Asia Times, 7 maggio 2018 (trad.ossin)
 
Una scioccante vittoria elettorale assicura a Hezbollah il controllo del parlamento libanese
Sami Moubayed
 
La coalizione filo-siriana e filo-iraniana a Beirut, raggruppata nella “Alleanza dell'8 marzo”, si è aggiudicata 67 dei 128 seggi, anche se l'ex primo ministro Hariri dovrebbe rimanere primo ministro
 
Un'auto con l'immagine del leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, il giorno delle elezioni a Bint Jbeil, nel sud del Libano - Foto: Reuters / Aziz Taher
 
La coalizione filo-siriana e filo-iraniana in Libano, raggruppata nella “Alleanza dell'8 marzo”, ha  conquistato il controllo del Parlamento libanese, aggiudicandosi 67 seggi su 128.
 
Nelle decisive elezioni di domenica scorsa, le prime dopo quasi un decennio, tutti i principali alleati di Hezbollah sono stati eletti alla Camera dei Deputati, infliggendo un duro colpo al primo ministro filo-saudita Saad al-Hariri.
 
Il 48enne premier aveva impostato la sua campagna sulla difesa di Beirut dall'influenza iraniana, e il suo ministro degli Interni Nihad Mashnouk aveva detto agli elettori che, votando per Hariri e il suo partito, avrebbero fatto una scelta per "l'arabismo contro il persianismo".
 
Per poter vincere nella capitale libanese, tuttavia, Hariri avrebbe avuto bisogno di una partecipazione elettorale del 50% a Beirut, cosa che non è manifestamente avvenuta domenica.
 
Scarsa affluenza
 
Una partecipazione pari almeno al 50% avrebbe significato circa 105.000 voti musulmani sunniti a suo favore, ma molti hanno preferito restare a casa, poco motivati dalla lista dei candidati e dallo stesso Hariri, che ha trascorso due anni interi in un esilio autoimposto in Arabia Saudita, lasciando il suo collegio elettorale alle prese con i suoi problemi, come un'inflazione paralizzante, i cumuli di spazzatura e i problemi di sicurezza causati dalle "ricadute" dal conflitto siriano.
 
Il risultato è che la lista di Hariri ha ottenuto solo cinque seggi su 11 a Beirut, contro i quattro degli alleati di Hezbollah, uno del Partito socialista progressista del leader druso Walid Jumblatt, e uno conquistato da un nuovo arrivato, il milionario indipendente di Beirut, Fouad Makhzoumi. Quest'ultimo è un buon amico dei sauditi, così come l'ex primo ministro Najib Mikati, che ha fatto incetta di tutti i seggi a Tripoli, nel nord del Libano, segnalando che i favori di lunga data dell'Arabia Saudita per Hariri si sono raffreddati. Sebbene rimanga un alleato dei sauditi in Libano, non è più l'unico alleato dei sauditi in quel paese.
 
Il premier libanese Saad al-Hariri fa il segno di vittoria dopo aver votato a Beirut domenica. Conserverà comunque il posto nonostante abbia perso il controllo del parlamento. Foto: Reuters / Jamal Saidi
 
Gli estremisti dell’Arabia Saudita erano fermamente contrari all’accordo di Hariri con  Hezbollah, due anni fa, per assicurarsi il posto di primo ministro, contro due portafogli ai membri del partito sciita. Lo hanno forzato a dimettersi durante una visita in Arabia Saudita lo scorso novembre, tra voci che lo davano addirittura rapito e costretto a dimettersi contro la sua volontà. Ma poco dopo essere tornato a Beirut, Hariri ha ritirato le dimissioni e ha riannodato l’accordo spezzato con Hezbollah.
 
L’unico successo di Hariri è stata una piccola vittoria nel distretto di Baalbak-Hermel nel nord del Bekka, una tradizionale roccaforte di Hezbollah, dove è riuscito a strappare il seggio musulmano al controllo di Hezbollah, e ad assicurare il seggio cristiano al suo alleato Samir Gagegea di The Lebanese Forces (LF), un partito interamente maronita affiliato al Hariri's Future Movement. Gli otto seggi rimanenti, a Baalbak-Hermel, sono andati a Hezbollah, grazie a 230.000 elettori sciiti che sono usciti per votare per i loro candidati il giorno delle elezioni.
 
