Orient XXI, 20 marzo 2015 (trad. ossin)



I giovani dei quartieri popolari e la polizia in Tunisia

Che cosa è cambiato

Olfa Lamloum


Per molto tempo, a causa delle difficoltà che ostacolano qualunque ricerca sul campo, i quartieri popolari di Douar Hicher e Ettadhamen (nel grande agglomerato abitativo di Tunisi), marchiati dalla emarginazione e dalla povertà, sono rimasti per i sociologhi una “terra incognita”. Approfittando di una recente maggiore apertura, gli autori di quest’opera hanno svolto, per nove mesi, una inedita ricerca quantitativa e qualitativa sui giovani di questi due quartieri, troppo spesso ridotti a focolaio di “violenza salafita”. Più che un’analisi dettagliata, la scoperta di una certa Tunisia, largamente sconosciuta


“Il comportamento della polizia è sempre lo stesso, la polizia non cambierà mai, la corruzione è sempre diffusa. Quando ti sorprendono mentre bevi, con dieci dinari ti lasciano tranquilla”, testimonia Zohra, 29 anni, disoccupata e ragazza madre. Mohamed Ali, 21 anni, studente dell’ultimo anno, attivista di un’associazione culturale di Ettadhamen conferma: “Sempre lo stesso comportamento duro (qaswa), si accaniscono contro di noi in modo terribile… Si capisce che la polizia, come si dice, ce l’ha con noi. Per la cosa più modesta che accade nel quartiere, la polizia arriva in massa e interviene con violenza. Nei quartieri, i giovani odiano la polizia”.

Di intervista in intervista, i ragazzi, specialmente i più poveri, dei quartieri di Douar Hicher e di Ettadhamen, manifestano il loro risentimento nei confronti delle forze dell’ordine. Raccontando di interventi polizieschi violenti, senza preavviso, spesso qualificati come delinquenziali. Descrivono le brutalità e le umiliazioni durante le “retate” e le vessazioni e le discriminazioni delle quali sono vittime, quando si recano al centro di Tunisi e nei quartieri agiati, in occasione dei controlli di identità. A Douar Hicher più specificamente, i giovani contestano quello che definiscono il “copri-fuoco” del sabato sera, uno spiegamento di polizia massiccio, finalizzato a contenere un’eventuale recrudescenza della delinquenza giovanile nei fine settimana. Stando ai racconti, appare che la conflittualità tra polizia e giovani costituisca un fatto pregnante nella storia sociale dei due quartieri. Essa provoca un risentimento che segna il percorso di parecchi giovani e induce in essi un senso acuto di ingiustizia ed emarginazione. L’immagine dell’autorità pubblica è piuttosto negativa tra i giovani.


Un modesto dispositivo di assistenza sociale

Una siffatta conclusione impone una questione essenziale: in che misura la rivoluzione ha provocato una rottura nel modo di “governare” i giovani abitanti di questi territori alla mercé della precarietà e della disoccupazione di massa? I colloqui che abbiamo avuto con le autorità locali e l’analisi delle delibere del Consiglio locale di sviluppo di Ettadhamen chiariscono l’aspetto sociale del modo di governare del dopo-14 gennaio.  E rivelano la persistente assenza di qualsiasi politica per i giovani, sia dal punto di vista delle competenze attribuite all’intervento pubblico che delle strutture incaricate. Nonostante una affermazione ufficiale sulla realtà della “emarginazione politica e sociale dei giovani”, le azioni specifiche a favore della loro integrazione sono quasi inesistenti. L’unica iniziativa intrapresa è stata la riattivazione, durante il governo di Ghannouchi (17 gennaio 2011 – 27 febbraio 2011), della legge sui “cantieri”, il cui obiettivo principale era di disinnescare la conflittualità sociale. Conseguentemente, nel 2011, le municipalità di Gouar Hicher e di Ettadhamen hanno assunto senza contratto dei giovani disoccupati non qualificati. Nell’estate 2014, dopo una grande mobilitazione, alcuni di loro hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Deve quindi constatarsi che, quasi quattro anni dopo la rivoluzione, una maggioranza di giovani nei due quartieri rimane esclusa da tutti i benefici della cittadinanza sociale (assicurazione sanitaria, protezione sociale, strutture pubbliche) e privata di ogni possibilità di accesso ad infrastrutture culturali e di tempo libero…

Assente una strategia politica di inclusione sociale ed economica a favore dei giovani, l’assistenza sociale resta l’unico strumento a disposizione del governo nei loro confronti. Essa però, lungi dal contenere la disoccupazione giovanile di massa, si riduce ad una modestissima prestazione facoltativa destinata ai più poveri. A Ettadhamen, per esempio, non più di 976 persone di tutte le età hanno accesso alle cure mediche gratuite, mentre solo 750 coppie ricevono i contributi destinati alle famiglie povere.

