Le Quotidien (Quotidiano senegalese), 26 gennaio 2010


Lotta all’immigrazione: i clandestini africani che stanno per essere espulsi da Israele


di Momar Dieng


I 275.000 lavoratori stranieri che vivono in Israele sono interessati ad ottenere il permesso di lavoro. Una riforma di Benyamin Netanyahu si avvia a realizzare un controllo completo della loro presenza, in nome dei privilegio nazionali. Tra di loro, 19.000 africani qualcuno dei quali ha lo status di rifugiato


Non è solo in Europa che la caccia agli immigrati clandestini costituisce una partita politica. Anche in Israele gli effetti della crisi economica e finanziaria, combinati agli orientamenti estremisti della eterogenea colazione al potere hanno fatto degli stranieri presenti nel paese una leva elettoralistica molto usata. Nel numero del 25 gennaio, Haaretz, quotidiano indipendente di sinistra vicino alla borghesia liberale ed etichettato come “post-sionista”, dà la notizia che il governo israeliano si prepara ad organizzare l’espulsione di diverse migliaia di persone, tra cui 19.000 Africani, presenti sul territorio in modo illegale, “infiltratisi in Israele” passando per l’Egitto, “qualcuno dei quali gode dello status di rifugiato”.
Secondo Haaretz (“Il paese”) questa riforma annunciata dal Primo Ministro Benyamin Netanyahu e dal ministro delle Finanze Yuval Steinitz nel corso di una conferenza stampa congiunta riguarda, esclusi i Falascia, ebrei africani originari dell’Etiopia, circa 255.000 lavoratori stranieri. Di questi, solo 77.000 dispongono di permesso di lavoro “come previsto per legge”. Con questa iniziativa il governo israeliano punta a ridurre il numero di lavoratori stranieri “da 30.000 a 50.000 di qui all’inizio del 2011”. Ma, coscienti del fatto che il fenomeno dell’immigrazione clandestina non riguarda solo gli stranieri in situazione irregolare, secondo Haaretz, Netanyahu e Steinitz hanno annunciato anche severe sanzioni per i datori di lavoro che li assumono in nero.  Sono previste sanzioni come il divieto di viaggiare, un aumento delle ammende, il non rinnovo della patente o restrizioni all’accesso ai conti bancari.
Il Primo Ministro israeliano, allineandosi alla difesa dei privilegi nazionali che alimenta i discorsi dell’estrema destra in Europa, ha detto in proposito che “Siamo prima di tutto impegnati a sostenere i nostri poveri”.  Punto focale della politica interna israeliana, Netanyahu ha aggiunto: “Non possiamo incoraggiare l’inserimento della popolazione ultra-ortodossa e araba nel mercato del lavoro, se consentiamo che i posti di lavoro cui possono accedere siano occupati da lavoratori stranieri illegali”. I principali settori in cui è presente mano d’opera straniera sono l’assistenza medica, l’agricoltura, l’edilizia… In prospettiva, la caccia ai clandestini potrebbe liberare 30.000 posti di lavoro in favore degli Israeliani, così permettendo la riduzione del tasso di disoccupazione dell’1%. Nel 2009 l’economia di questo piccolo paese di 7 milioni di abitanti ha subito una perdita dello 0,5%, contro una media di crescita del 3,5% del periodo 2000-2008, secondo i dati forniti dal Centro di previsione del mensile francese L’Expansion.




Vietato l’accesso alla striscia di Gaza: Dopo Kouchner, Charles Michel definito indesiderabile
Israele chiude la striscia di Gaza anche ai suoi amici e sostenitori. Qualche mese dopo che il capo della diplomazia francese si è visto vietare l’accesso a questo lembo di territorio palestinese, è il turno di Charles Michel di subire i fulmini dell’intransigenza israeliana. Il Ministro belga della Cooperazione allo sviluppo, peraltro figlio dell’ex Commissario europeo allo sviluppo Louis Michel, è stato “informato” da Dany Ayalon, vice ministro degli Affari Esteri in questo modo: “Questo legittimerebbe Hamas (…) In ogni caso ogni aiuto fornito dal Belgio sarebbe rubato da Hamas”. Charles Michel, che voleva verificare in prima persona lo sviluppo dei progetti finanziati dal Belgio nella striscia di Gaza ha risposto a Ayalon, secondo Haaretz, che “non è normale che sia vietata una visita umanitaria a Gaza”. Evidentemente i diplomatici europei hanno deciso di non replicare in alcun modo alle umiliazioni che Israele continua a infliggere loro.

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