EL WATAN – 28 dicembre 2010

La Tunisia in rivolta
di Mokrane Ait Ouarabi


I manifestanti denunciano le diseguaglianze territoriali e la disoccupazione galoppante che colpisce soprattutto i giovani diplomati all’interno del paese. Disoccupazione endemica, ingiustizia sociale, potere d’acquisto ridotto, repressione… La pazienza è al limite


I Tunisini non ne possono più e lo fanno sapere nel modo più forte. Ieri il centro di Tunisi è stato invaso da centinaia di manifestanti che hanno sfidato le minacce poliziesche. Vi è stato un sit-in davanti alla sede dell’Union générale des travailleurs tunisiens (UGTT), in piazza Mohamed Ali, che è stato poi disperso violentemente dalle forze dell’ordine.
Questo vento di contestazione che soffia sulla Tunisia, paese governato col pugno di ferro da 23 anni, è il più imponente che si sia mai visto. Oppressi per molto tempo dal regime poliziesco di Ben Ali – al potere da quasi un quarto di secolo – molti Tunisini hanno preso il coraggio a due mani e sono scesi in piazza per manifestare la rabbia di essere emarginati in un paese che viene presentato come il più stabile del Maghreb. All’origine di questa rivolta, che si propaga in diverse regioni, la violenta repressione dei moti di Sidi Bouzid, a 265 km dal centro-ovest tunisino, che sono scoppiati in modo molto aspro dopo il tentativo di suicidio di un giovane diplomato universitario, venditore senza permesso di frutta e legumi, cui era stata confiscata la mercanzia da una guardia municipale.


Miseria sociale
Disperato, il giovane si era asperso di benzina per immolarsi col fuoco. E’ sopravvissuto, ma si trova in condizioni critiche.
Cinque giorni più tardi, un altro giovane ha posto fine ai suoi giorni facendosi fulminare dai cavi dell’alta tensione. Dopo questo tragico episodio, tutta la popolazione di Sidi Bouzid si è sollevata per denunciare una situazione socio-economica insopportabile. Per solidarietà con i manifestanti di Sidi Bouzid, sono state organizzate diverse dimostrazioni, negli ultimi tre giorni, in diverse regioni e città tunisine, soprattutto a Bizerte, Sfaz, Sousse e Nabeul.
“I manifestanti denunciano le diseguaglianze territoriali e la disoccupazione galoppante che colpisce soprattutto i giovani diplomati all’interno del paese”, ha dichiarato Jala Zoghlami, militante tunisino per i diritti dell’uomo. Secondo lui, le regioni dell’interno e del sud tunisino soffrono da anni della disoccupazione e della miseria sociale, dovuta ad un disinvestimento dello Stato. I manifestanti sono – sempre secondo lui – “i dimenticati dello sviluppo economico tunisino, concentrato nelle grandi città del nord”. Jalal Zoghlami pensa che questa contestazione di natura sociale ed economica non si affievolirà. “Le manifestazioni sono cominciate il 17 dicembre a Sidi Bouzid. Si sono propagate per molte città del paese in pochissimi giorni. Io penso che questa espressione di malcontento sociale durerà a lungo, tanto più che il governo continua a far finta di niente”, ritiene. “Molti studi realizzati negli ultimi anni dimostrano che la diseguaglianza si aggrava sempre di più tra le diverse regioni della Tunisia”, rileva.
Secondo lui, sono stati realizzati molti investimenti e progetti sul litorale, a spese delle città dell’interno. Così non è escluso che vedremo, nei prossimi giorni, scoppiare dei tumulti in piena Tunisi.


Un modello fallimentare
“La disoccupazione è la conseguenza immediata, con tutto ciò che può seguire”, spiega Touhami Heni, responsabile regionale dell’UGTT. Colpisce soprattutto i giovani diplomati dell’Università. Vinti dalla disperazione ambientale, molti di loro si arrangiano con attività informali, come vendere frutta e legumi per strada. Ufficialmente la disoccupazione è al 14%. Ma in realtà, come sostengono gli oppositori tunisini, si avvicina al 30%. “Il fallimento del modello di sviluppo, che ha provocato squilibri regionali, ha fatto sì che il 90% dei progetti siano localizzati nelle regioni costiere e solo il 10% in quelle dell’interno”, sottolinea l’oppositore Rachid Khechana, ripreso da AFP. Secondo lui, questa disparità si è accentuata con il sopraggiungere sul mercato del lavoro di diverse migliaia di diplomati originari delle regioni interne.
La popolazione di Sidi Bouzid vive essenzialmente di allevamento di animali e di commercio informale, ha ancora precisato questo oppositore. Questa è una regione limitrofa a Gafsa, una zona mineraria che ha conosciuto, nel 2008, proteste simili contro la disoccupazione e il carovita. La Tunisia ha già visto rivolte della fame e per la disoccupazione nel passato, seppure di minore importanza.
Questa ondata di manifestazioni è definita dal governo tunisino “una pura e semplice manipolazione a fini politici”. Anche se poi si è precipitato ad assumere delle misure urgenti a favore di Sidi Bouzid, riconoscendo la reale esistenza di bisogni ancora insoddisfatti.




Jeune Afrique, 28 dicembre 2010


Sidi Bouzid trova sostenitori fino a Tunisi


Diverse centinaia di manifestanti si sono riuniti martedì a Tunisi per manifestare solidarietà agli abitanti della regione di Sidi Bouzid (centro-ovest della Tunisia), che è investita da proteste sociali da più di una settimana. Altri sit-in si sono tenuti in altre città


La contestazione cresce in Tunisia. Lunedì diverse centinaia di manifestanti si sono radunati nel centro di Tunisi per manifestare solidarietà alla popolazione della regione di Sidi Bouzid, in lutto dopo il suicidio di almeno due diplomati che avevano difficoltà ad inserirsi socialmente.
Diversi sindacati, tra cui quelli dell’insegnamento secondario, della posta e della sanità, avevano lanciato un appello a manifestare. I manifestanti si sono radunati davanti alla sede dell’ dell’Union générale des travailleurs tunisiens (UGTT), nel centro città.


Diverse città mobilitate
Di fronte ad un imponente dispositivo di polizia, in piazza Mohamed Ali, hanno rinunciato a sfilare ma sono restati circa tre ore, scandendo slogan sul “diritto al lavoro”, lo “sviluppo equo tra le regioni del paese” e la “liberazione dei prigionieri di Sidi Bouzid”.
Secondo la televisione panaraba Al-Jariza, l’appello dell’UGTT a manifestare è stato seguito anche in altre città tunisine. A Sidi Bouzid, davanti al Palazzo di Giustizia, alcuni avvocati in toga nera hanno esibito cartelli di sostegno e solidarietà con gli abitanti della regione.
Il 19 dicembre un primo giovane si era immolato con fuoco cospargendosi di benzina davanti alla prefettura, dopo che la merce che vendeva illegalmente gli era stata sequestrata. Sarebbe sopravvissuto, ma si troverebbe in condizioni critiche. Cinque giorni più tardi un altro giovane si è suicidato in pubblico, arrampicandosi su di un palo dell’alta tensione nella città di Sidi Bouzid e facendosi fulminare. Sono seguiti scontri tra manifestanti e polizia, che hanno provocato un morto.
Domenica un terzo giovane diplomato senza lavoro è stato trovato morto in un pozzo della regione. Le autorità smentiscono che si tratti di un suicidio.

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