ProfileAnalisi, 24 agosto 2021 - Gli Stati Uniti non sono riusciti a intimidire la Corea del Nord, a cacciare i Cinesi dalle isole nel Mar Cinese Meridionale, a recuperare la Crimea dalla Russia, a intimidire l'Iran, sono appena scappati dall'Afghanistan, rimangono impantanati in Iraq e in Siria... (nella foto, la fuga da Saigon)   

 

Unz Review, 19 agosto 2021 (trad.ossin)
 
Disperazione nell'Impero dei Cimiteri
 
Oppure Gilbert e Sullivan vanno in Afghanistan, a seconda della prospettiva
Fred Reed
 
Quarantasei anni fa in una commedia precedente ero a Saigon, da poco evacuato da Phnom Penh in un Air America—CIA—Caribou che trasportava, oltre a me, diversi giovani ufficiali dell'ARVN (l’esercito sudvietnamita, ndt) e forse una dozzina di BUFE (Big Ugly Fottuti Elefanti, i pachidermi in ceramica tanto amati dai GI). Gli USA avevano già avviato la politica poi diventata abituale di portare la guerra nei piccoli paesi e poi lasciarli nei guai. In Cambogia questa politica generò la dittatura di Pol Pot, la spaventosa operazione di tortura a Toul Sleng, e circa un milione di morti. Nella lotta senza fine per la democrazia, le vittime sono inevitabili
 
 
1975, Fuga da Saigon - Wikimedia Commons
 
A quel tempo Saigon era inquieta perché Ban Me Thuot era caduto e la NVA (esercito nordvietnamita, ndt) ruggiva lungo la Route One verso Saigon. Per chiunque avesse il cervello di una maniglia, era chiaro che l'avventura statunitense in Vietnam stava volgendo al termine, ma l'ambasciata era studiatamente indifferente. Le ambasciate non hanno il cervello di una maniglia, ma sono interessatissime alle pubbliche relazioni. Riconoscere l'inevitabile non è il loro modo di essere. Come al solito, Washington preferisce mentire piuttosto che respirare, e così fece. Come in Cambogia, così in Vietnam, e così in seguito in Afghanistan.
 
Pare che un geniale funzionario statale si fosse reso conto che molti espatriati gringo vivevano in Vietnam - mi viene in mente il numero di seimila, ma potrebbe essere sbagliato - e che seimila ostaggi presi quando Saigon fosse caduta nelle mani dei Vietnamiti non sarebbe stato un bello spettacolo. Quindi l'ambasciata a Kabul - Saigon, volevo dire, Saigon - annunciò silenziosamente che gli espatriati potevano tornare in patria a bordo di aerei militari da Ton Son Nhut. Non lo fecero, o almeno molti non lo fecero. La NVA continuò la sua corsa verso Saigon.
 
Gli espatriati non erano partiti perché avevano mogli e famiglie vietnamite e non le avrebbero lasciate, punto. Queste mogli non avevano i pezzi di carta e i timbri necessari. Queste cose non sembrano importanti nelle zone di guerra asiatiche. Ma gli espatriati le consideravano mogli. Punto. O viene anche la famiglia, o noi restiamo qui. Punto.
 
L'ambasciata non l'aveva capito perché le ambasciate sono gestite da persone di Princeton con nomi come Derek che indossano magliette rosa e non sanno dove si trovano. L'ambasciatore di solito è un incaricato politico che viene premiato per i contributi alla campagna elettorale e probabilmente non parla la lingua, dato che sono pochi i gringos che spikkano Pashto o vietnamita o farsi o khmer. Ad esempio, nessuno nell'ambasciata in Cambogia parlava khmer. I funzionari dello Stato sono più adatti a un barbecue del Rotary che ad una città del Terzo Mondo brulicante di gente strana in abiti strani che mangia Dio solo sa quali cose orribili nei vicoli tortuosi e spaventosi. E così non riuscivano a capire perché uno Statunitense potesse avere sposato una "di loro", come ho sentito dire una volta all'ambasciata da una gringa. Era una buona domanda. Perché un uomo dovrebbe sposare una donna carina, elegante, intelligente e autosufficiente che vuole avere una famiglia e dei figli? Era un grande mistero.
 
I Talebani - NVA, voglio dire, NVA - continuavano ad avvicinarsi. Si profilava un disastro di pubbliche relazioni.
 
