ProfileLa guerra in Medio Oriente, 30 maggio 2021 - Dalle pietre ai razzi. Questa è stata l'evoluzione della Resistenza armata palestinese. Dal lancio di sassi dell'Intifada che scalfirono appena i carri armati di occupazione, al lancio di razzi che ora possono raggiungere qualunque luogo in Israele...  

 

Plato's Guns, 27 maggio 2021
 
Adesso è la Palestina a condurre le danze
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Dalle pietre ai razzi. Questa è stata l'evoluzione della Resistenza armata palestinese. Dal lancio di sassi dell'Intifada che scalfirono appena i carri armati di occupazione, al lancio di razzi che ora possono raggiungere qualunque luogo in Israele: questa è innegabilmente la posizione in cui trova attualmente la Resistenza Palestinese. Difficile, quindi, negare che la Resistenza armata palestinese a Gaza abbia fatto progressi impressionanti, nonostante Gaza sia sottoposta ad un implacabile assedio terrestre, marittimo e aereo. Proprio sotto il naso dell'ingombrante esercito israeliano, e del suo famoso hi-tech Intel, la Resistenza Palestinese è riuscita ad armarsi in modo significativo – e infatti, continua a migliorare il suo arsenale, senza farsi scoprire. Naturalmente, l’arsenale di Israele resta di gran lunga superiore a quello palestinese, ma non è servito a molto nel corso della recente operazione "Spada di Gerusalemme": una piccola guerra che ha visto le forze israeliane ritirarsi unilateralmente dal campo di battaglia dopo solo una decina di giorni. Nel normale linguaggio militare, questa sarebbe definita una sconfitta, ma in Occidente si parla di questa sconfitta come di un "cessate il fuoco". Bene, semantica a parte, la verità pura e semplice è che il potente esercito israeliano ha perso contro i miserabili razzi di Gaza. La storia biblica di Davide e Golia si è ripetuta proprio davanti ai nostri occhi moderni. E da adesso, l'imponente esercito israeliano sarà impotente a proteggere gli ebrei israeliani e le loro proprietà in Terra Santa
 
 
Nel 1948, il sionismo aveva promesso agli ebrei di Israele due servizi vitali: sicurezza e prosperità. In effetti, ha saputo mantenere la sua promessa per circa 73 anni. Ma ora, nel 2021 e dopo l’operazione `` Spada di Gerusalemme '', non è più in grado di assicurare nessuno dei due. Da adesso in poi, il sionismo non può garantire né la sicurezza né la prosperità alla sua popolazione ebraica – non con la permanente incombenza dei razzi di Gaza, pronti a sconvolgere la vita quotidiana ebraica in Terra Santa. In passato erano le forze armate israeliane a disturbare capricciosamente la sicurezza e la prosperità dei Palestinesi ma, da un giorno all'altro, il successo dell’operazione "Spada di Gerusalemme" ha ribaltato la situazione. Da adesso è la Palestina a condurre le danze. Da adesso, Israele pagherà un prezzo molto alto per qualsiasi aggressione significativa contro il popolo palestinese sofferente e occupato. Questa equazione è ora fissa; immobile. Questo è il nuovo status quo.
 
Inoltre il sionismo, facendo appello specificamente agli zeloti ebrei, aveva anche promesso la totale giudeificazione di Gerusalemme. Un progetto che viola ogni principio del diritto internazionale. Un progetto che prevede il furto illegale della terra e la totale pulizia etnica dei Palestinesi nativi e la loro espulsione dalle case ancestrali. Ora, questo progetto è giunto a un punto morto totale, con Hassan Nasrallah che ha di recente annunciato l’impegno del suo esercito di resistenza, Hezbollah, e degli eserciti degli altri membri dell'Asse della Resistenza, a difendere militarmente Gerusalemme dalla progettata giudeificazione. Dunque, al momento, abbiamo un potenziamento delle capacità militari di Gaza, che controlla Israele dall'interno e dall'esterno, e abbiamo diversi milioni di combattenti dell'Asse della Resistenza, e il loro immenso arsenale, pronti a liberare Gerusalemme in un attimo. "Gerusalemme per la guerra regionale", è stato il succinto avvertimento lanciato da Nasrallah a Israele. Una guerra regionale che sarà di fatto una guerra esistenziale per Israele. Una guerra regionale che anche i più fedeli sostenitori israeliani temono come la morte, perché distruggerà completamente l'Israele moderno e costerà decine di migliaia di vite ebraiche.
 
Col sionismo di Israele che non è oramai in grado di mantenere nessuna delle sue promesse fondamentali, che cosa rimane del sionismo, che perde terreno anche agli occhi degli stessi ebrei?
 
