Middle East Eye, 15 maggio 2018 (trad.ossin)
 
Ballare sui cadaveri: l'inaugurazione dell'ambasciata USA a Gerusalemme
David Hearst
 
Il mondo esterno, con le sue membra spezzate e le vite annientate, era stato chirurgicamente rimosso dalle coscienze di quelli che festeggiavano nella nuova ambasciata USA a Gerusalemme
 
Jared e Ivanka Kushner festeggiano a Gerusalemme, mentre l'esercito israeliano massacra i Palestinesi 

Quattro giorni dopo l’incoronazione dello zar Nicola II di Russia e di sua moglie Alexandra, il programma di festeggiamenti prevedeva di offrire al popolino un banchetto sul campo di Chodynka, a Mosca. Ogni partecipante avrebbe ricevuto un panino, un pezzo di salsiccia, un bretzel, un pan di zenzero e una coppa commemorativa.
 
Inutile dire che la notizia si diffuse dovunque, e centinaia di migliaia di persone si ammassarono durante la notte per approfittare dell’occasione. Al mattino presto cominciarono a diffondersi voci che la birra era finita, e anche che la coppa conteneva una moneta d’oro... D’un tratto la folla venne presa da isteria collettiva e 1.389 persone furono calpestate e morirono schiacciate in un fossato.
 
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla cerimonia di apertura dell'ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, il 14 maggio 2018 (AFP)
 
L’imperatore e l’imperatrice vennero informati. Inizialmente, Nicola avrebbe voluto annullare il ballo previsto per quella stessa sera all’ambasciata di Francia. Ma prevalse un consiglio più saggio: la sua assenza rischiava di offendere i Francesi. I festeggiamenti proseguirono dunque senza interruzione. 
 
Nicola a sua moglie resero visita al luogo dove si erano svolti quei tragici fatti – oramai sgomberato dai cadaveri – poi parteciparono al ballo. Questa memorabile catastrofe restò conosciuta come la tragedia di Chodynka, e perpetuò la lunga tradizione russa di danzare sul corpo dei morti.
 
Jared, Ivanka e I diritti dell’uomo
 
Jared e Ivanka Kushner non hanno nemmeno la scusa dell’ignoranza: non vivono nella Russia zarista, dove le notizie viaggiavano lentamente. Mentre erano riuniti lunedì nel cortile d’onore dell’ex consolato USA di Arnona (Gerusalemme), un brivido di inquietudine si è propagato nell’assemblea, mentre il bilancio delle vittime continuava a crescere.
 
Quarantadue morti e 1.700 feriti da proiettili veri – mentre scriviamo questo articolo – non erano abbastanza per frenare il loro entusiasmo. Jared non si è nemmeno preoccupato di ritoccare il testo del suo discorso. Il suo sguardo brillava di fervore messianico: se stava là, era per dispensare la verità.
 
‘’Sono così fiero di trovarmi qui oggi, a Gerusalemme – il cuore eterno del popolo ebraico ‘’, ha cominciato. ‘’Noi siamo qui insieme perché entrambi [Stati Uniti e Israele] crediamo nella libertà’’.
 
Gaza, 14 maggio 2018 : una pioggia di gas lacrimogeni si abbatte sui manifestanti (AFP)
 
‘’Noi siamo qui insieme perché entrambi crediamo ai diritti dell’uomo. Noi siamo qui insieme perché crediamo che valga la pena difendere la democrazia’’, ha insistito petulantemente.
 
Egli era lì non solo in qualità di rappresentante del presidente degli Stati Uniti, ma anche come mediatore di pace. Ecco cosa questo difensore della pace ha dichiarato a proposito del massacro che si stava svolgendo in tempo reale a soli 75 chilometri di distanza:: ‘’Quelli che provocano la violenza sono parte del problema, non la soluzione’’.
 
I Kushner non hanno nemmeno la scusa di essere stati testimoni impotenti di una tragedia, di una folla in panico, per esempio. Quello di Gaza è stato un massacro premeditato. I tiratori scelti israeliani hanno solo obbedito, alla lettera, agli ordini del ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, quello stesso che, l’8 aprile, aveva dichiarato al Jerusalem Post : ‘’A Gaza, nessuno è innocente’’ ».
 
Oggi Hind Khoudary, un collaboratore di MEE, ha raccontato nel suo reportage da Gaza: « Tutto ciò che ho visto nell’ultima ora è sangue. I manifestanti feriti sono stati colpiti alla testa, al collo, al petto. Gli Israeliani hanno sparato a caso contro di loro nel momento stesso in cui tentavano di rompere la recinzione. Alcuni corpi sono ancora intrappolati là, e le autoambulanze non possono raggiungerli ».
 
Sawsan Zaher, avvocato del gruppo di difesa palestinese Adalah, ha raccontato: « Il fuoco dei cecchini era assordante. Si è parlato anche di utilizzo di carri armati d’assalto. Quello che abbiamo visto e sentito spiega l’elevato numero di morti ».
 
Nell’ospedale Indonesia, nel nord di Gaza, gli obitori si stavano riempiendo di cadaveri. « I feriti venivano sistemati a terra: non c’erano più letti liberi. Gli ospedali sono saturi », ha lamentato Maram Humaid al microfono di Al Jazeera. 
 
« C’è una situazione di ansia negli ospedali. Le ambulanze continuano a portare feriti. I cadaveri si ammassano nei frigoriferi e centinaia di persone si affollano alle porte, alla ricerca di notizie sui loro cari ».
 
Un intervento chirurgico alle coscienze dei Kushner
 
Ma la folla allegra nel cortile dell’ambasciata continuava a battere le mani, e a Kushner è stata perfino riservata una standing ovation quando si è congratulato con suo suocero per avere denunciato l’accordo con l’Iran, « accordo pericoloso, imperfetto e unilaterale ». Stavano lì, tutti in piedi, perché la loro cieca determinazione a « fare quel che si deve » era loro montata alla testa.
 
Il mondo esterno, con le sue membra spezzate e le vite annientate, era stato chirurgicamente rimosso dalle coscienze di quelli che festeggiavano nella nuova ambasciata USA a Gerusalemme. L’ex portavoce dell’esercito israeliano, Peter Lerner, ha twittato che gli abitanti di Gaza tentavano di rovinare la festa. Deve essere quello che hanno pensato anche lo zar e la zarina.
 
Cinquantadue morti e 2.400 feriti – il bilancio si è aggravato mentre scrivevo l’articolo – è questa la nuova normalità. 
 
Almeno gli zar russi avevano mostrato qualche segno di rimorso: questi signori dei tempi moderni non ne hanno mostrato alcuno.
 
La tragedia di Chodynka è avvenuta nel 1896. A Gaza si sta svolgendo in tempo reale sotto i nostri occhi.
 
 
 
 
 
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