Nel frattempo l'apparato delle pubbliche relazioni insisteva nel negare che il cielo stesse cascando e no, no, no gli Stati Uniti non erano stati presi a calci in culo da un branco di topi di risaia che si nutrono di riso, come i soldati li definivano. Molti nel governo sembravano crederci. Questo è stato il primo tentativo, ripetuto poi in un'altra parte dell'Asia, di inventare un mondo fatato e poi di provare a trasferirvisi.
 
Alla fine lo Stato dovette fare i conti con la realtà, un fatto nuovo. Si permise quindi agli espatriati di andarsene con le famiglie. Si stava facendo tardi, ma meglio di niente.
 
La comicità di questa situazione è poi cresciuta, diventando più divertente di ora in ora. Stavo cercando di far uscire una giovane donna vietnamita che aveva lavorato per l'ambasciata e sospettavamo che le cose non sarebbero andate bene per lei quando fossero arrivati quelli della NVA. Chiamiamola Linda. Linda e io abbiamo preso l'autobus per Tan Son Nhut. Le guardie del cancello Viet hanno fatto un po’ di storie, erano invidiosi del fatto che lei se poteva andare, mentre loro dovevano restare. Intendevo dire ai funzionari che eravamo sposati ma che, a Can Tho mentre stavo al gabinetto, maledizione... le carte del matrimonio mi erano scivolate dalla custodia. Era un’evidente stronzata, ma immaginavo che se ne avessi fatto un grosso problema si sarebbero piegati piuttosto che fare questioni con un giornalista, non importa quanto poco importante.
 
Ci siamo trovati in una lunga fila di espatriati con le loro famiglie che conduceva alla porta di una capanna di lamiera, all'interno della quale un funzionario dello Stato controllava i documenti. Alcuni degli espatriati avevano intorno a sé quelli che sembravano piccoli villaggi di suoceri, cognati, sorelle, tutto tranne il cane di famiglia. Un funzionario con megafono ci ha detto di annotare nomi e tipo di parentela sui fogli che venivano passati in giro. Tran Thi Tuyet Lan, sorella, per esempio.
 
Poi un genio dell'ambasciata (o forse di Foggy Bottom) si rese conto che stava per andarsene qualcosa come un terzo del Vietnam sotto forma di suoceri. Questo significava dire agli uomini che non potevano portarsi appresso tutta la loro famiglia, e loro non lo avrebbero accettato. Ma una cosa del genere non avrebbe fatto una buona impressione in prima pagina sul Washington Post. Decine di Statunitensi fatti prigionieri perché il Dipartimento di Stato non aveva lasciato uscire le loro famiglie”. C’era una confusione massima, perché gli Stati Uniti avevano passato anni a ripetersi che il disastro non poteva accadere. Che fare?
 
Ha sopperito l’ingegnosità yankee. Davanti alla capanna di lamiera il ragazzo con il megafono ha annunciato: “D'ora in poi, tutte le suocere sono madri, tutti i cognati sono fratelli. Correggete i moduli”. Lungo tutta la fila, un impazzimento di pennarelli. Alla fine alcune donne avevano due madri ma questo, date le circostanze, sembrava un cavillo biologico minore. Il tizio col megafono si trovava a non più di un metro dal funzionario che, all’interno della capanna di lamiera, stava certificando la validità dei documenti. Guardava con aria solenne le carte corrette, siglava OK e basta. Un espediente di campo.
 
Passarono ore e ore. Venne la notte. Erano tutti scoraggiati. Nessuno sembrava aver pensato come far partire effettivamente queste persone. Alla fine un 130 ululò. Era il Lockheed C-130 Hercules, un aereo da carico turboelica a quattro motori, un magnifico aereo. Si fermò. I motori non si spensero. Le eliche sollevavano un’aria pesante e calda. Venne abbassata la scaletta posteriore. La folla in attesa fu portata a bordo senza cerimonie. Non c'erano posti a sedere nell'oscura caverna della fusoliera. La cosa avrebbe avuto bisogno di essere prevista e nessuno a Washington ci aveva pensato. L'aria puzzava di cherosene per aviazione bruciato. Ci siamo accovacciati sul ponte di carico mentre un ragazzo dell'Air Force con un megafono avvertiva: "Tenete le mani dei bambini lontano dagli slot di espansione, rischiate di perderli".
 
