Middle East Eye, 4 maggio 2018 (trad.ossin)
 
Perché Netanyahu è così ossessionato dall'Iran?
Richard Silverstein e Muhammad Sahimi
 
L'Iran è uno specchietto, uno strumento che il Primo Ministro può utilizzare per proteggersi e prolungare il suo primato politico 
 
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si allontana dalla tribuna dopo aver pronunciato un discorso sul programma nucleare iraniano al Ministero della Difesa, a Tel Aviv, il 30 aprile 2018 (AFP)
 
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è esibito in una performance drammatica questa settimana, rivelando quelli che ha affermato essere « gli archivi nucleari segreti dell’Iran ». Lo ha fatto con un gesto teatrale, strappando una tenda nera che nascondeva 55 000 file contenuti in una serie di raccoglitori sugli scaffali, insieme a 183 lucenti porta CD, contenenti altri 55 000 file di dati segreti.
 
Presumibilmente costituirebbero il Tesoro segreto che l’Iran ha tentato di nascondere al mondo. La scena mi ha ricordato un prestigiatore al momento della grande « rivelazione », quando solleva il coniglio dal cilindro tra gli ooh e gli ahh del pubblico.
 
Il presunto deposito segreto iraniano
 
Il « teatro » di Netanyahu era al Kirya, la versione israeliana del Pentagono. Stranamente non era accompagnato né del ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, né dal capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Gadi Eisenkot, e nemmeno dal capo del Mossad, Yossi Cohen, i cui agenti avrebbero il merito della scoperta del deposito segreto iraniano. 
 
Evidentemente il Primo ministro israeliano, che notoriamente ama le luci della ribalta e adora dare spettacolo, voleva concentrare l’attenzione su di sé e solo su di sé.
 
Mentre guardavo il video, non smettevo di pensare al venditore di mobili per ufficio che era prima di cominciare la carriera politica. Anche stavolta stava vendendo, ma non sono sicuro che il mondo sia disposto a comprare. 
Netanyahu, come fu anche quando parlò all’Assemblea generale dell’ONU con l’aiuto di supporti audiovisivi che mostravano un’arma nucleare iraniana somigliante a una palla di cannone a fumetti, si è esposto, se non al ridicolo, almeno all’incredulità.
 
Nonostante Netanyahu abbia indicato il materiale che si trovava dietro di lui come la totalità del tesoro scoperto, mentre parlava ha mostrato pochi documenti. Essi erano praticamente tutti in lingua farsi, tradotti in inglese, evidentemente dai servizi segreti israeliani. Nessuno ha pubblicamente dichiarato di aver visionato gli originali.
 
Bisogna dunque che il mondo gli creda sulla parola, cosa che ben pochi sono disposti a fare. La reputazione di imbroglione politico di Netanyahu è assai diffusa sia nei media internazionali, che tra i leader dei paesi cui si rivolgeva allo scopo di sabotare l’accordo nucleare P5+1.
 
Nessuna prova credibile
 
Le componenti del programma di armi nucleari che Netanyahu ha presentato erano « senza fondamento e puerili », secondo Robert Kelly, ex direttore delle ispezioni nucleari per l’Iraq all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA). Per esempio, quello che Netanyahu ha presentato come il disegno di un « dispositivo nucleare » era chiaramente assurdo, di dimensioni relative che, nella pratica, non potrebbero funzionare.
 
 
Ha anche mostrato grafici contenenti specificazioni tecniche applicabili a qualsiasi credibile programma nucleare civile, ma le ha presentate come fossero state concepiti con obiettivi militari.
 
Olli Heinonen, ex ispettore capo dell’AIEA, ha dichiarato : « Ho visto molte foto che avevo già visto in passato. Alcune delle immagini che abbiamo visto [nel corso della presentazione di Netanyahu] facevano parte di una informazione che fornii al consiglio [dell’AIEA] a porte chiuse nel febbraio 2008. »
 
Dopo l’iniziativa di Netanyahu, l’AIEA ha diffuso un comunicato nel quale afferma di non disporre di « alcuna prova credibile » che l’Iran abbia lavorato alla realizzazione di un « ordigno esplosivo » nucleare dopo il 2009, e che considera l’argomento « chiuso » con la presentazione del suo rapporto del dicembre 2015.
 
