sayed7asan, 15 dicembre 2017 (trad.ossin)
 
Sayed Hasan (Nasrallah) censurato da Youtube
Sayed7asan
 
 
Un estratto dell’ultimo discorso del Segretario Generale di Hezbollah che faceva appello alla liberazione di Al-Quds (Gerusalemme) e della Palestina, è stato soppresso, quasi immediatamente dopo essere stato postato (è visionabile su  Dailymotion, Vimeo e Facebook), col pretesto che non rispetterebbe « le regole relative ai contenuti violenti o scioccanti di YouTube ». Youtube non motiva mai dettagliatamente le ragioni delle sue soppressioni, rinviando semplicemente al suo regolamento. La decisione si può contestare, ma in 200 caratteri al massimo (spazi compresi), e la risposta di Youtube non contiene alcuna spiegazione. Infine, per completare questo quadro kafkiano, in caso di rigetto del ricorso, è vietato presentarne un altro nell’arco di 60 giorni, in relazione a qualsiasi altro video o account.
 
Io ho subito proposto appello, ma invano, la mia contestazione è stata respinta in 12 ore (guarda qui sotto). L’avevo fatto anche per un altro video che mi è valso un primo avvertimento a ottobre (la trascrizione è disponibile qui: Daesh è l’alleato di Israele e mira a La Mecca e Medina), ma in quasi due mesi non ho ricevuto alcuna risposta.
 
 
Come si può vedere leggendo il testo dei due discorsi incriminati, non c’è nulla di legalmente scorretto nelle parole di Sayed Hassan Nasrallah (nessuna istigazione all’odio, all’assassinio, etc.), ma solo un invito a lottare contro Daesh e contro Israele, dei quali si ricorda la collusione, e anche un annuncio della prossima liberazione della Palestina, certamente con la forza: ricordiamo che la lotta armata contro un occupante è legittima secondo le convenzioni internazionali (Risoluzione 37/43 delle Nazioni Unite del 3 dicembre 1982 che riafferma « la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata »). Un appello allo smantellamento di uno Stato coloniale, razzista e terrorista, come Israele, campione delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo, rientra quindi nella libertà di espressione e costituisce un messaggio politico legittimo. 
 
Una applicazione indiscriminata del divieto di « istigazione a commettere atti di violenza » di Youtube, indifferente al contesto e alla legittimità delle lotte, avrebbe portato nel passato alla censura dell’Appello del generale de Gaulle, il 18 giugno 1940, alla resistenza contro il nazismo, o del discorso di Aimé Césaire contro il colonialismo, e dovrebbe oggi comportare la censura degli appelli alla lotta contro il terrorismo, e far sì che tutti i discorsi di responsabili politici e militari in materia di guerra, non dovrebbero avere posto in Youtube, stando alla lettera del Regolamento. Ciò Vale anche per lo stesso annuncio di Donald Trump a proposito del riconoscimento di Al-Quds (Gerusalemme) come capitale di Israele, discorso molto più « scioccante » per centinaia di milioni di persone nel mondo, e illegale secondo il diritto internazionale, che non dovrebbe però essere soppresso, in nome della primazia del diritto all’informazione, che deve estendersi anche a coloro che sono contrari a questa decisione. Del resto, se nel passato i media alternativi (e le reti sociali, soprattutto Youtube) erano le uniche fonti che trasmettevano i discorsi di Sayed Hassan Nasrallah,  questi ultimi sono oggi riportati da tutta la stampa mainstream (Le Monde, Le Figaro, Libération, La Croix, BFM, New York Times, Washington Post, Daily Mail, ...). Youtube diventa una eccezione, dopo essere stato un precursore?
 
Per essere certi che non si tratta affatto di un « discorso che incoraggia o sancisce la violenza contro gruppi o individui a causa della loro razza, origine etnica, religione », presa in considerazione da un altro capoverso del Regolamento di Youtube, basti considerare che perfino personalità e organizzazioni ebraiche hanno fatto appello allo smantellamento dello Stato di Israele. Sull’account Youtube di una di queste, si possono vedere i Neturei Karta, ortodossi ebrei, bruciare pubblicamente una bandiera israeliana nel centro di Gerusalemme per esprimere la loro opposizione all’esistenza stessa di questo Stato. Questo, a giusta ragione, non è stato denunciato e/o considerato come un contenuto violento o scioccante.
 
