ProfileLa Guerra in Medio Oriente, 25 giugno 2021 - Il presidente iraniano "guarderà ad est", contemporaneamente cercando di uscire dalla "pazienza strategica" nei rapporti con gli Stati Uniti (nella foto, il neo presidente iraniano Ebrahim Raisi)       

 

AsiaTimes, 22 giugno 2021 (trad.ossin)
 
L’era Raisi avvicinerà l’Iran alla Russia e alla Cina
Pepe Escobar
 
Il presidente iraniano "guarderà ad est", contemporaneamente cercando di uscire dalla "pazienza strategica" nei rapporti con gli Stati Uniti
 
Il 21 giugno 2021, il nuovo presidente iraniano Ebrahim Raisi in una conferenza stampa a Teheran. Foto: AFP / Shota Mizuno / The Yomiuri Shimbun
 
Nella sua prima conferenza stampa da presidente eletto con il 62% dei voti, Ebrahim Raisi, di fronte a una selva di microfoni, è apparso disinvolto e molto concreto.
 
Sul JCPOA, o accordo nucleare iraniano, il dossier che ossessiona l'Occidente, Raisi è stato chiaro:
 
  • Gli Stati Uniti devono rientrare immediatamente nel JCPOA, che Washington ha unilateralmente violato, e revocare tutte le sanzioni.
  • I negoziati JCPOA a Vienna andranno avanti, ma essi non potranno stabilire nuove imposizioni per l’Iran tali da condizionarne il futuro.
  • Il programma iraniano sui missili balistici è assolutamente non negoziabile nel quadro del JCPOA e non sarà ridimensionato.
 
Quando un giornalista russo gli ha chiesto se avrebbe incontrato il presidente Biden qualora si raggiungesse un accordo a Vienna e tutte le sanzioni fossero revocate – un “qualora” importante – la risposta di Raisi è stata un netto “No”.
 
È fondamentale sottolineare che Raisi, in linea di principio, è favorevole al ripristino del JCPOA, così come è stato firmato nel 2015 – seguendo le linee guida del Leader Ayatollah Khamenei. Ma se la farsa viennese andasse avanti all'infinito e gli Statunitensi continuassero a insistere per riscrivere l'accordo coinvolgendo altre aree della sicurezza nazionale iraniana, quella è una linea rossa definitiva.
 
Raisi ha riconosciuto le immense sfide interne che deve affrontare, quanto alla necessità di rimettere in carreggiata l'economia iraniana, sbarazzarsi della spinta neoliberista del Team Roani uscente e combattere la corruzione diffusa. Il fatto che l'affluenza alle elezioni sia stata solo del 48,7%, rispetto alla media del 70% nelle precedenti tre elezioni presidenziali, renderà le cose ancora più difficili.
 
Eppure, in politica estera, la strada scelta dall'Iran è chiarissima, incentrata sulla strategia "Guardare verso Est", che significa una cooperazione più stretta con Cina e Russia, con l'Iran che si sviluppa come nodo chiave dell'integrazione eurasiatica o, secondo la visione russa, del partenariato della Grande Eurasia.
 
Come mi ha detto il professor Mohammad Marandi dell'Università di Teheran “ci sarà un'inclinazione verso est e verso il sud del mondo. L'Iran migliorerà i rapporti con Cina e Russia, anche a causa delle pressioni e delle sanzioni statunitensi. Il presidente eletto Raisi sarà in una posizione migliore, rispetto all’amministrazione uscente, per rafforzare questi legami".
 
Marandi ha aggiunto: “L'Iran non saboterà intenzionalmente l'accordo nucleare, se gli Statunitensi – e gli Europei – si mostreranno intenzionati ad una sua piena attuazione. Gli Iraniani ricambieranno. Anche i paesi vicini e regionali saranno una priorità. Dunque l'Iran non aspetterà più l'Occidente”.
 
Marandi ha anche fatto una distinzione abbastanza sfumata secondo cui l'attuale politica è stata "un grave errore" del Team Roani, ma "non è stata colpa del dottor Zarif o del ministero degli Esteri, ma del governo nel suo insieme". Ciò significa che l'amministrazione Roani ha scommesso interamente sul JCPOA, e si è trovata completamente impreparata di fronte all'offensiva della "massima pressione" di Trump, che di fatto ha allontanato la classe media iraniana da una visione riformista.
 
In poche parole: nell'era Raisi, fine della “pazienza strategica” con gli Usa. Inizio della "dissuasione attiva".
 
Un nodo chiave di BRI e EAEU
 
Raisi è stato accolto da coloro che controllano la narrativa della “comunità internazionale” con espressioni derisorie e/o demonizzanti: fedele alla “macchina repressiva” della Repubblica islamica, “puro e duro”, violatore dei diritti umani, carnefice di massa, fanatico anti-occidentale, o semplicemente "killer". Amnesty International ha persino chiesto di indagare su di lui come autore di crimini contro l'umanità.
 
