Analisi, marzo 2014 - Non passa giorno senza che i tamburi di guerra risuonino in Occidente. I primi battaglioni di guerrafondai sono formati da qualche giornalista ed intellettuale che si sono fatti un nome a Saint Germain des Prés. "Armiamoci e partite", sembra essere il loro motto (nella foto, Barack Obama e Vladimir Putin)






Cf2R (Centre Français de Recherche sur le Renseignement), 20 marzo 2014 (trad. ossin)



Russia - Occidente: gli appelli alla guerra

Alain Rodier (*)


Non passa settimana, non passa giorno, senza che i tamburi di guerra risuonino in Occidente. I primi battaglioni di guerrafondai sono formati da qualche giornalista ed intellettuale che si sono fatti un nome a Saint Germain des Prés. Il problema è che sono tra i più ricchi della intellighenzia parigina. "Armiamoci e partite", sembra essere il loro motto, quando non è: "Attenzione, ci facciamo male!", un modo per far crescere la lettura o le vendite dei giornali per i quali lavorano direttamente o indirettamente. Sicuramente la loro responsabilità è limitata, essendo anche loro vittime del pensiero unico diffuso da diverse lobbie, soprattutto anglo-sassoni. Perfino il presidente Obama, uomo onesto tra l'altro, non sfugge a questa azione sotterranea portata avanti dai neo-conservatori statunitensi (1) e seguita con entusiasmo dai nostri vicini inglesi. I Polacchi e i paesi baltici, che tanto ebbero a soffrire ai tempi dello splendore dell'URSS, non sono gli ultimi a soffiare sul fuoco, tanto hanno mantenuto nel loro intimo un indicibile terrore per "l'orso" russo.


In reazione alle iniziative armate di Mosca a proposito dell'Ucraina, le minacce, rilanciate in modo quasi godurioso dai principi dei media, si succedono dunque da mesi. Chi si va a bombardare domani? sembra essere la domanda che tormenta i nostri fini intellettuali. Occorre dire che gli Occidentali hanno una certa esperienza in questo campo. Dopo la Serbia, l'Iraq e la Libia, la Siria è sfuggita per un pelo. Ma è una questione solo rimandata per Washington, che ha chiuso le rappresentanze diplomatiche siriane nel marzo 2014 (2). I tentativi di pace avviati con Mosca rischiano di soffrirne gravemente. Anche la distruzione dell'arsenale chimico siriano potrebbe conoscere un arresto. Non v'è dubbio che Washington lo consideri non più tanto minaccioso da giustificare certe misure.


L'obiettivo è oggi chiaramente quello di "punire" Mosca. L'Occidente guidato dagli Stati uniti è diventato il castigamatti del mondo con una nuova bibbia dei diritti umani che sostituisce a meraviglia i "benefici della civilizzazione" che la Cristianità aveva esportato durante il periodo della colonizzazione. Occorre sottolineare che gli Stati uniti, da parte loro, non hanno mai "colonizzato" degli "indigeni" e che hanno perfino talvolta aiutato a cacciare gli "spregevoli colonizzatori" - soprattutto francesi - per portare la loro civiltà "hamburger" (in senso proprio come in quelli figurato) ai Vietnamiti e a qualche altro popolo asiatico che non aveva ben capito dove si trovava il "bene".



L'umiliazione dei Russi

Da diversi anni, l'autore di queste righe ha frequentato il nemico "carminio" (di già il "politicamente corretto" vietava l'uso dell'espressione "rosso" che troppo lo apparentava ad un potente partito politico francese). Se l'ordine fosse stato dato, sarebbe stato pronto a lanciarsi - al suo modesto livello - in un conflitto che riteneva perduto in partenza perché anche gli strateghi davano solo tre giorni all'Armata Rossa per raggiungere le rive europee dell'Atlantico. Era impressionante constatare che, durante tutte le manovre, i corpi da combattimento francesi erano sempre impegnati contro la "testa di avanguardia" o ai "fianchi" delle forze del Patto di Varsavia. Ma chi si sarebbe occupato del "grosso" delle forze nemiche(3) ? Tanto più che, nei conflitti mondiali, le forze degli Stati Uniti ci hanno messo sempre un certo tempo prima di decidersi a entrare in lizza (1917, per la Prima Guerra Mondiale; 1941 per la Seconda (4). Che importa, era per la gloria e poi era molto probabile che le forze statunitensi sarebbero state impegnate più rapidamente che in precedenza perché già erano fisicamente presenti sul suolo europeo. Quando chi scrive ha incontrato per la prima volta due suoi omologhi sovietici (un ufficiale dell'Armata Rossa sorvegliato a vista da un commissario politico), nel corso di una visita oltre la Cortina di Ferro, ha provato un certo "rispetto" per i suoi interlocutori. Eravamo pronti a ucciderci tra di noi se i politici ce ne avessero dato l'ordine (5), ma ci rispettavamo.


