Il processo


Marrakech, 26 febbraio 2009


Osservatori internazionali: Nicola Quatrano – Italia

Imputati:
Mourad Chouini
Khalid Miftah
Mohammed Elarbi Jeddi
Youssef Elalloui
Othman Chourini
Allae Derbali
Youssef Mechdoufi
Abdellah Errachidi
Mohammed Jamili
Jallal Kotbi
Zahara Boudkour

Imputazioni:
art. 129 cod. pen. (complicità)
art. 581 cod. pen. (incendio) – reclusione da 10 a 20 anni
art. 590 cod. pen. (distruzione di beni pubblici) – reclusione da 5 a 10 anni
art. 591 cod. pen. (blocco stradale) – reclusione da 5 a 10 anni
art. 594 cod. pen. (saccheggio) – reclusione da 10 a 20 anni
art. 509 cod. pen. (furto aggravato) – reclusione da 10 a 20 anni
art. 276/2 cod. pen. (danneggiamento di beni pubblici con violenza) – reclusione da 10 a 20 anni
art. 595 cod. pen. (danneggiamento semplice) prigione da 1 mese a due anni + ammenda da 120 a 500 dirhams
art. 267 cod. pen. (oltraggio agli emblemi del Regno) reclusione da 6 mesi a 3 anni + ammenda da 10.000 a 100.000 dirhams (Da segnalare che si tratta di uno dei reati introdotti nella legislazione dopo gli attentati terroristici di Casablanca)
Art. 608 cod. pen. (atti di violenza leggera) da 1 a 15 giorni di detenzione o ammenda da 12 a 120 dirhams
Art. 20 cod. delle libertà (manifestazione non autorizzata)

Avvocati della difesa: M. Abau Ezzahour
                                        M. Masaoudi  
                                         M. Gharfe
                                         M. Mustapha Errachidi

Tutti gli imputati appartengono alla Voie démocratique basiste, un’organizzazione della sinistra radicale egemone nell’università di Marrakech, che organizza le lotte per il miglioramento delle condizioni di vita degli studenti e contro la riforma universitaria, accusata di voler privilegiare la scuola privata a detrimento dell’insegnamento pubblico.
Nello scorso anno sono state numerose le iniziative di lotta. Il processo di oggi riguarda quello che è avvenuto il 15 maggio 2008, quando – a seguito di diversi cortei e sit-in organizzati dalla Voie démocratique basiste – la polizia è intervenuta brutalmente nella cittadella universitaria, effettuando decine di arresti.
Il peggio sono state le aggressioni a freddo: Wali Elkadimi, uno studente saharaoui, è stato scaraventato dal 4° piano dai poliziotti; in seguito alle ferite riportate, Wali Elkadimi è rimasto paralizzato.
Più fortunato lo studente marocchino Abdellah Chiba, scaraventato “solo” dal 2° piano e che non ha riportato lesioni permanenti.
Non meno dura la risposta repressiva nei confronti dei familiari degli studenti. Il martedì successivo alla condanna dei primi sette studenti, le famiglie hanno organizzato un sit-in davanti alla Corte di Appello, in occasione della presentazione degli imputati non ancora processati davanti al Giudice istruttore. Anche i familiari  sono stati brutalmente aggrediti dalla polizia, che ha disperso il sit-in con azioni di estrema violenza.

26 aprile 2009 - ore 9.04, Tribunale di 1° istanza di Marrakech
Sono nell’aula dove si svolgerà il processo; dall’esterno del palazzo di giustizia provengono grida e frastuono, mi dicono che ci sono problemi all’ingresso perché  i poliziotti alla porta non vogliono fare entrare gli studenti e i familiari degli imputati.
La questione a un certo punto si risolve, perché nell’aula fanno ingresso i familiari ed altri studenti della Voie démocratique basiste, una decina di loro portano una fascia rossa sulla testa, con la scritta: “Siamo in sciopero della fame”.
Mi dicono che lo sono oramai da 24 ore; lo fanno in segno di solidarietà coi prigionieri e per chiedere giustizia. Una ragazza con la fascia mi si avvicina e mi ringrazia di essere venuto. Le chiedo notizie dei prigionieri e lei risponde: “Abbiamo preparato una sorpresa, vedrà…”, senza aggiungere altro.
Aspettiamo l’ingresso dei giudici, osservo la sala. Sul muro campeggia un versetto del Corano, che è un’ammonizione per il Tribunale. Recita più o meno. “Chi è fedele ai precetti religiosi deve giudicare con giustizia”.


