TelQuel  - 11/17 luglio 2009



Perché un editoriale bianco?

Questa settimana, una ventina di giornali marocchini, quotidiani e settimanali, vanno in edicola con un editoriale in bianco. E’ una cosa mai vista, e le circostanze la giustificano. Lunedì 29 giugno 2009, la giustizia ha condannato 3 quotidiani (Al Massae, Al Ahdath, Al Maghribiya e Al Jarida Al Oula) a versare un milione di dhirams di ammenda ciascuno. L’indomani, il mensile Economie & Entreprises si è beccato un’ammenda di 5,9 milioni di dhirams. Qualsiasi cosa i nostri colleghi abbiano fatto, a torto o a ragione, nessun danno può giustificare somme così elevate, che possono suonare come condanne a morte per i giornali coinvolti. Dopo una riunione d’urgenza della Fédération Marocaine des éditeurs de journaux (vedi il comunicato qui sotto), una ventina di editori (tra cui il gruppo TelQuel) hanno deciso questa azione di protesta collettiva. Obiettivo è di suonare un campanello d’allarme, attirando l’attenzione dei più alti responsabili e dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Questa escalation giudiziaria, che non è cominciata certo ieri, è diventata intollerabile. Minaccia una delle conquiste fondamentali del decennio scorso, una conquista che fa onore al regno di Mohammed VI: la libertà di stampa. Lottiamo insieme per proteggerla.

Gruppo TelQuel







Comunicato

La Fédération marocaine des éditeurs de journaux (FMEJ) ha convocato i suoi organi dirigenti, il 3 luglio 2009, in una riunione straordinaria, per esaminare la situazione del settore dopo le ultime sentenze nei confronti di editori.
Nelle due questioni all’ordine del giorno, la vicenda Kadhafi, che coinvolge tre quotidiani, e la condanna di un mensile, la FMEJ denuncia la sproporzione delle sanzioni comminate, che non sembrano ispirate ad alcuna volontà di rendere una giustizia indipendente, serena e giusta.
L’eccessivo ammontare delle ammende e del risarcimento richiesto mostra con tutta evidenza che il vero obiettivo di queste sentenze è di provocare il fallimento di queste imprese di stampa e la loro condanna a cessare ogni attività.
La FMEJ denuncia con grande forza questa escalation giudiziaria cieca, che non si conforma allo Stato di diritto, e denuncia allo stesso tempo, con la più grande fermezza, l’esistenza di una politica penale repressiva e liberticida, che attenta alla libertà di espressione e che ha di mira in primo luogo i giornali.
La metodica escalation giudiziaria, la situazione di stallo in cui il Governo lascia la questione della riforma del Codice della stampa, l’inesistenza di un interlocutore di alto rango che sia in grado di creare, con i professionisti della stampa, un clima di dialogo e di concertazione concorrono oggi a realizzare le condizioni per una vera frattura e ad alimentare un sentimento profondo di sfiducia tra lo Stato e la stampa.
(…) La FMEJ ritiene che il fatto che lo Stato non si sia fatto carico, in modo responsabile e serio, dei problemi della stampa, anche a prescindere dalla fase repressiva, avventurosa e dannosa per le libertà, porti i germi di una vera regressione che minaccia le conquiste dell’ultimo decennio.

Casablanca, 6 luglio 2009

 

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