Rapporto sulla missione di osservazione
Dal 31 marzo al 2 aprile 2009 nella città di Agadir, Marocco


Incaricata dall’associazione Droit Solidarité, il Corelso (Comité pour le respect des libertés et des droits humains au Sahara Occidental, l‘Association des amis de la RASD e l’Afapredesa (Association des familles de prisonniers et de desparus saharaouis), di assistere come osservatore internazionale al processo di appello contro otto giovani saharaoui, arrestati il 28 febbraio 2009, dopo una manifestazione nella città di Tan Tan e condannati in prima istanza a pene severe.


Incontro con alcuni giovani saharaoui, studenti in Marocco, il 31 marzo 2009

Per incontrare Mohamed Mayara, rappresentante dell’ASVDH, mi è stato raccomandato di contattare un giovane saharaoui  Ainah, studente di diritto ad Agadir. Ainah e Omar, un compatriota anche lui studente ad Agadir, hanno chiesto di incontrarmi nel pomeriggio del 31 marzo, per organizzare un’intervista con altri giovani saharaoui, pure studenti in Marocco. Questo incontro non era in programma, ma mi è sembrato essenziale parteciparvi, per meglio inquadrare le questioni legate alla loro situazione.
Ci siamo dati appuntamento davanti all’hotel, ma i due giovani  hanno preferito evitare tutti i luoghi pubblici, perché secondo loro avrebbero potuto avere delle noie con le autorità marocchine. Poi Omar mi ha spiegato la sua preoccupazione di essere pedinato o denunciato, a causa della mia presenza (una straniera in compagnia di saharaoui). Ci siamo dunque allontanati dal centro cittadino e siamo andati alla cittadella universitaria, dove altri sei giovani studenti saharaoui ci hanno raggiunto.
Dopo aver loro illustrato gli obiettivi della mia visita ad Agadir, a nome delle associazioni francesi impegnate sulla questione del Sahara Occidentale, i giovani si sono presentati, ringraziando le associazioni che appoggiano la loro causa. Erano presenti i seguenti studenti:

- A, studente ad Agadir
- O, studente ad Agadir
- M, studente a Casablanca
- K, studente a Casablanca
- M, studente ad Agadir
- M, studente ad Agadir
- I, studente ad Agadir
- K, studente ad Agadir

A turno, ciascuno ha preso la parola parlando dei problemi quotidiani degli studenti saharaoui in Marocco, ma anche della situazione del Sahara Occidentale in generale.


Problemi affrontati :

Il razzismo e la discriminazione
Mi hanno spiegato  di sentirsi discriminati nella società marocchina, in presenza di una immagine molto negativa del loro popolo veicolata attraverso i media, ma soprattutto da parte del governo marocchino. Tutti gli studenti saharaoui sono identificati con il Fronte Polisario e dunque considerati come nemici del governo. D’altra parte sulle loro carte di identità marocchine figura un numero, come su ogni carta d’identità, ma preceduto dalla sigla SH, e questo unicamente per i saharaoui, per indicare appunto la loro appartenenza a questo popolo. Questo fatto viene sentito come un fattore di discriminazione.

Varie forme di intimidazione del governo marocchino verso gli studenti saharaoui
Il governo marocchino esercita pressioni sugli studenti saharaoui per impedire ogni loro riunione o libera assemblea. Stando a quanto mi hanno riferito, il governo cerca di infiltrare i gruppi di studenti saharaoui, per spiarli e seminare tensioni al loro interno.

- Le organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo del popolo saharaoui (libertà di riunione e pacifica associazione)
Le associazioni di difesa del popolo saharaoui sono state costrette dalla autorità marocchine a chiudere i loro uffici. In queste condizioni è per loro impossibile lavorare liberamente. Il governo vieta a tutte le organizzazioni che lottano per il rispetto dei diritti dei saharaoui di aprire uffici. Di conseguenza, in Sahara Occidentale, nessuna organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo è legalmente presente, minacciate di sanzioni dal governo marocchino. Ciò comporta gravi difficoltà per la diffusione e la trasmissione di informazioni sulle violazioni commesse dalle autorità marocchine. La libertà di associazione è una presa in giro.

Libertà di espressione e di opinione
Il diritto di esprimere libere opinioni sulla questione del Sahara Occidentale è nettamente ostacolato, come d’altronde il diritto di avere opinioni politiche senza subire ritorsioni.

L’assenza di università in Sahara Occidentale
L’assenza di università in Sahara Occidentale è percepito come volontà del governo marocchino di ostacolare la formazione dei giovani saharaoui. Questi giovani, se “istruiti”, potrebbero rappresentare una minaccia per il Marocco, D’altra parte, una volta terminati gli studi, questi giovani ritornano nel Sahara Occidentale, dove li attendono disoccupazione, problemi con la polizia e difficili condizioni di vita.  Insomma vengono in ogni modo spinti a lasciare il paese e/o dissuasi dal ritornarvi.