Questa soppressione-lampo (in meno di mezzora), come quelle che l’hanno preceduta, conferma che la libertà si ferma alle frontiere (indeterminatamente estensibili) di Israele, e che è proprio la persona stessa di Sayed Hassan Nasrallah ad essere vittima della censura di Youtube, allo stesso tempo braccata dai cyber delatori di Tsahal (l’esercito israeliano, ndt), soprattutto in questo periodo assai sensibile (pratiche di censure concertate tra Google e il governo israeliano sono state denunciate nel passato e anche recentemente). Essa si iscrive nel processo di soppressione di tutti i canali che trasmettono la voce dell’Asse della Resistenza in occidente, attraverso una parodia di procedure legaliste che si fa beffe della giustizia, della libertà di espressione e del diritto all’informazione. Il principale canale che traduce i discorsi di Sayed Hassan Nasrallah (e anche quelli di Bachar al-Assad, Sayed Ali Khamenei e Vladimir Putin) in francese e in inglese aveva poche speranze di cavarsela. Ricordiamo che, dopo tre avvertimenti, un canale viene puramente e semplicemente soppresso, cosa che tra l’altro distruggerebbe cinque anni di archivi preziosi (400 video, più di 6 milioni di riprese e presto 10 000 abbonati). Ma ha anche il vantaggio di confermare l’importanza di questo lavoro di traduzione e costituisce un incoraggiamento a continuare a perfino a raddoppiare gli sforzi.
 
Che cosa si può fare? Sostenere questo lavoro seguendo il blog e abbonandosi al canale Youtube Sayed Hasan (finché esiste), oltre che agli account  Dailymotion e Viméo di emergenza; denunciare questa censura e protestare con Google (guarda qui sotto) ; scaricare, (ri)pubblicare e condividere i video esistenti il più possibile (si possono ottenere i sottotitoli con Downsub, ecc.), privilegiando le piattaforme alternative –Dailymotion Vimeo, RuTube, ecc., perché il teatro di guerra si estende anche all’informazione. Come prevedeva Sayed Hassan Nasrallah, di fronte alla macchina di propaganda avversaria, una vera e propria Indìtifada elettronica dovrebbe inondare le reti sociali, che devono essere trasformate in campi di battaglia quotidiani. Gli ostacoli e i pericoli sono grandi, certo, ma la vittoria non è mai stata così vicina.
 
Sayed Hasan
 
Per contattare Google France : 8 rue de Londres, 75 009 Paris
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Per telefono: 01 42 68 53 00
 
 
Proposta di messaggio/modello di mail qui sotto (in francese perché destinatario è Google France)
 
Objet : Suppression d’une vidéo appelant à l’application du droit international
 
Madame, Monsieur,
 
Je vous écris pour protester contre la suppression d’une vidéo sur Youtube (https://www.youtube.com/watch?v=HoPAu9-gVSk)  le 14 décembre 2017, au prétexte d’un « non-respect des règles concernant le contenu violent ou choquant de YouTube », dont la transcription peut être retrouvée ici : http://sayed7asan.blogspot.fr/2017/12/hassan-nasrallah-nous-allons-liberer-al.html
 
La section du Règlement concernée par la violation alléguée a pour intitulé le contenu visuel ; or, le  seul contenu visuel de cette vidéo est un discours du Secrétaire Général du Hezbollah face à des manifestants, et ne présente absolument aucune image violente ou choquante. 
 