Ora, questo sentimento sembra totalmente estraneo agli Statunitensi. Non è che loro disprezzino tutto quello che è estraneo al loro mondo: semplicemente non lo "considerano" proprio. Gli Stati Uniti sono immensi e questo consente ai loro abitanti di ignorare superbamente il resto del pianeta. Inoltre le loro profonde radici religiose possono talvolta farli assomigliare agli integralisti iraniani. Quello che è certo, è che i loro leader sono assolutamente convinti del loro buon diritto e della missione quasi divina di cui si sentono investiti. Qualsiasi straniero che non si schieri con le posizioni degli Stati uniti è per definizione un bad guy.



Piccolo ricordo storico

Quanto il Muro è caduto e il Patto di Varsavia si è dissolto, gli Statunitensi non hanno mostrato alcun rispetto per il governo in carica a Mosca né per i Russi. Il campo comunista aveva perso la Guerra Fredda e l'assioma "Guai ai vinti" si poteva pienamente applicare. L'importante per gli Statunitensi era allora di fare del business: si apriva un nuovo mercato. Gli oligarchi russi hanno bene approfittato di questa epoca tormentata per arricchirsi personalmente, senza troppo preoccuparsi dei mezzi adoperati. Parallelamente, il crimine organizzato slavo ha conosciuto una crescita esponenziale, annodando rapporti coi suoi omologhi occidentali. Come al solito, l'economia criminale era all'avanguardia della consorella legale. Prima la Cortina di Ferro serviva, in qualche modo, a limitare i commerci mafiosi tra i due mondi. Era d'altronde l'unico suo lato positivo.


Proseguendo nelle umiliazioni, la promessa fatta dal presidente Bush padre a Gorbaciov - ma le promesse impegnano solo chi ci crede - di non estendere la NATO fino ai confini della Russia è stata tradita  (6), così rafforzando l'antico senso di accerchiamento che ha sempre ossessionato Mosca, sia quando era zarista che comunista. Inoltre ha cominciato ad insinuarsi il dubbio sul valore della parola data dagli Statunitensi. E' diventato una certezza nel 1999, quando le forze della NATO hanno bombardato la Serbia, grande alleata di Mosca, durante l'operazione Allied Force, nell'ambito del conflitto in Kosovo.


La Russia non ha reagito all’epoca per due ragioni: si sentiva allora troppo debole da tutti i punti di vista e, soprattutto, doveva farsi "perdonare" le due guerre di Cecenia. Bisogna ricordare che le proteste internazionali contro le atrocità dell'esercito russo e delle milizie locali erano state assai limitate.


Vladimir Putin prese allora il posto di Boris Eltsin al Cremlino e le cose sono cominciate a cambiare.  Per suo impulso, non può non convenirsi che la Russia sia passata da una economia di mercato erratica - dominata da oligarchi, alcuni dei quali si comportavano in modo mafioso - a un dirigismo centralizzato, ridipinto coi colori della "democrazia" per non urtare troppo le solite "maestrine" occidentali, in quanto occorreva preservare gli investimenti cruciali per far uscire il paese dalla miseria.


La "rivoluzione arancione" del 2004 in Ucraina venne guardata con sospetto da Mosca, tanto più che era stata influenzata da gruppi vicini al movimento OPTOR, che aveva avuto un ruolo di primo piano nella caduta di Slobodan Milosevic in Serbia, nel 2000, e poi nella "rivoluzione delle rose" in Georgia nel 2003. Secondo Mosca, il movimento OPTOR è un movimento sovversivo direttamente pilotato da Washington, che lo finanzia attraverso il National Endowment for Democracy (NED). L'obiettivo del NED è di combattere, in tutto il mondo, contro tutto quello che viene considerato ostile agli interessi degli Stati uniti.


Il 2008 è stato un anno di svolta: Mosca si è opposta direttamente all'influenza dell'Occidente, annettendosi militarmente l'Abkhazia e l'Ossezia del sud, che godono oramai di uno statuto di Stati indipendenti riconosciuti solo dalla Russia, il Nicaragua, il Venezuela e Nauru. Per la Russia è stato il primo colpo di arresto alle volontà espansioniste statunitensi.


Nel 2011, la Russia e la Cina lasciarono passare, grazie alla loro astensione, la risoluzione 1973 al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che legittimava l'intervento occidentale in Libia, "per proteggere le popolazioni civili". In effetti questo intervento, che ha oltrepassato ampiamente il mandato conferito dall'Onu, consentì di rovesciare il regime del colonnello Gheddafi. Mosca e Pechino giurarono allora che non ci sarebbero più cascati, perché l'umiliazione per le due capitali era stata troppo grande. La fiducia della Russia nella parola occidentale era definitivamente perduta.