OSSERVAZIONI FINALI
- Percezione di disinteresse della comunità internazionale per la causa saharoui
- Volontà e richiesta da parte degli studenti saharaoui di collaborare con le organizzazioni cje militano per i diritti del popolo saharaoui. Volontà di farsi coinvolgere e di fare uscire le informazioni dai territori occupati dal Marocco attraverso video, foto o testimonianze.
- Problema dei media francesi, europei e altro che non parlano mai della questione del Sahara Occidentale; come rimediarvi?


Processo in Corte di Appello ad Agadir, il 1 aprile 2009
Arrivando in Tribunale, la mattina del 1 aprile alle ore 8,45, Candela Carrera, dell’Observatorio de Derechos Humanos, ed io stessa, informiamo i militari di guardia che desideriamo incontrare il presidente del Tribunale per metterlo al corrente della nostra presenza in quanto osservatori internazionali. I militari ci rispondono che il presidente non arriverà prima delle 10. Poi ci chiedono il passaporto, che controllano. O perché i militari non hanno trasmesso la nostra richiesta al Presidente, o perché è stato lui a non volerci ricevere, sta di fatto che alle 9.15 il Presidente apre l’udienza senza averci ricevuto come vuole l’uso.

La Corte è composta da 5 giudici, oltre al cancelliere e al procuratore. Il processo vede imputati gli 8 giovani saharaoui arrestati il 28 febbraio 2008, dopo una manifestazione nella città di Tan Tan. Si tratta di:

Yahia Mohamed El Hafed Iaaza, condannato a 15 anni di prigione
Salmi Mohamed Mojtar, condannato a 4 anni di prigione
Hassan Lefkir, condannato a 4 anni di prigione
Mahmoud El Bourkaoui, condannato a 4 anni di prigione
El Mouyahid Ali Bouya Mayara, condannato a 4 anni di prigione
Boubba Nayem Mahyub, condannato a 4 anni di prigione
Charafi Salma, condannato a 4 anni di prigione
Omar Fakir, libero, condannato a 1 anno di prigione con pena sospesa.

I giovani sono attualmente in prigione, salvo Omar Fakir (libero), con le accuse seguenti:

- Partecipazione ad una associazione per delinquere, partecipazione a banda armata
- Aggressione ad un funzionario dello Stato
- Incitamento al disordine pubblico


Erano presenti come osservatori internazionali:
Cendela Carrera dell’ Observatorio de Derechos Humenos;
2 avvocati del Consiglio dell’Ordine degli avvocati delle Isole Canarie;
Laura Torre per conto delle associazioni Droit Solidarité, Corelso, Association amis de la Rasd e Afapredesa.


Erano anche presenti, come rappresentanti di diverse associazioni per i diritti dell’uomo:
- La villa Democratica, con il 1° segretario della sezione locale ed il 1° segretario regionale;
- AMDH, con il suo presidente, un membro locale ed il delegato regionale;
CODAPSO, col suo presidente Sidi Mohamed Dadach ed il vice presidente Hmad Hammad
CSPRON, col presidente Sid Ahmed;
La Liga de Presos Saharaouis en carcere Maroquies, con il rappresentante Hassana Aalia ;
ASVDH, col rappresentante4 Mayara Mohamed ;
Organisation des Défenseurs Saharaouis (ODS), col segretario  generale Ettarrouzi Yahdih.


Il primo imputato chiamato è stato Omar Fakir, che doveva comparire libero. Era assente in quanto, secondo quanto dichiarato dal suo avvocato Abdellah Challouk, non ha ricevuto avviso della convocazione per l’udienza del 1 aprile 2009. Tenuto conto della sua assenza, il Presidente del tribunale ha deciso di rinviare la trattazione del processo per tutti gli imputati al 13 maggio 2009. Il rinvio è stato deciso senza la chiamata degli altri imputati in sala d’udienza. Il rinvio è stato da tutti considerato come una strategia finalizzata ad evitare la presenza di osservatori internazionali.


Colloquio con Abdellah Challouk, avvocato ad Agadir e difensore volontario
Gli osservatori internazionali hanno avuto l’opportunità di intrattenersi qualche istante con l’avvocato Abdellah Challouk. Sulla base delle informazioni raccolte, gli imputati hanno soltanto partecipato ad una manifestazione pacifica a favore della libertà e dell’indipendenza  del Sahara Occidentale, senza ricorrere alla violenza e senza uso di armi. Secondo quanto ci ha detto l’avvocato, i prigionieri devono essere considerati prigionieri di opinione. Non ci sono in atti le prove dei fatti che sono stati loro contestati, che risultano solo dalle “testimonianze” delle forze di polizia: esistono nel fascicolo al contrario delle testimonianze a favore degli imputati che li discolpano, ma che non sono state prese in considerazione dal tribunale. D’altro canto l’avvocato ha ribadito che i prigionieri affermano di essere stati oggetto di torture sia durante il fermo di polizia che in carcere.


Il processo degli 8 giovani saharaoui è stato dunque rinviato al 13 maggio 2009 e tutte le organizzazioni e le persone che ho avuto modo di incontrare si augurano che sia vivo il sostegno delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo e che il processo non si svolga senza la presenza di osservatori internazionali, conformemente alle raccomandazioni della Delegazione ad hoc del parlamento Europeo per il Sahara Occidentale.  
 

 
 

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