Dans cette section du règlement, il est aussi question de l’interdiction de l’incitation à la violence. Dans ce discours, Hassan Nasrallah appelle certes les Palestiniens et la Ligue Arabe à la lutte armée contre Israël et à la libération de la Palestine, au sein des territoires reconnus comme occupés par le droit international (cf. la Résolution 242 du 22 novembre 1967 exigeant le « Retrait des forces armées israéliennes des territoires occupés »). Cependant, appeler à la lutte contre un occupant et à l’auto-détermination d’un peuple sur l’ensemble de son territoire n’est pas un appel à la haine ou au meurtre, mais simplement un appel à l’application des résolutions de l’ONU qui légitiment la lutte armée contre un occupant (cf. la Résolution 37/43 des Nations Unies du 3 décembre 1982 qui « Réaffirme la légitimité de la lutte des peuples pour l’indépendance, l’intégrité territoriale, l’unité nationale et la libération de la domination coloniale et étrangère par tous les moyens disponibles, y compris la lutte armée »). A ce titre, des vidéos comme les discours du Général de Gaulle appelant à la résistance contre le nazisme ou ceux d’Aimé Césaire contre le colonialisme par le passé, ou à la lutte contre le terrorisme aujourd’hui, voir tout discours politique dans un cadre guerrier, n’auraient pas (eu) leur place sur Youtube d’après cette compréhension littéraliste de votre Règlement. C’est du reste ce que suggère la suppression d’une autre vidéo de Sayed Hassan Nasrallah appelant à se soulever contre Daech, dont le texte est disponible ici : http://sayed7asan.blogspot.fr\2015\02\hassan-nasrallah-letat-islamique-veut.html ? A moins que ce ne soit la question d’Israël qui soit un tabou. Si c’est le cas, votre plateforme ne saurait se prétendre neutre et apolitique, ni même prétendre à un rôle informatif en ce qui concerne l’actualité internationale, qui fait la part belle aux conflits.  
 
Au-delà du droit international, pour souligner le fait qu’il ne s’agit nullement d’un appel à la haine contre une communauté spécifique, ce qui serait répréhensible selon la loi, même des personnalités et organisations juives ont appelé au démantèlement de l’Etat colonial, raciste et terroriste qu’est Israël, champion des violations du droit international et des droits de l’homme. Sur la chaîne Youtube même de l’une d’entre elles, (https://www.youtube.com/watch?v=qCFCt2vZ8L4), on peut voir les Neturei Karta, orthodoxes juifs, brûler publiquement un drapeau israélien en plein Jérusalem pour exprimer leur opposition à l’existence même de cet Etat. Cela n’a, à juste titre, pas été dénoncé et/ou considéré comme un contenu violent ou choquant, mais comme un message politique parfaitement légitime relevant pleinement de la liberté d’expression.  
 
En cette période particulièrement sensible suite à la reconnaissance unilatérale de Jérusalem par Donald Trump comme capitale d’Israël, en violation de la résolution 242 des Nations Unies et du consensus international (un contenu choquant et violant le droit international, que Youtube n’a heureusement pas censuré, au nom du droit à l’information qui ne saurait être à géométrie variable), supprimer la voix d’une organisation résistante qui a participé à la libération de son territoire de 1982 à 2000, à la lutte contre Daech de 2013 à aujourd’hui, fait partie du gouvernement libanais reconnu par l’ensemble de la communauté internationale, est soutenue par des millions de personnes de toutes confessions à travers le monde, et, du moins en ce qui concerne Israël, relaye l’opinion de centaines de millions de musulmans  et de chrétiens dans le monde, constitue un acte de censure indigne qui contrevient à la liberté d’expression et au droit à l’information. Du reste, si par le passé les médias alternatifs (et les réseaux sociaux, notamment Youtube) étaient la seule source relayant les discours de Hassan Nasrallah,  ils sont maintenant rapportés par toute la presse mainstream (Le Monde, Le Figaro, Libération, La Croix, BFM, New York Times, Washington Post, Daily Mail, ...). Youtube deviendrait-il une exception rétrograde après avoir été un précurseur ?
 
J’espère que vous pourrez procéder à la reconsidération de cette décision, qui met en danger de suppression cinq ans d’archives précieuses à l’actualité et à l’histoire (400 vidéos, plus de 6 millions de vues et bientôt 10 000 abonnés).
 
En vous remerciant par avance de votre attention,
 
Cordialement,
 
[Firma]
 
 
 
 
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