Attualmente, è semplicemente impossibile per Israele tentare di invertire la sua china discendente senza infilarsi in una guerra regionale suicida. Nessun potere sulla terra, nemmeno la superpotenza statunitense, può invertire questa rotta. Tutto ciò che gli Stati Uniti e gli altri amici occidentali di Israele possono fare ora è ritardare l'inevitabile distruzione di Israele con l'uso di un proverbiale cerotto qui e un cerotto là. Blinken, che sta attualmente visitando la Terra Santa, non offre altro che cerotti a entrambe le parti. Presto arriveranno anche altri leader occidentali a Tel Aviv e a Ramallah, con offerte di altri cerotti. In realtà, nessuno ha altro da offrire a Israele se non un cerotto, perché tutto il resto è già stato donato a Israele in passato, e Israele sembra averlo sperperato e abusato, invece di usare saggiamente questi doni per assicurarsi la longevità. Non c'è nient’altro che l'Occidente possa più fare per Israele, salvo inviare davvero le sue truppe in Terra Santa a morire per gli ebrei. Una eventualità improbabile e molto controversa, quella di mandare adesso le truppe occidentali democratiche a morire per l'"Apartheid” israeliano, specialmente nell'attuale stato economico depressivo in cui si trova il mondo intero. E anche se qualche nazione occidentale fosse così sciocca da mandare le sue truppe a combattere per Tel Aviv, queste truppe non saranno in grado di fermare le intense ondate di missili e razzi di precisione della Resistenza, già pronti a sommergere Tel Aviv e il resto di Israele propriamente detto. Qui anche la geografia è contro Israele. 
 
La "Spada di Gerusalemme" ha indebolito irreversibilmente Israele, non solo sul fronte interno, ma anche agli occhi del mondo. Da un giorno all'altro, l'immagine universale di Israele è passata da quella tradizionale di "Stato vittima", direttamente a quella di "Stato di apartheid". Attualmente la gran parte del mondo considera Israele come uno Stato di apartheid. E in questa nuova definizione dell'Apartheid di Israele, il cosiddetto violino dell'olocausto e la cesta delle offerte proprio non ci stanno. Il mondo non è più disposto a commuoversi per l’olocausto quando si tratta di Israele. Tutto ciò che il mondo può vedere adesso sono solo i numerosi e inconcepibili crimini contro l'umanità di cui Israele si è macchiato contro i Palestinesi - numerosi crimini che Israele ha commesso senza essere mai, in nessuna occasione, chiamato a risponderne. Il mondo non è più disposto a tacere su questo,
 
Molte cose sono state frantumate nella macchina sionista dalla "Spada di Gerusalemme". E non c’è modo di trovare pezzi di ricambio per sostituirle. Nemmeno un'operazione sotto falsa bandiera da parte di Israele sarebbe in grado di restituirgli il ruolo della vittima. Tutto il chiacchiericcio degli inganni ebraici è ormai a tutti noto ed è chiaro anche alle popolazioni globali. Ciò che in passato funzionava a favore di Israele, non funziona più. La mela ha perso il suo splendore.
 
E un'altra grande vittima della 'Spada di Gerusalemme' è l'Accordo del Secolo. In questa fase del gioco, con Gerusalemme che è attualmente un argomento centrale ed altamente emotivo che inonda i media del mondo arabo, è impossibile per qualsiasi leader arabo corrotto aggiungersi adesso a coloro che hanno già sottoscritto l'Accordo del Secolo. E chi può essere tanto pazzo da firmare un accordo tanto controverso con una nazione che sta affondando e che non può offrire nulla in cambio? Sapendo che due dei quattro Stati che lo hanno sottoscritto, lo hanno fatto per ragioni puramente personali e non ideali. Queste due nazioni sono il Sudan, che ha firmato l'accordo in cambio della rimozione del suo nome dalla lista del terrorismo degli Stati Uniti; e il Marocco, che ha firmato l'accordo in cambio del sostegno degli Stati Uniti alle sue rivendicazioni illegali sul Sahara occidentale. Possiamo quindi tranquillamente affermare che, su 22 nazioni arabe, solo due dittature arabe dispotiche sono ideologicamente allineate con Israele: gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein. Queste piccole nazioni sioniste-arabe non possono salvare Israele nemmeno da un singolo razzo di Gaza, figuriamoci dalle armi combinate dell'Asse di Resistenza che ora circondano Israele: tutte in stand-by e in attesa che Israele commetta un errore di calcolo. Il tentativo di Kushner di spazzare via la causa palestinese dal mondo arabo, inventandosi un processo di normalizzazione, è assolutamente e completamente fallito. La causa palestinese non è mai stata più forte nel sentimento degli Arabi di quanto lo sia ora. L'accordo del secolo è diventato la tomba del secolo. 
 
Anche un altro progetto filo-israeliano, ancora più importante, è collassato sotto i colpi della 'Spada di Gerusalemme': l'Accordo di Oslo. I Palestinesi adesso non si accontentano più di una misera "briciola di terra senza autonomia", offerta loro da Israele con quell’accordo, ora chiedono all'unanimità la restituzione di tutta la loro terra, "dal fiume al mare". I loro sostenitori in tutto il mondo lo stanno proclamando ripetendo a voce alta lo slogan "dal fiume al mare", nel corso di tutte le manifestazioni di massa. La "Spada di Gerusalemme" ha davvero pugnalato Oslo al cuore. La soluzione dei due Stati è morta. La soluzione di Uno Stato per la Palestina ha messo ali enormi.
 