Nell'aeronautica del mondo reale non ci sono persone di nome Derek con la maglietta rosa e, se dici loro: “non ci sono più regole, fate il lavoro”, lo fanno. Rampa in salita, corsa di decollo, salita stretta e serrata con i motori accesi a una potenza che non sapevo avessero. NVA e Vietcong erano ora molto vicini a causa di una pianificazione incompetente (ho menzionato una pianificazione incompetente?) E magari avevano i SAM-7, quindi non era una buona idea sorvolare il territorio che controllavano. Scappando da una stupida guerra gestita da generali tanto ignoranti quanto carrieristi, con Saigon che girava sotto, vista attraverso le porte aperte in mezzo a contadini stipati che andavano non avevano idea di dove. Giorni dopo, quando siamo arrivati a San Francisco su un aereo di linea noleggiato, centinaia di rifugiati sono stati scaricati nell'atrio principale, senza immigrazione, dogana o scartoffie.
 
E ora abbiamo fatto tutto da capo a Kabul, con elicotteri sopra l'ambasciata e un'evacuazione in preda al panico cominciata troppo tardi e un'improvvisa preoccupazione per gli Afgani che hanno commesso l'errore di lavorare per gli Stati Uniti. Si parla di ospitare negli USA 20mila rifugiati afgani. Trovo divertente che molti conservatori, che pensavano che la guerra fosse bella perché si trattava di democrazia, gentilezza e valori americani, ora si oppongono ad ospitare quelle persone che i loro stupidi entusiasmi hanno messo in fila per essere uccisi. Usa e getta. Paesi e persone.
 
C'è stata l'ormai tradizionale sottovalutazione della velocità dell'avanzata degli insorti, la prevedibile disapprovazione dei "buoni" afgani che non hanno combattuto con sufficiente entusiasmo per l'Impero: se non si preoccupano abbastanza di difendere il loro paese, dice Biden con sincera ignoranza, noi cosa possiamo fare?”
 
Allora perché è successo? Perché un'altra evacuazione affrettata tra le risate del mondo? È quello che il mondo sta facendo. Sintetizzando: se fai qualcosa di stupido che non funziona, probabilmente non funzionerà nemmeno quando lo farai di nuovo.
 
La spiegazione psicologica è leggermente più complessa. Il Vietnam è un buon esempio. Gli USA hanno invaso un paese di un'altra razza, di una cultura completamente diversa, che praticava religioni di cui i soldati yankee non avevano mai sentito parlare, parlava una lingua che praticamente nessuno statunitense parlava, un paese estremamente stufo di essere invaso da stranieri, la maggior parte dei quali bianchi. In Afghanistan il nemico era il terrorismo, in Vietnam il comunismo, ma la scelta del nemico non ha grande importanza. Devi dire ai ruffiani a casa qualcosa che suoni nobile.
 
Poi gli Statunitensi hanno fatto le medesime cose, addestrando l'ARVN, l'Esercito sudvietnamita, a combattere i comunisti per imporre la democrazia, cosa che i Viet non avevano chiesto loro di fare. Ma quando chiedi ad alcuni Viet (Laos, Iracheni, Afgani) di combattere altri Viet (Laos, ecc.) per uccidere la propria gente a beneficio degli invasori, loro non ne sono molto affascinati. Con una prevedibilità che fa sembrare il sorgere del sole casuale, disertano, combattono in modo apatico, con gli ufficiali che si fanno dare la paga per soldati che non esistono, e probabilmente passano dall'altra parte in massa quando arriva il crollo. Cosa che l'esercito afghano ha appena fatto. Puff, come dicono i bambini.
 
La velocità dell'avanzata talebana ha colto di sorpresa gli Statunitensi perché gli ufficiali sono bugiardi e nascondevano lo stato deplorevole dell'esercito "afgano", il suo numero, il morale, il grado di addestramento e i tassi fenomenali di diserzione. Capita spesso che gli ufficiali yankee pensino che un po’ più di tempo li farà vincere, quindi mentire fa parte dello sforzo bellico. Biden se l’è bevuta e ha annunciato che l'esercito afghano era di gran lunga più numeroso dei Talebani ed era meglio armato e addestrato, e che gli insorti non avrebbero assolutamente potuto fare ciò che poi hanno fatto.
 
Un'altra ragione è che lo stile di guerra yankee è capace di moltiplicare il numero dei suoi nemici. I soldati non sono boy scout che difendono la civiltà, come a tanti piace immaginare. Uccidono molti civili, molte decine di migliaia nei bombardamenti di città come Baghdad e Hanoi. Le truppe di terra detestano gli indigeni e li chiamano con epiteti offensivi come musi gialli, nullità, negri della sabbia, cammellieri e simili. Commettono crimini di guerra che, una volta scoperti, vengono chiamati "incidenti isolati", quando in realtà sono frequenti.
 
