 al 2015, che si limita ad evocarlo. A queste violenze verbali, alcuni analisti russi rispondono con parole altrettanto aggressive.
 
[6] Filibuster.
 
[7] Can Europe survive painlessly without Russian gas? Bruegel – 27 gennaio 2022.
 
[8] Messaggio del presidente James Monroe al Congresso nel 1823, nel quale si oppone a qualsiasi intervento militare europeo nelle Americhe.
 
[9] La posizione netta sull’estero di una nazione è la differenza tra il suo attivo e il suo passivo finanziario. Una posizione netta negativa rappresenta un debito verso l’estero.
 
[10] “Russia’s Military, once creaky, is modern and lethal”, 27 gennaio 2022.
 
[11] “How to Retreat from Ukraine”, New York Times, 22 gennaio 2022
 
[12] “How to Get What We Want from Putin, di Thomas Graham e Rajan Menon”, Politico, 10 gennaio 2022
 
[13] Alleanza tripartita, Australia, Gran Bretagna, Stati Uniti, varata nel settembre 2021 per contrastare la Cina, che ha significato per la Francia l’annullamento del suo contratto di fornitura di sottomarini all’Australia, del valore di 40 miliardi di dollari.
 

 

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