Il caso siriano e iraniano

Questa sfiducia spiega in parte la politica attuale di Mosca nella crisi siriana e nei negoziati condotti con Teheran per fermare il suo programma nucleare militare.

Negli ultimi anni, le minacce di bombardamenti occidentali contro i due Stati non sono mancate. Per ciò che riguarda la Siria, essi sembrano essere stati evitati per un pelo, soprattutto a causa del ritiro inglese che ha indirettamente spinto Washington a non lanciarsi nell'avventura. E' possibile che questa opzione venga nuovamente presa in considerazione a cagione della rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Washington non parla più direttamente con Damasco e deve necessariamente passare attraverso l'intermediazione di Mosca. E' agevole comprendere quale leva ciò costituisca oramai, la Siria essendo solo una pedina di quanto si sta intrecciando nel Vicino oriente. Non bisogna dimenticare che, attraverso la Siria, è l'Iran che gli Stati uniti hanno di mira. Ovviamente l'Arabia Saudita dà una mano, giacché il regime dei mullah è il nemico intimo della famiglia reale.


Torna dunque l'espressione "Guerra Fredda". Le possibilità di un incidente sono sempre più numerose. Più del vero e proprio barile di esplosivo che costituisce oramai l'aperta opposizione tra Stati uniti e Russia, diverse scintille possono dare fuoco alla polvere. Prima di tutto l'Ucraina, con tutte le provocazioni che possono intervenire da una parte e dell'altra. La Siria, dove le forze governative sono passate di nuovo all'offensiva da quando le forze di opposizione sono in guerra intestina tra quelle sostenute dall'Arabia Saudita, da una parte, e il Qatar e la Turchia dall'altra, alle quali si aggiungono gli "indipendenti" dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (EIIL). Anche l'Iran è di attualità, dove i mullah giocano con compiacenza la carta della rassicurazione e della provocazione. Lo Stato ebraico potrebbe, tutto in un colpo, decidere che tanto basta e scatenare da solo degli attacchi che potrebbero mettere in moto un processo dagli esiti difficilmente prevedibili.


In tutto questo che cosa dovrebbero fare i leader francesi? La stessa cosa dei loro omologhi statunitensi e russi: collocare la primo posto gli interessi dei loro concittadini. Li hanno eletti per questo e non perché giochino agli apprendisti stregoni sulla scena internazionale. Mentre gli interventi militari francesi in Mali e in Centrafrica (7) sono giustificati perché coinvolgono gli interessi propri del paese, non vale lo stesso per l'Europa Centrale. E' addirittura probabile che questo potrebbe costarci molto caro, tanto più che il nostro paese è sull'orlo del fallimento. Proprio quando tutti i partiti politici si richiamano al gollismo, sarebbe forse giunto il momento, per loro, di tornare ad alcuni dei suoi principi base, che sono l'indipendenza nazionale e l'interesse del popolo.


Quanto ai guerrafondai ricordati nella introduzione, nessuno si meraviglierà di constatare che si tratta di gente priva di alcuna cognizione dell'arte militare...



Note:

(1)  I Neo-conservatori non sono tutti Repubblicani (John McCain e Sarah Palin ne sono senz'altro i rappresentanti più oltranzisti), ve ne sono anche tra i Democratici: Hillary Clinton ne è un esempio tipico.


(2) E' vero che la Francia aveva fatto di peggio, rompendole fin dal 2012, e ciò le ha fatto perdere completamente qualsiasi contatto con Damasco.


(3) Infatti, nella visioni degli strateghi, sarebbe dovuto essere colpito da una raffica di Pluton (missili suolo-suolo con testata nucleare). Ma non bisognava dirlo ad alta voce in quanto la probabile zona di lancio si trovava nella Germania Federale.


(4) Ne siano qui ringraziati perché, senza di loro, oggi saremmo tutti "in Germania", come cantava un artista popolare. A differenza del presidente afghano Karzai, in segno di gratitudine, le autorità francesi del dopo-guerra hanno loro perdonato i danni collaterali inflitti con i bombardamenti delle città della Normandia.


(5) Le guerre vengono scatenate da persone che si conoscono benissimo (e che generalmente non rischiano fisicamente granché) e sono fatte da gente che non si conosce affatto (questi ultimi hanno molte speranze di restarci).


(6) I seguenti paesi sono entrati nella NATO dopo la fine della Guerra Fredda: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia. L'Ucraina e la Georgia sono state sul punto di farlo.


(7) E' curioso che gli Europei, sempre pronti a chiedere l'appoggio della Francia, non siano presenti al suo fianco in questa lotta contro il terrorismo, che minaccia anche loro.  

 

 

(*) Ex Ufficiale superiore dei Servizi di Informazione francesi. Direttore delle ricerche al Cf2R , esperto ci terrorismo internazionale e di criminalità

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