Le bombe a frammentazione producono cose come una bambina che piange con il ventre squarciato e gli intestini che cadono, mentre sua madre impazzisce guardando sua figlia morire dissanguata e lei non può farci nulla. Ma è per la democrazia e i valori occidentali, e comunque quei beduini si riproducono come mosche, e poi la CNN non lo trasmetterà. Adesso gli attacchi dei droni colpiscono matrimoni e altre cerimonie. Quando uccidi le persone in un villaggio, i giovani si uniscono agli insorti, in cerca di vendetta. Quando alcune migliaia di persone furono uccise l’11/9, gli Statunitensi esplosero di rabbia. Tremila è una piccola percentuale delle vittime, per esempio, dell’attacco a Baghdad. I soldati iracheni uccisi nel disperato tentativo di sconfiggere gli Statunitensi erano figli, padri, mariti, fratelli di altri Iracheni. Quanto amore pensiamo di avere suscitato tra gli Iracheni? Ma a Washington è come se tutto questo non accadesse.
 
I militari in fondo sono amorali. Gli Afgani conoscono le torture di Guantanamo e Abu Ghraib. Gli Statunitensi sembrano liquidare cose del genere come quisquiglie. Non esistono. Agli Afgani che vedono musulmani giacere in pozze di sangue ad Abu Ghraib, o che vengono portati in giro nudi incappucciati, viene voglia di uccidere qualcuno. Indovinate chi.
 
Le guerre statunitensi durano a lungo perché nessuno ha interesse a porvi fine. Le vittime statunitensi sono limitate, specialmente adesso con le uccisioni per lo più fatte dall'alto contro contadini senza difese. Nessuno Statunitense importante viene mai ucciso. Le guerre degli USA sono tutte guerre di classe, e i morti sono operai del Kansas o del profondo sud, non Bush II, Hillary, gli altri Clinton, Bolton, Bannon, Obama, Blinken, Biden, Cheney, Kamala, Trump, e tutti quelli che non sono tenuti a combattere. Il pubblico degli Stati Uniti non ha idea di cosa succede nelle sue guerre perché i media mainstream lo tengono nascosto. il Pentagono ha appreso che sono i media il suo peggior nemico, non i Talebani. Non mi sorprenderebbe se una troupe televisiva davvero libera, filmando i cadaveri, i bambini mutilati e la devastazione, riuscisse a imporre la fine di una simile guerra.
 
Gli Statunitensi non sono senza cuore ma calcolatamente disinformati. Le guerre sono anche estremamente redditizie per coloro che forniscono bombe, carburante, veicoli e così via. Se gli Stati Uniti perdono una guerra, i contratti si fermano, e altrettanto se vincono. Continuare per decenni fornisce un flusso di entrate costante. Cosa c'è che non va?
 
Infine, ed è la cosa più preoccupante, c'è la sindrome del 1955, la convinzione radicata che gli USA siano onnipotenti. È solo arroganza e autoillusione. Al Pentagono si è convinti che l’esercito USA sia invincibile, la forza meglio addestrata, armata e guidata in questa o in qualsiasi galassia vicina. In un certo senso è una cosa necessaria: non puoi dire ai marines che sono fanteria leggera mediocre o che i loro aerei stanno rapidamente diventando obsoleti, le loro navi sono facili bersagli in un mondo militare in cambiamento, e che l'intera impresa militare è corrotta dall'ingegneria sociale, dallo sciacallaggio e dal carrierismo.
 
Ma guardatevi intorno: gli Stati Uniti non sono riusciti a intimidire la Corea del Nord, a cacciare i Cinesi dalle loro isole nel Mar Cinese Meridionale, a recuperare la Crimea dalla Russia, non riescono ad intimidire l'Iran, sono appena scappati dall'Afghanistan, rimangono impantanati in Iraq e in Siria, non sono riusciti a bloccare il Nordstream II nonostante uno sforzo disperato, e non sono infine nemmeno riusciti a impedire che la Turchia acquistasse il sistema russo S-400. Il Pentagono pianifica le guerre che vuole combattere, non le guerre che combatte. Le armi più pericolose del mondo moderno non sono le armi nucleari, ma l'Ak-47, l'RPG e l'IED. Capitelo.
 
E ora gli Stati Uniti tornano a casa, lasciando l'Afghanistan in rovina per decenni. Usa e getta.

 

Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura

 

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