In effetti, con la Palestina che ora chiede indietro tutta la sua terra "dal fiume al mare", il sionismo sembra aver perso simbolicamente tutta la terra che ha accaparrato con la forza delle armi dal 1948. Questo simbolismo diventerà ora una realtà nella prossima guerra tra Israele e l'Asse della Resistenza. E la guerra sta arrivando. I piani e le mappe per la finale di War 0f Liberation restano sul tavolo. Negli ultimi 7 decenni, Israele ha ostinatamente respinto i numerosi appelli di amici (e anche di nemici) ad arrendersi alla cultura storica del Levante di equa convivenza tra le religioni; ha rifiutato di adattarsi allo scenario locale, optando invece per la guerra contro tutti i suoi vicini, tentando di affermarsi come una irreprensibile potenza dominante. Ora si ritrova con molte occasioni di pace perdute e con la sua giugulare sanguinante: tagliata nientemeno che da un troppo zelante coltello sionista spuntato. La guerra sta arrivando in Terra Santa perché il sionismo si è incessantemente espresso come un'ideologia suprematista che è fondamentalmente incapace di compromessi, incapace di concepire uguaglianza e giustizia, incapace di fare una vera e genuina pace con i suoi vicini non ebrei. A causa della sua violenza fuori controllo, dell’arroganza e gli eccessi manifestati fin dalla sua creazione, Israele è ora diventato impotente di fronte alla reale minaccia esistenziale che deve affrontare oggi. Le politiche dell'apartheid e il furto di terre non vi porteranno lontano. Gli ebrei avrebbero dovuto imparare questa lezione dall'ormai defunto apartheid sudafricano. 
 
Israele e la sua popolazione ebraica si trovano ora in una posizione insostenibile e indifendibile. Ora hanno solo due scelte: andarsene dalla colonia ebraica in pace e sani e salvi, o affrontare, d’ora in poi, una vita quotidiana segnata dalla paura dei razzi palestinesi e di quant'altro, seguita alla fine da una morte violenta quando scoppierà la grande guerra.
 
Rivolgendosi agli ebrei israeliani nel suo discorso di ieri, Nasrallah ha detto: “Vediamo fino a qual punto i luoghi santi musulmani e cristiani siano in questi giorni soggetti ai vostri pericolosi attacchi. Finché vi limitate a distruggere case e persone in Palestina, lasciamo che sia la Resistenza interna palestinese a occuparsene. Ma noi, come Asse della Resistenza, non possiamo restare a guardare quando violate la santità dei luoghi santi musulmani e cristiani a Gerusalemme. Qualsiasi ulteriore violazione della santità di Gerusalemme da parte vostra, porterà ad una guerra regionale”.
 
Le società civili e militari israeliane ascolteranno l'avvertimento di Nasrallah o, nella loro tradizionale arroganza, respingeranno le sue parole come semplici minacce vuote?
 
L'Asse della Resistenza è ora pronto alla guerra. La tanto agognata e necessaria unità palestinese è ora una realtà. Tutte le armi necessarie per la vittoria sono una realtà. Il sostegno morale globale alla liberazione della Palestina è ora una realtà. La Guerra di Liberazione è a un solo passo. E la guerra scoppierà quando Israele farà di nuovo la sciocchezza di violare Gerusalemme. E la violerà, nel tentativo di riportare ossigeno nel polmone collassante del sionismo. Dopotutto, la violazione è l'unico metodo che Israele conosce. La violazione è l’unico modus operandi israeliano.
 
Gli ebrei di Israele vorranno adesso mettere a repentaglio la loro vita, mantenendosi aggrappati ad un sionismo in frantumi che non può più assicurare loro quanto promesso? O entrerà in gioco il loro istinto di sopravvivenza e li convincerà a fare le valigie e a tornarsene alle loro origini europee, russe e statunitensi?
 
Sospetto che faranno l’uno e l’altro. Alcuni ebrei lasceranno Israele. Altri no. I sionisti irriducibili sono abbastanza patologicamente illusi da rimanere: credono che le condizioni attuali siano militarmente reversibili. Non lo sono. Non più. Mai più. Tutto ciò che il governo sionista israeliano può fare adesso, all'indomani della "Spada di Gerusalemme", è allentare un po’ la pressione sui Palestinesi e sulla città di Gerusalemme: guadagnare tempo per trovare una soluzione accettabile sia per loro, che per i musulmani e i cristiani palestinesi. Ma il sionismo, per sua stessa definizione, non consente un'equa convivenza con i non ebrei. Le menti pensanti dell’una e dell’altra parte non credono che una soluzione vantaggiosa per tutti sia disponibile o fattibile. Pensano che questo percorso troppo timido e troppo tardivo di Israele che allenta un po’ la pressione su Gerusalemme non porterà da nessuna parte, e ad un certo punto lungo il percorso, il governo israeliano diventerà insensibile alla frustrazione fino a commettere un errore di calcolo. In effetti, sarà l'ultimo errore di calcolo di Israele.
 
Vedremo presto un costoso ma eroico e storico ritorno della nazione palestinese: dal fiume al mare.
 
Non fermate adesso i venti di cambiamento che favoriscono i Palestinesi sofferenti.
 
 
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