Afrik.com – 18 gennaio 2011

Dopo la Tunisia, tutto il Maghreb si ribellerà?
di René Dassié

Come in Tunisia, si moltiplicano i casi di suicidio e di tentativo di suicidio col fuoco in tutta l’Africa del Nord, soprattutto in Algeria, in Egitto e in Mauritania. Hanno radici nella stessa esasperazione sociale che ha travolto il regime tunisino del presidente deposto Ben Ali. Gli specialisti non escludono il rischio di contagio in questi paesi che, per la maggior parte, sono retti da sistemi politici chiusi come quelli tunisino


La crisi tunisina si allargherà agli altri paesi arabi del Maghreb? Nei paesi vicini la rivoluzione “del gelsomino”, che in pochi giorni ha travolto la dittatura del presidente deposto Ben Ali con la facilità con cui un colpo di vento distrugge un castello di carte, inquieta comunque i dirigenti. Tanto più che il gesto che ha scatenato questa rivoluzione, l’atto di esasperazione di Mohamed Bouaziz, un giovane disoccupato che si era immolato col fuoco per protestare contro la polizia dopo che gli avevano sequestrato il suo banchetto di frutta e legumi, trova emulatori. Lunedì pomeriggio, in Egitto e in Mauritania, degli uomini hanno tentato di immolarsi col fuoco, per protesta contro il regime dei loro paesi. Il martedì successivo un avvocato ha tentato di uccidersi col fuoco davanti al gabinetto del primo ministro egiziano al Cairo, per protestare contro l’incapacità della polizia a ritrovare sua figlia da tanto tempo sparita. Simili incidenti erano già stati segnalati in Algeria, dove tre giovani si sono dati fuoco nei giorni scorsi a Tébessa, Bordj Menaiet e Jijel. Uno di essi è morto. Se in Marocco non si sono ancora registrati casi di questo tipo, molte associazioni hanno tuttavia fatto appello a manifestare, la settimana scorsa, in solidarietà con gli scioperanti tunisini. Temendo esiti simili a quelli del paese vicino, il governo ha vietato la manifestazione.


Situazione sociale simile
Anche se la situazione sociale è diversa da un paese all’altro, le popolazioni dell’Africa del Nord condividono quasi tutti gli ingredienti della crisi tunisina: disoccupazione, carovita, mancanza di libertà di espressione. A inizio mese, in Algeria, i moti provocati dall’inflazione hanno avuto un bilancio di cinque morti, ottocento feriti e un migliaio di arresti. In Marocco la situazione sociale sembra meno esplosiva che in Tunisia, avuto riguardo alle misura economiche avviate dal re Mohammed VI. Il paese sembra inoltre più aperto e la repressione della libertà di stampa sembra un po’ attenuata. Nonostante ciò, la disoccupazione dei giovani è ancora più ampia che in Tunisia. La situazione dell’Egitto è più simile a quella della Tunisia. Una gran parte della popolazione vive sotto il soglio di povertà e il potere è corrotto fino al midollo. Il presidente Hosni Moubarak è ugualmente inviso alla popolazione e riesce a vincere le elezioni solo grazie alle frodi e nell’assenza di osservatori internazionali , alla cui presenza si è opposto. La Libia si mostra come il paese più chiuso del Maghreb, con una opposizione ed una società civile quasi inesistente. Il paese della Guida Mouammar Gheddafi non è tuttavia al sicuro da crisi di potere. Una guerriglia interna al clan dirigente, che vede Seif al-Islam, uno dei figli di Gheddafi e capofila della corrente riformatrice del regime, opposto ai conservatori, ha provocato, nel novembre 2010, l’arresto di una ventina di giornalisti che lavorano nel suo gruppo editoriale.


Rischio di contagio
“Il contagio è inevitabile, ma può esserci bisogno di anni. C’è una comune esasperazione che si estende dal Maghreb al Golfo Persico, e vi è un importante dato strutturale, come l’emergere di una classe media che aspira alla democrazia”, ha spiegato al giornale gratuito francese Direct Matin, Pascal Boniface, direttore dell’Istituto delle relazioni internazionali e strategiche (Iris) di Parigi. Di fronte a tale situazione, i dirigenti dell’Africa del Nord reagiscono in modo diverso. In Algeria il Potere ha deciso di abbassare il prezzo di alcuni prodotti di prima necessità ed ha annunciato misure in favore dell’occupazione. Il presidente Abdelaziz Bouteflika potrebbe anche lasciare il potere al termine del suo attuale mandato, cominciato due anni fa. In Egitto, Hosni Moubarak osserva il silenzio di fronte ai capovolgimenti nei paesi vicini. A 83 anni e al potere da più di 30 anni, dovrebbe essere investito del terzo mandato in settembre. Nello stesso tempo egli prepara la successione di suo figlio Gamal. Da parte sua, Mouammar Gheddafi ha manifestato nel week end il suo sostegno al presidente tunisino deposto, ricordando che quest’ultimo continua ad essere “il presidente legale della Tunisia”. £Ben Ali è stato colto di sorpresa, gli altri dovranno reagire assumendo delle misure sociali adatte a evitare il contagio”, pensa Pascal Boniface.    
 

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