Le passate attività di ricerca nucleare dell’Iran con possibili dimensioni militari costituiscono la migliore ragione per mantenere in vita l’Accordo di Vienna sul nucleare iraniano, nella misura in cui esso ha limitato in modo drastico il programma nucleare iraniano, lo ha sottoposto ad un regime di ispezioni molto più invasivo di quanto sia mai stato dall’inizio delle ricerche nucleari iraniane negli anni 1970, ha chiuso tutte le strade di Teheran verso la bomba nucleare e ha posto condizioni tali che l’Iran non potrebbe impegnarsi in alcuna attività nucleare segreta senza farsi scoprire.
 
D’altronde, 26 alti comandanti militari israeliani hanno dichiarato, con un comunicato congiunto, di essere favorevoli al mantenimento dell’Accordo di Vienna.
 
Per tornare al Primo Ministro israeliano, val la pena di ricordare la testimonianza di Netanyahu nel 2002, secondo cui Saddam Hussein voleva a tutti i costi sviluppare delle armi nucleari. Netanyahu dichiarò nel corso di una audizione al Congresso USA: 
 
« [… Saddam Hussein] cerca affannosamente di dotarsi […] di armi di distruzione di massa, comprese le armi nucleari […] Saddam è deciso a costruire bombe atomiche il più in fretta possibile […Ha] disseminato dovunque l’Iraq di “centrifughe nucleari delle dimensioni di una lavatrice” e solo una invasione USA o un cambio di regime possono impedire a Saddam di consegnare armi nucleari a gruppi terroristi ». « Un’invasione, concluse, sarebbe l’ideale. Se eliminerete Saddam […] vi garantisco che questo avrebbe enormi ripercussioni positive sulla regione […]. » 
 
Un lavoro interno ?
 
In che modo Israele ha avuto accesso a questo tesoro? Yossi Melman, un veterano giornalista israeliano di intelligence, lascia intendere in un tweet che si sarebbe trattato di un lavoro interno.
 
Sembrerebbe che il Mossad israeliano abbia contattato un Iraniano con possibilità di accesso ai documenti e gli abbia versato una somma enorme per copiarli o rubarli. Nell’interesse di questa spia, spero che Israele lo abbia anche fatto uscire clandestinamente dal paese. Altrimenti la sua vita non vale un centesimo.
 
Se la performance di Netanyahu era una pièce teatrale, non era comunque un atto unico, e nemmeno il primo.
 
Il primo atto è stato l’annuncio, lunedì scorso, di un massiccio attacco contro la base iraniana chiamata Mountain 47, presso Hama in Siria, che avrebbe provocato la morte di 26 Iraniani. L’istallazione ospita delle batterie di missili suolo-suolo. 
 
Sebbene Israele non abbia rivendicato l’attacco, una fonte israeliana molto bene informata ha confermato a Middle East Eye che è stata proprio Israele. La fonte ha rivelato anche che l’attacco non ha usato il profilo di armi standard. In passato Israele utilizzava gli F-16 per lanciare missili dallo spazio aereo libanese verso la Siria.
 
Questa volta, i sottomarini israeliani Dolphin, costruiti e finanziati dalla Germania, hanno lanciato una salva di missili dal mar Rosso verso la Siria. C’era probabilmente un altro Dolphin di stanza altrove coinvolto nell’attacco, per quanto la nostra fonte non ci abbia segnalato la sua posizione.
 
Per questo motivo, l’esercito siriano e la sua difesa antiaerea sono stati presi alla sprovvista. Prevedevano degli attacchi dal Libano, a ovest, o forse dal nord. Ma i missili sono arrivati dal mare e non dall’aria, da una distanza molto più lunga e da una direzione diversa (sud) da quella prevista.
 