Allarme per i soldi sauditi che comprano i voti
 
Hezbollah si è impegnato con tutte le sue forze nella campagna elettorale a Baalbak-Hermel, che è stata gestita personalmente da Hasan Nasrallah, che si era reso conto dei forti investimenti sauditi per comprare il voto degli elettori, specialmente dopo che l'ambasciatore saudita in Libano, Walid al-Boukhari, aveva visitato il distretto a fine marzo. La cosa però si è ritorta a favore di Hezbollah e, di conseguenza, l'affluenza alle urne è stata molto alta - raggiungendo il 52%. Nella città natale di Hariri, ad esempio, l’affluenza si è attestata al 32%, mentre a Tripoli e stata solo del 28%.
 
Dall’altro lato dello schieramento politico, domenica hanno vinto Le Forze Libanesi , che hanno aumentato la lo presenza parlamentare da 8 a 15 seggi in 13 distretti. Hanno impostato la campagna elettorale contro i rigurgiti di nazionalismo cristiano libanese, pronunciandosi contro le milizie armate di Hezbollah, affermando che solo lo Stato deve disporre di una forza armata, e criticando fortemente l'intervento di Hezbollah nel conflitto siriano, sostenendo che ha favorito l’insediamento di ISIS e di altri gruppi jihadisti nel paese.
 
Il loro leader, Samir Gagegea, ha trascorso 11 anni in prigione durante gli anni della presenza siriana in Libano, per poi essere rilasciato nel 2005, dopo l'omicidio dell'ex primo ministro Rafik al-Hariri. Un dottore diventato signore della guerra e poi politico, Gagegea si sta ora affermando come leader di un imponente blocco parlamentare che sfiderà indubbiamente Hezbollah all'interno della Camera - indipendentemente da chi controlli la maggioranza assoluta.
 
La sua vittoria è anche una battuta d'arresto per il presidente Michel Aoun, l'altro leader cristiano che pure si è opposto alla presenza dell'esercito siriano in Libano e ha trascorso lunghi anni in esilio prima di tornare a casa, anch’egli nel 2005, dopo il ritiro forzato siriano.
 
Aoun ha poi riannodato le relazioni con la Siria e ha creato un'alleanza tattica con Hezbollah, dal momento che grazie alle loro armi, influenza e supremazia numerica, erano gli unici in grado di farlo presidente - un'ambizione che nutriva dagli anni '80. Ha promesso di proteggere e garantire il loro arsenale, e Hezbollah ha promesso in cambio di farlo presidente, promessa mantenuta a fine 2016. L'ascesa al potere di Aoun ha soddisfatto le sue ambizioni personali, ma gli è costata un sacco di voti tra i cristiani libanesi, che domenica hanno votato Gagegea, assicurando a quest’ultimo la vittoria, a spese del Libero Movimento Patriottico di Aoun (FPM).
 
Shock per Israele
 
I risultati elettorali sono uno shock per tutte le parti interessate, specialmente per Israele. Ore dopo l'annuncio dei risultati, il ministro dell'Istruzione Naftali Bennet ha dichiarato: "Libano = Hezbollah", osservando che Tel Aviv non farà distinzione tra lo stato sovrano del Libano e il partito che ora controlla il potere legislativo.
 
Siriani e Iraniani sono raggianti, senza dubbio, ma probabilmente essi dovranno ancora fare i conti con Hariri, che probabilmente rimarrà primo ministro, perché secondo la Costituzione il Primo Ministro non ha bisogno di una maggioranza parlamentare.
 
In mancanza di una migliore alternativa sunnita, il presidente Aoun probabilmente lo chiamerà a creare il nuovo gabinetto, ma sarà molto più debole di prima, privato della gran parte dei seggi parlamentari.
 
 
 
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