A Douar Hicher, l’assistenza sociale, in grande difficoltà, è affidata al Centro di difesa e integrazione sociale (CDIS), una struttura di prossimità dai mezzi assai limitati, istituita nel 1991 e dipendente dal ministero degli affari sociali. Ebbene, nonostante l’enorme impegno dei suoi educatori sociali, il CDIS non riesce a farcela da solo.

Occorre peraltro evidenziare due novità nel dispositivo istituzionale locale. Il primo riguarda le prerogative del delegato (mou’tamad). Funzionario civile dipendente dal ministero dell’interno, egli incarnava fino a poco tempo fa l’ordine autoritario e la corruzione istituzionalizzata. A fine 2011, una riforma legislativa ha limitato i suoi poteri e gli ha sottratto il contro dell’aiuto sociale, che è stato attribuito al ministero degli affari sociali. La seconda novità è l’apertura, nel 2012, delle delegazioni speciali e del Consiglio di sviluppo locale alla società civile e politica. Al di là della loro importanza, queste novità si avvicinano di più a forme di coinvolgimento selettivo di partner locali cooptati. Indubbiamente queste novità testimoniano di un’evoluzione del rapporto tra cittadini e Stato. Ma non sono riuscite a produrre una discontinuità coi metodi di governo precedenti, nella misura in cui non riflettono una visione strategica di modi e procedure inclusive, capaci di farsi carico dei bisogni dei giovani.


La funzione economica dell’apparato di sicurezza

Cosa dire del profilo poliziesco? Con Ben Ali il dispositivo securitario soddisfaceva tre funzioni. Una politica, assicurando il mantenimento dell’ordine autoritario attraverso il contenimento di ogni forma di contestazione. A Douar Hicher e Ettadhamen, si è dispiegata prioritariamente, per più di venti anni, contro l’opposizione islamista, nahdahaoui negli anni 1990 e poi diventata salafita all’indomani dell’attentato di Jerba (attentato suicida contro la sinagoga di Griba nell’aprile 2002, con un bilancio di 19 morti). A partire dagli anni 1990, la “privatizzazione dello Stato”, intesa qui come l’accaparramento delle risorse economiche pubbliche e private da parte di Ben Ali e del suo entourage, ha conferito all’apparato di sicurezza anche una funzione economica. Soprattutto nel controllo delle attività ai margini della legalità e di altre forme di tangenti e di racket. Molti racconti che abbiamo raccolto riferiscono del coinvolgimento della polizia in diverse attività illecite a Douar Hicher e Ettadhamen. L’ultima funzione è sociale. Essa acquista rilevanza in seguito all’applicazione delle politiche di adeguamento strutturale. Il dispositivo securitario assicura il mantenimento dell’ordine sociale, imponendo una stretta rete di controllo poliziesco su questi due quartieri di relegazione. Diverse retate, e più tardi la legge 52-1192 – che prevede una pena da 1 a 5 anni di prigione e una ammenda da 1000 a 3000 dinari (da 472 a 1418 euro) per i consumatori di cannabis – hanno consentito, con la scusa della lotta contro la delinquenza giovanile e il consumo delle droghe, di imporre un controllo stretto sulle “classi pericolose” e sulla loro mobilità.

Con tutta evidenza, se la rivoluzione ha ridotto la funzione predatrice e politica dell’apparato di sicurezza, non ha modificato il suo ruolo sociale. Lo dice Thameur, un giovane rapper di Douar Hicher: “Guardate come è diventato il quartiere. Ci sono giovani che trascorrono un anno intero senza andare in centro, perché la polizia può fermare il bus n. 56, subito prima del tunnel o al terminal di Bob al-Khadra, per controllare i documenti, e a caso divide le persone: “Tu vieni qui, tu vai la”. E perfino a uno studente, possono trovare un pretesto per mandarlo a fare il servizio militare”.    

 

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