Alle 9,27 entra il Tribunale: tutti in piedi.
Dopo diversi rinvii, finalmente viene chiamato il processo contro gli studenti. Sono le 10,14. Il Tribunale si ritira.
Ecco la sorpresa:
Gli imputati entrano con le dita a V in segno di vittoria e gridano slogan che dicono pressappoco: “Bisogna continuare la lotta  per liberare il paese dalla dittatura”. Tutti gli studenti tra il pubblico si alzano e levano anch’essi le dita nel segno V (due levano il pugno chiuso), rispondendo agli slogan.
La cosa dura qualche minuto, mentre un cordone di poliziotti si schiera a separare gli imputati dal pubblico. Quando gli slogan sono terminati nell’aula, essi continuano all’esterno.
Quando il Tribunale entra nell’aula oramai c’è silenzio. Mentre comincia l’appello, c’è ancora qualcuno del pubblico che mantiene le dita a forma di V, però in perfetto silenzio.
Gli imputati sono giovani, sorridono, sembrano contenti di essere sostenuti dal pubblico. Di tanto in tanto qualcuno lancia uno sguardo a un familiare che risponde levando le dita a forma di V.
Il primo avvocato chiede la libertà provvisoria per gli arrestati, assicurando che essi saranno presenti al processo anche se liberi. Non si tratta di criminali, ma di studenti che hanno delle opinioni e che lottano per quello che ritengono sia il bene per il paese.
L’avvocato Mustapha Errachidi interviene anche lui ricordando che gli arrestati hanno solo manifestato contro la direzione della cittadella universitaria, che aveva somministrato cibo avariato nella mensa. Dice che gli studenti sono stati torturati in Commissariato e poi in prigione, e si domanda se sia questo il Marocco civile, il Marocco delle modernizzazioni.
Un terzo difensore prosegue sulla stessa linea di argomentazione e considera come una ipocrisia i lamenti sulla scarsa partecipazione dei giovani alla vita politica, quando poi la si reprime in questo modo.
Il Pubblico Ministero interviene dicendo che, effettivamente, in passato il Marocco ha conosciuto episodi di violazione dei diritti umani, ma attualmente si sono fatti notevoli progressi per superare questa situazione. Nel caso di specie, gli arrestati non devono essere considerati prigionieri politici, trattandosi solo di persone che hanno commesso dei delitti, persone che hanno danneggiato le proprietà dell’università ed aggredito la polizia.
Per questo motivo devono restare in carcere, per impedire che possano commettere altri simili delitti. Dunque esprime parere contrario alla concessione della libertà provvisoria.
La difesa replica (mentre continua ininterrotta una manifestazione all’esterno del Tribunale):” il rappresentante del Re sostiene che gli imputati hanno commesso dei delitti, ma in realtà non v’è alcuna prova di ciò. Si tratta solo di studenti che hanno fatto una manifestazione. Il Governo marocchino continua a violare abitualmente i diritti umani.
(All’esterno si odono slogan contro l’arresto degli studenti, contro l’ingiustizia sociale in Marocco)
La polizia dice che gli studenti hanno rubato beni dell’università e bruciato i documenti. Ma non è vero: qualche giorno prima dei fatti del 14 maggio, c’era stata un’ispezione per verificare la fondatezza di alcune accuse di irregolarità nella gestione e di peculato. Quando la polizia ha circondato l’università, è stato piuttosto qualcuno dell’università a dare fuoco ai documenti per distruggere le prove delle malversazioni”.
La difesa termina l’arringa ricordando che in aula c’è un osservatore internazionale e che i giudici marocchini dovranno dimostrare alla comunità internazionale di essere indipendenti.
Il Tribunale si riserva di decidere sulla libertà provvisoria e rinvia il processo al 19 marzo 2009.
Gli imputati vengono riaccompagnati fuori dall’aula mentre scandiscono slogan del tipo: “Bisogna lottare sempre”. “Si possono rompere le montagne ma non cancellare l’idea”.

In serata si apprende che il Tribunale non ha accolto la richiesta di libertà provvisoria.


Il 19 marzo, il processo è stato ancora rinviato al prossimo 2 aprile 2009.

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