I fatti sono più banali. Raisi, nato a Mashhad, ha un dottorato di ricerca in giurisprudenza e fondamenti del diritto islamico e un'ulteriore laurea in giurisprudenza conseguita presso il seminario di Qom. In precedenza è stato membro dell'Assemblea degli esperti e capo della magistratura.
 
Non ha forse adottato uno stile di vita occidentale, ma non è "anti-occidentale" poiché crede che l'Iran debba interagire con tutte le nazioni. Comunque la politica estera deve seguire le linee guida di Khamenei, che sono molto chiare. Senza comprendere la visione del mondo di Khamenei, qualsiasi analisi delle complessità iraniane si riduce ad un esercizio ozioso. Per informazioni essenziali, fare riferimento al mio e-book per Asia Times Persian Miniatures.
 
Alla base c’è il concetto fondatore di una Repubblica islamica dell'Ayatollah Khomeini, che è stato effettivamente influenzato dalla Repubblica di Platone e dalla Città virtuosa del filosofo politico musulmano al-Farabi (anch'egli influenzato da Platone).
 
Nel 40 ° anniversario della Rivoluzione Islamica, Khamenei ha aggiornato il suo concetto di politica estera, come parte di una chiara mappa per il futuro. Si tratta di una lettura assolutamente necessaria per capire cosa è l'Iran. Un'eccellente analisi di Mansoureh Tajik sottolinea i modi attraverso cui il sistema si sforza di raggiungere l'equilibrio e la giustizia. Khamenei non potrebbe essere più diretto quando scrive:
 
“Oggi, le sfide per gli Stati Uniti sono la presenza dell'Iran ai confini del regime sionista e l’allontanamento dall’Asia occidentale dell'influenza e della presenza illegittime degli USA, la difesa dei combattenti palestinesi da parte della Repubblica islamica nel cuore dei territori occupati e la difesa della bandiera santa di Hezbollah e della Resistenza in tutta la regione. Se in passato il problema dell'Occidente era quello di impedire all'Iran di acquistare anche le forme più primitive di armi per la sua difesa, oggi la sua sfida è di impedire che le armi, l'equipaggiamento militare e i droni iraniani raggiungano Hezbollah e la Resistenza ovunque nella regione. Se in passato gli USA pensavano di poter battere il Sistema Islamico e la nazione iraniana con l'aiuto di pochi traditori iraniani venduti, oggi, si trovano ad aver bisogno di una grande coalizione di decine di governi ostili, ma impotenti, per combattere l'Iran. E, nonostante tutto questo, falliscono».
 
In termini di politica delle grandi potenze, la politica iraniana "Guardare verso Est" è stata ideata da Khamenei, che ha totalmente approvato il partenariato strategico globale Iran-Cina del valore di 400 miliardi di dollari, che è direttamente collegato alla Belt and Road Initiative (BRI), e sostiene anche l’ingresso dell'Iran nell'Unione economica dell'Eurasia (EAEU) guidata dalla Russia.
 
Quindi è lo stesso Iran, quale hub chiave della connettività eurasiatica, a modellare il suo futuro geopolitico e geoeconomico. E non l'Occidente, come ha sottolineato Marandi.
 
La Cina investirà nelle banche, nelle telecomunicazioni, nei porti, nelle ferrovie, nella sanità pubblica e nella tecnologia dell'informazione iraniani, per non parlare degli accordi bilaterali per lo sviluppo di armi e la condivisione di informazioni.
 
Sul fronte russo, l'impulso verrà dallo sviluppo dell'International North-South Transportation Corridor (INSTC), che compete direttamente con un corridoio terrestre est-ovest che può essere colpito in qualsiasi momento da sanzioni extraterritoriali americane.
 
L'Iran ha già concluso un accordo interinale di libero scambio con la EAEU, attivo dall'ottobre 2019. Un accordo a tutti gli effetti – con l'Iran come membro a pieno titolo – potrebbe essere raggiunto nei primi mesi dell'era Raisi, con importanti conseguenze per il commercio dal Caucaso meridionale, fino all'Asia sudoccidentale più ampia e persino al sud-est asiatico: Vietnam e Singapore hanno già zone di libero scambio con l'UEE.
 
La retorica statunitense sull'“isolamento” dell'Iran non inganna nessuno nel sud-ovest asiatico, come attesta la c5escente cooperazione con Cina-Russia. A ciò si aggiunga la lettura di Mosca sulle “condizioni favorevoli ad approfondire il dialogo e sviluppare contatti nell'ambito della difesa”.
 
Quindi a questo sta portando l'era Raisi: un'unione più solida dello sciismo iraniano, del socialismo con caratteristiche cinesi e del partenariato della Grande Eurasia. E non fa male che la tecnologia militare russa all'avanguardia stia osservando silenziosamente la scacchiera in evoluzione.
 
Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura

 

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