Supporto arabo per gli attacchi
 
I missili israeliani hanno attraversato lo spazio aereo giordano prima di raggiungere l’obiettivo. Sia l’ambasciata giordana negli Stati Uniti, che il Ministero degli esteri ad Amman sono stati contattati per sapere se il loro governo fosse al corrente che missili israeliani avevano attraversato lo spazio aereo giordano per attaccare la Siria, ma nessuna risposta è stata ancora fornita al momento della pubblicazione di questo articolo.
 
Se fosse vero, sarebbe uno sviluppo senza precedenti nelle relazioni tra Israele e i suoi vicini arabi. Per quanto mi ricordo, nessuno Stato arabo vicino ha mai permesso a Israele di attaccare un altro Stato arabo in questo modo. 
 
Ciò significherebbe che la Giordania non ha solo recato offesa alla Siria, ma anche all’Iran. Questa situazione aggrava ulteriormente l’ostilità tra la coalizione sunnita – comprendente la Giordania e guidata dall’Arabia Saudita – e l’alleanza sciita-iraniana.
 
Il presidente iraniano Hassan Rohani ad una cerimonia organizzata per la Giornata nazionale della tecnologia nucleare, a Teheran, il 9 aprile 2018 (AFP) 

 
Le ragioni dell’uso di Dolphin sono diverse: Netanyahu voleva impressionare gli avversari di Israele – I Siriani, gli Iraniani e, in una certa misura, anche I Russi – mostrando loro che dispone di multiple opzioni di attacco.
 
Voleva sorprenderli e mostrare la capacità di innovazione strategica di Israele. Voleva soprattutto mostrare all’Iran quali danni le sue armi possono infliggere: se Israele attaccherà l’Iran – o quando Israele lo farà – i sottomarini giocheranno un ruolo fondamentale nell’offensiva. 
 
Data la distanza tra Israele e l’Iran, e le difficoltà che la flotta aerea israeliana incontrerebbe nel raggiungere i suoi bersagli, i sottomarini costituirebbero un’eccellente alternativa.
 
Una delle mie critiche di vecchia data a proposito dell’accordo israelo-tedesco per la costruzione di otto sottomarini a capacità nucleare era che questi armamenti, non solo avrebbero aumentato il potenziale di letalità nella regione, ma anche favorito la possibilità di olocausto nucleare.
 
Sebbene i tedeschi non abbiano specificamente concepito le navi per il lancio di missili a testata nucleare, gli Israeliani hanno adattato la loro configurazione di tiro proprio con questo preciso scopo.
 
Se Israele utilizzasse i Dolphin per infliggere grandi danni ad obiettivi iraniani, la Germania e Israele sarebbero entrambe costrette a confrontarsi con la (tragica) ironia che la nazione che ha ucciso sei milioni di ebrei durante l’olocausto ha poi permesso a Israele di usare le sue armi per provocare sofferenze di massa in Medio Oriente.
 
Confutare le affermazioni di Netanyahu 
 
Per tornare agli archivi iraniani e alle affermazioni relative al loro contenuto, la maggior parte dei commentatori nei media e degli analisti di intelligence hanno rilevato che contengono poche novità. Dimostrano che l’Iran ha avuto un programma di armamento nucleare fino al 2003. Il rapporto redatto nel 2007 dai servizi di intelligence USA sul programma nucleare iraniano lo aveva già rilevato.
 
Inoltre Netanyahu sostiene che gli archivi comprendono piani, progetti, disegni e studi di ingegneria che potrebbero essere utilizzati dall’Iran per fabbricare armi nucleari. Il problema però è che nulla di quanto l’Iran ha fatto viola il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (che l’Iran ha firmato e Israele no) e nemmeno l’accordo concluso con il P5+1.
 
Le critiche bellicose al governo iraniano da parte del presidente USA Donald Trump, che ha minacciato di strappare l'accordo nucleare il 14 ottobre 2017, hanno suscitato la rabbia e il sarcasmo degli Iraniani (AFP)
 
L’Iran non è tenuta a distruggere i documenti di precedenti ricerche nucleari che potrebbero essere state dirette a fabbricare un’arma, ma deve solo astenersi dal trasferire tali ricerche in un laboratorio o su una rampa di lancio. Ex responsabile della CIA, Paul Pillar ha scritto sul National Interest che « il possesso di quei file non costituisce violazione dell’accordo ».
 
