La Francia deve uscire dalla NATO?
Yves Bonnet (*)
 
« Non sbagliare secolo né avversario » : questa semplice osservazione di buon senso dovrebbe campeggiare sul frontone del Quai d’Orsay (Ministero degli Affari Esteri francese, ndt), i cui ospiti che si succedono mostrano una commovente propensione a indossare le pantofole di chi li ha preceduti. Ne ho conosciuto personalmente diversi, qualcuno anche molto bene, e devo arrendermi a questa evidenza che mai i nostri Talleyrand sono stati tanto grandi di quando hanno obbedito ad un Principe, un re, un imperatore o un presidente. Ci si prendeva gioco di Maurice Couve de Murville ma allora la Francia era rispettata, e la sua parola ascoltata… perché la verità era quella del generale De Gaulle.
 
Il vecchio monarca – primo presidente della V Repubblica – faceva la nostra politica estera, a Phnom Penh, a Bonn, a Mosca e a Dakar. Perché allora noi avevamo una politica estera. Maurice Couve de Murville vi aggiungeva un tocco di finezza, l’humour, la prudenza, e la Francia trovava ascolto e aveva il suo posto alla tavola dei più grandi. Potevamo uscire dalla NATO, mostrare agli USA che non abbiamo obblighi verso di loro né siamo i loro burattini, che noi non siamo dei lacchè, magari impertinenti, ma piutosto degli alleati capaci di costruirsi da soli i loro sottomarini nucleari, capaci di lanciare dove vogliamo i nostri missili nucleari. La forza di deterrenza francese, completamente e fino all’ultimo bullone francese, era dovuta solo ai nostri marinai, ai nostri ingegneri e ai nostri operai e in nulla agli USA che avevano dimenticato il ruolo svolto da Frédéric Joliot-Curie nella realizzazione della prima bomba atomica.
 
Charles De Gaulle si era scontrato duramente con Roosevelt che lo detestava. E a ragione. Tornato al potere, si comportò da buon giocatore e amico leale ma lasciò ad altri – che vennero poi – i panni da lacchè che hanno indossato senza vergogna. Charles De Gaulle era uscito dal comando integrato della NATO, un’alleanza difensiva dichiaratamente anticomunista. Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy sono rientrati, a testa bassa, quando l’ipotetico pericolo sovietico era sparito. Eccoci di nuovo agli ordini degli USA.
 
Nel frattempo, la NATO è andata oltre la sua sfera rivendicata di competenza intervenendo via via più lontano dal Nord Atlantico, al solo scopo di tutelare gli interessi statunitensi. Che cosa abbiamo da spartire con la ex-Jugoslavia, e soprattutto con la Serbia che non minaccia nessuno, perché creare dal nulla due Stati musulmani nel cuore dell’Europa, perché correre in soccorso dell’Ucraina, alleata della Germania nazista con una ventina di divisioni delle SS, perché intervenire in Afghanistan, e così via e peggio di così. Chi può seriamente credere alla favola della minaccia russa? En passant, chi ha fornito al Pakistan i mezzi per diventare a sua volta una potenza nucleare?
 
Proposi a suo tempo a François Mitterrand di procedere all’espulsione di 47 falsi diplomatici sovietici e non ho mai nascosto i miei sentimenti filo-europei. Ho quindi tutte le carte in regola per poter denunciare la deriva della NATO che, da difensiva, è diventata aggressiva, da protettrice, insidiosamente invadente.
 
L’unica risposta che si può dare agli Stati Uniti e al loro presidente a proposito del colpo a tradimento dei sottomarini australiani, è di uscire dalla NATO, senza omettere di denunciare l’ammissione dell’Australia nel club degli EDAN – gli Stati dotati di armi nucleari - senza avere ottenuto il consenso degli altri membri del « club ». Cosa potremmo dire, se la Russia facesse lo stesso con l’Italia o l’Algeria?
 
L’impegno in Europa non esclude assolutamente che noi restiamo padroni della nostra capacità militare, in attesa che l’Europa, se ci riesce, si unisca politicamente e militarmente.
 
(*) Prefetto onorario, ex direttore della DST, ex deputato, consigliere regionale della Normandia, componente del Consiglio strategico del Cf2R
 
 
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