Perfino Jennifer Rubin, cronista neo conservatore e filo israeliano del Washington Post, non si è lasciato impressionare :
 
« Naturalmente si sarebbe portati a pensare che i risultati di un’operazione di spionaggio che ha consentito di scovare un tesoro di documenti iraniani avrebbe fornito nuove prove della violazione dell’accordo da parte dell’Iran. Ebbene, no […] Nel corso di tutta la presentazione, gli osservatori si chiedevano di che cosa si stava parlando […] Il fatto che l’Iran abbia avuto un programma di armamento nucleare non è una novità […] Quello che Netanyahu non ha dimostrato e quello che noi dobbiamo ancora provare, è una eventuale frode dell’Iran rispetto ai termini dell’accordo P5+1 ».
 
Rubin si chiede: se Netanyahu non aveva niente di nuovo da segnalare, allora perché si è preso la briga di farlo? E’ assai probabile che pensasse di poter ingannare Trump, inducendolo a credere che l’Iran stia attualmente giocando sporco.
 
Trump intende quel che vuole intendere ed è già disposto a ritirare la firma apposta dall’amministrazione Obama. E’ del tutto possibile che il presidente Trump si ritiri dall’accordo… con una piccola spinta di Netanyahu.
 
Oltre a essere uno showman intelligente, Netanyahu è un maestro della manipolazione, mentre Trump è un personaggio fatto per essere manipolato, come hanno constatato molti osservatori della sua presidenza.
 
Ossessionato dall’Iran
 
Guardando la performance video di Netanyahu, si vede un uomo che tenta disperatamente di convincere il mondo intero della perfidia dell’Iran. Perché è così importante ai suoi occhi? Naturalmente egli sostiene che l’Iran sia una minaccia esistenziale per Israele e per tutto il popolo ebraico. Ma se pure l’Iran volesse davvero costruire un’arma nucleare, non esiste alcuna prova che lo faccia per colpire Israele.
 
Due ragioni consentono di spiegare l’importanza tanto cruciale accordata da Netanyahu all’Iran. Questo gli permette di sviare l’attenzione dai suoi personali problemi politici: finché riesce a concentrare l’attenzione di Israele e del mondo sull’Iran, potrà tenere a bada le quattro diverse vicende di corruzione che lo riguardano, ciascuna delle quali è in grado di porre termine alla sua carriera.
 
 
 
 
Si tratta poi di una diversione di fronte al rifiuto opposto dal suo governo ai negoziati di pace coi Palestinesi. Finché Netanyahu potrà persuadere il mondo intero che l’Iran vuole distruggere Israele, si allenteranno le pressioni per un compromesso che risolva il conflitto vecchio di 50 anni che lo oppone ai Palestinesi.
 
L’Iran è uno specchietto, uno strumento che utilizza in modo assolutamente cinico per proteggersi e prolungare il suo primato politico.
 
 
- Richard Silverstein è l’autore del blog « Tikum Olam » che denuncia gli eccessi della politica di sicurezza nazionale israeliana. I suoi lavori sono pubblicati su Haaretz,  Forward, Seattle Times e Los Angeles Times. Ha contribuito alla raccolta di saggi dedicati alla guerra del Libano del 2006, A Time to speak out (Verso), ed è l’autore di un altro saggio che comparirà in una prossima collezione, Israel and Palestine: Alternate Perspectives on Statehood (Rowman & Littlefield). 
 
- Muhammad Sahimi è professore all’università della Carolina del Sud, a Los Angeles (USA). Ha pubblicato numerosi lavori sugli sviluppi politici dell’Iran e sul suo programma nucleare, ed è stato analista politico per il sito web PBS/Frontline : Tehran Bureau. Ha pubblicato anche un gran numero di articoli su importanti siti web e sulla stampa scritta. Redattore capo e editore di Iran News and Middle East Reports, produce commenti settimanali consultabili all’indirizzo http://www.ifttv.com/muhammad-sahimi/.
 
 
 
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